Sergio Ramos

La Liga di Sergio Ramos

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Sergio Ramos è un demonio vero, una di quelle divinità pagane celtiche, foriere di cattivi presagi e distruzione. Non è soltanto uno strano caso di antropomorfizzazione, fateci caso, il nuovo look del Gran Capitán lo rende simile ad un vichingo affamato che quasi viene da chiedersi se abbia nascosto ascia, arco e frecce nei calzettoni. Oltre al look Sergio è tornato in campo ancora più duro, ancora più irriverente, gran maestro del machismo. Incarna, per dirlo alla Borghi, il puro madridismo, quello ostentato dei muscoli pompati sotto pelle, dell’arroganza da primo della classe, da chi in campo farebbe di tutto pur di non perdere fino a romperti una gamba. Mai come in questa temporada Ramos ha sottomesso alla sua volontà gli avversari e tutto ciò che si è frapposto tra lui e la Liga.

Il centrale andaluso è stato determinante sia dal punto di vista tecnico, basti pensare agli 11 goal in campionato, 22 in 70 partite dall’inizio del 2019, ma anche e soprattutto dal punto di vista mentale: se puede ganar sin Ronaldo. Non è normale che un difensore segni 97 goal in maglia Blanca, non è normale che di questi 97 goal ben 30 si siano rivelati determinanti al fine di conseguire i 3 punti, non è normale che un 4 partecipi alle due fasi con un killer instinct serpentesco, non è normale, di fatti, è demoniaco. Questa Liga vinta sprintando, come un purosangue, non poteva che portare il suo marchio tatuato addosso proprio come la Champions League della decima. Proprio lui appassionato di cavalli, proprietario di una scuderia, ha domato i blaugrana accelerando sul finale. Per arrivare al titolo sono servite 10 vittorie consecutive, condite da 5 goal del Capitán, numeri da capogiro. Sergio Ramos o lo ami o lo odi, simbolo di una spagna fiera della sua unità territoriale a dispetto di movimenti indipendentisti che guardano al Barça come grimaldello politico. Aut-Aut, non c’è via di mezzo.

Eppure fuori dal campo è un ragazzo per niente sopra le righe, riservato, poco avvezzo a scandali e geloso della propria privacy. En la cancha il discorso cambia e francamente è meglio così. Brutto, sporco e cattivissimo. Il ruolo del difensore moderno ha stravolto il paradigma per cui si vince soltanto difendendo la porta: grazie anche a Sergio Ramos i difensori non la difendono soltanto la porta, la attaccano. El Capitán detiene una media di circa 100 tocchi a partita nelle ultime 4 stagioni, con una percentuale di precisione dei passaggi che si aggira attorno al 90%. Numeri da locura anche per calciatori che giocano molti metri più avanti. Ha aggiunto al suo vasto repertorio offensivo non solo i calci di rigore, dove sembra essere un cecchino in American Sniper, ma anche i calci di punizione. Chiedere al Mallorca per maggiori spiegazioni.

Quello che incanta di più di questo demonio del pallone è la fame di vittorie, il dominio fisico della prossemica del gioco, quella aggressività gratuita, così cristallina che gli si giustifica anche qualche perone sconquassato. Non c’è modo di esorcizzare questa anima andalusa, non esiste sortilegio che lo riporti alla dimensione da rotocalco che viveva qualche tempo fa, appena approdato a Valdebebas. Quel fighetto con il capello lungo gellato non esiste più, adesso un demone lo mangia da dentro, si nutre delle sue emozioni mentre noi sogniamo di essere lui: scorretti, scomodi e cattivi senza sentirci in colpa. Questa Liga è soprattutto sua, la porta negli inferi a banchettare con la sua fame infida. Lunga vita al gran Capitán.

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