Milan-Liverpool

Milan-Liverpool 2005: come riscrivere la storia in sei minuti

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Le partite di calcio, si sa, durano 90 minuti. In 90 minuti ci sono tante variabili e possibilità di eventi, ma ci sono anche delle variabili che si possono definire pazze, letteralmente imprevedibili, che hanno il potere di stravolgere un’intera partita in pochi minuti. Perché a volte la storia del calcio può essere riscritta per sempre in 6 minuti anziché in 90.

Sei minuti di follia, passione e orgoglio che sono serviti al Liverpool, in quella folle notte di Istanbul, per passare dalla rassegnazione per una sconfitta pesante alla speranza, prima inesistente, di un successo contro una delle squadre più forti di sempre, il Milan di Carlo Ancelotti.

 

 

Ma prima di parlare della partita in sé, è doveroso fare una premessa relativa alla vigilia della finale: il Milan di Ancelotti si presenta come una delle squadre più forti di ogni tempo, da grande favorito per la vittoria finale e potendo vantare una formazione a dir poco stellare in ogni reparto: Dida; Cafù, Nesta, Stam, Maldini; Gattuso, Pirlo, Seedorf; Kakà; Shevchenko, Crespo. Sostanzialmente, una goduria visiva non soltanto per l’elevato tasso tecnico, ma anche per il gioco spumeggiante. Il Milan insegue la settima Coppa dei Campioni della sua storia, e i favori dei pronostici fanno vedere la finale come una formalità per i rossoneri.

Dall’altra parte, invece, c’è il Liverpool di Rafael Benitez, allenatore reduce da grandi traguardi raggiunti col Valencia, che ha eliminato nel suo cammino avversari del calibro di Juventus e Chelsea, ma che non naviga in acque felici in campionato, essendo arrivato quinto, un piazzamento che gli impedisce di accedere alla stagione successiva di Champions League. L’unico modo per partecipare alla prossima edizione della massima competizione europea è vincere la Coppa. Il Liverpool, però, non può vantare di una rosa stellare come quella rossonera, se si escludono centrocampisti di spessore come Gerrard e Xabi Alonso, ma in sé la rosa si presenta inferiore a quella rossonera. Recita così: Dudek; Finnan, Carragher, Hyypa, Traoré; Xabi Alonso; Luis Garcia, Gerrard, Riise; Kewell, Baros.

Arsène Wenger, allenatore dell’Arsenal degli “Invincibili”, si scompone, affermando che il Liverpool, in quanto gode di meno pressioni a livello mediatico rispetto al Milan, ha delle buone possibilità di successo, nonostante parta da sfavorito secondo i bookmaker.

 

 

Arriviamo dunque al fatidico appuntamento finale: siamo ad Istanbul, è il 25 maggio 2005, e il Milan sembra ormai sul punto di mettere in pratica ciò che i bookmaker hanno annunciato alla vigilia. Infatti, per tutto il primo tempo, vi è un dominio schiacciante da parte del Milan, che va in gol dopo appena 51 secondi, con un eccelso schema su punizione, che porta al gol di Paolo Maldini, il capitano, che all’età di 36 anni e 334 mesi diventa il marcatore più anziano di una finale di Champions League.

Il Milan domina in lungo e in largo e segna due gol in successione, nei minuti finali del primo tempo, con Crespo, autore di una formidabile doppietta che non fa rimpiangere l’assenza di Pippo Inzaghi. Il primo tempo finisce e la sensazione generale è che il Milan si sia portato a casa la Coppa dalle grandi orecchie, che sarebbe la settima della sua storia. Tutti pensano che la Coppa sia destinata ad andare a Milano, tranne una persona, José Altafini, ex-giocatore del Milan e co-telecronista Sky della finale al fianco di Maurizio Compagnoni, che avverte il Milan, dato che la partita, contro gli inglesi, non è finita.

D’altronde, le squadre inglesi si sono dimostrate abili non solo nei ribaltare i pronostici alla vigilia di una finale di Coppa dei Campioni (vedasi Aston Villa vs Bayern Monaco del 1982), ma anche di ribaltare totalmente il risultato nei minuti supplementari regolamentari (Manchester United vs Bayern Monaco del 1999). Nel mentre, dagli spalti dello stadio di Istanbul, in un’atmosfera da brividi, parte l’inno del Liverpool, “You’ll never walk alone”, intonata dai tifosi Reds a squarciagola, nonostante il risultato sembri non dare speranze ai giocatori.

 

 

Ed infatti il monologo rossonero sembra proseguire, pur in tinte più amministrative, con addirittura il Milan che sfiora il 4 a 0, con Shevchenko, che su punizione impegna Dudek con un prodigioso intervento. La parata di Dudek è un segnale, il Liverpool non è ancora affondato. Il Liverpool infatti si compatto ed inizia a crederci, segnando al minuto 54 con Gerrard, il capitano, di testa, su cross di Riise, sfruttando un errore di marcatura da parte di Stam. Il Milan sembra aver avuto un temporaneo sbandamento e l’impressione generale è che si riassesterà, amministrando la partita. Ma ciò che non si riesce ad immaginare è ciò che il Liverpool sta per fare in sei folli minuti. Sei minuti che cambieranno per sempre la storia del calcio.

Gerrard ha appena segnato e porta il pallone verso il cerchio del centrocampo, per poi alzare le mani al cielo ed incitare i suoi uomini ad inseguire un’impresa sostanzialmente titanica. Subito dopo, infatti, il Liverpool affonda il secondo colpo, con Smicer, che con un beffardo tiro dalla distanza beffa un Dida non proprio irresistibile sul suo palo e accorcia ulteriormente le distanze. I fantasmi di una rimonta impossibile iniziano a farsi vedere e dopo una veloce triangolazione, Gerrard si ritrova davanti alla porta, venendo steso, in un impeto di furore agonistico, da Gattuso. È calcio di rigore. Dal dischetto va Xabi Alonso, contro Dida. Dida para il rigore, un boato si sente e riaccende una flebile speranza di quiete, che viene però ammazzata in un istante brevissimo, nel momento in cui Xabi Alonso ribatte in rete, pareggiando la contesa. 3 a 3.

 

 

Sei minuti. Il Liverpool ce l’ha fatta, in sei minuti, a ribaltare un risultato inizialmente impossibile da ribaltare. La rassegnazione per il peggiore degli inferni che in soli sei minuti si trasforma in una speranza di vittoria che a fine primo tempo sembrava non esistere. Il Milan però non molla, ma perde di lucidità nei momenti decisivi, tanto che Kakà, di testa, sciupa un’occasione colossale davanti alla porta. Ma il Milan attacca, ci crede, mentre il Liverpool stoicamente resiste ad ogni assalto rossonero. Arriviamo dunque al momento cruciale della partita, l’episodio chiave, nei minuti supplementari: palla verso il centro dell’area di rigore, Dudek para su Sheva, il centravanti ucraino tira ancora, a botta sicura, ma avviene un miracolo. Quella palla non entra, Dudek ha appena compiuto la più clamorosa parata della sua carriera, che passa alla storia anche con una delle più surreali mai viste in una finale di Champions League. I tifosi del Milan sono increduli, mentre la partita finisce, si va alla lotteria dei calci di rigore.

I ricordi dei tifosi del Liverpool tornano a 21 anni prima, al successo, allo stadio Olimpico di Roma, contro la Roma, mentre la danza da ubriaco di Grobbelaar disorientava Graziani e Conti, inducendoli agli errori, e consegnando la Coppa ai Reds. Dudek decide quindi di trovare un modo per distrarre i tiratori del Milan: alza e abbassa le mani, saltellando sulla linea di porta. Serginho, il primo tiratore, calcia sopra la traversa. Il primo tentativo di Dudek è andato a segno. Hamann si presenta per primo per il Liverpool. Gol. E’ il turno di Pirlo. Anche Pirlo viene distratto da Dudek e il suo calcio di rigore è facile da parare per il portiere polacco. Cissé raddoppia per il Liverpool. Tomasson accorcia le distanze. Va dunque Riise, ma il suo rigore, calciato sulla destra di Dida, viene parato dall’estremo difensore brasiliano. Kakà pareggia, ma subito dopo Smicer riporta in vantaggio il Liverpool sul 3 a 2.

Siamo al momento fatidico. Shevchenko contro Dudek. È davvero tragico il destino, non trovate? Colui che aveva regalato la Coppa al Milan due anni prima, col rigore decisivo, si ritrova a battere un rigore che condannerebbe il Milan ad una beffa clamorosa. Proprio lui, che due anni prima guardava Dida in uno sguardo di intesa negli attimi che precedevano il trionfo. Shevchenko calcia, è una botta centrale, Dudek sembra spiazzato, ma con un riflesso felino riesce a parare il rigore. È successo ciò che non era previsto, per l’ennesima volta i pronostici sono stati ribaltati, nel più surreale dei finali. Il Liverpool è campione d’Europa per la quinta volta della sua storia, mentre il Milan, per la seconda volta dopo i quarti contro il Deportivo nel 2004, si è fatto scappare un’occasione clamorosa per vincere la Coppa.

 

 

Come sappiamo, due anni dopo, il Milan si prenderà una rivincita importante con se stesso, grazie ad un Kakà fantascientifico e grazie alla doppietta, ad Atene, di Inzaghi proprio contro il Liverpool. Una lezione che il Milan ha imparato, ha imparato a non abbassare più la tensione, anche solo per sei minuti che possono essere fatali, prendendosi la giusta rivincita.

Ma la rivincita del Milan non cancellerà mai dalla storia del calcio la finale di Istanbul, una partita che sembra un film, la cui sceneggiatura sarebbe tranquillamente da Oscar automatico per manifesta superiorità, che dà tre insegnamenti fondamentali:

  1. Come affermava Boskov, partita è finita quando arbitro fischia
  2. Mai abbassare la tensione in una finale di Champions League, specialmente contro una squadra inglese
  3. Mai dare il Liverpool per morto finché nell’aria si sentirà “You’ll never walk alone”

Perché finché si sentiranno le note dell’inno glorioso del Liverpool, intonato a squarciagola nei momenti più difficili, la speranza dei tifosi Reds sarà l’ultima a morire.

 

Milan-Liverpool 5-6 dcr (2005)

25 maggio 2005, finale di Champions League, il Milan chiude il primo tempo sul 3-0, il Liverpool sembra spacciato, ma nella seconda parte di gara riesce miracolosamente a pareggiare e vincere la coppa ai calci di rigore.

Gepostet von Catenaccio e Contropiede am Donnerstag, 4. Oktober 2018