Germania Est Ovest 1974

Fonte immagine: Bundesarchiv, Bild 183-M1022-361 / Mittelstädt, Rainer, via Wikimedia Commons | CC BY-SA 3.0 Unported

Sparwasser, la Germania Est e quel Derby oltre il Muro

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Il 1974 è l’anno del decimo Mondiale della storia. La competizione ritorna in Europa dopo l’edizione messicana vinta dal Brasile sull’Italia. Quello del ’74 è un Mondiale che non solo vede l’esordio di un nuovo trofeo, ideato e disegnato dall’italiano Silvio Gazzaniga, dopo il pensionamento della Coppa Rimet, ma è anche il primo Mondiale che si disputa in un paese diviso: la Germania. Il Paese teutonico è infatti separato da venticinque anni in Germania Ovest, a chiara trazione occidentale, e Germania Est, sotto l’influenza del mondo sovietico. Una pagina di politica che meriterebbe fiumi e fiumi di inchiostro, ma quella di oggi è un’altra storia. Una storia di calcio, già, perché la divisione politica si riflette anche nel mondo dello sport e in particolare del pallone. Da una parte la Germania Ovest, campione del mondo nel 1954, campione d’Europa uscente e protagonista della ‘Partita del Secolo’ a Messico ’70; dall’altra la Germania Est, mai qualificata a un europeo e tantomeno ad un Mondiale.


La prima volta

Quella del 1974 è la prima, e unica, edizione dei Mondiali che vedrà partecipare tutte e due le Germanie. I tedeschi dell’Ovest si qualificano automaticamente in quanto paese ospitante della competizione, quelli dell’Est invece devono passare dai gironi di qualificazione. I ragazzi di Georg Buschner sono inseriti nel Gruppo 4 con Romania, Finlandia e Albania. Dieci punti, diciotto gol fatti e solo tre subiti permettono ai ragazzi della DDR di ottenere il pass per un viaggio oltre il muro. A guidare la campagna ci sono le sette reti di Joachim Streich – che gli valsero il titolo di capocannoniere delle qualificazioni insieme al nostro Gigi Riva, al bulgaro Honev e a sua maestà Johan Cruijff – e le quattro di Jürgen Sparwasser.

Il sorteggio della fase finale regala alla storia del calcio quello che un po’ tutti gli appassionati speravano di vedere all’alba del 1974: la Germania Est, al suo primo storico Mondiale, affronterà la Germania Ovest. La sfida è in programma per il terzo turno della prima fase a gironi, nelle prime due partite i ragazzi dell’Est dovranno invece fronteggiare l’Australia e il Cile.

I ventidue convocati di Buschner per il Mondiale tedesco militano tutti nella DDR-Oberliga, la massima serie dell’Est: è una squadra di tanti umili calciatori nei quali spiccano i già citati Streich, centravanti dell’Hansa Rostock, e Sparwasser, ma anche il giovanissimo Martin Hoffmann, questi ultimi due compagni di squadra al Magdeburgo.

L’esordio nella competizione iridata per i tedeschi dell’Est è da sogno. Davanti ad un Volksparkstadion di Amburgo semivuoto – solo 17.000 spettatori paganti –, Streich e compagni superano i socceroos. La sliding doors della gara è l’autorete del difensore Colin Curran dopo un’ora di grande equilibrio, e a venti minuti dal termine è proprio la stella dell’Hansa Rostock a timbrare il cartellino per il due a zero finale. La seconda gara del girone mette di fronte la Germania Est, Paese del blocco comunista, e il Cile, Paese retto da una giunta militare di estrema destra guidata da Pinochet. La preoccupazione a Berlino Ovest è alle stelle. A fare da sfondo alla gara, arbitrata dal fischietto italiano Aurelio Angonese, poco meno di trentamila spettatori assiepati sulle gradinate dell’Olympiastadion. La DDR passa in vantaggio, sempre a cavallo dell’ora di gioco, con la rete del diciannovenne Hoffmann, ma viene subito riacciuffata dalla rete di Sergio Ahumada per l’1-1 finale. Ad Amburgo invece i cugini dell’Ovest, che alla prima avevano battuto di misura il Cile, travolgono agilmente gli australiani guidati Gerd Müller. Dopo centottanta minuti la classifica del girone dice Germania Ovest 4 punti – la vittoria ai tempi ne valeva 2 –, Germania Est 3, Cile 1, Australia 0.


Il grande Derby

Le due Germanie si erano già affrontate nell’Olimpiade del ’72 a Monaco di Baviera nella seconda fase a gironi – dove a spuntarla furono quelli dell’Est grazie alle reti di Jürgen Pommerenke, Joachim Streich ed Eberhard Vogel –, ma va specificato che, per poter rispettare le allora vigenti regole a cinque cerchi sul dilettantismo, l’Ovest aveva dovuto schierare una squadra giovanile, mentre all’Est era stato concesso il “privilegio” di mettere in campo la propria Nazionale maggiore in quanto, per le proprie leggi sportive, i loro tesserati erano ufficialmente dei dilettanti. Quella del 1974 era dunque la prima vera e propria partita tra Germania Est e Germania Ovest, e nessuno, per quel Mondiale, si sarebbe aspettato che la gara avrebbe deciso le sorti del girone.

Le due squadre arrivarono al Volksparkstadion con già in tasca il biglietto per la seconda fase a gironi, di conseguenza gli ultimi novanta minuti mettevano in palio solo il primo posto nel girone. Il match era però molto atteso soprattutto per i suoi motivi extrasportivi. In occasione del Derby, il governo socialista della DDR aveva rilasciato la bellezza di 8.000 visti turistici validi per la durata dell’evento.

Scoccano le 19:30 ad Amburgo e l’uruguagio Ramón Barreto fischia l’inizio delle ostilità. Nella Germania Orientale Buschner lascia in panchina la stella Streich optando per un attacco leggero formato da Sparwasser in posizione centrale con Hoffmann e Kreische larghi. Onze de gala invece per la Germania Occidentale, l’unica novità per Schön è Heinz Flohe per far rifiatare Heynckes in vista della seconda fase a gironi.

Come da pronostico sono quelli dell’Ovest a governare la gara, ma gli orientali rintuzzano bene, con ordine e devozione alla causa. Nella ripresa gli Ossis alzano il ritmo e prima sfiorano il gol con Hans-Jürgen Kreische, e poi lo trovano con il falso nueve Sparwasser. Il numero quattordici in blu riceve in verticale da Lothar Kurbjuweit, salta con un controllo in corsa di testa e di coscia Hottges e Vogts, e da buona posizione batte l’incolpevole Maier. Il gol arrivato al 77′ ammutolisce i tifosi occidentali e manda in estasi gli orientali, regalando a Sparwasser e compagni il primo posto nel girone.

Successivamente a quella rete circolarono varie dicerie sui premi che il centrocampista del Magdeburgo avrebbe ricevuto dal governo, da una casa a un’auto, fino ad un conto in banca, ma egli stesso smentì tutto anni dopo. Quello che sicuramente ricevette Sparwasser fu l’onore e l’onere di entrare nella cultura di un popolo, quello orientale: «Ma tu dov’eri quando segnò Sparwasser?».

La fine del sogno

Quella vittoria e quel primo posto, paradossalmente, condannò gli orientali ad un girone di ferro con Paesi Bassi, Argentina e Brasile, e dunque ad una scontatissima eliminazione – un solo punto raccolto contro l’Albiceleste e terzo posto nel raggruppamento. Gli occidentali, invece, fecero un sol boccone di Polonia, Svezia e Jugoslavia conquistando la finale contro gli Orange di Cruijff.

Questo aspetto nel corso degli anni è stato utilizzato per sminuire l’impresa di Sparwasser e compagni, con l’idea di fondo che alla Germania Ovest la sconfitta andasse comunque bene. Tolto l’aspetto politico ed emotivo della gara, che già basterebbe per renderla una partita vera, le ipotesi sugli eventuali ragionamenti di convenienza non reggono, o comunque vanno molto ridimensionati, per due motivi: il primo è che i tedeschi occidentali, ai quali sarebbe bastato un pareggio per vincere il girone, condussero il gioco per buona parte della gara, cogliendo anche un palo nel primo tempo; il secondo è che i valori delle nazionali presenti nei successivi gironi non rappresentano del tutto il loro valore storico e/o attuale.

Se infatti è vero che l’Olanda era sicuramente la squadra da battere, è altrettanto corretto riconoscere che la Polonia – che poi chiuse terza – era una super potenza dell’epoca, campione olimpica in carica e capace di eliminare per la prima volta l’Inghilterra durante le qualificazioni a quel Mondiale. Così come erano due squadre di ottimo livello la Svezia – che poteva vantare in squadra un giocatore come Ove Kindvall, campione d’Europa con il Feyenoord di Ernst Happel – e la Jugoslavia. Contrariamente invece ai loro nomi altisonanti, il Brasile era una squadra a fine ciclo trascinata quasi esclusivamente da Rivelino, mentre l’Argentina era più vicina a quella non qualificata del ’70 che a quella trionfante del ’78.

Sta di fatto che il 7 luglio Breitner e Müller ribaltarono l’iniziale vantaggio di Neeskens, regalando il Mondiale alla Germania Ovest. Ai ragazzi della DDR rimaneva comunque l’estremo orgoglio di aver vinto il più importante dei Derby tedeschi.


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