Bentancur

Rodrigo Bentancur, Lolo Land

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Rodrigo Bentancur nasce a Nueva Helvecia, un piccolo paesino dell’Uruguay, il 25 giugno 1997. Perde la madre quando ha appena 4 anni e proprio a lei è collegato il suo numero di maglia, il 30, giorno in cui lei nacque. Trascorre l’infanzia nelle campagne uruguaiane accompagnato dal padre, Roberto, uomo che vive di calcio, ex giocatore e presidente del Club Artesano, la squadra del paese, dove Rodrigo inizia a giocare da giovanissimo. La sua carriera inizia, come spesso accade, dal concatenarsi di una serie di coincidenze particolari: uscito da scuola un giorno, infatti, passa a salutare il padre, che stava tenendo un corso di formazione per allenatori nella struttura del club locale. Al corso è presente Horacio Anselmi, un preparatore del Boca Juniors, che invita Rodrigo a cambiarsi e a scaldarsi per assistere alla parte pratica. Anselmi dopo averlo visionato rimane estasiato dalle doti del giovane e lo invita a fare un provino per il Boca: in quel momento ha 12 anni e solo 5 più tardi con la maglia degli xeneizes farà il suo esordio tra i professionisti in una sfida di Copa Libertadores contro il Montevideo Wanderers.

I successi da quel momento in avanti non tardano ad arrivare per Bentancur, soprattutto con la sua nazionale, con la quale nel 2017 si laurea campione del Sudamericano, il torneo dedicato alle nazionali U20 del Sud America e pochi mesi dopo guida la stessa Celeste fino al quarto posto ai Mondiali di categoria, consacrandosi definitivamente come perno fondamentale del futuro centrocampo uruguaiano. Le giovanili infatti iniziano a stare strette a Rodrigo, che pochi mesi più tardi viene convocato nella nazionale dei grandi. Il 5 ottobre arriva finalmente l’esordio, contro il Venezuela, da lì in avanti non si è più fermato, fino al Mondiale di Russia 2018, nel quale scende in campo in tutte le partite disputate dal suo Uruguay che arriva fino ai quarti di finale.

Un Mondiale che Bentancur conquista grazie anche a un’altra tappa fondamentale della sua carriera, ovvero l’arrivo nel calcio europeo e in particolar modo nella Juventus, dove approda a titolo definitivo a partire dal primo di luglio del 2017. Il giovane uruguaiano arriva a Torino grazie alla trattativa che porta Carlos Tévez dalla stessa Juventus al suo Boca. Affare all’interno del quale viene inserita un’opzione per una sua acquisizione a titolo definitivo per una cifra vicina ai 9 milioni di euro più 2 di bonus.

 

 

Il suo esordio in Serie A arriva il 26 agosto 2017 e il suo primo gol nel massimo campionato italiano lo mette a segno nella stagione successiva contro l’Udinese. Bentancur si consacra ai massimi livelli nella Juve di Allegri, dove inizia a trovare maggiore spazio grazie agli infortuni dei compagni di reparto ma soprattutto grazie alla fiducia del mister livornese, con il quale conduce un percorso di maturazione fuori e dentro il campo, che lo porta a trasformarsi da “diamante grezzo” a perla raffinata del centrocampo bianconero.

Rodrigo rispecchia tecnicamente quello che in Spagna definiscono “mediocentro”, ovvero un anello di congiunzione tra difesa e centrocampo, playmaker basso deputato a uscire dal reparto arretrato e a dialogare con le mezzali nella prima impostazione. Ruolo questo, che vediamo occupare da Bentancur nell’Uruguay del maestro Tabárez e che invece nel centrocampo juventino è stato leggermente adattato, complice la presenza di Pjanić.

Per uno della sua età, colpisce sempre di più il modo che ha di intendere e di vivere la partita: sempre propositivo –aspetto, questo, presente nell’anima del gioco sudamericano –, abile a ragionare a lungo termine e con personalità da vendere. Egli infatti cerca sempre di capire come si evolverà l’azione, compiendo movimenti continui e impercettibili, che non saranno magari quelli da ricordare, ma sono fondamentali per produrre un calcio fluido come quello moderno. Perfettamente a suo agio con entrambi i piedi, Bentancur sa benissimo come e quanto trattare il pallone: di prima, a due tocchi, passaggio nel corto o nel lungo poco importa, è in grado di verticalizzare o rallentare il gioco a piacimento, il tutto accompagnato da una consapevolezza tecnica e tattica che impressiona. Da quando è arrivato in Italia è migliorato molto nella difesa del pallone, aspetto collegato anche a una crescita muscolare notevole, che favorisce ancor di più le sue doti di recupera- palloni: Rodrigo infatti, anche in fase difensiva, non abbassa il suo livello qualitativo e riesce a recuperare una sfilza di palloni, spesso, c’è da dire, persi da lui a causa di qualche errore di troppo dovuto alla spavalderia della giovane età e cali di concentrazione in momenti piatti della gara.

Il Lolo – soprannome nato in famiglia per la pronuncia sbagliata del suo nome da parte del fratello minore e poi diffusosi in patria –, è dunque pronto alla consacrazione definitiva dopo anni di apprendistato, utili per mostrare agli occhi del mondo quello di cui è capace e per perfezionare il suo talento innato, sempre accompagnato da una buona dose di umiltà come è stato ben visibile a tutti da quella sua intervista, rilasciata poco prima di lasciare l’Argentina per arrivare in Europa. Alla domanda riguardante la sua personale reazione alle possibili critiche rivolte nei suoi confronti – qualora le cose non fossero andate nel verso giusto – egli spiazzò tutti rispondendo: «Criticano Messi, come potrebbero non criticare me?».

 

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