Wolfsburg 2008/2009

Wolfsburg 2008/2009, la favola dei lupi nella Bundesliga

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«È stato nel Wolfsburg che ho iniziato a fare sul serio. Ho cambiato mentalità, con Magath che era un martello. Grazie a lui ho iniziato ad allenarmi al 100%. Ogni tanto scattavano le punizioni e una volta, siccome pensava mi fossi allenato male, mi costrinse a fare una salita portando Madlung sulle spalle. Uno svedese alto 1,93 m e pesante più di 90 kg». Le parole di Andrea Barzagli su Magath, suo ex mister al Wolfsburg.

Stagione calcistica 2008/2009, nel freddo inverno della Bassa Sassonia -regione della Germania settentrionale- stava iniziando a scriversi un racconto che avrebbe coinvolto gli oltre centomila abitanti della città di Wolfsburg. Non sarà un semplice racconto, ma un’autentica favola, degna di quelle prodotte dai celebri fratelli tedeschi Grimm a inizio Ottocento.

Eppure c’è da dire che Wolsfburg è una città di recente fondazione, basti considerare che è nata negli anni ’30 del Novecento ed è conosciuta più che altro per essere un originale puzzle dell’urbanistica e dell’architettura moderna. È carente di attrazioni storiche e turistiche, a meno che siate appassionati di auto e amiate la Wolkswagen; ecco, a Wolfsburg si trova la sede principale della casa automobilistica tedesca ed è ciò che rende famosa la città.

Dal punto di vista calcistico, a Wolfsburg il calcio nasce nel 1945, data di fondazione dei “Verdi”. La Bundesliga però è arrivata per la prima volta solamente nel 1997. Approdati nella massima competizione tedesca, i Die Wolfie si stabilizzano e terminano le stagioni piazzandosi nelle tranquille zone di metà classifica.

Nel 2002 avviene il passaggio di consegne dello stadio: dal Vfl Stadium il trasferimento alla Wolkswagen Arena -impianto moderno da 30.000 posti- e la società, ovviamente sponsorizzata dalla casa automobilistica, comincia a investire sul mercato, con l’obiettivo di scalare posizioni in graduatoria.

Ma nell’annata 2006-2007 i “Verdi” navigano in cattive acque e riescono a malapena a salvarsi. Allora nell’estate del 2007 il club attua una rivoluzione tecnica: via Augenthaler, il mister di allora, e dentro Felix Magath, che pochi mesi prima era stato esonerato dal Bayern Monaco. Magath, che nelle annate precedenti aveva portato i bavaresi a vincere due campionati tedeschi, diviene il tecnico e anche il direttore sportivo del Wolfsburg.

Dal mercato arrivano tre nomi importanti: Josuè, interditore brasiliano che giocava nel San Paolo, e due attaccanti.

Il primo è Edin Dzeko, promettente “cigno” bosniaco che militava nel Teplice in Repubblica Ceca; l’altro centravanti è Grafite, un brasiliano acquistato per 7,5 milioni dal Le Mans e che due anni prima vinse la coppa Intercontinentale in maglia San Paolo insieme al compagno Josuè.

La Bundesliga 2007/2008 si conclude positivamente per i Lupi che terminano al quinto posto in classifica, piazzamento valido per l’Europa League. Capocannoniere dell’anno fu Grafite con 11 reti, seguito da Dzeko a 8.

Durante l’estate del 2008 venne attuata un’altra piccola rivoluzione: viene venduto Marcelinho Paraiba, intermittente talento “brasileiro”, che verrà sostituito dal fantasista bosniaco Misimovic. In più dal Palermo sbarcano gli italiani Barzagli e Zaccardo, campioni del mondo con l’Italia nel 2006; e in porta arriverà lo svizzero Benaglio.

Il Wolfsburg però non ricomincia da dove aveva finito, tutt’altro: alla nona giornata perde 4-2 in casa del Bayern Monaco e scivola al nono posto a 13 punti. Ma c’è da sottolineare che si tratta di un’annata davvero particolare: il campionato è molto equilibrato, con diverse squadre in pochi punti nelle zone alte della graduatoria, e un padrone inaspettato, l’Hoffenheim. La squadra di Sinsheim, che per la prima volta disputava il massimo campionato tedesco, viaggiava a gonfie vele grazie ai gol del duo Ibisevic-Demba Ba.

Al termine del girone d’andata i Lupi sono ancora al nono posto e avevano raccolto 26 punti in 17 giornate, in testa c’è il Bayern Monaco con 35 punti, coadiuvato dalla terribile matricola Hoffenheim; Ibisevic, altro bosniaco, era il capocannoniere, avendo totalizzato 18 gol in 17 partite.

A questo punto è spontaneo chiedersi se abbiamo sbagliato protagonista della favola, dato che alla pausa di Natale la neopromossa Hoffenheim sembrava essere la candidata principale al Meisterschale. Ma come un film di Hitchcock, da fine gennaio l’intera trama del thriller si capovolge e i protagonisti della pellicola cinematografica diventano i Verdi del Wolfsburg.

Magath, immarcescibile sergente di ferro tedesco, nonostante i risultati alterni ha sempre voluto mantenere il 4-3-1-2 con cui aveva impostato la squadra a inizio anno: Benaglio tra i pali, linea difensiva costituita da Madlung terzino destro, la coppia centrale Barzagli-Ricardo Costa e a sinistra fluidificava Schafer. Davanti la difesa Josuè, che ai suoi lati aveva Riether e Gentner, trequartista Misimovic e davanti la coppia Dzeko-Grafite. La testardaggine del tecnico -che da giocatore indossò la casacca dell’Amburgo con cui vinse nel 1983 la coppa dei campioni- si rivelò determinante e trasformò, tramite un ottimo impianto di gioco e una ferrea preparazione fisica, una buona squadra in una macchina perfetta.

Il 6 febbraio il Wolfsburg batte tra le mura amiche il Bochum per 2-0. Da quella partita la banda orchestrata da Magath cominciò a intonare una sinfonia unica e perfetta, con due tenori (Dzeko e Grafite) ispirati da un basso (Misimovic) e da otto coristi. Canteranno dieci fantastiche melodie, che permisero al Wolfsburg di volare letteralmente in classifica. Dieci vittorie consecutive e i Verdi dal nono posto risalgono la classifica, fino a raggiungere la prima posizione il 4 aprile 2009: è la 26^esima giornata e alla Wolkswagen Arena va in scena Wolfsburg-Bayern Monaco. La graduatoria dice che entrambe le squadre sono seconde a 48 punti, a una sola lunghezza di distanza dall’Hoffenheim primo.

È la gara più importante della storia del Wolfburg e i Lupi mangiano i bavaresi in un sol boccone: sarà 5-1 per i padroni di casa, con Grafite e Dzeko sugli scudi (un gol del brasiliano è da capogiro, salta i difensori del Bayern come fossero birilli e deposita la palla in rete di tacco incrociato).

 

 

C’è il sorpasso sull’Hoffenheim e per i Verdi è un puro delirio, una gioia totale.

Era letteralmente una squadra in missione. Dalla 27^ giornata i Lupi non abbandonano più la prima posizione e nell’ultima giornata scrivono il finale più bello della favola: il 23 maggio 2009 è infatti il giorno del 5-1 casalingo contro il Werder Brema; il giorno che sancisce la vittoria del Meisterschale. Il Wolsfburg aveva vinto il titolo con 2 punti in più sul Bayern.

È e resterà per sempre una data storica per tutti gli abitanti della città della Wolkswagen, perché il Wolfsburg, fin lì club poco rinomato, aveva appena vinto la prima Bundesliga della sua storia. Partono i festeggiamenti, con giocatori, staff e tifosi che bevono litri di birra. Grafite e Dzeko hanno in mano il Meisterschale :«Questa è la più grande emozione della mia carriera» diranno in coro mezzi brilli. C’è anche una bandiera italiana in giro per il campo ed è agitata dai nostri Barzagli e Zaccardo.

Un anno da record totale per i Verdi: 69 punti, 80 gol segnati e 16 vittorie (+ 1 pareggio) nelle 17 partite alla Wolkswagen Arena. Il duo d’attacco, che a fine dicembre sommava 16 reti -solamente 5 per il nativo di Sarajevo e 11 per il brasiliano- da gennaio a maggio gonfierà le reti di ogni stadio che incontra. Come Re Mida, da quell’uggioso gennaio teutonico la coppia offensiva non sparò mai più a salve, facendo gol ad ogni tentativo.

Al termine dell’anno Grafite sarà capocannoniere con 28 centri e l’ex Teplice finirà con 26 gol. Lo strano duetto slavo-paulista, con 54 reti totalizzate in due, rappresenta ancora oggi la coppia più prolifica che la storia della Bundesliga abbia mai avuto. Numeri spaziali per i due, che restarono a secco solamente contro il Cottbus nel girone di ritorno. Da segnalare inoltre l’annata strepitosa di Misimovic: il numero 10 aveva distribuito 20 assist nell’arco dell’intera stagione.

Possiamo affermare che il calcio di favole dal lieto fine ne ha prodotte molte, ma che il Wolfbsurg diventasse campione di Germania, forse, non se lo sarebbero mai sognati nemmeno i 30 mila della Wolkswagen Arena, che ad ogni partita hanno dato un sostegno innegabile e ciò ha sicuramente aiutato a scrivere una delle avventure più belle ed irripetibili della storia della Bundesliga.

 

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