Premier League

Cosa ci ha detto la Premier League in queste prime due giornate?

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È iniziata la Premier League. I primi due weekend all’insegna del calcio britannico sono già passati e il risultato è sempre lo stesso: un meraviglioso mix d’intensità, muscoli, tecnica e tanti colpi di scena, il tutto mosso da uno straordinario equilibrio che alimenta curiosità e voglia di conoscere il finale, attraendo chiunque ami lo sport e il calcio in particolare. Il campionato inglese è considerato il più bello del mondo, e basta aver guardato qualche partita di queste prime due giornate per capire il motivo che spinge chi lo definisce tale a farlo. La Premier League è bella per quello che si vede in campo ma non solo, ciò che la rende diversa è l’atmosfera che fa da contorno al rettangolo di gioco, perché lo spettacolo in campo non sarebbe lo stesso senza la bellezza degli stadi che lo circondano, senza la gente che puntualmente riempie i posti ed è vicina ai giocatori fisicamente e moralmente per spingerli con la passione e l’amore che portano con sé.

 

 

La Premier League è sicuramente davanti a tutti dal punto di vista economico, ne è un esempio il Manchester City che ha investito negli anni tantissimi soldi, per costruire la squadra che a oggi è probabilmente la più forte del campionato. Questo perché non solo in campo scendono giocatori tra i migliori al mondo, ma anche e soprattutto perché a guidarli c’è un allenatore che ha cambiato e influenzato il modo di vedere il calcio di molti suoi colleghi, un tale Josep Guardiola. Le sue idee di gioco rivoluzionarie hanno portato ad esempio Zinchenko, uno che prima di arrivare al City e ancora oggi con la Nazionale ha sempre ricoperto ruoli che vanno dal centrocampo in su, a fare il terzino sinistro, oppure hanno trasformato un giocatore che la porta non la vedeva mai come Sterling, a essere costantemente presente tra i primi posti della classifica dei cannonieri. Quest’anno i campioni in carica sembrano ancora più forti della stagione scorsa, il motivo? La presenza di Kevin De Bruyne, infortunato per buona parte della scorsa annata ma che ora sembra tornato a essere un giocatore fenomenale: visione di gioco, tiro, progressione palla al piede, probabilmente la miglior mezzala in circolazione. Il City è partito subito a razzo quest’anno rifilando cinque gol al West Ham, squadra di tutto rispetto che è partita male conquistando un solo punto in due partite ma che può ambire a posizionarsi appena sotto le top six della Premier League. Alla seconda giornata la squadra di Guardiola ha pareggiato contro il Tottenham in una partita dominata dall’inizio alla fine che avrebbe sicuramente meritato un epilogo diverso.

Proprio il Tottenham sogna di spezzare il dominio Citizens in campionato, missione difficile ma non impossibile. La squadra di Mauricio Pochettino ha racimolato quattro punti nelle prime due partite, bottino soddisfacente dato che in una delle due l’avversario era il City. Qualcosa da sistemare c’è, perché gli Spurs non sono al massimo delle loro possibilità, date le mancanze di Son – squalificato – e di Dele Alli, inoltre, il nuovo arrivato Giovani Lo Celso non ha ancora avuto il tempo di integrarsi e dimostrare il suo valore, mentre Kane e Christian Eriksen dopo aver fatto bene alla prima giornata nella vittoria in rimonta per 3-1 sull’Aston Villa, hanno deluso contro il City, a dimostrazione del fatto che anche loro non sono al top della condizione. Le note positive però ci sono: la prima è Ndombele, prezioso sia in interdizione sia in fase offensiva – suo il gol del pareggio contro l’Aston Villa –, la seconda è Erick Lamela che sembra invece stare già bene fisicamente, cosi come Lucas Moura che continua a essere decisivo a partita in corso.

 

 

Il Tottenham non deve però fare i conti solo con il Manchester City, perché la squadra più vicina ai Citizens è il Liverpool che, già lo scorso anno, ha sfiorato l’impresa posizionandosi secondo con 97 punti. I Reds non hanno intaccato la rosa della scorsa stagione, hanno puntato forte sul recupero di Chamberlain e si sono fidati di Divock Origi che lo scorso anno ha dimostrato di poter essere una valida alternativa sugli esterni – anche se forse manca ancora qualcosa in quel ruolo. Il Liverpool ha però investito su un giocatore che si sta rendendo protagonista, sia in positivo che in negativo, più di quanto ci si potesse aspettare, ovvero il portiere trentaduenne Adrián, arrivato da svincolato dopo aver accumulato 150 presenze con la maglia del West Ham. Il neo arrivato si è ritrovato titolare in seguito all’infortunio che ha colpito Alisson alla prima giornata di campionato. Adrián ha prima parato il rigore decisivo ad Abraham per la conquista della Supercoppa Europea, tranne poi rinviare sui piedi di Ings il pallone che ha permesso al Southampton di accorciare le distanze nel secondo turno di Premier League in una partita comunque vinta dagli uomini di Klopp. Il Liverpool è sempre il Liverpool: intensità, corsa, pressing, mezzali pronte a supportare l’azione offensiva così come i terzini che spingono costantemente sulle corsie. I Reds hanno imparato la lezione, per trionfare sul City non bisogna lasciare praticamente nulla per strada, la battaglia ha avuto inizio e i primi sei punti sono stati conquistati, i soldati di Klopp sono armati fino al collo.

Sul mercato si è invece mosso tanto il Manchester United che ha speso circa 142 milioni per aggiungere nel reparto difensivo il terzino destro Wan-Bissaka e il centrale Harry Maguire. I due stanno rispondendo molto bene, il primo fa sentire la sua prestanza fisica sia in fase offensiva sia difensiva, il secondo sembra già aver preso in mano le redini della retroguardia dei Red Devils. In attacco l’addio di Lukaku ha permesso a Solskjaer di fare affidamento su Anthony Martial e Marcus Rashford che, durante la partita, si alternano nel ruolo di centravanti. A loro si aggiunge Daniel James, classe ’97 arrivato per 17 milioni dallo Swansea e subito a segno all’esordio nella schiacciante vittoria per 4-0 contro il Chelsea. Attacco che non dà punti di riferimento, giocatori giovani che se hanno campo fanno male a qualsiasi difesa. Non convince Pogba nel ruolo di regista davanti ai due centrali, sono troppi i palloni persi con sufficienza davanti alla propria area di rigore, anche se riesce spesso a trovare illuminanti lanci per le fughe degli attaccanti. Il francese in quella posizione non riesce a sfruttare al meglio le sue capacità principali come il dribbling, gli inserimenti e il tiro. Pogba deve ritrovarsi anche psicologicamente dopo il pesante rigore sbagliato contro il Wolverhampton nella seconda partita di campionato, errore che ha costretto lo United ad accontentarsi del pareggio.

 

 

Ad avere il morale sotto i tacchi è anche il Chelsea di Frankie Lampard che nelle due partite disputate contro Manchester United e Leicester ha ottenuto un solo punto. I risultati però non rispecchiano il potenziale che questa squadra ha dimostrato di avere. Infatti, il Chelsea gioca un calcio molto interessante e bello da vedere, cosa che non è del tutto riuscita a Sarri. Del tecnico toscano sono rimasti alcuni concetti, la trasmissione rapida del pallone, l’aggressione sul portatore di palla, la linea di difesa alta. Il blocco del mercato ha costretto la società ad affidarsi a giovani come Abraham e Mason Mount che si sono ritrovati improvvisamente in una realtà del tutto diversa a quella cui erano abituati. Mount sta però dimostrando di starci bene a questi livelli, dimostrandosi un giocatore dalle rosee prospettive: usa bene entrambi i piedi, ha personalità, grinta e un gran tiro dalla distanza, in molti lo indicano come l’erede di Lampard, investitura non da poco. Non convince Zouma che sta giocando titolare data la mancanza di Rudiger per infortunio e l’addio di David Luiz – giocatore che sarebbe stato perfetto per il calcio che propone Lampard, orientato a far partire l’azione dal basso. Altri punti deboli si riscontrano nella tenuta mentale della squadra che tende a disunirsi dopo aver subito gol, oppure nello spreco di forze che un calcio di pressing e d’intensità, come quello proposto in queste prime partite, comporta. Il Chelsea non è ancora al 100%, aspetta il recupero di Rudiger e in una migliore condizione fisica di giocatori come Willian e N’Golo Kanté. Questo sarà probabilmente un anno di transizione ma Lampard sembra avere le idee giuste per diventare un grande allenatore.

L’Arsenal ha invece iniziato benissimo la sua Premier League vincendo le prime due partite contro Newcastle e Burnley. I Gunners stanno puntando molto su giovani come Reiss Nelson, Chris Willock e Mattéo Guendozi. Pierre-Emerick Aubameyang continua a segnare e anche Lacazette ha già timbrato il cartellino. Si aspetta ancora il nuovo innesto Pépé che ha già mostrato qualche spunto interessante negli spezzoni di partita in cui è stato impiegato. Hanno invece giocato da titolare la seconda partita gli altri due nuovi innesti: David Luiz e Dani Ceballos. Il primo continua a essere quel giocatore straordinario nel far ripartire l’azione da dietro ma poco affidabile quando c’è da difendere, Ceballos invece ha già preso in mano la squadra: si abbassa, vuole la palla, la gioca con eleganza, smista palloni, tira, suggerisce interessanti traiettorie, insomma, con lo spagnolo l’Arsenal può anche permettersi di fare a meno di Özil.

 

 

Poi ci sono altre realtà che stanno sorprendendo: le neopromosse Sheffield e Norwich – rispettivamente quattro e tre punti in classifica – si distinguono per la spregiudicatezza con la quale propongono calcio, hanno una propria identità e la impongono anche contro squadre di livello superiore. A quattro punti troviamo anche il Brighton, il Bournemouth e l’Everton. Il Burnley con tre punti è al momento sopra il Leicester e il Wolverhampton, entrambe a due punti. Un solo punto per il Crystal Palace, che rimane troppo dipendente dalle prestazioni di Zaha, e per la neopromossa Aston Villa. A zero troviamo il Newcastle, che non riesce a ripartire dopo l’addio di Benítez, il Watford e il Southampton.

E allora non vediamo l’ora di assaporare le prossime giornate, non vediamo l’ora di capire chi ne uscirà vincitore, sapendo che tanti colpi di scena sono dietro l’angolo, solo alla fine ci alzeremo dal divano e urleremo al mondo intero “ma che bella la Premier League”.

 

 

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