Milan Liverpool 2005

Milan-Liverpool 2005, riscrivere la storia in sei minuti

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Le partite di calcio, si sa, durano 90 minuti. In questo lasso di tempo ci sono tante variabili e possibilità di eventi, ma ci sono anche delle variabili che si possono definire pazze, del tutto imprevedibili, che hanno il potere di stravolgere un’intera partita in pochi minuti. Perché a volte, per riscrivere per sempre la storia del calcio, di minuti ne possono bastare anche solo sei.

Sei minuti di follia, passione e orgoglio che sono serviti al Liverpool, in quella folle notte di Istanbul del 2005, per passare dalla rassegnazione per una sconfitta pesante alla speranza, prima inesistente, di un successo contro una delle squadre più forti di sempre, il Milan di Carlo Ancelotti.



Alla vigilia dell’atto conclusivo della Champions League 2004/2005, il Milan si presenta come una delle squadre più forti di ogni tempo, da grande favorita per la vittoria finale e potendo vantare una formazione a dir poco stellare in ogni reparto: Dida tra i pali; Cafu, Alessandro Nesta, Jaap Stam e Paolo Maldini in difesa; Gennaro Gattuso, Andrea Pirlo e Clarence Seedorf formano il centrocampo a tre, con Kaká dietro le due punti Andrij Shevchenko ed Hernán Crespo. Sostanzialmente, una goduria visiva non soltanto per l’elevato tasso tecnico, ma anche per il gioco spumeggiante. Il Milan insegue la settima Coppa dei Campioni della sua storia, e i favori dei pronostici fanno vedere la finale quasi come una formalità per i rossoneri.

Dall’altra parte, invece, c’è il Liverpool di Rafa Benítez, allenatore reduce da grandi traguardi raggiunti con il Valencia, che ha eliminato nel suo cammino avversari del calibro di Juventus e Chelsea, ma che non naviga in acque felici in campionato, avendo chiuso la stagione al quinto posto. Il Liverpool ha in rosa qualche giocatore di grandissimo spessore e altri che sono divenuti iconici con il tempo, ma non può vantare la qualità dei rossoneri e si presenta sicuramente come inferiore: Jerzy Dudek è l’estremo difensore; la linea arretrata è formata da Steve Finnan, Jamie Carragher, Sami Hyypiä e Djimi Traoré; centrocampo di classe con Xabi Alonso e Steven Gerrard, mentre sulle fasce giocano Luis García e John Arne Riise; in avanti Harry Kewell e Milan Baroš formano l’attacco.



Siamo ad Istanbul, è il 25 maggio 2005, e il Milan pregusta la possibilità di battere il Liverpool e avvicinare la vetta dell’albo d’oro della Champions – all’epoca i rossoneri erano a sole tre lunghezze dal Real Madrid, fermo a nove.

Il Diavolo parte subito fortissimo e va in gol dopo appena 51 secondi, con un eccelso schema su punizione che porta al gol di capitan Paolo Maldini, che all’età di 36 anni e 334 giorni diventa il marcatore più anziano di una finale di Champions League.

Il Milan domina in lungo e in largo per tutto il primo tempo e segna altri due gol in successione, prima del duplice fischio del direttore di gara. A portare i rossoneri avanti di tre gol è Hernán Crespo, autore di una formidabile doppietta che non fa rimpiangere l’assenza per infortunio di Pippo Inzaghi. Con questi due gol l’argentino diventa l’unico giocatore nella storia del calcio ad aver segnato una doppietta sia in finale di Champions che in finale di Copa Libertadores – nel 1996, con il River Plate.

Alla fine dei primi quarantacinque minuti di gioco, la sensazione generale è che per il Milan si sia portato a casa la Coppa. Il vantaggio è netto e l’avversario non si sta rivelando all’altezza. Tutti pensano che la gara sia finita, tranne un uomo: Steven Gerrard. Durante l’intervallo motiva i suoi compagni, li sprona a lottare e ad avere fiducia nella vittoria, li invita a dare il massimo per i propri tifosi e per i propri colori, senza mollare mai.

Ad accompagnare una squadra mentalmente rinvigorita dalle parole del proprio capitano, ci sono gli stessi tifosi che Gerrard chiede di onorare, che, nonostante il risultato parli a sfavore dei Reds, intonano l’imprescindibile ‘You’ll never walk alone‘, all’interno di un’atmosfera da brividi.

La qualità del Milan non è però diminuita, ed infatti il monologo rossonero sembra proseguire, con Andrij Shevchenko che addirittura sfiora il 4 a 0, con una grande botta che impegna Dudek. La parata del portiere polacco è un segnale, il Liverpool non è ancora affondato.

La squadra del Liver bird è rientrata in partita, ma serve un gol che possa cambiare l’inerzia psicologica del match, e quel gol non può che segnarlo Stevie G, che, al minuto 54, con uno stacco sontuoso – aiutato da un errore di marcatura – e un colpo di testa preciso nato da un cross di Riise, mette il pallone alle spalle di Dida, accorciando le distanze.

Il Milan sembra aver avuto un temporaneo sbandamento e l’impressione generale è che si riassesterà, amministrando la partita. Ciò che non si riesce ad immaginare, però, è quello che il Liverpool sta per fare nei successivi sei folli minuti. Sei minuti che cambieranno per sempre la storia del calcio.

Gerrard ha appena segnato e porta il pallone verso il cerchio del centrocampo, per poi alzare le mani al cielo ed incitare i suoi uomini ad inseguire un’impresa titanica. Passano appena due minuti e il Liverpool affonda il secondo colpo, con Vladimír Šmicer – subentrato nel primo tempo dopo l’infortunio di Kewell –, che con un tiro dalla distanza beffa un Dida non proprio irresistibile sul suo palo, e porta gli inglesi ad un solo gol dal Milan. I fantasmi di una rimonta impossibile iniziano a farsi vedere, e dopo una veloce triangolazione con Baroš, Gerrard si ritrova davanti alla porta, venendo steso, in un impeto di furore agonistico, da Gattuso. È calcio di rigore, dal dischetto va Xabi Alonso. Dida para il tiro dagli undici metri, un boato si sente e riaccende una flebile speranza di quiete, che viene però ammazzata in un istante brevissimo, nel momento in cui lo spagnolo ribatte in rete. Il Liverpool ha pareggiato la partita.

Sei minuti. Il Liverpool ce l’ha fatta, è riuscito a ribaltare un risultato inizialmente impossibile da ribaltare. La rassegnazione per il peggiore degli inferni, in soli sei minuti, si è trasformata in una speranza di vittoria che a fine primo tempo sembrava non esistere.



Il Milan non molla, ma perde di lucidità nei momenti decisivi: Traoré salva sulla linea un tiro a botta sicura di Shevchenko; Kaká prima manda alto un pallone parecchio invitante, e poi, di testa, sciupa un’occasione colossale davanti alla porta. I meneghini sono tornati ad essere l’unica squadra presente in campo, ma non basta per chiudere la gara nei tempi regolamentari, il Liverpool resiste stoicamente.

Durante i supplementari il Milan continua il suo dominio, e trova, dopo una grande occasione sprecata da Tomasson, l’opportunità più significativa del match: cross verso il centro dell’area di rigore, Shevchenko colpisce benissimo ma Dudek para, il centravanti ucraino si immola sulla ribattuta e tira ancora, ma, in maniera inspiegabile, il portiere polacco non permette al pallone di gonfiare la rete. Dudek ha appena compiuto la più clamorosa parata della sua carriera, nonché una delle più surreali mai viste nella storia del calcio. I giocatori e tifosi del Milan sono increduli, mentre il cronometro scorre e sancisce la fine della gara, che si deciderà ai calci di rigore.

I ricordi dei tifosi del Liverpool tornano a ventuno anni prima, all’ultimo successo europeo, avvenuto allo Stadio Olimpico, contro la Roma, quando la “danza dello spaghetto” di Grobbelaar disorientava Conti e Graziani dal dischetto. Dudek, come il suo predecessore, decide di trovare un modo per distrarre i tiratori del Milan: alza e abbassa le mani, saltellando sulla linea di porta.

Ad iniziare la serie dal dischetto è Serginho, che calcia sopra la traversa. Il primo tentativo del polacco è andato a segno. Hamann si presenta per il primo del Liverpool e segna, 1-0. È il turno di Pirlo, e anche il bresciano cade nella trappola del portiere avversario, che para facilmente il suo rigore. Cissé raddoppia per gli inglesi. Tomasson accorcia le distanze. Va dunque Riise, ma il suo rigore, calciato sulla destra di Dida, viene parato dall’estremo difensore brasiliano. Kaká pareggia per il Milan, ma subito dopo Šmicer riporta in vantaggio il Liverpool sul 3 a 2.

Siamo al momento fatidico: Shevchenko contro Dudek. È davvero tragico il destino, non trovate? Colui che aveva regalato la Coppa al Milan due anni prima, con il rigore decisivo contro la Juventus, si ritrova a battere un rigore che condannerebbe i rossoneri ad una beffa clamorosa. Shevchenko calcia, è una botta centrale, Dudek sembra spiazzato, ma con un riflesso felino riesce a parare il rigore.

È successo ciò che non era previsto, per l’ennesima volta i pronostici sono stati ribaltati, nel più surreale dei finali. Il Liverpool è campione d’Europa per la quinta volta della sua storia, mentre il Milan si è fatto scappare un’occasione clamorosa.

Due anni dopo, i rossoneri avranno la possibilità di prendersi la rivincita in quel di Atene, affrontando la sfida dopo aver appreso una lezione che i protagonisti in campo difficilmente potranno dimenticare: mai dare il Liverpool per morto, finché nell’aria echeggerà il glorioso You’ll never walk alone.

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