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United-Bayern 1999: quei leggendari 180 secondi che scrissero la storia

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Il 26 maggio del 1999, al Camp Nou di Barcellona, finale di Champions League. Ad affrontarsi ci sono due formazioni formidabili: il Manchester United di Alex Ferguson e il Bayern Monaco di Ottmar Hitzfeld. A dirigere la partita è l’unico italiano presente sul terreno di gioco, Pierluigi Collina. Le due squadre si sono già affrontate due volte nella fase a gironi, dove un doppio pareggio regalò ad entrambe la qualificazione. Dai quarti di finale in poi lo United si prende il vessillo di “ammazza-italiane” eliminando prima l’Inter di Lucescu e poi la Juventus di Ancelotti, battuta per 3-2, dopo essersi ritrovati sotto di ben due reti. Un’impresa non da poco quella delle incredibili rimonte per gli uomini di Furious Fergie. Molto più semplice il percorso dei Bavaresi che superano senza problemi il Kaiserslautern nel derby tutto tedesco e nelle semifinali la sorprendente Dinamo Kiev di Andriy Shevchenko. Una cosa da sottolineare è che, entrambe le squadre in caso di vittoria, avrebbero scritto una pagina indelebile della loro storia, portando a casa il leggendario Treble. Tutti i favori sono dalla parte dello United che, nonostante le pesanti assenze per squalifica di Paul Scholes e Roy Keane, si presentano al match forti di un grandissimo portiere come Peter Schmeichel, una solida difesa, le giovani promesse Ryan Giggs e David Beckham e di una superba coppia d’attacco formata dai Calipso Boys ai tempi Dwight Yorke e Andy Cole. I Bavaresi, capitanati dallo storico portiere Oliver Kahn e dal 38enne pallone d’oro Lothar Matthäus, peccano di una eccessiva qualità individuale ma che poteva contare su un gruppo molto forte a livello collettivo, salvo la presenza del ghanese Samuel Kuffour, interamente tedesco.

La partita ha inizio. Passano solamente 5 minuti e le attese vengono subito tradite. Punizione dal limite per il Bayern Monaco, sulla battuta si presenta Mario Basler. Pallone velenoso rasoterra sul primo palo che pietrifica il danese Schmeichel e regala contro ogni pronostico l’immediata vantaggio ai tedeschi. Una rete che scombussola totalmente il Manchester United sia dal punto di vista morale che tattico, con un primo tempo totalmente scarso di azioni pericolose verso la porta di Kahn. L’unico propositivo è il giovane Ryan Giggs, che prova a mettersi in luce più e più volte con le sue azioni personali. Il discorsetto di Sir Alex Ferguson negli spogliatoi non sembra aver scosso i suoi giocatori, il copione ad inizio secondo tempo non cambia. Uno sterile possesso palla da parte degli inglesi con i tedeschi che addomesticano il pallone e tengono in pugno la partita. È il momento dei cambi: Ferguson decide di mandare in campo il numero 10 Teddy Sheringam al posto di Blomqvist, per ravvivare l’attacco quando ormai mancano solamente 20 minuti al termine della gara, mentre per i bavaresi lascia il campo uno stremato Matthäus per Thorsten Fink. È però il Bayern a rischiare per ben due volte il raddoppio: prima con il palo colpito da Mehmet Scholl e poco dopo dalla sfortunata traversa di Carsten Jancker. Mancano solamente 10 minuti e Ferguson si gioca il tutto per tutto con l’inserimento del norvegese Ole Gunnar Solskjaer. Siamo al minuto 90, il quarto uomo alza il tabellone luminoso per ben due volte, con la prima per segnalare che i minuti di recupero saranno 3 e la seconda per indicare che Basler lascerà il campo per Hasan Salihamidzić. Ci siamo, no? Standing ovation per Basler e Champions League al Bayern Monaco, direte. Beh, restate comodi e preparatevi ai 180 secondi più assurdi ed incredibili di una finale di Champions League.

La Champions League 1998/99 sembra ormai archiviata, ci sono già i nastrini colorati del Bayern Monaco sulla Coppa dalle Grandi Orecchie. Siamo al 90:20, Beckham prende palla al centro, si defila sulla sinistra e passa la palla a Gary Neville che la butta in mezzo ma trova l’opposizione di Effenberg che la devia in corner. Dalla bandiera va il solito Beckham che con il suo destro fatato mette in mezzo un pallone che va sulla testa del portiere Schmeichel, anche lui ‘in the box’, piccola mischia, palla al limite dell’area sul destro di Giggs che effettua uno dei pochi tiri di destro della sua carriera, la palla attraversa l’area di rigore e con un piattone debole Sheringham la infila all’angolino alle spalle dell’incredulo Kahn. È 1-1, incredibile! La coppa è nuovamente contesa da due squadre, le birre dei tedeschi possono tornare nuovamente nei loro frigoriferi. Passano solamente 20 secondi, la palla è tra i piedi di Irwin che lancia in profondità Solskjaer tallonato da Kuffour, la punta tenta un doppio dribbling ma trova la chiusura del ghanese che gliela tocca in calcio d’angolo. Esplodono i tifosi inglesi, che non avevano smesso di urlare neanche per un istante, con i tifosi tedeschi totalmente increduli e ammutoliti dinanzi a quanto stesse accadendo. Nuovamente Beckham dalla bandiera, palla dentro per Sheringham che schiaccia di testa e trova l’uomo giusto, al momento giusto, un attimo prima di toccare terra Solskjaer la tocca con la punta e manda la palla sotto l’incrocio. 2-1 per il Manchester United! È accaduto qualcosa di surreale, nessuno crede a ciò che ha assistito. L’intera panchina inglese corre ad abbracciare l’eroe norvegese, con il comandante Ferguson che con sole due sostituzioni ha invaso il regno tedesco e conquistato tutta la Germania. Assurdo. Mancano solo 30 secondi con i giocatori del Bayern Monaco distrutti moralmente e fisicamente, accasciati e distesi sul terreno di gioco, una vittoria che si trasforma in una dolorosissima sconfitta, una coppa che passa da un vincitore all’altro. Collina ha il fischietto in bocca, è finita! Il Manchester United è per la seconda volta nella sua storia Campione d’Europa, nonché la prima squadra inglese a portare a casa il famigerato Treble.

A volte le emozioni sanno nascondersi per bene, mettersi in un angolo, e venire fuori al momento più opportuno. Verso la fine, quasi sempre. E poi, quando tutto sembra già scritto, si divertono a venire fuori, a ribaltare le carte in tavola. A far versare fiumi di lacrime a chi, fino a qualche istante prima, si credeva invincibile, si credeva il migliore. 90 minuti sono pure troppi, se si vuole scrivere la storia. Ne bastano 3, anche meno. Bastano anche solamente 180 secondi. E questa è la storia dei 180 secondi più incredibili di una finale di Champions League e di tutta la storia del Manchester United.