Virgil van Dijk

Semplicemente Virgil

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“Virgil, è inutile che continui a sperare! Vieni qui, avrai un posto di lavoro sicuro e così anche uno stipendio per poter aiutare la tua famiglia.”, “Ma io amo il calcio, voglio fare il calciatore!”.

Deve essere stata più o meno questa la conversazione tra il centrale olandese Virgil van Dijk e il titolare del ristorante per il quale, quando aveva sedici anni, lavorava. Eh già, il difensore più costoso al mondo faceva il lavapiatti in un ristorante qualunque: il bar-tavola calda Oncle Jean, situato a due chilometri dal pieno centro di Breda, nell’estremo sud dei Paesi Bassi.

Sin da piccolo abile nel gioco aereo e nella marcatura, Virgil tira i primi calci ad un pallone nella squadra del suo quartiere di Breda, la WDS, dove gioca dai sei ai dieci anni, mettendosi in mostra come un grande difensore, grazie all’innata dote che gli permette di combinare la sua precisione sui calci piazzati e la sua visione di gioco con il mastodontico portamento, risultando il perfetto centrale per bloccare l’avanzata avversaria e far ripartire la manovra. Nel corso dell’infanzia, date le sue propensioni tecniche e la sua stazza, Virgil si è cimentato in altri ruoli, riuscendo ad incidere i match in posizioni offensive come il centravanti.

Nel 2001 un osservatore del Willem II, società militante nell’Eredivisie, va a vedere una sua partita per visionare i due attaccanti della squadra rivale, ma sfortunatamente questi ultimi trovano sul loro cammino l’imponente van Dijk, il quale lascia senza parole il dirigente e viene acquistato seduta stante, senza pensarci due volte, nella commozione del pubblico che spera in un futuro migliore per un ragazzo della loro comunità.

La madre fa molta fatica a portarlo agli allenamenti data la drammatica condizione familiare: il padre ha abbandonato lei e i ragazzi, tutti sotto i dodici anni, per scomparire nel nulla, lasciando il nido familiare in piena povertà. Tutto questo per Virgil farà da palestra di vita, nelle strade del suo misero quartiere, tra una partita a calcio al campetto e una finta malattia per saltare la scuola, non proprio l’ambiente preferito del ragazzo.

A Tilburg, città di sede della società, Virgil trascorre nove anni, in cui mette in pratica tutta la sua classe e l’arte del difendere, appresa dall’idolo Frank De Boer. Nel frattempo, per dare una mano alla famiglia, van Dijk fa qualche lavoretto part-time, al fine di racimolare qualche spicciolo in più; così a quattordici anni compie lavori di giardinaggio, poi diventa cassiere e, infine, cameriere.

Finalmente, dopo tanta gavetta e una vita in bilico, van Dijk viene chiamato dal Groningen per fare il salto di qualità e giocare in prima squadra. Così, il gigante buono di Breda, ormai diciannovenne, decide di trasferirsi e di aggregarsi alla rosa dei Trots van het Noorden – appellativo del club di Groninga che significa ‘orgogliosi del nord’ -. Il primo maggio del 2011 debutta in prima squadra, in occasione del match vinto 4-2 contro l’Ado den Haag, dopo aver passato quasi un anno nella formazione primavera. In maglia biancoverde van Dijk arriverà a totalizzare 66 presenze in tre stagioni, mettendo inoltre a segno 7 reti.

Nel giugno del 2013, van Dijk passa al Celtic per circa tre milioni di euro. In Scozia, il centrale olandese rispolvera le sue qualità di centravanti, venendo adattato a centravanti boa durante un mese di assenza del bomber greco Giorgos Samaras e dell’attaccante in seconda Anthony Stokes. Alla fine della sua esperienza biennale con i Celts, van Dijk figurerà tra i titolari più di cento volte, tra campionato e coppe, andando in rete in 15 occasioni, di cui due in Champions League.

Date le ottime prestazioni in Scozia, i club della vicina e ben più nota Inghilterra lo notano e si danno battaglia per l’acquisto dell’allora ventiquattrenne: ad avere la meglio è il Southampton, che mette sul piatto ben 16 milioni di euro, una cifra che sembra enorme, ma che si rivelerà un vero e proprio affare. Virgil, con la maglia dei Saints, fa di tutto per mettersi in mostra, cosciente dell’importanza del campionato inglese nel panorama calcistico modiale; così si impegna sin dalle prime amichevoli e, nel corso della stagione 2015-16, diventa l’incubo non dichiarato del trio Blues formato da Hazard, Falcao e Diego Costa: questi, infatti, nelle tre sfide – due in campionato e una in FA Cup – non segnano nemmeno una rete, davanti alla possenza di Virgil. Nella stessa stagione, si mette in luce come una delle più grandi rivelazioni del campionato, avendo dato un grande contributo al raggiungimento del sesto posto e della conseguente qualificazione in Europa League.

Nell’annata seguente, gli equilibri di squadra cambiano: il tecnico Koeman parte e, al suo posto, arriva Claude Puel, che non porterà i risultati sperati. La stagione di van Dijk verrà condizionata da un serio infortunio che lo costringerà a stare ai box per quasi tre mesi, ciò nonostante, nell’estate del 2017, il nativo di Breda diventa l’uomo più discusso del mercato britannico: per accaparrarselo lottano City, Chelsea, United e Liverpool. A conclusione di una lunga asta durata sei mesi, i Reds lo acquistano per 85 milioni di euro, la cifra più grande mai spesa per un difensore.

Al suo arrivo, uno degli ambienti calcistici più uniti di sempre, quello del Liverpool, si divide: da una parte si schierano tutti i tifosi che decidono di supportare il ragazzo, dato che, d’altronde, la “colpa” di una spesa così onerosa non è del ragazzo, ma della dirigenza; fanno capo all’altra sponda tutti coloro i quali criticano l’arrivo di questo calciatore che, a loro modo di vedere, è certamente un buon centrale, ma non è un fenomeno. Virgil, che è da sempre una persona ragionevole e laboriosa, si concentra sul campo e sul performare come nelle stagioni precedenti.

I risultati sono subito dalla sua parte: il 5 gennaio 2018, infatti, il ragazzo esordisce con la nuova maglia nel derby di FA Cup tra Liverpool e Everton, decidendo il match con la rete del 2-1 finale al minuto 84.

Nel corso dei mesi, il suo nome si afferma sempre di più nel mondo, di pari passo a quello dei compagni, con la conquista della finale di Champions League, poi persa per 3-1 contro il Real Madrid.

Il gigante olandese può inoltre essere considerato il modello della rinascita della Nazionale dei tulipani, caduta negli anni passati e che ora sta vivendo un periodo di grande ricrescita e rifondazione partendo dai giovani per arrivare a renderli campioni e valorizzarli – come sta succedendo ad esempio con i vari talenti dell’Ajax de Jong, de Ligt e van de Beek –, della quale è presto diventato capitano: una responsabilità grandissima e molto sentita dall’intera nazione, che negli anni è passata per le braccia di campioni senza tempo e ora è pronta a scalare ancora le vette del mondo.

Nella stagione appena conclusa, van Dijk ha festeggiato la vittoria della Champions League, traguardo inimmaginabile ripensando a quelle parole di Oncle Jean. Inoltre, il ragazzo olandese è risultato tra i protagonisti nel secondo posto del Liverpool in Premier League: un secondo posto amaro, ma che sancisce la definitiva crescita del club inglese, dopo anni di buio. Come se non bastasse, in questa stagione sono arrivati il primo gol e la prima doppietta in Premier con la maglia del Liverpool, a coronamento di un’annata favolosa. Queste reti, inseme alle sue spiccate doti difensive – grande abilità nel gioco aereo e nella marcatura su tutte – e a sudore e sacrificio, fanno risultare van Dijk tra i migliori difensori al mondo e tra i migliori giocatori dell’annata, con la alta possibilità di vincere l’ambito Pallone d’Oro.

Virgil prova ancora dolore per quel finto padre che il destino ha scelto per lui: un padre che, dopo aver visto il successo del figlio, è tornato da quest’ultimo a chiedere scusa, con la prospettiva di poter avere un grande aiuto economico per uscire da una condizione difficile, e si è visto chiudere la porta in faccia, proprio come egli stesso aveva fatto svariati anni prima con la sua famiglia. Virgil – e non van Dijk, ma semplicemente Virgil – ricorda perfettamente tutti i momenti di difficoltà superati ed è questo che lo rende unico. L’infanzia del piccolo Virgil spiega molto bene come è il giocatore van Dijk, e come questo voglia di arrendersi ne abbia davvero poca.

 

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