Real Eintracht

La solita notte europea del Real Madrid

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Nella vittoria della quinta Supercoppa europea della storia madrilena non c’è stato niente di mistico. Nessuna rimonta agguantata nei minuti di recupero, nessun eroe sceso in campo sotto forma di panchinaro diciottenne, pronto a salvare un regime decadente. Il Real Madrid stavolta non si è ritrovato sull’orlo del baratro, sotto la minaccia di abbandonare scettro e corona in favore di una nuova egemonia proveniente dalla Francia o dalla terra d’Albione. Dopo aver riconquistato la Champions facendo cadere in fila Paris Saint-Germain, Chelsea, Manchester City e Liverpool nel paradossale ruolo di – quasi – underdog, la squadra di Carlo Ancelotti nella partita contro l’Eintracht è tornata a vestire i panni che più le si addicono del dittatore sadico, per di più rinvigorito dall’aver sventato non uno ma ben quattro colpi di stato. Se ancora di ineluttabilità vogliamo parlare in relazione al Real Madrid, in questo caso ci troviamo di fronte alla sua declinazione più classica, per cui il solito Golia è destinato a sopraffare il non-Davide di turno, sia che scelga la spada sia che scelga la fionda.



È con la fionda che l’Eintracht Francoforte ha cercato di stanare il Real, rintanandosi per lunghi tratti di partita nella propria metà campo in attesa del momento giusto per attaccare con colpi centellinati ma ben assestati. E anche se sappiamo che alla fine questo non è servito a condurre i tedeschi alla vittoria, la strategia di gara gli ha permesso di stare dentro la partita il più a lungo possibile, considerate le disparità tecniche alla vigilia – esasperate dal 6-1 subito lo scorso venerdì dal Bayern Monaco e dall’improvviso addio di Filip Kostić in direzione Juventus. Affrontare il Real a viso aperto come prima di allora avevano fatto soltanto squadre del livello del Liverpool e City, le quali godono di solidità tecnica e mentale fuori dal comune – e che comunque non sono riuscite ad avere la meglio contro la squadra di Ancelotti – sarebbe probabilmente stato un suicidio per i campioni in carica dell’Europa League.

Per questo motivo il canovaccio dell’Eintracht è stato molto simile a quello seguito dai tedeschi nei quarti di finale di Europa League contro il Barcellona, schierati anche allora con un 3-5-2 dagli spiccati tratti difensivi, pronto a trasformarsi in un 5-4-1 fitto per arginare il possesso palla straripante degli avversari. Ad aprile questo tipo di atteggiamento aveva permesso all’Eintracht di uscire vittorioso dal Camp Nou con soltanto il 25% di possesso palla, e prima della partita contro il Real le probabilità che il pallone gravitasse ancora meno attorno ai calzerotti neri dei tedeschi sono aumentate a causa dell’assenza di Kostić, sostituito sulla fascia da Lenz. Per il resto la formazione di Oliver Glasner si è presentata alla sfida con i migliori interpreti possibili: Kevin Trapp in porta; Almamy Touré, Tuta e Evan N’Dicka a formare il pacchetto difensivo, schermati a centrocampo da Sebastian Rode e Djibril Sow e sugli esterni da Ansgar Knauff e per l’appunto Christopher Lenz; in attacco, a supporto di Rafael Santos Borré, Jesper Lindstrom e Daichi Kamada, chiamati a un lavoro difensivo non indifferente affinché il centrocampo del Real non prendesse il sopravvento.

Real che invece si è schierato con un 4-3-3 asimmetrico, con Thibaut Courtois tra i pali; David Alaba e Éder Militão centrali di difesa supportati rispettivamente da Ferland Mendy a sinistra e Dani Carvajal a destra; a centrocampo il solito trio composto da Casemiro, Luka Modrić e Toni Kroos; mentre davanti Karim Benzema al centro e Vinícius Júnior sulla sinistra partivano da una posizione leggermente più avanzata rispetto a quella di Federico Valverde, defilato sulla destra e sulla carta addetto a fare da collante tra centrocampo e attacco. Durante la partita, tuttavia, è stato Modrić a ricoprire maggiormente quel ruolo, sia in fase offensiva che in fase difensiva, scalando su N’Dicka ogni volta che quest’ultimo riceveva palla e andando a infastidire la fase di costruzione dell’Eintracht, mentre Valverde si abbassava per impedire possibili passaggi verso il centro del campo. L’approccio al pressing del Real è stato in linea di massima più aggressivo rispetto a quello dell’Eintracht, che non è quasi mai riuscito a impensierire i Blancos durante i primi minuti di gioco, se non in un’unica occasione nella prima frazione in cui alcune scalate fuori tempo hanno permesso a Rode di eludere il pressing portato da Casemiro e a verticalizzare per Kamada sulla sinistra. L’asse Rode-Kamada è stato decisivo anche nell’unica occasione davvero pericolosa creata dall’Eintracht, dove un errore nel disimpegno tra Alaba e Mendy ha portato Rode al recupero del pallone e all’immediata verticalizzazione verso la seconda punta, che con un tiro troppo centrale e leggermente strozzato rende più facile la parata a Courtois, andato comunque giù in tempo record.



Sapendo benissimo di non poter competere con il Real Madrid sul piano tecnico quindi, la squadra di Glasner ha provato a contendere le sorti dell’incontro ai Blancos puntando sull’applicazione difensiva e sulla velocità della transizione offensiva subito dopo il recupero palla. Approfittando delle due linee molto strette e dello schermo efficace posto da Kamada e Lindstrom rispettivamente su Modrić e Kroos, l’Eintracht ha atteso in maniera efficace gli errori in costruzione dei giocatori del Real per colpire rapidamente appoggiandosi a Borré, sempre troppo libero di ricevere grazie alle incertezze di Militão e Alaba, troppo lenti nel risalire il campo per contendergli il possesso, forse non essendo abituati a un tipo di difesa aggressiva degli spazi. Ancelotti ha provato ad aprire la difesa dell’Eintracht abbassando Modrić in ricezione, avanzando Carvajal sulla sinistra e facendo rientrare Valverde verso il centro del campo, in modo da dare ampiezza al gioco e allargare le maglie della difesa a tre dell’Eintracht. Proprio gli scambi continui tra il terzino destro e il numero quindici madrileno hanno dato vita all’occasione più nitida del Real nel primo tempo, con Valverde che nuovamente largo sulla destra riesce a mettere in area di rigore un rasoterra che la taglia tutta fino al dischetto, con Carvajal che la lascia sfilare per Benzema, il quale con un extra pass premia l’inserimento da dietro di Vinícius, libero di gonfiare la rete dell’Eintracht. Solo l’intervento in extremis di Tuta riesce a mantenere il risultato sullo 0-0. Tuttavia, fin quando la concentrazione e le energie dei due trequartisti avversari hanno tenuto, il Real non è quasi mai riuscito a prendere il controllo del match, nonostante – ma forze grazie a – il piano gara dell’Eintracht.

La seconda arma a disposizione del Real in questa partita era, come al solito, la presenza di Vinícius in campo: in una partita bloccata come quella di ieri sera, è agli spunti individuali del brasiliano che i compagni si aggrappano quando è necessario risalire in fretta il campo con il pallone. La velocità e la precisione con cui riesce a condurre la palla in zone di gioco pericolose e la continuità con cui riesce a farlo all’interno di una stessa partita sono una sorta di deus ex machina su cui è troppo facile fare affidamento, anche quando la situazione specifica richiederebbe ai compagni altre soluzioni. Nel primo tempo il lancio lungo verso Vinícius da parte di Alaba o Mendy è stato una costante, sia per cercare di creare occasioni pericolose sia per, banalmente, liberarsi di un pallone che iniziava a diventare pesante per i difensori del Real, costretti a passarselo per lunghe porzioni di tempo a causa del baricentro dell’Eintracht, in attesa di una soluzione che potesse portarlo lontano da possibili errori difensivi. Ma spesso le scelte sono state forzate, e Vinícius si è ritrovato a dover affrontare contemporaneamente Knauff e Touré, perdendo quasi tutti i duelli in inferiorità numerica. In più, la difesa bassa dei tedeschi non permetteva a Vinícius di ricercare facilmente la profondità, andando a limitare le soluzioni dell’ala brasiliana, contenuta molto bene nella prima frazione di gioco da Touré grazie alla sua velocità nel recuperare la posizione.

È comunque grazie alle capacità di Vinícius che si sono concretizzati i presupposti per sbloccare la partita, dopo che questo aveva iniziato ad abbassarsi maggiormente per dare la possibilità ai compagni di non rischiare di perdere tanti palloni. Partendo in conduzione dalla sinistra, al minuto 36, riesce a disorientare Touré con un una finta a rientrare e, mentre il difensore dell’Eintracht sta ancora cercando di riposizionarsi con il corpo, fa partire un destro chirurgico indirizzato sul secondo palo, allontanato dall’angolino solo grazie all’intervento di Trapp che riesce a toccare il pallone con la punta delle dita e a deviarlo in angolo. E proprio dal calcio d’angolo arriva il gol che permette al Real di sbloccare la partita. Il pallone teso di Kroos finisce sulla testa di Benzema, che in controtempo era riuscito ad anticipare due difendenti dell’Eintracht che si trovavano nella stessa zona dell’area di rigore. Il tocco della punta madrilena più che un tiro è un campanile debole destinato a terminare sul fondo se non fosse che Casemiro spunta appena prima che esca, approfittando dell’incertezza di Trapp, confuso dalla presenza di altri due uomini della sua squadra nell’area piccola. Questi, attirati dal movimento di Casemiro che riesce ad anticiparli, si perdono Alaba all’interno dell’area di rigore, che deve solo appoggiarla di sinistro in porta con il più facile dei tap-in.



È un’incertezza che costa cara all’Eintracht, incapace da quel momento di attuare il piano gara come al solito. Già verso la fine del primo tempo ci si rende conto che la squadra di Glasner si è allungata, e che la necessità – o l’ansia – di recuperare il risultato fa perdere la lucidità per continuare ad applicare alla perfezione i compiti difensivi. Nel secondo tempo Kamada e Lindstrom non riescono più a disinnescare Modrić e Casemiro con la stessa efficacia, e i due Blancos riescono a svariare con molta più libertà sul fronte offensivo, dando vita a combinazioni nello stretto che generano continui pericoli per la difesa dell’Eintracht. Ne è un esempio la traversa colpita al sessantesimo da Casemiro, arrivato al tiro dal limite dell’area grazie a un passaggio di Modrić, finalmente libero di ricevere palla tra le linee ora che il centrocampo dei tedeschi ha perso di smalto, anche a causa dei cambi offensivi apportati da Glasner. Kamada arretrato in mediana al posto di Rode e Mario Götze sulla trequarti sono state le mosse decisive per abbassare la qualità del pressing, anche se l’inserimento contestuale di Randal Kolo Muani al posto di Lindstrom era riuscito a rivitalizzare la fase d’attacco del Francoforte, con la punta francese dimostratasi un valido supporto a Borré, spesso lasciato troppo solo lì davanti.

Il 2-0 definitivo del Real arriva ancora una volta grazie a una giocata di Vinícius, che approfitta della libertà lasciatagli da uno stremato Touré per tendere una palla rasoterra in area di rigore per Benzema, che con due passetti all’indietro prepara il tiro di prima che buca Trapp, ancora una volta non esente da colpe. In una partita in cui Karim è sembrato un po’ sulle gambe e in cui i suoi movimenti a cucire il gioco sono sembrati meno fluidi del solito, è riuscito comunque a timbrare il cartellino che gli ha permesso di superare Raúl al secondo posto nella classifica marcatori all-time del Real Madrid. L’uscita dal campo di Touré in favore di Lucas Alario forse arriva troppo tardi e l’Eintracht, passato al 4-2-3-1 con Knauff terzino destro, non riesce a riacciuffare una partita giocata al meglio delle sue potenzialità, ma che non è mai stata in bilico.

La sensazione è che il Real Madrid non abbia dovuto affidarsi a nient’altro che non fosse la pazienza in quest’occasione, come un pugile che nei primi round non fa altro che schivare l’avversario per farlo stancare, in attesa del momento giusto per colpire. Dall’altro lato, l’Eintracht si è comportato come un perfetto sparring partner, cercando di stressare il Real sui suoi possibili punti deboli e di spronarlo a cercare soluzioni differenti per rompere una guardia troppo stretta. La soluzione – non così originale ma comunque efficace – come detto è stato il logoramento psicologico e fisico di quella stessa guardia, senza scomodarsi troppo a cercare vie alternative sul piano del gioco, che ormai sembra essere settato sul pilota automatico. Il Real è riuscito a portare a casa la sua quinta Supercoppa europea e Ancelotti la sua quarta, diventando l’allenatore più vincente della competizione. Eppure, i festeggiamenti sono stati così minimali da essere passati inosservati, in uno stadio dove il tifo era a trazione Eintracht. Il Real è sembrato un Golia annoiato, pronto ad amministrare la pratica europea di turno come fosse un impiegato d’ufficio. In attesa di un Davide che sia davvero all’altezza del suo nome.

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