Zapata

Duván Zapata, el ternero de Cali

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El ternero, il vitello, così veniva chiamato Duván Zapata dal suo ex allenatore Willy Rodriguez, quando era nelle fila dell’América de Cali. Ternero perché quando sbagliava un gol, emetteva degli strani suoni con la bocca, quasi a ricordargli quelli dei vitelli… solita fantasia sudamericana, insomma.



Oggi il vitello è cresciuto, ed è diventato un toro. Lo Zapata migliore sembra un alieno, l’uomo bionico se preferite: fisico perfetto, tecnica e velocità, quando lo vedi andare via sembra un cartone animato, con gli avversari aggrappati alle spalle per fermarlo, senza riuscirci.

Un giorno tornerò a Cali”, più che un obbiettivo futuro, è una promessa d’amore. Cali, che per tanti, influenzati dalla serie TV Narcos, è la città del “cartello della droga” gestito dai fratelli Gilberto e Miguel Rodríguez Orejuela; per lui, per Duván, è la “Sociedad Anònima Deportiva América”, è casa, è un dolce ricordo per quella gioventù trascorsa correndo dietro ad un pallone.

I diablos rojos lo hanno fatto crescere, questo ragazzino, e grazie ad una particolare regola vigente nel campionato colombiano – che prevedeva di far giocare spesso i ragazzi delle giovanili in prima squadra – riesce a racimolare diverse presenza da appena maggiorenne, oltre ai primi gol, che saranno 7 alla fine della sua avventura in terra natia, quando l’América retrocede e, anche per necessità di fare cassa, vende Zapata all’Estudiantes.

In Argentina gioca di meno ma segna di più, mette a segno 19 gol in 44 presenze, la maggior parte delle quali spezzoni. Il ragazzo è pronto per il grande palcoscenico europeo, e quello che meritava Zapata lo ottiene anche grazie a Mauricio Pellegrino, il suo allenatore nonché vice di Benítez ai tempi di Liverpool. Si dà il caso infatti che il Napoli di Rafa Benítez stesse cercando un attaccante che facesse da vice al pipa Higuaín, e l’intenzione era quella di prelevare Jackson Martínez dal Porto, ma Pellegrino intercede e consiglia l’acquisto di Duván.

«Non spendere 40 milioni per Martínez: ho io qui in Argentina un attaccante più forte di lui che costa dieci volte meno, prendi Zapata

Aurelio De Laurentiis, parlando con l’Estudiantes, scopre che il giocatore ha un precontratto con il Sassuolo, ma su richiesta del colombiano, la trattativa si chiude. Il cartellino non costa esattamente dieci volte meno, come aveva promesso Pellegrino, ma per 7,5 milioni di euro Duván approda in terra partenopea, e, con il senno di poi, Benítez fece bene a fidarsi.

Il campionato italiano è totalmente diverso rispetto a quello a cui era abituato, e per questo motivo, fatica inizialmente ad inserirsi, nonostante riesca a trovare nei primi mesi diversi gol europei, in particolare il primo bellissimo al Vélodrome contro il Marsiglia, nel maledetto girone di Champions League dal quale il Napoli uscirà nonostante i 12 punti conquistati. Il primo gol, o meglio i primi gol, in Serie A, arrivano addirittura a marzo, nella gara contro il Catania, nella quale segna una doppietta. Il copione è lo stesso anche nella stagione seguente, trova poco spazio e segna a sprazzi.



Al Napoli complessivamente non fa male, mette a segno 15 gol in circa 50 presenze – la maggior parte spezzoni di gara – ma l’ombra di Higuaín, sempre più alta dopo l’arrivo di Maurizio Sarri, costringe il colombiano a preparare le valigie e cambiare meta, rientra infatti nell’operazione tra il Napoli e l’Udinese per Allan, e andrà ad Udine in prestito biennale.

Mette a referto quasi 20 gol in due stagioni, un bottino discreto, ma non abbastanza per convincere il Napoli, che lo manda ancora in prestito, questa volta alla Sampdoria, ma con la possibilità di riscatto, che lo renderà in quel momento, con 21 milioni di euro, l’acquisto più costoso nella storia del club doriano.


Alla corte di Giampaolo segna 11 gol in 31 presenze, la crescita del calciatore si vede, ma il tecnico non è convinto, i due hanno avuto anche una discussione per una sostituzione non digerita a febbraio, Zapata cambia ancora rotta, si dirige verso l’Atalanta di Gian Piero Gasperini, che con 24 milioni di euro – tra prestito e riscatto – lo porta a Bergamo.



L’avventura nel bergamasco non inizia nel migliore dei modi, resta a secco nelle prime dieci giornate di campionato, non gioca nemmeno spesso, ci mette un po’ a digerire la preparazione atletica del Gasp. Il gioco dell’Atalanta è un meccanismo perfetto nel quale non è semplice adattarsi subito, ma se si riesce a diventare un ingranaggio ben inserito nel gioco, conoscendo bene i movimenti, le prestazioni positive – e nel caso degli attaccanti anche i gol – saranno una conseguenza immediata. Per soddisfare a pieno il tecnico di Grugliasco deve cambiare modo di giocare, il suo fisico possente lo ha portato negli anni a stare sempre spalle alla porta, e questo non va bene perché rallenta la manovra offensiva. Dopo tanto lavoro in allenamento inizia a mutare il suo gioco, stare parallelo alla porta gli permette di avere un primo controllo migliore per poter servire i compagni e smarcarsi. Questo, insieme ai movimenti che riesce ad assimilare sempre di più, gli permette di sbloccarsi. Segna un gol decisivo contro il Bologna, poi segna al Napoli, e da lì diventa inarrestabile: tripletta all’Udinese, Lazio, Genoa, doppietta alla Juventus, Sassuolo e il poker al Frosinone. Quattordici gol in venti giornate di campionato, come Cristiano Ronaldo.

Avrà un fisiologico rallentamento, anche perché se non fosse arrivato ci saremmo dovuti davvero chiedere se appartenesse ad una razza extraterrestre, ma a fine anno saranno comunque ventitré i gol di Zapata in maglia nerazzurra, fondamentali per la prima qualificazione alla Champions League della storia dell’Atalanta, un miracolo sportivo ad opera del Gasp e dei suoi ragazzi.

Inizia la stagione successiva che sembra pronto a dimostrare il suo talento a livello internazionale, al prossimo step, ma la Champions non inizia con il piede giusto, dopo le prime due giornate l’Atalanta si trova con due sconfitte subite dalle due squadre più abbordabili del girone, il debutto in particolare è drammatico: perde con un netto 4-0 contro la Dinamo Zagabria. In campionato, invece, le cose sono ben diverse: dopo sette giornate sono arrivate cinque vittorie, un pareggio e una sola sconfitta, e in particolare Duván ha segnato 6 gol – 1 ogni 85 minuti – e ha messo a referto anche 3 assist.

A metà ottobre, però, Zapata si deve fermare per un problema agli adduttori, che inizialmente sembra un guaio di poco conto, ma che invece gli fa chiudere il 2019 calcistico in anticipo, e anche per questo motivo in campionato l’Atalanta perde punti e perde quota. Torna in campo il 6 gennaio del 2020 e, dopo un primo breve periodo di riadattamento, torna alle sue solite medie: 5 gol e 3 assist in 6 partite, con l’Atalanta che si riprende il quarto posto.

Nel frattempo in Champions League, nonostante alle prime due sconfitte se ne aggiunga un’altra pesante per 5-1 contro il City, l’Atalanta senza il suo puntero riesce nel miracolo qualificazione e approda agli ottavi, dove affronterà il Valencia. Zapata, che fino a quel momento aveva assistito solo da fuori alle grandi imprese europee dei compagni, partecipa alle due incredibili vittorie con 8 gol segnati tra andata e ritorno riuscendo a servire un assist per uno dei tre gol di Josip Iličić al Mestalla, negli appena 61 minuti che gioca nelle due gare, pochi minuti ma abbastanza per poter raccontare ai propri figli e futuri nipoti di aver fatto parte della storica Atalanta che raggiunse i quarti di finale della Coppa dalle Grandi Orecchie.

L’emergenza coronavirus ha fermato tutto, ma Zapata e compagni non vedono l’ora di ricominciare a calcare i campi di calcio, italiani ed europei, per poter tornare a dare ai cittadini di Bergamo il sorriso che questo virus sta togliendo.


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