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Ma l’MLS è così male?

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Major League Soccer. Il nome fa storcere il naso alla maggior parte dei calciofili, che giudicano il giovanissimo – la prima edizione risale al 1996 – campionato statunitense di livello infimo. La verità è che il maggior torneo nordamericano si sta evolvendo di anno in anno, vedendo aumentare in primis i numeri relativi alla presenza negli stadi e in secondo tempo la qualità dei calciatori e del gioco. Non è desueto vedere un giovane talento sudamericano scegliere la MLS come tappa di passaggio prima del salto europeo. Questo perché le franchigie stanno migliorando sempre più le loro abilità difensive, con l’innesto di giocatori europei esperti e di guide tecniche preparate.



Analizziamo insieme gli aspetti più interessanti dell’appena trascorsa annata di MLS, edizione nella quale non sono mancate le sorprese. Non ha meravigliato più di tanto la squadra campione, i Seattle Sounders, che hanno sollevato il trofeo per la seconda volta in quattro stagioni dopo il successo del 2016, bensì le modalità con cui il trionfo è arrivato nello stato di Washington. Nella regular season i Sounders si erano piazzati al secondo posto della Western Conference, con ben 16 lunghezze di ritardo dai Los Angeles FC, trascinati da uno strepitoso Carlos Vela. Dopo due turni di playoff passati di fronte al proprio pubblico, i ragazzi di Schmetzer sono andati contro ogni pronostico a sbancare il Banc of California Stadium, superando 3-1 la compagine nero oro guidata da Bob Bradley, per poi trionfare con lo stesso punteggio nella finale contro Toronto.

Il successo di Seattle è nato da lontano, da un progetto tecnico avviato nel luglio 2016, quando la dirigenza dei Rave Green, a causa di una classifica deficitaria, decise di esonerare Sigi Schmid per promuovere il suo secondo Brian Schmetzer. Il nuovo tecnico, alla prima esperienza come head coach, ha portato subito i Sounders al titolo, il primo della loro storia, centrando poi la finalissima, stavolta perdendola, anche l’anno successivo. Il 2018 ha in seguito portato gioie come le 13 vittorie di fila in regular season, record storico della lega, e dolori, come l’eliminazione ai rigori contro Portland al primo turno dei playoff. Il segreto di Seattle è insito anche nell’organico, che non presenta nomi troppo altisonanti, fatta eccezione forse per il fantasista uruguaiano Nicolas Lodeiro. Gli altri calciatori, vedi Smith, Roldan, Victor Rodriguez e tanti altri, si sono inseriti perfettamente nel 4-2-3-1 disegnato da Schmetzer, trovando così la loro dimensione ideale. Per non parlare dell’attaccante Raul Ruidiaz, arrivato nella città verde per sostituire niente meno che Clint Dempsey. Il peruviano ha fatto sempre parlare i gol, arrivando a segnarne 28 in appena un anno e mezzo. Menzione a parte la merita il 25enne statunitense Jordan Morris. Reduce da un anno completamente perso a causa di un problema al ginocchio e costretto a convivere fin da bambino col diabete di tipo 1, si è preso la squadra sulla spalle segnando 13 reti, tra le quali spicca la tripletta decisiva nel primo turno playoff contro Dallas

E le altre pretendenti alla vittoria dell’MLS? Come già accennato Los Angeles FC ha fatto un cammino straordinario in regular season, con un Carlos Vela autore di 34 gol e 15 assist, ma sul più bello i sogni si sono infranti. Quello a disposizione di Bradley resta comunque un signor organico che nel 2020 avrà un anno di esperienza in più sulle spalle per provare a vincere la MLS Cup. Nella Eastern Conference è stato appassionante il dualismo tra New York City e gli Atlanta United condotti da Frank de Boer. I biancocelesti dopo aver perso Villa hanno trovato nel brasiliano Heber un leader tanto valido quanto insperato, appoggiato benissimo come al solito da Maxi Morález, che ha chiuso la stagione con ben 19 assist. I rossoneri dopo un inizio in sordina si sono pian piano ripresi e, oltre a conquistare la US Open Cup, hanno centrato il secondo posto, guidati dall’ex Torino Josef Martínez, che ha stabilito il record per il maggior numero di partite consecutive a segno, 15 per l’esattezza. Una volta giunti ai playoff gli uomini di de Boer sono stati però eliminati da Toronto, vera rivelazione del torneo. Dopo il quarto posto maturato in regular season i biancorossi guidati da Vanney hanno dato il meglio di loro nella post season, condotti da un super Pozuelo, sfiorando il secondo titolo in tre anni. I Los Angeles Galaxy si sono affidati quasi totalmente a Ibrahimović e lo svedese ha dato risposte forti, almeno nei numeri: 31 gol in 31 partite, ma anche tanti atteggiamenti e dichiarazioni sopra le righe, che hanno suscitato antipatia ai piani alti e non solo. I Galaxy hanno pagato una difesa troppo ballerina – 59 reti subite, terza peggior difesa a ovest – e l’eliminazione ai playoff nel derby cittadino ha messo per l’ennesima volta in luce tutti i problemi difensivi dei ragazzi di Schelotto.



Capitolo sorprese: già detto di Toronto, non possiamo non parlare di Real Salt Lake. Seconda miglior difesa della lega e terzo posto nella Western Conference nonostante l’esonero di coach Petke, avvenuto in un modo piuttosto particolare e difficile da immaginare in Italia. Il tecnico statunitense è stato infatti esonerato ad agosto, dopo che al termine di un match aveva pronunciato frasi omofobe contro l’arbitro. I Royals hanno trovato in Onuoha, vecchia conoscenza del calcio inglese, un centrale di sicuro affidamento, e in avanti hanno dato spazio alla fantasia e all’estro di Albert Rusnak, esterno slovacco che è andato in doppia cifra di gol per il secondo anno di fila. Anche i New England Revolution hanno sorpreso gli addetti ai lavori, che alla vigilia della stagione li davano come principali candidati all’ultima posizione ad est. Per i Revs la svolta è arrivata a metà maggio, quando in panchina è subentrato Bruce Arena, ex CT degli Stati Uniti, nonché allenatore più vincente nella storia della MLS. Con l’innesto del tecnico di Brooklyn i biancorossi hanno iniziato la loro rincorsa, inanellando sei vittorie nelle prime nove partite della gestione Arena. La stagione nel New England si è conclusa al primo turno playoff contro la corazzata Atlanta United, ma dopo tanti fallimenti sembrano esserci finalmente le basi per un progetto tecnico di buon livello.

Tra le delusioni non possiamo non annoverare Sporting Kansas City: i Wizards arrivavano da un ottimo 2018, concluso con il primo posto nella Western Conference, e c’erano tutti gli indizi affinché la franchigia potesse ripetersi. Niente di tutto questo, anzi. Peggior difesa e terzo peggior attacco a ovest, nonostante giocatori dalla discreta esperienza europea come Fontas – scuola Barcellona – Johnny Russell e Krisztián Nemeth. Dall’altra sponda dell’oceano ci si attendeva molto di più dai Columbus Crew, accreditati ai nastri di partenza come una delle possibili sorprese. Nonostante i 13 gol del sempreverde Zardes, i Crew hanno pagato una crisi di risultati maturata ad inizio stagione, che ha reso vana la rimonta costruita tra luglio e settembre con una sola sconfitta all’attivo.  

Per quanto riguarda la MLS 2020, vi saranno due nuove squadre che prenderanno parte al campionato: Inter Miami, presieduta da David Beckham, che disputerà la Eastern Conference; e Nashville, che è stata “dislocata” ad ovest nonostante geograficamente si trovi quasi sulla costa est. Altre due sfidanti che sono pronte a darsi battaglia per il trono di squadra campione degli Stati Uniti, e che arricchiscono ulteriormente un movimento sportivo in netta crescita.


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