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Oriundi, una manna dal cielo

Articoli d'opinione

Ormai da decenni la questione relativa agli oriundi è oggetto di discussione tra gli appassionati. Negli ultimi anni sono aumentati i sostenitori della naturalizzazione, soprattutto in seguito ai recenti fallimenti della nostra Nazionale e al sempre maggiore numero di campioni con chiare origini italiane. Ad essi sono contrapposti i fautori dell’italianità.

La Nazionale dovrebbe essere aperta solo ai nativi e non agli originari, sostengono questi ultimi. Bene, facciamo allora un passo indietro nel tempo, agli Anni Venti e Trenta più precisamente. Il nostro viaggio ci porta a conoscere alcuni campioni della storia italiana. Il primo è Julio Libonatti, el Potrillo, pilastro del Grande Torino degli anni Venti. Il nativo di Rosario formò una coppia incredibile con Adolfo Baloncieri nei granata e in Nazionale, portando gli Azzurri al primo successo ufficiale, con la vittoria nella Coppa Internazionale 1927-1930, nella quale il Libo fu peraltro capocannoniere con 6 reti.

Passiamo al 1934, con 5/11 della rosa campione del mondo composta da oriundi. Luisito Monti (unico peraltro ad aver giocato due finali mondiali con due nazionali diverse) e Mumo Orsi della Juve, Enrique Guaita della Roma, Anfilogino Guarasi della Lazio e Atilio Demaría dell’Inter. Punti fermi della Nazionale di Vittorio Pozzo che conquistarono il titolo davanti a Mussolini.

Presenza oriunda anche durante la vittoriosa spedizione francese del 1938, con Andreolo del Bologna, nato in Uruguay, a giocare nelle fila azzurre.

Ci spostiamo poi agli Anni Cinquanta e Sessanta, quando lo scarso tasso tecnico dell’Italia venne leggermente rialzato dalla presenza degli uruguagi Schiaffino e Ghiggia (nonostante la mancata qualificazione a Svezia 1958), dell’argentino Omar Sívori e del brasiliano Altafini al Mondiale cileno del 1962. Due fallimenti per gli Azzurri certo, ma non imputabile agli “stranieri”, i quali pagarono soprattutto delle rose giovani ed inesperte, dove futuri campioni come Bulgarelli e Rivera erano ancora acerbi, mentre altri come Boniperti erano ormai sul viale del tramonto.

Anche nell’ultimo successo italiano si trova una presenza oriunda, con Mauro Germán Camoranesi elemento imprescindibile nello scacchiere di Marcello Lippi. Un trionfo, quello del 2006, che non ha però più avuto seguito, ma che ha dimostrato ancora una volta come la presenza oriunda sia importantissima per la storia calcistica del Bel Paese.

Vanno comunque ricordati alcuni casi che si sono rivelati degli autentici scatoloni di sabbia per la Nazionale, come la telenovela Amauri o l’ingratitudine del Mudo Vàzquez, ma di certo non si può fare di tutta un’erba un fascio.

E allora bisogna riconoscere una volta per tutte il reale apporto alla Nazionale degli oriundi: dal passato sono cambiate molte cose, ormai possono essere naturalizzati solo giocatori ancora a corto di presenze con altre selezioni, ma se un giocatore dimostra fortemente di voler giocare per l’Italia in quanto affezionato alle sue origini questa possibilità non dovrebbe essergli negata.

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