qualificazione Europei

Fonte immagine: UEFA

L’Europeo di tutti, o quasi

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In previsione degli Europei francesi del 2016, la UEFA attuò una riforma relativa al numero delle squadre partecipanti che portò le stesse dalle sedici abituali, ad un complessivo di ventiquattro nazionali. La scelta ovviamente fu dettata dalla volontà di garantire maggiore inclusività, appunto allargando il numero dei posti disponibili. L’impatto di questo cambiamento fu notevole, in quanto rese geograficamente e culturalmente più variegato il roster delle nazioni qualificate, alcune delle quali accedettero per la prima volta nella loro storia alla fase a gironi di una competizione ufficiale per nazionali. La competizione ne guadagnò dunque in fascino, permettendo di scoprire la bellezza e la passione di popoli calcisticamente ignoti al grande pubblico, come quello islandese, la cui ‘Viking clap‘ ha accompagnato la loro nazionale fino ai quarti di finale; e come il colorato e caloroso pubblico albanese. Senza mancare infine di citare il meraviglioso e nutrito seguito nordirlandese che ha determinato il ritorno di ‘Freed from Desire‘ dei Gala nelle discoteche di tutta Europa, dopo aver portato alla ribalta internazionale il coro ‘Will Grigg’s on fire‘, dedicato all’attaccante nativo di Solihull – che nell’Europeo non ha giocato neanche un minuto – da un tifoso del Wigan.

Nello specifico, tralasciando la Francia già qualificata come paese ospitante, le restanti 53 squadre furono suddivise in nove gironi, otto composti da sei squadre, e uno da cinque. Repubblica Ceca, Belgio, Spagna, Germania, Inghilterra, Irlanda del Nord, Austria, Italia e Portogallo vincendo il loro girone, come accadeva anche nelle edizioni precedenti, sono qualificate. La novità riguarda invece le seconde classificate nel girone, ovvero Islanda, Galles, Slovacchia, Polonia, Svizzera, Romania, Russia, Croazia e Albania, che anziché giocarsi i play-off, accedono automaticamente alla fase a gironi, come la Turchia, in quanto migliore terza. Saranno infine Ucraina, Svezia, Irlanda e Ungheria, terze nei loro gironi, ad ottenere il pass per Euro 2016 attraverso i play-off stessi.



Nel frattempo, fra l’Europeo del 2016 e quello del 2020, la UEFA fonda un’ulteriore competizione, definita dai più in modo ossimorico “un torneo ufficiale di amichevoli“. L’intento dietro la comparsa della Nations League è di fatto quello di sostituire la maggior parte delle amichevoli fra squadre europee con una competizione ufficiale; tuttavia, considerate le prestazioni di molte delle squadre coinvolte, la differenza è molto sottile. E ciò sarebbe un problema di poco conto, esiziale, se solo non falsasse i criteri di qualificazione agli Europei. La Nations League del 2018/2019 è composta da quattro leghe – A, B, C e D –, a loro volta suddivise in quattro gruppi per lega. Ogni lega è composta, in base al ranking, da squadre che si presume siano pressoché su livelli di competitività simili, garantendo però alle stesse la possibilità di essere promosse nella lega superiore.

La vincitrice di ogni lega accede agli spareggi per Euro 2020. Come intuibile, chi partecipa alla Lega A ha già raggiunto attraverso i criteri di qualificazione canonici le fasi finali degli Europei. In questo caso dunque solo l’Islanda, arrivata terza nel suo girone, usufruisce di questa possibilità. Dalle altre leghe, attraverso complessi criteri predefiniti, si aggiungono all’Islanda, la Bulgaria, la Romania, l’Ungheria, la Bosnia, la Slovacchia, l’Irlanda, l’Irlanda del Nord, la Scozia, la Serbia, la Norvegia, Israele, la Georgia, la Macedonia del Nord, il Kosovo e la Bielorussia.

Venendo al punto, la meritocrazia dei criteri di qualificazione ne risentirebbe in quanto le suddette nazionali non sono sorteggiate a caso o attraverso la scelta di teste di serie, ma vengono creati quattro mini-tornei divisi in base alla lega di riferimento. In poche parole, e il girone composto da Macedonia del Nord, Georgia, Kosovo e Bielorussia ne è la dimostrazione più lampante, si viene a creare la situazione paradossale in cui diverrebbe più conveniente retrocedere di livello nella Nations League, in modo tale da rendere più agevoli le possibilità di qualificarsi per i ben più prestigiosi Europei, dovendo affrontare avversari di livello blando negli spareggi.

In concreto, se la commistione fra le due competizioni non fosse mai stata prevista, gli spareggi per l’edizione degli Europei in corso se li sarebbero giocati le otto migliori terze nei gironi di qualificazione, ovvero Serbia, Irlanda del Nord, Irlanda, Slovacchia, Norvegia, Islanda, Scozia e la stessa Macedonia del Nord, che però come intuibile, si sarebbe trovata a dover affrontare un avversario ben più temibile della Georgia.

Presumendo dunque in via del tutto ipotetica che gli spareggi sarebbero stati vinti dalle squadre con la media punti più elevata nei gironi di qualificazione agli Europei, l’Islanda è la nazionale maggiormente penalizzata da questo sistema, avendo perso il play-off contro l’Ungheria, che tecnicamente non avrebbe neanche dovuto giocarli. Volendo poi presumere che Scozia e Slovacchia, avendo battuto Serbia ed Irlanda del Nord, nonostante la media punti più bassa di queste ultime, avrebbero raggiunto l’Europeo anche in virtù dei vecchi criteri, è la stessa Serbia a poter rivendicare il posto guadagnato dalla Macedonia del Nord, avendo totalizzato una media punti di 1,75 a partita, contro l’1,4 dei macedoni, che è bene ripetere, hanno dovuto affrontare Kosovo e Georgia, che non avrebbero mai raggiunto gli spareggi, se non attraverso il nuovo paradossale criterio imposto dalla UEFA, che ha inoltre ridotto il livello qualitativo di alcune delle partite degli europei.

In conclusione, per quanto sia difficile non commuoversi di fronte a Pandev che lascia la sua Nazionale in lacrime, dopo aver giocato un torneo così importante, sarebbe disonesto intellettualmente urlare alla morte della meritocrazia – come condivisibile – quando una decina di club millanta la nascita della Super League, e poi chiudere gli occhi di fronte a quanto qui esposto, del tutto passato inosservato. Certo, ci piacciono le favole, ma è giusto che Biancaneve soffi il posto a Cenerentola?

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