Alberto Spencer e il Peñarol campione del mondo

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L’8 marzo 1960 è forse il giorno più importante della storia del Peñarol. Compie in quel giorno il suo debutto con la maglia dei carboneros un ragazzo ventitreenne ecuadoriano, conosciuto da tutti come Alberto Spencer, colui che è ancora oggi il miglior marcatore della storia della Copa Libertadores, grazie alle 54 realizzazioni messe a segno con le maglie dei gialloneri e del Barcelona de Guayaquil. L’esordio è emblematico per l’apporto che Spencer porterà al Peñarol: segna subito una tripletta agli argentini dell’Atlanta, ripetendosi pochi giorni più tardi con una doppietta ai danni del Tigre.

Alle porte di quel decennio il mondo del calcio è fortemente cambiato: da pochi anni è stata istituita la Coppa dei Campioni, riservata solo ai vincitori dei rispettivi campionati europei. Inoltre il mondo ha appena visto l’esplosione di quello che è forse il migliore giocatore di tutti i tempi, ovvero Edson Arantes do Nascimento, conosciuto come Pelé. Egli ha scioccato il mondo intero guidando il Brasile alla conquista del Mondiale svedese del 1958, primo titolo per i brasiliani e per una nazionale sudamericana nel vecchio continente. La seconda giovinezza del fútbol sudamericano non può più solamente ripercuotersi a livello di nazionali, ma deve interessare anche i vari club. Ed è per questo che nel 1960 si disputa la prima edizione della Copa de Campeones de América, che verrà ribattezzata qualche anno più tardi come Copa Libertadores.

Tra i padri fondatori della Copa si trova proprio il Peñarol, unica squadra uruguaiana a disputare la prima edizione della competizione. Gli aurinegros si trovano in uno dei periodi migliori della propria storia: nonostante la fine del magico ciclo della Máquina e il tris di successi consecutivi dei rivali del Nacional, sono loro i bicampioni in carica del campionato uruguayo. L’accesso alla prima edizione avviene in particolare grazie alla vittoria nella Copa Uruguaya del 1959, conquistata grazie ad una vittoria per 2-0 nel derby in finale, con le reti di Cubilla e Linazza.

Alla prima edizione partecipano solo sette club, il cui vincitore potrà fregiarsi del titolo di campione del Sudamerica e otterrà la possibilità di giocare la Coppa Intercontinentale contro il team campione europeo. La prima partita si disputa all’Estadio Centenario di Montevideo proprio tra il Peñarol e il Jorge Wilstermann, formazione boliviana, davanti a circa 30.000 spettatori. Il confronto è senza storia: il Peñarol infligge agli avversari una delle batoste più roboanti della loro storia, un 7-1 che non ammette altre interpretazioni. Apre le marcature Borges al 13º, ripetendosi poi solamente quattro minuti più tardi. Al 21º è Luis Cubilla a chiudere definitivamente il match, mentre intorno alla mezz’ora si scatena l’uragano Spencer, che marca così il primo dei successivi 54 gol che lo consacrano ancora oggi a miglior marcatore della Libertadores. Al rientro dall’intervallo i boliviani provano a rientrare in partita, ma sono costretti ad arrendersi alla furia di Spencer, che sigla altri tre gol concludendo il match in questo modo con un incredibile poker. Il match di ritorno è una pura formalità per gli uruguaiani, che pareggiando si guadagnano l’accesso alla semifinale contro gli argentini del San Lorenzo. È un confronto molto più equilibrato ed incerto, che costringe le due squadre addirittura a disputare il replay, deciso ancora una volta da una doppietta di Spencer. È tempo allora di finale, contro i paraguaiani dell’Olimpia de Asunción. All’andata a Montevideo è manco a dirlo un gol di Spencer a risolvere la contesa, mentre nel match di ritorno è un gol di Cubilla a sancire il pareggio per 1-1. Il Peñarol si laurea così primo campione sudamericano, ottenendo il diritto di contendersi con il Real Madrid il titolo di campione del mondo. Il confronto è però senza storia e, nonostante un ottimo 0-0 ottenuto tra le mura amiche, sono gli spagnoli ad imporsi per 5-1 al Bernabeu, grazie alla doppietta di Puskás e alle reti di Gento, Di Stéfano ed Herrera. Inutile il gol della bandiera del solito Spencer, che si prepara a quello che gli riserverà il futuro.

Infatti il Peñarol si è guadagnato nuovamente il diritto di partecipare alla Copa de Campeones, in seguito al terzo successo consecutivo in campionato. Un titolo conquistato dopo un fantastico testa a testa con il Cerro, andato appannaggio degli aurinegros grazie alla migliore differenza reti.

Questa edizione della Copa continentale presenta stavolta nove squadre pronte a darsi battaglia. La formazione dei carboneros si è nel frattempo arricchita di grandi elementi quali Pedro Rocha, Pepe Sasía e Juan Joya, grazie ai quali già la prima partita contro l’Universitario de Lima è una pura formalità. Un 5-0 che rende vano il 2-0 del ritorno, che causa la prima sconfitta agli uruguaiani nella massima competizione continentale. In semifinale è tempo di rivincita contro l’Olimpia, ma anche stavolta la revancha è conquistata dagli aurinegros. La finale presenta un incrocio molto combattuto contro i brasiliani del Palmeiras. Il Brasile è all’epoca la nazione più forte del panorama calcistico mondiale, grazie ai giocatori del calibro di Pelé, Vavá, Garrincha e Jair. La finale d’andata è dall’esito incerto fino agli ultimi minuti, quando è un gol del solito Spencer a risolvere la contesa. Al ritorno apre subito un gol discusso di Sasía, il quale nonostante il pareggio di Nardo consegna per la seconda volta consecutiva la Copa al club di Montevideo.

Grazie a questo successo la squadra uruguaya ottiene nuovamente il diritto di disputare la Coppa Intercontinentale, questa volta contro i portoghesi del Benfica, prima squadra ad interrompere il dominio europeo del Real Madrid. L’andata vede incredibilmente la vittoria dei lusitani, che si portano in questo modo ad un passo dal conquistare la coppa. Ma al ritorno il tecnico Roberto Scarone lancia dal primo minuto Joya, stravolgendo completamente l’andamento del match. È un eloquente 5-0 che porta il match allo spareggio decisivo. Apre le marcature Sasía, sono poi le doppiette dello stesso Joya e del solito Spencer a confezionare l’umiliazione ai danni dei portoghesi. Gli stessi che, convinti della loro superiorità, acconsentiranno a disputare il match decisivo sempre a Montevideo. È questa una partita notevolmente più equilibrata, che sblocca subito Sasía con un grande colpo di testa. Al 35° è Eusebio a pareggiare con un gol talmente bello da lasciare sbigottito persino Spencer. Ciò nonostante la coppa è destinata a brillare nella bacheca del club sudamericano, che se lo aggiudica grazie al rigore di uno scatenato Pepe Sasía poco prima della fine del primo tempo. Il capitano William Martínez può così alzare la Coppa Intercontinentale, consacrando la squadra allenata da Roberto Scarone come una delle migliori del secolo.

È in questo periodo che si afferma soprattutto la leggenda di Alberto Spencer. L’ecuadoriano ha da subito tenuto medie gol altissime, andando a segno per 18 volte in 25 partite nella sua prima stagione e per 23 in altrettante partite nella stagione successiva. Assoluto protagonista di tre dei cinque campionati vinti consecutivamente del quinquennio d’oro del Peñarol e dei due successi di fila in Copa de Campeones, riuscirà ad andare a segno anche nella finale del 1962, quella persa contro il mitico Santos di Pelé, segnando 3 gol che non garantiranno però la terza vittoria consecutiva ai gialloneri. È una stagione comunque molto positiva per l’attaccante, che terminerà con un bottino di 22 reti in 24 partite. Soprannominato Cabeza Mágica, Spencer è un attaccante formidabile e rapidissimo nello smarcarsi e negli inserimenti alle spalle dei difensori. Molto abile nel colpo di testa, si rivela un cliente scomodo per tutte le difese, tra cui quella dello stesso Santos, che durante una partita nel 1963 soccombé per 5-0, causando l’ira di Pelé. Secondo la leggenda infatti il fenomeno brasiliano sarebbe stato infastidito dalla sfrontatezza dell’ecuadoriano, intimandogli di smetterla di segnare e causando una rottura nel rapporto tra i due. L’incisività di Spencer, soprattutto nella Coppa Intercontinentale vinta contro il Benfica, aveva fatto parlare di sé anche in Europa, portando all’interessamento dell’Inter, che si risolverà però purtroppo per i nerazzurri in un nulla di fatto.

Con la citata sconfitta in finale contro il Santos e il secondo posto in campionato termina il primo quinquennio d’oro della storia del Peñarol. Sono infatti i nemici eterni del Nacional a conquistare il titolo nazionale e ottenendo il diritto di partecipare alla Copa de Campeones, che termineranno al secondo posto sconfitti dall’Independiente. La redenzione per gli aurinegros arriva nel 1964, quando il titolo nazionale li porta nuovamente nella massima competizione continentale, che termina però con una bruciante sconfitta sempre contro l’Independiente. L’anno successivo corona il Peñarol ancora campione nazionale, grazie soprattutto ai 15 gol di Pedro Rocha e i 12 di Spencer. È la stagione che vede il cambio nella denominazione della Copa, che diviene così nominata Copa Libertadores. Il cammino parte però con il piede sbagliato per i vicecampioni in carica, umiliati per 4-0 nel primo match dei gironi nel derby contro il Nacional. I dubbi iniziano ad assalire la hincha aurinegra, soprattutto in seguito ad una nuova sconfitta contro il Jorge Wilstermann. Segue però una grande risalita dei carboneros, che da quel punto in poi inanellano una serie di sole vittorie e ottengono l’accesso al secondo girone eliminatorio, dove, nonostante un’iniziale sconfitta contro l’Universidad Catolica, la squadra guidata dalla leggenda uruguaya Máspoli (portiere della Máquina del 1949) trionfa superando ancora una volta il Nacional.

La finale vede di fronte quindi il River Plate dell’ex Cubilla, squadra che ha eliminato tra le altre il Boca Juniors e i bicampioni in carica dell’Independiente. La finale d’andata si disputa all’Estadio Centenario, risultando una finale molto combattuta risolta negli ultimi quindici minuti da Abbadie e da Joya. Al ritorno è il Monumental ad accogliere i campioni uruguaiani nel suo calderone. Sono proprio i carboneros a portarsi in vantaggio grazie alla rete siglata da Rocha. Il pareggio arriva grazie a bomber Onega, ma è il quinto sigillo di Spencer in quella Libertadores a far sognare il terzo trionfo agli uruguaiani. Il nuovo pareggio di Sarnari e la doppietta siglata dal solito Onega regala però la vittoria ai Millionarios e obbliga le due squadre a dover disputare il match di spareggio per decretare il vincitore. La sede scelta per tale evento è l’Estadio Nacional di Santiago de Chile. La sera del 20 maggio 1966 è proprio il River a partire fortissimo grazie al solito gol di Onega e al capolavoro di Solari, che dopo aver portato palla per diversi metri fulmina Mazurkiewicz con un missile all’incrocio da lontanissimo. La Copa sembra destinata a dover rimanere in Argentina: il Peñarol è nella confusione più totale e Spencer è solo l’ombra di se stesso. È qui però che il River Plate commette l’errore più grande, ovvero quello di smettere di giocare. Nel corso del secondo tempo il portiere Carrizo para un colpo di testa di Spencer con il petto, facendo imbestialire gli avversari, che si sentono immediatamente presi in giro. Cambia completamente l’andamento del match, il Peñarol inizia giocare in modo più convinto e pareggia grazie ad un bel sinistro al volo di Spencer e ad un tiro da fuori di Abbadie. Lo spareggio è destinato così ai tempi supplementari. Durante i 30 minuti aggiuntivi sono gli uruguaiani ad imporsi meritatamente, grazie rispettivamente ad un cabezazo di Cabeza Mágica e ad uno di Rocha. La Copa torna quindi nella bacheca del Peñarol, simboleggiando per sempre una delle migliori hazaña della storia aurinegra.

Manca solo un ultimo conto da saldare: vincere la Copa Intercontinentale ai danni del Real Madrid, che nel frattempo è tornato a vincere la Coppa dei Campioni grazie ai gol di Amancio e Fernando Serena nella finale contro il Partizan Belgrado. Questa volta il confronto è molto più equilibrato e sembra anzi tendere a favore dei sudamericani. L’andata si gioca il 12 ottobre al Centenario, il mattatore della serata è sempre lui, Cabeza Mágica, che segna una fantastica doppietta esplodendo in una gioia incontenibile dopo il gol del raddoppio. La squadra di Máspoli deve cercare di mantenere il vantaggio al Bernabeu, campo dove il Real non perde un incontro con una squadra internazionale da vent’anni. Le merengues non hanno fatto i conti però con la solidità dei sudamericani, che in quella stagione fa ergere definitivamente il Peñarol a squadra più forte del momento. Apre le danze un rigore di Rocha, mentre il colpo del K.O. lo sigla Spencer dopo un fantastico uno-due con Joya. L’arbitro fischia la fine e il Peñarol si laurea per la seconda volta campione del mondo, ottenendo in questo modo la tanto agognata rivincita per l’umiliazione del ‘61.

Con questa grande vittoria termina il periodo del Poderoso Peñarol, sicuramente tra le migliori squadre sudamericane di tutti i tempi.