Real Madrid Manchester City

Come Guardiola ha battuto Zidane

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Ieri sera è andata in scena l’andata dell’ottavo di finale della Champions League tra Real Madrid e Manchester City, nella quale questi ultimi sono riusciti ad imporsi per 2-1 al Santiago Bernabéu, portando a casa un importante vantaggio per il passaggio del turno.


Il contesto 

È fisiologico che un ottavo di finale, per di più di questo livello, rappresenti uno spartiacque nella stagione delle due squadre coinvolte. Ma forse in questo caso vale addirittura di più.

Da una parte il Real di Zinédine Zidane – allenatore mai eliminato nella fase a eliminazione diretta della Champions League –, che ha il dovere di vendicare la sanguinosa eliminazione della scorsa stagione per mano dell’Ajax, perché quando sei il Madrid, e per 13 volte hai sollevato la coppa, risulta difficile accettare un’uscita prematura 2 anni consecutivi.

Dall’altra il Manchester City di Guardiola, che, dopo aver abbandonato il sogno di bissare il trionfo della scorsa annata in Premier League ai danni del Liverpool, ha l’obbligo di salvare la stagione facendo strada in Champions, competizione stregata per il club e dalla quale momentaneamente risulta escluso per i prossimi 2 anni, causa Financial Fair Play. Non solo il presente ma anche il futuro dei club passa da questa gara.


La partita 

Esclusioni eccellenti per i due allenatori, costretti a scelte difficili, complice l’incredibile qualità a loro disposizione. 

Nei blancos out Toni Kroos, che perde il ballottaggio con Luka Modrić per un posto al fianco degli insostituibili Casemiro e Valverde, pedina ormai fondamentale nello scacchiere di Zizou.

Dall’altra parte Guardiola lancia Jesus spedendo in panchina Agüero, il suo principale cannoniere. Fuori anche Sterling – non al 100% – e il capitano David Silva.

I primi 15 minuti sono privi di occasioni, con le due squadre più attente a non concedere piuttosto che a proporre. Interessante la novità tattica dei citizens, che si schierano con un inusuale 4-4-2 con il doppio falso nueve – Bernardo e De Bruyne – con Gabriel Jesus relegato sulla sinistra per contenere le avanzate di Carvajal e sfruttare la sua velocità per attaccare lo spazio alle spalle del terzino spagnolo. 

Proprio l’attaccante brasiliano ha la prima chance della partita, quando al 22′ scatta sul filo del fuorigioco, salta Varane ma è bravo Courtois a respingere la sua conclusione. 

Poco dopo arriva anche la prima grande occasione per il Real, con il colpo di testa da buona posizione di Benzema che trova l’ottima opposizione di Ederson.

Il nuovo infortunio di Laporte – appena rientrato dopo un lungo stop – costringe Guardiola al cambio e a rinunciare nuovamente al suo vero leader difensivo. Entra Fernandinho che prende il posto del francese al fianco di Otamendi. 

La prima frazione si chiude con un calcio d’angolo a favore del City, sul quale è bravo Casemiro a respingere sulla linea il tiro del solito Jesus. 

Il Real è riuscito a limitare il possesso della squadra inglese tramite un pressing alto uomo contro uomo simile a quello attuato due mesi fa nel clásico

Oltre ai tre attaccanti – che si occupano dei difensori – anche Valverde – bravissimo nello svolgere questo compito – e Modrić si alzano sui due pivot di Guardiola, Rodri e Gündoğan, obbligando il portiere avversario al rilancio lungo, dove i difensori madrileni non hanno problemi nel recuperare il pallone contro i non certo statuari avanti del City. 

Dopo un primo tempo non spettacolare, ma molto interessante tatticamente, la ripresa si apre con un’occasione per la squadra inglese. Sfruttando una palla persa da Casemiro, De Bruyne si invola nella metà campo avversaria e serve Mahrez, che rientra sul sinistro ma da buona posizione calcia poco a lato rispetto alla porta di Courtois. 

Proprio il portiere belga è grande protagonista qualche minuto dopo, quando sempre Mahrez, liberato in area da una palla sopra la linea difensiva – anomalia nel gioco palla a terra dei ragazzi di Guardiola –, controlla e calcia con il destro ma trova la grande parata dell’estremo difensore dei blancos. 

Proprio nel momento migliore dei citizens è il Real a passare in vantaggio. Il pasticcio firmato dalla premiata ditta Otamendi-Rodri permette a Modrić di recuperare palla sulla trequarti avversaria e di servire in velocità Vinicius – l’uomo più attivo del Real –, che, sfruttando un altro regalo della retroguardia – questa volta è Walker a commettere l’errore –, serve Isco, che a tu per tu con Ederson insacca nell’angolino.  

Il Real ha segnato esattamente nel modo in cui Zizou pensava la sua squadra potesse fare. Il pressing alto, se eseguito bene, è un’arma che ha dimostrato essere efficace contro la squadra di Pep, per conferme citofonare Jürgen Klopp. 

Una volta recuperato il pallone – approfittando anche del fatto che Otamendi fosse fuori posizione –, la qualità dei blancos ha fatto il resto. Bravissimo Vinicius nella rifinitura e ottima anche la conclusione di Isco, che segna un goal apparentemente facile, ma molto simile a quello che Callejon 24 ore prima aveva sbagliato calciando addosso a ter Stegen. 

Dopo il goal subito, il City sembra perdere un po’ di equilibrio. Aumentano le distanze tra i reparti e la palla non riesce a circolare nella zona offensiva. 

È il Real che va più vicino al goal quando Sergio Ramos, dopo un bell’anticipo, si lancia in una delle sue classiche sortite offensive, e, sull’appoggio di Isco, calcia da posizione favorevole, ma il suo tiro ben indirizzato è deviato da Fernandinho in calcio d’angolo. 

Doppio cambio attorno al 75′. Zidane inserisce Bale per Vinicius , il migliore dei suoi. La risposta di Guardiola è Sterling che prende il posto di Bernardo. Jesus, dopo una partita di grande sacrificio – 8 le palle recuperate, non male per una prima punta – torna al centro dell’attacco per dare ai suoi un riferimento centrale. 

Passano pochi minuti ed è proprio il numero 9 brasiliano a raccogliere il perfetto cross di De Bruyne – dopo l’ennesima grande giocata del fantasista belga – e a spedire la sfera alle spalle di Courtois. Protestano i madridisti per un presunto fallo di Jesus su Ramos al momento dello stacco, ma per il VAR è tutto regolare. 

Il Real accusa il colpo e il City ne approfitta: Sterling, il cambio decisivo di Guardiola, punta Carvajal che, ingenuamente, lo stende in area. Per Orsato è calcio di rigore. 

Il mondo del calcio a questo punto si interroga su chi si presenterà dal dischetto, dato che a turno, Jesus, Gündoğan e Agüero – quest’ultimo non in campo – hanno sbagliato gli ultimi 5 calci di rigore a disposizione della squadra di Guardiola. Un’ipotesi suggestiva è che a calciare sia Ederson, il portiere, descritto recentemente dal suo stesso allenatore come il più indicato a prendersi la responsabilità per risolvere questo inusuale problema. 

Alla fine il prescelto è l’uomo più rappresentativo del City, quel Kevin De Bruyne che la scorsa stagione, a causa di qualche acciacco di troppo, non ha potuto dare il suo contributo nel momento clou della campagna europea della sua squadra, ma che quest’anno sembra avere intenzioni differenti. 

Il belga spiazza il compagno di nazionale Courtois e porta in vantaggio i suoi.

Prima del fischio finale c’è tempo per l’ultima emozione della partita: Jesus recupera l’ennesimo pallone della sua gara e dopo aver superato Varane, solo davanti alla porta, viene steso da Sergio Ramos. Punizione e rosso per il capitano del Madrid, costretto come l’anno scorso – questa volta non intenzionalmente – a saltare il ritorno degli ottavi di finale.


Il Real 

Fortunatamente – o forse no, dipende dai punti di vista – l’occasione di riscatto per i ragazzi di Zidane arriva subito, domenica sera, dove al Bernabéu arriva il Barcellona capolista della Liga in un clásico da “matar o morir”.

La sconfitta mette sicuramente i blancos in difficoltà in vista del ritorno, dove senza il capitano Sergio Ramos, sono chiamati a compiere l’impresa impossibile per continuare il loro percorso in quella competizione che per il club assomiglia molto al giardino di casa.

Ma nonostante la razionalità faccia protendere verso un passaggio del turno piuttosto agevole da parte dei citizens, appare piuttosto improbabile che un allenatore mai eliminato in questa coppa, capace di vincerla per addirittura tre volte consecutive, non renda quanto meno cara la pelle. 

Una buona base per cercare di ribaltare il risultato sarà cercare di ripartire dal pressing alto, ben fatto per la prima ora di gioco, cercando di recuperare palla in una zona pericolosa del campo per poi colpire, proprio come in occasione del goal di Isco. 

Il City 

Arrivata a questa partita dopo una stagione piuttosto complicata – Premier sfuggita dopo poche giornate e sentenza UEFA che, almeno per il momento, esclude il club dalla Champions per la prossima stagione –, la squadra di Guardiola ha dimostrato di aver una grande forza mentale.  

L’infortunio di un giocatore tanto importante quanto sfortunato come Laporte e il goal di Isco, tutto nell’arco di circa mezz’ora, rischiavano di tagliare le gambe a chiunque.  

Ma i giocatori hanno avuto la forza di non disunirsi nonostante le enormi difficoltà, aspettando che la partita concedesse loro l’occasione di colpire. 

Per il ritorno Guardiola dovrà fare a meno di Mendy e probabilmente Laporte, ma nonostante le defezioni – e in attesa del rientro di Sané – si appresta ad affrontare questo match da favorito. 

Nonostante ciò, la sua recente storia in questa competizione insegna come tutto possa accadere – soprattutto contro di lui – e di certo vorrà evitare che gli antichi fantasmi tornino a tormentare Etihad. 


Le chiavi 

Il coraggio. Quello che spinge Guardiola a sorprendere ancora una volta con le sue scelte. Tutti si aspettano Agüero e lui non solo gli preferisce Jesus, ma cambia ruolo al brasiliano lasciando lo spazio centrale a De Bruyne e Bernardo, con lo scopo di allargare il più possibile il campo. 

Con questa mossa il Real non ha avuto punti di riferimento centrali – senza i quali risulta più complicato per l’asse Ramos-Varane-Casemiro portare il pressing, come sottolineato da Guardiola dopo la partita – e si è trovato a fronteggiare la velocità di Jesus sull’asse di sinistra, dove Zidane si sarebbe probabilmente aspettato un giocatore diverso – meno ala pura e più fantasista – come Bernardo, che invece era libero di spaziare per il campo. Non a caso Carvajal si è dimostrato in grossa difficoltà davanti ai continui strappi del brasiliano, il quale ha anche contenuto in maniera impeccabile le avanzate del terzino spagnolo. 

Fondamentale è stata la disponibilità di Guardiola a rinunciare parzialmente al suo credo, dimostrandosi disposto ad arrivare alla vittoria non solamente tramite il dominio del possesso – comunque mai disprezzato quando la partita presenta l’occasione – ma anche sfruttando le transizioni – quella condotta da De Bruyne e conclusa con il tiro di Mahrez dopo la palla persa da Casemiro è un esempio calzante – che una squadra che attacca con tanti uomini come il Real è fisiologico conceda. 

Quasi 11 anni dopo aver regalato al mondo la prima versione del Messi falso nueve in uno storico clásico, l’allenatore spagnolo ha riservato un’altra invenzione che lo pone in situazione di vantaggio in vista del ritorno a Manchester. 

Emblematiche le sue parole nel post partita, quando ad un giornalista che afferma come le sue scelte si siano effettivamente rivelate vincenti, Pep risponde «It doesn’t count because we won». 

La vittoria è ovviamente l’obiettivo primario, ma questa può arrivare solo dopo un preciso piano partita. Guardiola si dichiara infine soddisfatto, ma si lascia sfuggire un «We have to improve» che descrive perfettamente il personaggio, costantemente alla ricerca della perfezione. Mentalità.


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