Lamine Yamal è probabilmente il talento più puro al mondo. Quello che ha fatto e che fa con il pallone tra i piedi è quasi un unicum nella storia del calcio in relazione all’età che ha e al livello in cui gioca. Chiunque lo abbia visto giocare anche solo una volta riconosce quanto sia fondamentale per i successi del Barcellona e della Nazionale spagnola, e sa che forse una cosa così non si è mai vista. Nella sua seppur breve carriera ha già vinto due campionati spagnoli, una Coppa del Re e una Supercoppa spagnola, oltre ad un campionato Europeo con la Spagna in cui ha fatto il bello e il cattivo tempo, con un gol in semifinale alla Francia già diventato iconico. Possiamo poi citare anche titoli individuali come il Premio Kopa e il Golden Boy, e non facciamo l’elenco dei record di precocità onde evitare di dilungarci troppo. Eppure, qualcosa è cambiato. Troppo presto.
Il Clásico ha fatto traboccare il vaso
Il Clásico tra Real Madrid e Barcellona è una partita che non ha bisogno di presentazioni, ma quello dello scorso 26 ottobre ha assunto un significato particolare per quanto successo nei giorni precedenti. Le reti di Mbappé e Bellingham non hanno solo siglato la vittoria dei blancos contro i loro storici rivali, ma in qualche modo hanno messo a tacere – non solo in maniera metaforica – l’asso blaugrana, arrivato al match non come un rivale da temere ma come un nemico da sconfiggere.
Pochi giorni prima del big match, Mounir Nasraoui – il seguitissimo padre del giocatore – ha tenuto una diretta Instagram mentre cucinava nel suo appartamento. In poco tempo, la sfida del Bernabéu è diventata l’argomento principale nei commenti, scatenando Nasraoui che, in maniera del tutto sapiente e posata, ha deciso di buttare benzina sul fuoco, affermando che suo figlio – ben rappresentato da una statua posta accanto ai fornelli, e già questo spiega tante cose – avrebbe “cucinato” il Real Madrid come lui stava cucinando la cena, come se fosse la cosa più naturale del mondo.
Non è il primo episodio controverso nel quale scivola il padre di Yamal, che è stato più volte accusato di voler cavalcare l’onda della popolarità del figlio. Sicuramente, dal punto di vista mediatico, si sta mostrando come una figura pericolosa per il suo equilibrio. Una mano che non trattiene quando si rischia di cadere, ma che anzi tende a spingere. Parliamo della stessa persona che ha così definito l’assegnazione del Pallone d’Oro al francese Ousmane Dembélé: «Non parlerei di furto, ma di un danno morale causato ad un essere umano […]. Non parlo così perché è mio figlio, ma perché è il miglior giocatore al mondo. […] Bisogna dire che qui è successo qualcosa di molto strano. L’anno prossimo sarà nostro. L’anno prossimo il Pallone d’Oro sarà spagnolo».
Se è difficile controllare le azioni altrui, è però doveroso controllare le proprie. Ad appena tre giorni dalla sfida contro il Real, Lamine Yamal è stato ospite di un evento della King’s League spagnola, invitato da Ibai Llanos per parlare della sfida tra le loro squadre nella competizione. Alla domanda dello streamer sulle somiglianze della sua squadra con il Real Madrid, il giovane talento blaugrana ha risposto: «Rubano e piangono allo stesso modo». E poi, parlando delle eventuali difficoltà di segnare al Bernabéu: «L’ho già fatto diverse volte. L’ultima volta che ci ho giocato, quanto abbiamo vinto? 0-4? Se dovessi tirare un rigore, farei il cucchiaio». Il tutto con l’ex blaugrana Gerard Piqué – altra persona che meriterebbe un approfondimento – a ridere e spronarlo in sottofondo.
Commentare la gravità di queste dichiarazioni sarebbe superfluo, ma mentre cercavo del materiale per la stesura di questo articolo, mi sono imbattuto in alcune vecchie interviste a Lionel Messi e Cristiano Ronaldo, ai quali veniva chiesto dei momenti di difficoltà di Real Madrid e Barcellona. Entrambi erano ormai fuori dal giro del Clásico, eppure si sono espressi con grande rispetto nei confronti degli avversari di sempre, spiegando come anche nei periodi peggiori quei colori e quella storia non vadano mai presi sottogamba. Messi e Cristiano Ronaldo sono probabilmente i due giocatori più forti della storia di questo sport, certamente i più iconici e rappresentativi del Clásico, eppure parlano con profondo rispetto dei club che più hanno temuto e sofferto nel corso degli anni.
Nel giorno della partita il clima è teso, e il Bernabéu è una bolgia. Sugli spalti i tifosi celebrano i propri beniamini, ma si concentrano in particolare sul dieci del Barcellona. Non sono fischi di paura – perché nella paura si cela anche un profondo rispetto per le qualità, e Lamine Yamal ne ha da vendere, intendiamoci –, ma di disprezzo verso chi ha infangato i loro colori.
La gara la domina e la vince il Real Madrid: il Barcellona subisce, il suo diadema non si accende mai, sbaglia le conclusioni, perde palla, soffre la pressione come mai prima d’ora. Al triplice fischio, in molti si scagliano contro di lui, intimandogli di parlare di meno e portare rispetto: dai più fumantini, come Carvajal e Vinícius, agli insospettabili come Courtois.
I social – terreno fertile per episodi del genere – divampano, e il Real Madrid non si tira indietro. Jude Bellingham, autore del gol decisivo e giocatore che certo non difetta di carattere, pubblica un post scegliendo ‘A Little Less Conversation‘ di Elvis Presley come colonna sonora e scrivendo «Talk is cheap» come didascalia. Ogni riferimento è tutt’altro che casuale: voluto, mirato, perfettamente calcolato.
Un talento da preservare
Il calcio sta pian piano diventando solo l’argomento di contorno quando si parla di questo ragazzo. Le sue sterzate fulminee e i suoi tiri ad effetto servono solo a introdurre articoli e discussioni in cui si parla della sua vita privata, di quello che fa e non fa fuori dal campo. Ma qual è, se esiste, il confine tra ciò che si può e deve fare per una persona che solo da pochi mesi può prendere la patente?
Lamine Yamal ha 18 anni, è ancora un ragazzino ed è normale che si comporti come tale. È normale che faccia le stupidaggini che abbiamo fatto tutti, è normale che i suoi passatempi siano diversi da una persona di trent’anni ed è normale, per quanto i suoi mezzi siano infinitamente superiori ai nostri, che debba ancora capire come funzioni il mondo – sempre se qualcuno ci sia mai riuscito. Chiedere a questo ragazzo di essere già pronto e maturo per affrontare il perverso tritacarne mediatico al quale è sottoposto da quando aveva 15 anni è scorretto.
Quello che però si può chiedere a Lamine Yamal è di essere furbo e scaltro come quando punta l’avversario, lasciandolo sempre di sasso. È comprensibile che ecceda e che sbagli, a patto che i suoi errori diventino parte di un percorso di maturazione e non un limite che potrebbe rimpiangere in futuro. Non si tratta di essere dei robot, ma di capire quali siano le persone migliori che possano affiancarlo nel suo futuro professionale e personale in modo da non buttare un talento tanto grande quanto potenzialmente effimero se non sfruttato a dovere.
Lamine Yamal non può e non deve essere un “what if”, uno di quei calciatori che lasciano un sorriso tra il beffardo e il malinconico agli appassionati di calcio appena si sente nominare il nome, con il rimpianto di chi poteva essere e non è mai stato. È ancora prestissimo per capire quale sarà il suo futuro, ma se fino a pochi mesi fa lo si immaginava brillante e pieno di successo, ora qualche dubbio inizia a farsi pian piano più legittimo nei pensieri di chi lo segue. Noi appassionato di calcio siamo nessuno per giudicare la sua vita privata, ma da suoi primi tifosi non possiamo che sperare in una presa di coscienza e in un primo accorgimento su quelle che sono le sue responsabilità. Il tempo è dalla sua parte.
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