Bari Mignani

Ritorno al futuro, le due anime del Bari di Mignani

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Arrivati alla fine del primo quarto di stagione, la famiglia De Laurentiis sta a sorpresa dominando la scena del calcio italiano. Il Napoli di Spalletti è capolista solitario della Serie A, oltre che primo nel girone di Champions League, e il Bari di Mignani è in testa in cadetteria, a pari merito con la Reggina. Le analogie fra il club campano e quello pugliese potrebbero però non finire qui. Come Aurelio De Laurentiis ha ridato vita e competitività ad altissimi livelli a una grande piazza meridionale, altrettanto cerca di fare Luigi De Laurentiis, figlio del primo, già reo di aver riportato entusiasmo a Bari, dopo anni bui che avevano allontanato migliaia di appassionati locali da questo sport.

Il rapporto fra il Bari e i suoi tifosi non è mai stato semplice, rovinato da gestioni controverse, risultati sportivi raramente in linea con le aspettative e con il calore della tifoseria, esempio estremo di amore incondizionato. Per molti, però, il fallimento e la ripartenza dai dilettanti sono stati dei colpi troppo duri da digerire. Tre lunghi anni di Lega Pro, vero e proprio purgatorio calcistico, hanno poi progressivamente allontanato dallo stadio tanti tifosi allo stremo della pazienza. Nonostante la passione, tifare Bari era calcisticamente diventato come osservare una bestia morente, come mangiare un piatto insipido.

Naturalmente la promozione in Serie B ha ridato gioia e speranze all’ambiente, ma molti in città avevano seguito poco e nulla del percorso di cui il Bari è stato protagonista. Non è semplice dopo anni di distacco e apatia, quasi a volersi dimenticare che da qualche parte in città esista ancora quella che un tempo era «la Bari», scendere in piazza e festeggiare: ci si sente quasi in colpa. La festa per la promozione la si è lasciata a chi è rimasto accanto a questa squadra anche nei tempi più bui. Quasi un bene che la stessa sia arrivata a Latina, davanti a duemila seguaci, superstiti di una triste selezione naturale. Parafrasando il giornalista sportivo Enzo Tamborra, erano quattro anni che a Bari, calcisticamente parlando, non si provava qualcosa di simile alla gioia. Specchio di come le promozioni dalla D prima e dalla Lega Pro poi, celassero comunque un senso di impazienza e velata malinconia.


Il mercato e le ambizioni del Bari di Mignani

L’obiettivo di Luigi De Laurentiis è dunque prima di tutto riavvicinare i suoi tifosi al club, far rinnamorare Bari della Bari. In panchina viene confermato Michele Mignani, al quale era stata affidata la squadra nella passata stagione. Dal mercato non arrivano grandi nomi, anche se qualche calciatore interessante per la Serie B sposa la causa biancorossa: Eddy Salcedo, reduce da diverse stagioni in Serie A e prodotto del vivaio dell’Inter, e Francesco Vicari, difensore centrale che negli anni di Serie A con la SPAL è entrato anche nel giro della Nazionale. L’undici titolare resta però un’incognita per chi non ha seguito il Bari nelle annate precedenti, dato che l’ossatura di base viene confermata. C’è molta curiosità intorno a questi ragazzi e a questa squadra, finalmente tornata in una categoria più piacevole da seguire rispetto alle serie inferiori, nel senso più cinico e legato all’estetica di questo sport, che in fondo, al netto dell’amore, resta uno spettacolo.

Categoria quest’anno impreziosita da un ulteriore elemento di fascino: la presenza di tante grandi realtà del nostro calcio. Da chi scende a chi sale, la composizione della Serie B suscita la convinzione che si possa parlare di una sorta di “Serie A2”. Genoa, Brescia, Venezia, Cagliari, Benevento, Reggina, Parma, Palermo, Spal, Frosinone, Perugia: tutte squadre tradizionalmente arroccate nella massima serie, o avvicinatevisi di recente. E poi c’è il Südtirol che si presenta con soli nove goal subiti in tutto il campionato precedente, il Como che tessera Cesc Fàbregas, il Pisa che ha sfiorato la promozione l’anno prima e il nuovo Ascoli di Bucchi, che si iscrive al campionato sulla scia del lavoro fatto l’anno precedente da Andrea Sottil, oggi alla guida di una fantastica Udinese. L’idea che il Bari possa in questa bagarre ambire alla promozione, sembra scaturire dalla confusione del suo blasone con il reale valore attuale del club. Un bias che sembra riguardare anche le reali ambizioni del Palermo.


L’inizio di stagione del Bari di Mignani

A causa dei lavori al San Nicola, la stagione del Bari si apre sul neutro dell’Arechi, dove i pugliesi annichiliscono il Padova per 3-0, squadra di una categoria inferiore, e conquistano la qualificazione al primo turno di Coppa Italia, nel quale demoliscono per 4-1 l’Hellas Verona in Veneto, rimontando il vantaggio iniziale di Lasagna. In quell’occasione, il marocchino Walid Cheddira segnerà addirittura una tripletta, lasciando presagire il suo incredibile inizio di stagione.

Ma è il 12 agosto che la tifoseria del Bari torna a respirare. I biancorossi si presentano al Tardini di Parma per aprire il nuovo campionato. Entrambe le squadre regalano uno spettacolo raro per la categoria, una partita avvincente, sempre in bilico, grandi giocate, e goal d’antologia: bellissimo quello di Dennis Man per il Parma a inizio gara, ma altrettanto clamoroso il tiro del barese Michael Folorunsho, talmente forte da sparire quasi dalle riprese, per poi ricomparire nel sette. Alla fine sarà un giusto 2-2, che dà poche indicazioni tattiche, ma che lascia trapelare come il Bari possa competere anche contro avversarie meglio attrezzate.

Il campionato dei biancorossi, nel breve, prosegue in modo anonimo. Arriva prima il pareggio casalingo per 1-1 contro il Palermo, e successivamente la vittoria esterna per 3-1 contro il Perugia. La squadra riesce poi a farsi rimontare due goal in casa dalla SPAL, con la quale pareggia nuovamente per 2-2, prima della svolta di questo inizio di stagione. A Cosenza il Bari si impone per 1-0 e avvia un filotto, tuttora aperto, di quattro vittorie consecutive.

Un leitmotiv importante della stagione è la seconda di queste. Il Bari espugna Cagliari e solo in questo momento si inizia a parlare meno timidamente di scontro diretto. Ad essere interessante è però il modo in cui questa vittoria arriva. La partita è brutta. Tolta qualche scorribanda offensiva dei sardi, succede davvero poco. Il piano gara del Bari di Mignani contro questo tipo di squadre è chiaro: coscienza dei propri mezzi e tattica attendista. La compagine pugliese resiste stoicamente alla superiorità tecnica del Cagliari, e a un quarto d’ora dalla fine trova la vittoria grazie al solito Cheddira, che scavalca Radunović in uscita con uno scavino. Una partita sporca esteticamente, finita anche in dieci, ma che rappresenta tatticamente un capolavoro per la capacità di annichilire le pretese offensive degli isolani, per poi punire cinicamente l’undici di Liverani.

Bari-Brescia è invece la partita della consacrazione per i pugliesi, che davanti al loro pubblico si esaltano e ottengono la prima vittoria casalinga stagionale. Il 6-2 lascia poco spazio ai commenti. Il Bari che si presenta davanti agli uomini di Clotet è completamente diverso da quello visto in Sardegna. I galletti aggrediscono l’avversario più alti, sono più verticali e nel complesso esprimono un calcio corale e divertente. I lombardi non entrano mai in partita e sembrano capirci davvero poco, nonostante prima di questa giornata occupassero la prima posizione del torneo.

Lasciare la capolista sotto di sei gol, prima del tentativo parziale di rimonta, è naturalmente qualcosa che non può passare inosservato: l’idea della promozione non è più solo qualcosa di aleatorio. Questo Bari sembra più attrezzato di quanto si pensasse. Non a caso, nell’ultima giornata, è riuscito anche a vincere sul difficile campo del Venezia, mutando completamente la prospettiva e il concetto di squadra da battere della Serie B 2022/2023.


Come gioca il Bari di Mignani

Come anticipato, dal punto di vista tattico, non si può parlare di un solo Bari. Non si è assistito a qualcosa di univoco in questa prima parte di stagione. C’è sia il Bari difensivamente svagato e incapace di chiudere le partite, che il Bari capace di intasare qualsiasi spazio a Cagliari e a Cosenza. Un Bari dominante e abile nel tessere trame di gioco rapide e incisive, e un Bari raccolto dietro e attendista. Mignani sembra avere la capacità di tirare fuori dai suoi giocatori forze che forse neanche loro sono consapevoli di possedere, rendendoli pedine perfette di uno scacchiere costruito a immagine e somiglianza dei propri interpreti, senza inutili stravolgimenti di ruolo. Nella sua migliore versione, il Bari di Mignani agisce molto centralmente, affidandosi alla tecnica dei suoi centrocampisti e alla rapidità dei fantasisti, oltre che alla loro abilità nello stretto. A tratti il gioco è davvero piacevole e, chi segue il Bari abitualmente, sa bene come negli anni sia capitato davvero raramente.

Questo inizio di campionato oltre le aspettative è reso dunque possibile da calciatori le cui qualità, e identità stesse, erano fino a poche settimane fa sconosciute al grande pubblico. Ad esempio il portiere, Elia Caprile, passato dal Leeds di Marcelo Bielsa, è stato più di una volta decisivo nel mantenere il punteggio invariato. Un giovane di grande prospettiva di cui si è accorto anche Paolo Nicolato, tecnico dell’Under 21. Caprile ha scalzato il titolare Pierluigi Frattali nelle gerarchie, affermandosi come un’assoluta garanzia.

In difesa i veterani la fanno da padroni. Si pensava che l’amatissimo capitano Valerio Di Cesare, ormai trentasettenne, avrebbe avuto un ruolo marginale e di supporto in questo Bari, e invece è stato finora sempre titolare, affiancato dal già citato Vicari o da Emanuele Terranova, che con i suoi trentatré anni ha poco da invidiargli in fatto di esperienza.

Sulle fasce macinano chilometri Raffaele Pucino e Giacomo Ricci, molto attenti difensivamente e chiamati spesso alla sovrapposizione, in un sistema difensivo molto classico, che ricorda un po’ quello proposto da Alberti e Zavettieri nel 2014, in considerazione del baricentro molto alto in impostazione, che lascia spesso i centrali gli unici baluardi della difesa, nell’idea molto europea di accettare l’uno contro uno con l’attaccante avversario, naturalmente laddove il differenziale tecnico con gli avversari lo consenta.

Nota di interesse per Mehdi Dorval, chiamato a sostituire lo squalificato Pucino contro il Brescia. Nell’esordio stagionale, il terzino francese si è distinto per grande attitudine difensiva e spinta offensiva, con un’inerzia sempre verticale e dinamica, mettendo a referto anche un assist. Nel corso del torneo potrebbe affermarsi come qualcosa in più di una semplice alternativa agli occhi del suo allenatore.

Davanti alla difesa agisce Raffaele Maiello, filtro e metronomo del centrocampo biancorosso. Non si tratta di un regista vistoso e dalla giocata estemporanea, ma soprattutto in squadre che giocano in maniera rapida e verticale, dove i tempi di gioco e l’equilibrio valgono tre quarti di partita, il suo lavoro risulta molto importante.

Mattia Maita è la mezzala destra del 4-3-1-2 disegnato da Mignani, ed è considerato l’elemento fondamentale della squadra biancorossa e forse il giocatore del Bari più forte in senso assoluto. Bravo nel dribbling e dotato di un ottimo cambio passo, la sua assenza dal rettangolo di gioco può divenire causa di enorme fatica per i suoi compagni, anche in considerazione delle spiccate doti difensive che lo contraddistinguono. Esemplare come sul gol di Cheddira a Cagliari, l’azione nasca proprio da un suo recupero palla e da un lancio millimetrico sui piedi del letale bomber marocchino.

A sinistra agisce invece Michael Folorunsho, arrivato in estate dal Napoli, dopo un prestito alla Reggina. Il centrocampista italiano di origini nigeriane è l’arma in più di questa prima parte di campionato. Il nativo di Roma è dotato infatti di una fisicità tale da permettergli di difendere abilmente il pallone, spaccando in due il centrocampo avversario, ed entrare prepotentemente nei fraseggi sulla trequarti. È inoltre dotato di ottimi tempi di inserimento e di un gran tiro dalla distanza. Probabilmente non si era mai visto su questi livelli.

Sulla trequarti, dietro le punte o sull’esterno in base alle fasi del match agiscono vari giocatori a seconda delle scelte di Mignani, di fatto lo slot più conteso di tutto l’undici del Bari. Rubén Botta, il fantasista della squadra e grande protagonista della promozione, contende oggi il suo posto con due grandi ritorni in casa biancorossa: Christian Galano e soprattutto Nicola Bellomo, giocatori simili per caratteristiche e posizione di campo occupata. In particolare Bellomo, spesso limitato nella sua carriera dalla discontinuità, sta dimostrano una grande saggezza tattica e spirito di sacrificio, doti che se abbinate all’indiscutibile tecnica, ne fanno un valore aggiunto di tutto rispetto per la categoria.

In attacco Mirko Antenucci è un po’ il giocatore simbolo di questa squadra. Già in Puglia dagli anni della Lega Pro, ha trascinato a suon di gol il Bari in Serie B, dove, abituato a palcoscenici ben più prestigiosi di quelli offerti dal terzo livello del nostro calcio, continua ad andare in rete con grande semplicità. Sono infatti già cinque le segnature in otto giornate di campionato.

Ma a rubare la scena più di chiunque altro è ovviamente Walid Cheddira, la non punta più punta di sempre. Già, perché a preoccupare i tifosi era il mancato acquisto di un centravanti che completasse il reparto. Caso vuole, però, che il marocchino abbia già messo a segno otto reti in altrettante partite, ricoprendo da solo il suo ruolo e quello del fantomatico centravanti che manca alla rosa biancorossa.

Il ruolo di Cheddira è indefinibile: dalla trequarti in poi è ovunque, riesce quasi a fare reparto da solo. È molto difficile portargli via la palla o anticiparne la giocata. È bravo nell’indicare lo spazio giusto lasciato dai difensori avversari all’assistman di turno e a finalizzare in modo glaciale le migliori opportunità che gli si presentano. In assenza dell’Italia, un suo ruolo da protagonista con il Marocco nella kermesse mondiale potrebbe dare ai tifosi del Bari una squadra per cui tifare.

Naturalmente, senza pretese predittive ma descrittive, si delinea uno scenario che lascia margini di speranza per un ritorno in Serie A. La Serie B è un campionato lungo, equilibrato e difficile e non bisogna sottovalutare neanche l’elemento play-off. È dunque arduo ad oggi considerare il Bari di Mignani come una delle favorite per la promozione – anche perché non è né l’unica squadra che sta facendo bene, né la più attrezzata per reggere alla distanza –, ma, di certo, i pugliesi regaleranno ai loro tifosi la possibilità di poter sperare, soffrire, gioire, urlare, tremare e rabbrividire nel tentativo di raggiungerla: le emozioni del calcio tornano a Bari.

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