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Dalla visione di gioco alla visione del gioco

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Nel mondo del calcio si possono individuare essenzialmente tre punti in comune tra i talenti più cristallini di questo sport degli ultimi decenni, indipendentemente dalle posizioni in campo e dai compiti: la tecnica di base, il primo controllo ed il controllo del gioco. Cos’è, infatti, che ci fa sorprendere ogni volta quando vediamo una giocata di un – senza andare a scomodare rosarini in terra catalana – Bernardo Silva, di un Papu Gómez o di un Frenkie de Jong?

Se per i primi due aspetti trasversali, poco sopra elencati, il discorso è abbastanza intuitivo e facilmente riscontrabile visivamente, il terzo aspetto, quello del controllo del gioco, merita di essere approfondito, analizzato e categorizzato. Per fare ciò, andremo a parlare di visione di gioco e di come questo concetto possa essere esteso.

Per visione di gioco si indica comunemente l’abilità di un giocatore di conoscere a priori la posizione dei propri compagni in un campo di calcio, nel prevedere i loro smarcamenti e nell’effettuare passaggi chiave o assist vincenti. Indica nell’immaginario collettivo un’abilità spaziale, quasi geometrica, che si risolve nelle relazioni tra compagni di squadra.

Ora, è altresì innegabile che, nel corso degli anni, ai calciatori più diversi per caratteristiche sia stata attribuita la qualità della visione di gioco: Andrea Pirlo, Antonio Cassano, Francesco Totti, Lionel Messi, Xavi, Andrés Iniesta, Leonardo Bonucci, oltre ai sopra citati e a tanti altri. Giocatori di assoluto talento ma decisamente differenti per compiti e posizioni in campo – non casuale, dunque, la nomina per Bonucci.

A questo punto un osservatore attento chiederebbe: tutti questi calciatori hanno lo stesso tipo di visione di gioco? Da che punto di vista si differenzia questa abilità spaziale?

Ed è qui che introduciamo il concetto di visione del gioco, che va ad inglobare il precedente concetto geometrico e che introduce un’altra dimensione: il tempo.

Grazie al controllo dello spazio-tempo, non si ha solo il controllo dei corridoi, delle relazioni e degli spazi, ma si giunge al sopra citato controllo del gioco. Ma in che modo avviene? Come questo va a differenziare le tipologie di visione del gioco?

Andiamo ad individuare tre principali macro aree in cui categorizzare queste tipologie, intrinseco anche rispetto al contesto tattico nel quale ogni calciatore si trova: parleremo di visione scoperta, visione ritmica, visione nascosta. È bene evidenziare come ogni calciatore di talento abbia tutti questi tipi di visione, ma vedremo come alcuni saranno preponderanti rispetto ad altri a seconda delle caratteristiche.

Visione scoperta
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Più di qualcuno avrà storto il naso leggendo il nome di Bonucci affianco a quelli di mostri sacri del calcio, in realtà il centrale della Juventus rappresenta il prototipo perfetto per parlare della visione scoperta: è quel tipo di visione che trova la sua principale efficacia in condizioni di palla scoperta, situazione in cui spesso si trova un difensore centrale che imposta. Bonucci spicca in questo contesto perché riesce a coniugare qualità tecniche nel lungo con la scelta del tempo della giocata: non solo vede il corridoio, ma valuta nel tempo l’elastico difensivo avversario con il movimento senza palla del compagno.

Visione ritmica
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In questa tipologia di visione, il tempo della giocata la fa da padrone rispetto alle abilità spaziali e geometriche, che comunque restano fondamentali nell’economia generale della situazione. Un celebre esempio di visione ritmica è stato Andrea Pirlo, che oltre ad avere abilità balistiche e tecniche fuori dal comune, faceva della scelta di tempo della giocata l’esempio più puro del suo immenso talento. In fase di possesso, Pirlo valutava la posizione dei compagni ed il ritmo da imporre in quel momento della partita ed in quella particolare situazione di gioco, e nel mentre manteneva il controllo del pallone girandosi e rigirandosi, spesso con un paio di avversari in pressione, senza perderne il possesso e tutt’al più subendo fallo. Un’altra assoluta dimostrazione di visione ritmica è Xavi, senza dimenticare Frenkie de Jong e Marco Verratti, tra i maggiori esponenti del calcio attuale.

Visione nascosta

Arriviamo dunque alla tipologia di visione più intuitiva e situazionale, quella che trova la sua massima espressione in situazione di palla coperta. Ci sono calciatori che, per peculiarità caratteriali e per propensioni tecniche, si esaltano nelle situazioni di difesa avversaria schierata in cui si necessita della creazione dello spazio: se nella visione scoperta abbiamo parlato di spazi a disposizione, qui parliamo di spazio da generare attraverso intuizioni e assistenza geniale. Gli esempi possono partire da Lionel Messi, da Antonio Cassano, passando per Francesco Totti e Andrés Iniesta. Personalità geniali che come detto si esaltano quando lo spazio è da intuire, da creare e da generare, tramite lo stabilire di relazioni sia di assistenza, che di dribbling che di scambio rapido.

Qui di seguito una possibile schematizzazione dei concetti appena descritti:

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