Bochini

Ricardo Bochini, il maestro della “pausa”

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Era Woody Allen che giocava a calcio: un corpo insufficiente per qualsiasi cosa, la faccia tipica di un perdente, un talento pungente, veloce, immenso. Era come un ladro che ausculta una cassaforte inespugnabile mentre le sue dita tirano fuori il segreto della combinazione; fino a quando all’improvviso… clic. Sì, un pallone giocato da lui apriva tutti i catenacci difensivi. Gli bastava un tocco: clic.”

Con questa citazione, Jorge Valdano, ex centravanti del Real Madrid e della nazionale argentina, campione del Mondo nel 1986, presenta colui che è stato un’icona storica della storia del calcio argentino, divenendo fonte di ispirazione di coloro che ne avrebbero imitato le gesta, portando i suoi insegnamenti alla consacrazione internazionale.

Quest’uomo è Ricardo Bochini, classe 1954, nato a Zárate – in provincia di Buenos Aires –, uno dei più grandi giocatori della storia del calcio argentino, bandiera storica ed indiscussa dell’Independiente, nel quale giocò dal 1972 al 1991 e del quale, più di tutti, incarna l’essenza.

La sua classe ed eleganza portarono l’Independiente a vincere ben 4 Coppe Libertadores, due Coppe Intercontinentali, 4 campionati nazionali e 3 Coppe Interamericane.

Bochini fu uno dei primi veri maestri della “pausa” in Argentina, tra i più rappresentativi. Come spiega il Dies dei “Los Diablos Rojos“, esistono due modi per effettuarla: con la palla che si muove lentamente o con la palla che viaggia in velocità, in ogni caso l’attesa serve a creare spazio per il passaggio filtrante e l’inserimento del compagno.

E in questo il buon Ricardo era maestro indiscusso, riusciva sempre con eleganza, semplicità e tremendo cinismo a trovare la giocata decisiva e poi i giochi erano fatti per i successi dell’Independiente.

Nel 1973, ad appena 19 anni, Bochini è il grande protagonista della Coppa Intercontinentale: è infatti un suo gol a decidere la finale contro la Juventus – che sostituiva il “rinunciatario” Ajax, campione d’Europa –, dopo una formidabile triangolazione e un cucchiaio di pregevole fattura ai danni di Zoff.

Un altro episodio significativo della carriera di Bochini e della storia dell’Independiente è senza dubbio la finale del Torneo Nacional del 1977, contro il Talleres de Cordoba. All’andata c’è stato un pareggio – 1-1 – nello stadio dell’Independiente, e nella gara decisiva a Córdoba il risultato è fermo sull’uno pari. A soli quindici minuti dal termine il Talleres segna un gol dubbio. I giocatori dell’Independiente protestano animatamente, e l’arbitro risponde con tre cartellini rossi ai danni dell’Independiente. Con soli otto giocatori in campo, per di più con solo quindici minuti a disposizione, l’Independiente riesce a pareggiare proprio con Bochini, su assist di Bertoni, suo partner in attacco dal 1973 al 1979, prima che quest’ultimo si trasferisse alla Fiorentina.

L’Independiente vince quindi il campionato grazie ai due gol segnati in trasferta, in un match molto argentino.

La nazionale argentina non garantisce lo stesso prestigio che Bochini aveva avuto con la casacca dell’Independiente: i motivi sono chiari, la velocità atletica dei vari Kempes, Maradona, Bertoni e problemi legati alla sua filosofia di gioco più “statica”. Totalizza soltanto 16 partite e zero gol con la casacca albiceleste.

Nel 1986, però, gli viene concessa un passerella importante e prestigiosa: un certo Diego Armando Maradona, che ha sempre avuto Bochini come eroe, insiste affinché venga convocato ai Mondiali poi vittoriosi in Messico e ciò avviene.

Resterà in panchina per tutto il Mondiale, ma il suo apporto nello spogliatoio sarà fondamentale per l’ambiente. In semifinale contro il Belgio, Diego, che ha risolto la partita con due gol da antologia, chiede a Bilardo di far uscire Burruchaga per consentire i cinque minuti di gloria a Bochini.

Bochini quindi può finalmente esordire ai Mondiali. Diego gli tende una mano e gli dice “Benvenuto maestro, la stavamo aspettando“, come massimo tributo per chi ha lasciato un marchio indelebile nella storia del calcio sudamericano.

Nel 1991, Ricardo Bochini dice addio al calcio giocato ed è da subito una grossa perdita, non solo per l’Independiente, ma pure per l’intero calcio sudamericano, che perde uno dei suoi massimi esponenti, colui che più di tutti, tra i diez argentini, aveva elevato il calcio ad una forma d’arte mai vista, i cui passaggi e le cui geometrie rimangono ancora oggi ineguagliabili in Sud America.

 

 

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