Platini

Michel Platini: Le Roi

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«Michel, il pallone correrà sempre più in fretta di te». Così è solito ripetergli papà Aldo, mentre il piccolo ​Michel Platini si cimenta nel battere le punizioni, trascorrendo interi pomeriggi ad immaginarsi le migliori parabole con barriere fittizie, nei campi da calcio spogli d’erba. Il ragazzino, nato il 21 giugno 1955 a ​Jœuf e di chiare origini italiane (precisamente piemontesi, in provincia di Novara), cresceva così col sogno di diventare un calciatore, cercando di seguire le orme del padre, in quegli istanti che trascorreva a dribblare qualsiasi cosa che si trovasse nel tragitto che lo portava a scuola.

La prima occasione per entrare nel mondo del calcio professionistico arriva nel ​1972​,quando fa un provino col ​Metz. Nella partita di prova, Michel decide la contesa con un gol. Il club vuole tesserarlo e decide dunque di fargli fare le consuete visite mediche, ma qualcosa va storto. Infatti, gli viene diagnosticata una capacità respiratoria insufficiente. Non c’è verso, ​al Metz non può giocare​. Sembra dunque che le porte per entrare nel mondo del calcio si chiudano per Michel, ma ad arrivare è il ​Nancy​, una piccola squadra di provincia. Platini deve attendere qualche inevitabile anno di gavetta prima di entrare in pianta stabile nelle file titolari del Nancy, ma già si può intravedere un talento sconfinato che difficilmente si è visto e che difficilmente si rivedrà.

Ma che giocatore è Michel Platini? Diventa veramente difficile far rientrare un giocatore come Platini in una categoria o in un ruolo specifico, in quanto racchiude dentro di sé delle caratteristiche peculiare di vari ruoli: la visione a 360 gradi del regista puro, la fantasia e i tempi di inserimento del trequartista, i movimenti da centravanti puro, il colpo di testa perentorio (nonostante l’altezza, 1.77 cm, non sia eccessiva) dei migliori arieti, un piede destro meraviglioso, intinto nel miele, capace di eseguire dei lanci millimetrici, specialmente in backspin, con la palla che rimbalza indietro, oltre che quelle meravigliose punizioni calciate in ogni modo possibile, per non parlare del grande dribbling che possedeva, benché non fosse funambolico. Ma soprattutto, Platini è ​un autentico genio calcistico​, non soltanto dal punto di vista delle giocate illuminanti, ma anche e soprattutto nel gestire al meglio le forze fisiche in funzione dell’andamento della partita. Infatti, la lettura invidiabile dell’andamento delle partite gli permette di comprendere al meglio quando aumentare di intensità fisica, in modo da risultare determinante nell’inerzia della gara pur senza fare gli straordinari per novanta minuti, dominando come pochissimi hanno fatto nella storia del calcio.

Al Nancy, intanto, le cose non vanno per nulla bene, dopo le prime due stagioni povere di presenze (appena 29) e oltretutto dopo la ​retrocessione ​in Division 2 dei ​Chardons nel 1974. Ed è qui, in questo periodo buio per il Nancy, che Platini inizia ad emergere per davvero, che con un carisma capace di reggere sulle proprie spalle il peso di due mondi, trascina il Nancy al ritorno immediato in Division 1 nel 1975, segnando ​17 gol in 33 partite​. In quella stessa stagione, il ragazzino si rende pure protagonista di una grande cavalcata in Coppa di Francia, raggiungendo i quarti di finale con un bottino clamoroso da ​13 gol in 8 partite​, che già lo segnalano come uno dei talenti emergenti più incredibili nel campionato francese, a 20 anni ancora non compiuti. Arriva dunque la prima vera grande stagione di Platini in Ligue 1, che lo vede segnare 22 gol in 31 partite, un bottino impressionante, se consideriamo la realtà modesta nella quale sta in quel momento. Le sue prestazioni non lasciano più dubbi ormai: ​Platini è da nazionale.

Platini esordisce dunque con la nazionale francese contro la ​Cecoslovacchia​, il 27 marzo 1976, a Parigi. In una partita equilibrata che vede il pari tra le due squadre, è Michel a salire in cattedra, con un gol che lo fa entrare di diritto nella storia quasi a 21 anni d’età. ​Punizione a due dentro l’area di rigore, Henri Michel, capitano e simbolo da anni della nazionale francese, dovrebbe essere il battitore designato. Ma Platini è consapevole di quello che sta per fare, dice al suo capitano di toccargliela, con una personalità già ai tempi veramente invidiabile, ​perché sa che segnerà​. Così esordisce Platini in nazionale, con quella punizione meravigliosa, con la palla che soavemente scavalca la barriera ​e si infila sotto l’incrocio. Un capolavoro che inaugura l’imminente grandezza di Platini.

Nella stagione ​1976-1977 ​innalza ulteriormente il suo livello di onnipotenza (seppur ancora acerba), segnando ben ​25 gol in 38 partite in Division 1, trascinando il Nancy ad uno ​storico quarto posto​, il miglior piazzamento della storia del Club e ​tutt’ora mai eguagliato​. Ma non solo, in quella stessa stagione è autore di prestazioni a dir poco illuminanti nelle qualificazioni ai ​Mondiali del 1978​, che segnano un solco indelebile nella storia del calcio. Quelle qualificazioni Platini le domina, sotto tutti i punti di vista, creando pennellate di onnipotenza che non si trasformano ancora in vere e proprie opere d’arte, ma quelle pennellate racchiudono già l’essenza di un pittore del calcio che presto incanterà il mondo con i suoi massimi capolavori. Ed è sempre Platini a trascinare la Francia ai Mondiali, ​dopo 12 anni di assenza​, con quella fucilata da trenta metri, d’esterno destro, che con una violenza e precisione inaudita polverizza la Bulgaria, spianando la strada per i ​Blues. L’esito finale dell’anno 1977 è scontato: ​terzo posto ​nella graduatoria del Pallone d’oro, dietro solo a Simonsen e Keegan, rispettivamente finalista e vincitore della Coppa dei Campioni, con pochissimi voti sotto i due. Non ci sono dubbi, ​Michel Platini è già un fuoriclasse assoluto​.

Nella stagione ​1977-1978​ Platini non ripete quanto fatto nella stagione precedente, segnando “solo” 18 gol in 36 partite in campionato, ma risulta ancora una volta il trascinatore del Nancy verso un altro traguardo storico, ​la vittoria della Coppa di Francia ​contro il Nizza. In quella finale, Platini gioca da ​centravanti puro​, lottando su ogni pallone, in una partita che vede il Nancy giocare all’italiana. Le occasioni da gol sono poche e i palloni giocabili per Michel non sono tantissimi. Eppure, Platini esegue dei movimenti senza palla accademici ed è lui, ​sempre lui​, a decidere la contesa. Cross in mezzo che arriva da sinistra, la stoppa girato spalle alla porta, in un amen volge il proprio sguardo alla porta e la piazza, morbidamente, di destro, sul palo alla sinistra dell’incolpevole portiere. Platini è riuscito pure in questa impresa, ha portato il Nancy a vincere il primo trofeo della sua storia.

 

 

Quella stagione lo vede anche sfidare ​l’Italia​, il ​2 febbraio 1978​, al San Paolo. Platini segna su punizione, ma gli viene annullato il gol. Subito dopo, ha una nuova chance e non la fallisce. La partita finisce 2 a 2 e l’Italia si accorge, per la prima volta, del genio e della classe di Platini. ​ L’Inter prova subito ad acquistarlo​, Mazzola si muove e riesce a raggiungere un accordo segreto col francese, ma la chiusura delle frontiere, che incombe sull’Italia calcistica dal 1966, ne impedisce il trasferimento immediato. Qualche anno più tardi, le frontiere riapriranno in Italia, ​ma Platini non andrà mai all’Inter​, che deciderà di non farne più nulla, preferendo puntare su profili del calibro di Prohaska. Ai Mondiali, Platini offre delle discrete prestazioni, ma non sufficienti per impedire alla Francia di uscire in un girone di ferro con Italia e Argentina. Segna contro l’Argentina, alla seconda partita, ma ciò non basta per evitare l’eliminazione della Francia.

Nella stagione ​1978-1979​, Platini è costretto a fermarsi a causa di un infortunio, ma segna ugualmente 15 gol nelle 24 partite giocate. La sua esperienza al Nancy si conclude dopo sette anni e un bottino da 127 gol in 215 partite (​miglior marcatore della storia del club​) e approda al ​Saint Etienne​, una delle squadre più titolate del calcio francese (vantava all’epoca nove campionati francesi), ma che sta attraversando un lento declino societario e finanziario, i cui effetti si vedono prevalentemente nella continuità ai vertici del campionato francese. Platini approda dunque alla corte dei Verts ed in tre anni il Saint Etienne ​non scenderà mai sotto il terzo posto​, lottando sempre per vincere il titolo. Platini, nel ​1980-1981​, è il trascinatore indiscusso dei Verts verso il ​decimo (ed ultimo) titolo di Francia della loro storia, segnando ​20 gol in 35 partite in campionato. Inoltre, il triennio al Saint Etienne gli consente per la prima volta di affacciarsi alla ribalta internazionale per club, segnando ​9 gol in 14 partite in due edizione di ​Coppa UEFA e debuttando, in modo infelice, nella ​Coppa dei Campioni 1980-1981​. Non tarda ad arrivare l’ennesima pagina importante della carriera, contro l’Olanda, per la qualificazione ai ​Mondiali del 1982​. Stavolta, dopo quella meravigliosa parabola d’esterno che era stata fondamentale per i Mondiali del 1978, Platini colpisce con una punizione glaciale che non lascia spazio a repliche. Sono anni strepitosi per Michel, che arriva ​terzo ​nel Pallone d’Oro del ​1980, vinto da Rummenigge, e quarto ​l’anno del titolo col Saint Etienne. Nel corso della stagione ​1981-1982​, mentre Michel Platini si sta giocando le proprie carte in Francia per vincere di nuovo la Division 1 col Saint Etienne, la Juventus sta cercando di gettare le basi per la nuova stagione. ​Boniperti ​è intenzionato più che mai a formare la coppia offensiva Brady-Boniek, ma improvvisamente interviene ​l’Avvocato Gianni Agnelli​, che con la sua autorevolezza impone l’acquisto di Platini e, dato che le leggi dei tempi consentono di avere solo due stranieri in rosa, la cessione di Brady. Platini si trasferisce dunque alla Juventus.

Michel conclude la sua esperienza al Saint Etienne con ​82 gol segnati in 145 partite​. Dopo il suo addio, il Saint Etienne avrà ​un rovinoso crollo verticale​, che culminerà due anni dopo con la retrocessione ​in Division 2, dimostrando l’importanza di quello che a breve verrà incoronato, ufficialmente, col titolo di ​“Le Roi”. Iniziano i Mondiali del ​1982​, Platini disputa cinque gare in tutta la manifestazione ed è uno dei trascinatori, con ​2 gol e 2 assist​, della Francia verso le semifinali contro la Germania Ovest. Platini, in quella celebre partita, passata alla storia come ​“La Notte di Siviglia”, mostra sprazzi di classe sopraffina, con la Francia che addirittura ai supplementari sembra ad un passo dal raggiungere la finale, con un secco 3 a 1, finché la Germania non la pareggia in rimonta. La Francia viene dunque eliminata ai rigori, una delusione clamorosa per Platini, che conclude la stagione con un traguardo importante, ma con quel rimpianto enorme che scuote un intero paese che, però, sta assaporando per davvero la speranza di rinascita.

Inizia quindi la sua avventura alla Juventus, Agnelli lo coccola, perché sa di avere tra le mani un giocatore che mai si era visto nella storia del calcio. Lo provoca, quasi scherzosamente, al primo giorno di allenamento, dicendogli di battere una punizione. “Troppofacile”.​ Platini ordina al magazziniere di aprire un cancello largo appena due metri, distante 50 metri, e lo centra, al primo colpo. Un gesto simbolico, che fa capire che a breve inizierà il suo regno, il vero regno di “LeRoi”,​ che sta per riscrivere per sempre il concetto di dominio nel mondo del calcio, secondo nuovi canoni estetici e pratici, come il miglior connubio dell’arte rinascimentale con delle pennellate barocche. Il primo gol di Platini alla Juventus appartiene alla leggenda: in una partita di Coppa Italia contro il Pescara che la Juventus non riesce in alcun modo a sbloccare, Platini ​si auto-lancia​, eludendo l’intera difesa abruzzese, per poi, a tu per tu con l’estremo difensore, segnare con un secco e preciso piattone che si insacca sotto l’incrocio. In Serie A però la Juventus non è fortunata nel suo avvio: infatti, il generale rendimento sottotono di quella squadra non è dei migliori e la Juventus fatica a trovare il ritmo per lo scudetto. Eppure, quella squadra è probabilmente ​la miglior Juventus di sempre​, potendo vantare di vari campioni del mondo del 1982 (​Zoff, Gentile, Cabrini, Scirea, Tardelli e Rossi​), ​Bettega ​(che non è riuscito a vincere il Mondiale a causa di un infortunio), ​Boniek ​e, per l’appunto, Platini, quel Michel Platini che sta faticando ad ambientarsi, e che ha segnato appena 4 gol nel girone di andata, anche a causa di una lunga pubalgia che ne frena le prestazioni. Il girone di ritorno presenta un nuovo spartito, ora non ci sono proprio storie. Platini inizia a segnare a raffica, ben ​12 gol nelle ultime dieci partite (14 se si considera la doppietta all’Inter, trasformata in una vittoria a tavolino per i nerazzurri a causa dei disordini successi fuori dallo stadio), alcuni dei quali appartengono realmente alla leggenda, che mostrano un repertorio di potenza fisica, tecnica ed espressiva che mai erano stati raggiunti nella storia della Serie A. In particolare, ad entrare nella storia, sono due prodezze, quella contro nell’1-2 contro la ​Roma ​e quella contro ​l’Ascoli​. La punizione con moto parabolico tridimensionale entra di diritto negli annali, così come, nel secondo caso, in cui ​“Le Roi” si lancia con il tacco dopo una triangolazione con Bettega, per poi scavalcare il portiere in uscita con pallonetto delicato come la più leggera delle piume.

 

 

I gol finali saranno ​16 in 30 partite​, quanto bastano per vincere la ​classifica marcatoriper la prima volta​, per imporre le basi del proprio dominio, ma non per vincere lo scudetto, vinto dalla ​Roma ​di ​Liedholm​.

In Coppa dei Campioni la musica è diversa, Platini strappa delle prestazioni commoventi, come quella contro l’Aston Villa​, che non solo lo vede firmare una doppietta di astuzia, classe e fortuna (il primo gol con papera del portiere, il secondo dopo aver strappato furiosamente la palla al difensore McNaught), ma che lo vede ​dominare ​in lungo e in largo contro i detentori della Coppa con una maestria e una classe senza precedenti. In un campo allagato dalla pioggia, Platini appare come il faro del gioco del calcio, come una luce luminosa che all’alba illumina la rugiada dell’erba dei campi da calcio, in una delle prestazioni più incredibili della sua intera carriera. Quella Coppa dei Campioni Platini la domina in lungo e in largo, timbrando gol e assist a profusione, ma una sola nota della sua meravigliosa orchestra risulta stonata, quella più importante, contro ​l’Amburgo​, nella finale del ​25 maggio 1983 ad ​Atene​, in cui ​Platini non è Platini​. ​La Juventus non è Juventus quella sera e l’Amburgo, trascinata dal suo allenatore Ernst Happel, vince una Coppa che sembrava veramente nelle mani della Juventus. Platini si consola, seppur in parte, con la vittoria della ​Coppa Italia​, è lui a timbrare la ​doppietta decisiva contro il Verona, al ritorno. La sua prima stagione in bianconera è ricca di delusioni, ma il regno di ​“Le Roi” è ormai iniziato, così come in quello stesso anno riceverà il primo​, meritato, ​Pallone d’Oro​ della sua carriera.

La stagione ​1983-1984 deve rappresentare l’assoluto riscatto della Juventus in Europa, ma anche per Platini, che oltre a dover trascinare la Juventus in campionato e in Coppa delle Coppe ha pure un rivale per la lotta alla classifica marcatori, un fuoriclasse brasiliano, da molti considerato ai tempi come l’erede di Pelé, proveniente dal Flamengo e trasferitosi all’Udinese: si tratta di Zico​. Zico e Platini danno quindi vita ad una delle sfide più avvincenti della storia del calcio, a suon di gol, per conquistare la classifica marcatori. Là dove Zico firma punizioni leggendarie e segna in rovesciata a San Siro contro il Milan, Platini risponde con dei gol memorabili come la volé contro il Milan e come la punizione, al San Paolo di Napoli, che causa la fine dell’inviolabilità casalinga della porta di Luciano Castellini, che durava da più di un anno. Ma uno dei massimi saggi di onnipotenza che Platini mostra al mondo intero è senza dubbio racchiuso nella doppietta imponente contro il Torino​. Il Torino passa in vantaggio con Selvaggi, ma Platini, con un uno-due terrificante, ribalta da solo la contesa, prima con un colpo di testa fulminante, poi con una punizione chirurgica, che lo vede esultare con una corsa esasperata, rabbiosa e carismatica verso il suo popolo, ​più che mai assoggettato al suo Re​. La sfida tra Zico e Platini vede la vittoria, con un solo gol di scarto (20 a 19) del francese, che può finalmente gioire per il ​primo scudetto vinto con i bianconeri.

Ma il saggio di onnipotenza di Platini in quella stagione non si limita solo al campionato, in quanto Le Roi è trascinatore indiscusso della Juventus in ​Coppa delle Coppe. Appartiene alla leggenda la prestazione nella semifinale di ritorno contro il Manchester United, probabilmente la sua miglior prestazione in assoluto, nella quale, per l’ennesima volta, ​“Le Roi” riscrive il concetto di onnipotenza, in una partita dominata nella sua inerzia per novanta minuti, nonostante si “limiti” ad un lancio meraviglioso per il primo vantaggio bianconero di Boniek. In realtà, quella prestazione racchiude dentro di sé la capacità sopraffina di Platini di gestire l’intensità della gara in base a quel che succede nei novanta minuti, sapendo quando l’azione deve essere ribaltata e quando invece deve limitare le proprie energie fisiche, come se quella partita l’avesse anticipata il giorno prima nel suo andamento. Risulta sicuramente emblematico il modo in cui di testa addomestica un campanile che sembra perduto nel nulla, trasformandolo in due secondi in una manovra offensiva che porta ad un lancio per Boniek, come se le parole di papà Aldo sulla velocità della palla fossero il leitmotiv della sua carriera, sbrogliando un bandolo della matassa che sembra incartare la Juventus. La Juve riuscirà a segnare con gol di Rossi nei minuti finali e a prendere il pass per la finale.

La Juventus vince dunque la Coppa delle Coppe grazie ai gol di Boniek e Vignola contro il ​Porto​, nella finale giocata a ​Basilea​, il ​16 maggio 1984​. Platini non brilla in quella finale, ma è possibile vederlo in azione nelle due fasi, specialmente nel lavoro sporco in difesa, che risulta indispensabile per difendere il risultato. Platini può dunque festeggiare il ​primo successo internazionale ​della sua carriera.

Arriva dunque ​l’apice della carriera di Platini​, gli ​Europei ​disputati in casa. Dopo un inizio quasi balbettante che lo vede comunque segnare contro la ​Danimarca ​alla prima partita del girone, Platini carbura progressivamente, dominando il girone con ​due triplette consecutive a Belgio e Jugoslavia​. Che sia su punizione, di testa, su rigore o con dei sinistri a fulmicotone, poco importa, ​quell’Europeo è suo​, viene dominato dal primo all’ultimo istante, con una Francia che può godere di uno dei più grandi centrocampi della storia del calcio, con ​Giresse, un geometra prestato al mondo del pallone, Tigana, una piovra nel recuperare i palloni, e ​Fernandez, un “metodista” di altissimo livello. Contro il ​Portogallo​, però, lo spartito risulta complicato, con la Francia che si trova in svantaggio ai supplementari, dopo che nel primo tempo aveva trovato il vantaggio con la punizione di Domergue, conquistata da Platini. Ma “Le Roi” è in una di quelle partite in cui non può essere fermato in alcun modo. Platini, per l’ennesima volta, timbra un altro spartito di onnipotenza, stavolta ​una fanfare quasi battagliera ​all’interno di un’autentica guerra che viene vinta da Platini ai supplementari. Con una forza fisica e di volontà inaudita, prende palla dentro l’area di rigore, si gira e viene steso, lasciando la palla a Domergue che segna il 2-2. Platini non si arrende, nulla è impossibile per Le Roi​, che vince l’ennesima sfida della sua carriera, segnando un gol pesantissimo, da rapinatore d’area di rigore, che porta la Francia in finale, in una delle migliori prestazioni della sua intera carriera.

 

 

La finale, disputata il ​27 giugno 1984 a ​Parigi contro la Spagna​, risulta una formalità, con la Francia che vince aprendo le marcature col gol, tanto per cambiare, di Platini, con una punizione beffarda goffamente scivolata dalle mani del portiere, per poi chiudere la pratica con Bellone. La Francia ce l’ha fatta, per la prima volta nella sua storia ha vinto l’Europeo, e deve ringraziare chi quegli Europei li ha vinti dominandoli in lungo e in largo, con ​9 gol in 5 partite​.​ Mai nessuno come lui nella storia degli Europei​.

 

 

La stagione ​1984-1985 inizia con un boom di acquisti del calcio italiano. Su tutti, l’Inter con Rummenigge​, la Fiorentina con ​Socrates ​e, soprattutto, il Napoli con ​Diego Armando Maradona​, pronto, nel giro di pochi anni, a prendersi la scena mondiale. L’acquisto del ​“Pibe de Oro” incuriosisce anche l’Avvocato Agnelli, che provoca Platini dicendogli che Maradona si esercita con le punizioni da centrocampo. ​“Le Roi”, con la sua calma diplomatica e con qualche pennellata di egocentrismo, chiede al magazziniere di aprire la porta dello spogliatoio, che dista 50 metri dal francese. Inutile dire come al primo tentativo Michel centri la porta, senza il minimo problema. ​Non si scherza con Platini​, ruggente come non mai nel trascinare la Juventus in Coppa dei Campioni, anche questa volta. La Juventus balbetta in campionato, dimostrandosi una rosa matura ma anche con giocatori ormai prossimi al tramonto, come Tardelli e Rossi, inoltre Cabrini nella fascia non spinge più come un tempo. Quella Juventus, infatti, concluderà il campionato ben lontano dalla lotta scudetto, che verrà vinto dal Verona, ma in Supercoppa UEFA contro il Liverpool si dimostra un rullo compressore, con Boniek in stato di grazia, autore di una doppietta.

Nel mentre, Platini riceve il ​suo secondo Pallone d’Oro consecutivo​, che lo consacra ulteriormente a miglior giocatore del mondo, e si laurea capocannoniere della Serie A per la terza volta consecutiva, segnando altri capolavori che meritano di entrare nella storia, con un bottino da 18 reti in 30 partite. Nessuno replicherà, nella storia della massima divisione italiana, questo record di Platini, un Platini che in una Juventus indebolita risulta ancora una volta una sentenza, che si ripete prontamente in Coppa dei Campioni. 7 gol distribuiti in 9 partite da trascinatore indiscusso verso la finale, un percorso nel quale spicca la semifinale d’andata contro il ​Bordeaux​, in cui ​“Le Roi” firma due assist splendidi per Boniek e Briaschi, per poi segnare il gol del definitivo 3 a 0, con un’elegantissima quanto poderosa volé. La Juventus arriva dunque all’appuntamento decisivo della sua storia, allo stadio ​Heysel di Bruxelles​, il ​29 maggio 1985​, di nuovo contro il ​Liverpool​. Quella sera, però, verrà segnata per sempre da una delle più grandi stragi della storia del calcio, nella quale 39 spettatori (di cui 32 italiani) rimasero vittime della furia assassina degli ​Hooligans ​del Liverpool. La dirigenza della Juventus non vorrebbe far giocare quella partita, ma la UEFA non si smuove dalle sue posizioni, quella finale deve essere giocata​, in modo da consentire alle autorità belga (tra le principali responsabili della strage, nella loro efficienza) di far evacuare lo stadio. In un’atmosfera cupa raccontata con professionalità e dolore da Bruno Pizzul, Gaetano Scirea esce allo scoperto e chiede ai tifosi juventini di godersi la partita e di stare tranquilli, con un atteggiamento quasi paterno difficilmente replicabile nella storia del calcio. La partita inizia, nonostante i suoi eventi passino inevitabilmente in secondo piano rispetto ad una strage di tale portata. Platini non brilla, ma è sempre lui a decidere la finale, con quel tracciante di 70 metri che trova l’inserimento di Boniek, steso appena fuori dall’area. L’arbitro Daina assegna erroneamente il calcio di rigore, che Platini non può in alcun modo sbagliare, per poi lasciarsi andare ad un’esultanza rabbiosa che racchiude dentro di sé anni di fatica per portare la Juventus ​sul tetto d’Europa​. Michel ce l’ha fatta per l’ennesima volta, ha deciso di nuovo le sorti della Juventus, anche nella notte più cupa della storia del calcio.

Qualcosa, però, si è rotto dentro Platini. Dopo quel giorno, pur continuando ad essere Platini, iniziò a percepire il mondo del calcio in modo diverso. Quella sera, quella tragica sera, in cui è successo qualcosa di inconcepibile e surreale per il mondo dello sport, deve averlo segnato nel profondo. Trascina la Juventus in campionato, una Juventus ormai orfana dei suoi migliori perni ed in fase di ricostruzione, non mancano le giocate di classe, ma la sua stella si sta parzialmente spegnendo, mentre Maradona, poco alla volta, si sta per prendere la scena in vista del Mondiale del 1986. E proprio contro Platini, l’argentino segna una punizione impossibile, a due, scavalcando la barriera, esattamente come ​“Le Roi” al suo debutto con la Francia nove anni prima. Un gesto simbolico che rappresenta al meglio un imminente passaggio di testimone nelle redini del calcio mondiale. P​latini però torna ad essere Platini nella finale di ​Coppa Intercontinentale contro l’Argentinos Juniors, l’8 dicembre 1985. Il miglior giocatore della storia della Juventus non può non conquistare anche il mondo. E lo fa, ovviamente, a modo suo. Segna su rigore, poi si inventa un gol leggendario, con un sombrero che elude l’intervento del difensore, per poi calciare al volo di sinistro alla sinistra del portiere. ​Il gol più bello della sua carriera​, ma l’arbitro annulla per un fuorigioco millimetrico di Serena. Platini la prende con ironia, distendendosi sul manto erboso del campo di Tokyo, sbuffando per la decisione arbitrale, un gesto iconico che rimarrà nella storia. L’Argentinos Juniors passa addirittura in vantaggio, ma ancora una volta è Platini a riacciuffare il risultato, con un assist di una bellezza folgorante, forse il migliore della sua carriera, che porta al pareggio di Laudrup. E nella lotteria finale sarà sempre lui, ancora una volta lui, a timbrare il rigore decisivo, che porta la Juventus sul tetto del Mondo, per un giorno “Le Roi” riscopre l’amore del calcio che sembrava perduto per sempre.

Il suo 1985 si conclude al meglio, con la vittoria del terzo Pallone d’Oro consecutivo​, un record che verrà eguagliato solo nel 2011 da un certo ​Lionel Messi​, per poi essere battuto sempre dalla ​“Pulce” nel 2012. Un Pallone d’Oro che più che mai lo consacra non solo come il miglior giocatore al mondo tra il 1983 e il 1985, ma che lo eleva definitivamente all’Olimpo del calcio.

La stagione ​1985-1986​, seppur a fatica, si conclude con la vittoria dello scudetto da parte dei bianconeri, mentre Le Roi, a 31 anni, si ritrova a giocarsi l’ultima carta per il Mondiale in ​Messico​. Un Mondiale che passerà alla storia per il dominio di Diego Armando Maradona nel corso della manifestazione, ma che rappresenta un timido canto del Cigno della carriera di Michel Platini, ormai prossimo alla conclusione. Segna due reti, condannando l’Italia all’eliminazione con diabolico tocco sotto, poi segna al Brasile ai quarti, passando il turno nonostante il rigore sbagliato nella lotteria finale. Il finale, però, resta amaro, con Le Roi che si deve fermare contro la Germania Ovest, ancora loro, ​sempre in semifinale.

La carriera di Platini finisce sostanzialmente in quel Mondiale, perché quello che si vedrà nella stagione 1986-1987 risulterà praticamente irriconoscibile a confronto con quanto visto precedentemente. Appena 5 gol in 41 partite raccontano una stagione deludente per la Juventus, in fase di ricostruzione, e per Platini, che a 32 anni decide di farla finita. Ormai il mondo del calcio non è il suo mondo. Un ritiro prematuro, che disorienta chi pensava che, nonostante il declino, avrebbe proseguito. Invece no, “Le Roi” ha deciso di abdicare ufficialmente, conscio di non avere più gli stimoli per proseguire.

Lascia quindi il mondo del calcio un personaggio straordinario, un volto carismatico che, come pochissimi altri, ha riscritto la storia del calcio, facendo evolvere il concetto di dominio verso nuove coordinate che ancora non erano state esplorate, colui che ha fatto sognare una realtà modesta come il Nancy, che ha portato il Saint Etienne al suo canto del Cigno prima del suo declino, che ha fatto sognare un paese intero, che si sarebbe finalmente reso consapevole dei propri mezzi per entrare nell’elite del calcio mondiale e che con lui ha vinto quell’Europeo meraviglioso, colui che è stato per la Torino Bianconera ​“Le Roi”, il Re, che ha collocato per la prima volta la Juventus nella mappa del calcio internazionale.

Colui che è stato Michel Platini, mai nessuno come lui nella storia del calcio.