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Renato Curi e la Juventus, storia di un vincolo insolubile

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«Ci è dato sapere da dove veniamo. Spesso, però, non siamo in grado di distinguere dove stiamo andando. Di sicuro non ci è concesso di sapere dove andremo.»

Federico Buffa

 

In questa frase di Federico Buffa si può sicuramente trovare il filo che lega il destino di Renato Curi con quello della Juventus. Chi era Renato Curi? Centrocampista molto promettente in forza durante la sua carriera al Giulianova, al Como e al Perugia, è stato uno dei talenti italiani più puri arrestati in rampa di lancio.

 

 

Per capire perché le storie di Curi e della Juventus si sono intrecciate più e più volte bisogna concentrarsi su tre momenti. Il primo ci riporta al 16 maggio 1976, quando Juventus e Torino arrivarono all’ultima giornata con il tricolore ancora in ballo. I granata si trovavano in vantaggio di un punto, ma il pareggio interno con il Cesena stava per far pendere l’ago della bilancia a favore dei bianconeri. Quando, al Comunale di Pian di Massiano, Curi segna il gol del vantaggio perugino sulla Vecchia Signora. La radiocronaca di Sandro Ciotti è entrata nella storia, come il successivo boato dell’Olimpico torinista registrato dal microfono di Enrico Ameri: «Il Perugia è passato in vantaggio, rete di Curi su cross da destra di Novellino; niente da fare per Zoff». Il gol di Curi risulta decisivo quindi per l’assegnazione del tricolore in favore del Toro, iniziando così a tessere le tele del destino tra il centrocampista marchigiano e la Juventus.

 

 

Il secondo, tragico, momento ci porta al 30 ottobre 1977. La Juventus è ancora ospite del Perugia al Comunale. Curi è appena rientrato da un infortunio e viene schierato titolare, nonostante condizioni fisiche non ancora ottimali e un terreno di gioco bagnato e molto pesante, in quanto insostituibile punto fermo degli umbri. Alle 15:34 però, al 50º minuto, Curi si accascia vicino al cerchio di centrocampo. Non c’è stato nessun contatto falloso, il centrocampista ha perso i sensi. Si scatena il panico in campo tra i giocatori di entrambe le squadre, entrano diverse barelle e il calciatore viene portato fuori esanime. Condotto d’urgenza al Policlinico di Perugia, muore alle 16:30, esattamente quando viene fischiata la fine della partita che lo aveva visto come vittima. Renato Curi se n’è andato a soli 24 anni, a causa di un arresto cardiaco provocato da una malattia cronica del cuore in grado di provocare morte improvvisa, come dimostrato dall’autopsia. I destini di Renato e della Juventus si sono così intrecciati nuovamente.

 

 

Non è finita qua però, visto che la storia della Juventus subisce un’altra dura battuta d’arresto sempre a Perugia. Siamo nella stagione 1999/2000, quella che vede il ritorno alla vittoria dello Scudetto da parte della Lazio. Anche in questo caso il verdetto viene emesso all’ultima giornata, il 14 maggio 2000, con la vittoria dei biancocelesti sulla Reggina. La Juventus è ancora una volta ospite del Perugia, in quel Comunale che il 24 novembre successivo alla tragedia del 1977 è stato definitivamente intitolato a Renato Curi. E, anche in questa occasione, sono gli umbri a decidere le sorti del campionato: un gol del capitano Calori sotto al diluvio perugino fa scivolare i bianconeri all’inferno. Le sorti dei piemontesi si sono intrecciate ancora una volta con il nome di Renato Curi.

Termina con quella piovosa domenica umbra una delle storie più curiose della storia del nostro campionato, quella che ha visto per protagonisti una giovane promessa fermata da una sorte malevola e la squadra italiana più vincente in territorio nazionale. Con questa serie di episodi, Renato Curi e la Juventus resteranno infatti legati nell’eternità da un destino che non hanno scelto, ma che, come espresso nella citazione di Buffa, ha deciso inesorabilmente di accomunarli.

 

 

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