Panenka cucchiaio

L’invenzione del cucchiaio

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Quando pensiamo dal punto di vista calcistico al cucchiaio ci viene subito in mente il rigore di Francesco Totti a van der Sar in Italia-Olanda del 2000, nel caso di una giovane età può essere più lampante il ricordo del rigore di Pirlo in Italia-Inghilterra del 2012, o, al massimo, nel caso in cui foste sadici o steste ancora soffrendo, vi potrebbe tornare in mente quello che disse di voler fare Pellè contro la Germania tramite l’indimenticabile gesto nel 2016. Ma chi fu il primo a battere un calcio di rigore in questo modo?

Questo geniale quanto rischioso modo di calciare arrivò agli occhi del grande pubblico il 20 giugno 1976, a Belgrado, più precisamente nell’allora Stadion Crvena zvezda, oggi Stadio Rajko Mitić, durante la finale degli Europei jugoslavi del ’76 tra Germania Ovest e Cecoslovacchia – oggi riunificata in Germania la prima e divisa in Repubblica Ceca e Slovacchia la seconda –, partita nella quale i tedeschi – campioni d’Europa e del mondo in carica – erano grandi favoriti ma che giunse ai calci di rigore dopo che né i tempi regolamentari né quelli supplementari erano riusciti a decretare il vincitore della gara, ferma sul 2-2.

La scelta di andare ai calci di rigore non è scontata come lo è oggi, la federazione tedesca e quella cecoslovacca avevano infatti stabilito insieme alla UEFA che, in caso di pareggio dopo i tempi supplementari, si sarebbe ricorso alla lotteria dei calci di rigore. Questa fu la prima volta nella storia del calcio in cui un incontro internazionale si decise con questa soluzione, prima vi era la possibilità di ripetere il match in campo neutro o la scelta di affidarsi alla dea bendata con lanci di monetine o improbabili sorteggi.

La Cecoslovacchia trasforma in gol i primi 4 rigori calciati, la Germania Ovest segna i primi 3 ma Uli Hoeness, dopo una lunga rincorsa, dà troppa potenza al pallone e calcia alto, tanto che quasi vent’anni dopo Franz Beckenbauer sosterrà che: «Il pallone di Hoeness lo stanno cercando ancora adesso per le vie di Belgrado». I cecoslovacchi hanno dunque a disposizione il match point per conquistare il primo Europeo della loro storia.

Sul dischetto si avvicina un uomo baffuto, è Antonín Panenka, un centrocampista poco conosciuto ai più, in quanto, fino a quel momento, aveva militato solo nel campionato cecoslovacco, precisamente nel suo Bohemians Praga, per una regola che impediva ai giocatori di tutto lo stato di trasferirsi all’estero prima dei 32 anni d’età.

E probabilmente fu questo a impedire al portiere tedesco di capire che intenzioni avesse il numero 8. All’epoca non c’erano i mezzi tecnologici che possediamo ora e lo studio dell’avversario era di certo meno approfondito. Quello che Panenka stava per eseguire non era di certo il suo primo cucchiaio, ne eseguì prima degli altri in campionato negli ultimi anni, affinando la tecnica, ma chi poteva saperlo?

Panenka prese la stessa rincorsa che qualche minuto prima portò Hoeness a calciare alto, ma arrivato davanti al pallone non colpì con potenza come tutti si sarebbero aspettati, Maier compreso, ma toccò lievemente il pallone, che si infilò alle spalle del portiere tedesco. La scelta del cucchiaio si rivelò dunque vincente, Panenka portò la Cecoslovacchia sul tetto d’Europa e cambiò per sempre la storia del calcio di rigore, aggiungendo ad esso una variabile entrata nella leggenda.

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«Solo un genio o un pazzo avrebbe potuto tirare un rigore in quel modo»

Pelé

Se Panenka fosse un genio o un pazzo noi non lo sappiamo, quello che sappiamo è che tutt’oggi in diverse parti del mondo il cucchiaio viene chiamato con il nome del suo inventore. L’Italia, in questo, fa una grande eccezione, avendolo riportato in auge prima di ogni altra squadra e anche perché «Mo je faccio er Panenka» non suonerebbe alla stessa maniera.



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