Monza

Monza è tornata a sognare

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«Io sono del Monza, non riusciremo mai a venire in Serie A», questa è la frase che Renato Pozzetto fa proferire al protagonista da lui interpretato nel film Agenzia Riccardo Finzi… praticamente detective. L’opera, un giallo con una buona dose d’umorismo, narra le vicissitudini dell’investigatore privato Riccardo Finzi, appassionato tifoso di quel Monza che, a fine anni Settanta, sfiorò per ben quattro volte consecutive uno storico approdo in massima Serie, mancato sempre per un nonnulla.



Quel Turbo Monza ebbe tra i suoi dirigenti un giovane Adriano Galliani e in campo futuri campioni del calibro di Giuliano Terraneo, Daniele Massaro e Paolo Monelli – solo per citarne alcuni –. I bagai della Brianza disputavano ancora le proprie partite al vecchio stadio Gino Alfonso Sada, poiché il Brianteo era ben lungi dall’essere costruito.

Lo stadio che attualmente ospita gli incontri dei bianco-rossi venne inaugurato il 28 agosto 1988, in occasione di Monza-Roma 2-1 del primo turno di Coppa Italia: i lombardi – reduci dalla promozione in Serie B e dalla conquista della Coppa Italia di Serie C – parevano destinati a rinverdire i fasti di dieci anni addietro, invece le ambizioni sfumarono nel volgere di un biennio, con la retrocessione in terza divisione maturata nella stagione 1989/1990.

Il Brianteo pareva consistere in una maledizione, poiché da quel 1988 in poi il Monza non riuscì nemmeno ad avvicinarsi al sogno della massima divisione, dovendo accontentarsi al massimo della Serie B, ma sopportando addirittura il fallimento e ben due stagioni in un campionato dilettantistico quale la Serie D.

Tutto questo fino alla fine del settembre 2018, cioè all’arrivo del duo Silvio Berlusconi-Adriano Galliani: brianzolo acquisito il primo – la sua famosa villa di Arcore dista pochissimi chilometri dallo stadio monzese – e DOC il secondo, un binomio in grado di ridare entusiasmo a una tifoseria che in questi quarant’anni ha potuto gioire raramente, patendo tante amarezze.

Obiettivo: la Serie A, e per raggiungerla vengono effettuati grandi investimenti. In primis, quelli relativi allo stadio, rinnovato e ammodernato, dotando la tribuna dell’ascensore, nonché di ben quattro “Sky box” e di seggiolini che – alternando il bianco e il rosso, i colori sociali – vanno a comporre la scritta “AC MONZA”. Sistemato anche l’impianto d’illuminazione, passato dai precedenti 600 Watt a ben 1200 – per la Serie B il minimo è di 800 –, così come il centro sportivo Monzello.

Stellare, inoltre, il mercato. Dopo la prima stagione – 2018/2019, in realtà consistente nell’anno zero – che vede il Monza eliminato nei playoff e sconfitto nella doppia finale di Coppa Italia di Serie C per mano di una tenace ma non irresistibile Viterbese Castrense, l’annata successiva si allestisce un autentico squadrone, con gli ingaggi di elementi con trascorsi anche in categorie superiori: svetta su tutti l’ex azzurro Gabriel Paletta – giunto in Brianza nel novembre 2019 –, ma non vanno dimenticati il portiere Eugenio Lamanna – ex Genoa –, il centrocampista Nicola Rigoni – ex Chievo – e l’attaccante Andrea Brighenti – ex Cremonese.

Cresce anche il merchandising, che oltre alle classiche sciarpe vede comparire le bandiere, i portachiavi, i cuscini, gli astucci e le figurine: i bambini – i tifosi del futuro – cominciano a interessarsi al Monza. Bimbi, giovani e meno giovani si ritrovano al Brianteo, le presenze allo stadio aumentano velocemente e ai più attempati sembra di rivivere gli anni Settanta del Turbo Monza.

Turbo è, appunto, anche la squadra 2019/2020, protagonista di un’autentica marcia trionfale: al momento della sospensione dei campionati, gli uomini guidati dal tecnico Cristian Brocchi comandano la classifica del girone A di Serie C con 61 punti in 27 giornate, con un vantaggio di 16 lunghezze sulla più immediata inseguitrice, cioè la Carrarese. Diciotto vittorie, sette pareggi, due sole sconfitte, 53 reti realizzate, 18 subite e una differenza reti di +35 sono numeri che spiegano benissimo la superiorità dei bianco-rossi. L’emergenza COVID-19 blocca, però, il campionato: le priorità diventano, giustamente, altre. Ma questa tempesta passerà, anche se non si può più affermare che «andrà tutto bene»: molto più semplicemente, se ne uscirà, con l’impegno di tutti.

Il Monza tornerà a giocare, il Brianteo tornerà a gremirsi di pubblico, i bagai della Brianza hanno altri validi motivi in più per raggiungere quella massima Serie, sogno proibito in quei meravigliosi anni Settanta. Una Serie A da dedicare a quella Brianza che, pur essendo tanto vicina a Milano, non è milanese, ma semplicemente brianzola. Tempo fa pareva impossibile vedere Monza capoluogo di provincia: ora ciò consiste in realtà, Monza è in provincia di Monza – e della Brianza. Se tutto andrà come ci si augura, a breve si potrà anche vedere il Monza in massima divisione, e tutta la sua gente lo meriterebbe.


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