Casemiro

Fonte immagine: Granada, via Wikimedia Commons | CC BY-SA 4.0 International

Casemiro, fenomeno nell’ombra dei fenomeni

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Dovendo scegliere una squadra iconica nella storia del calcio per blasone, trofei e calciatori, quale scegliereste? Sicuramente non mancano le opzioni, eppure è molto probabile che in parecchi opterebbero per il Real Madrid di Zinédine Zidane, l’unica squadra capace di vincere tre Champions League consecutivamente dalla nuova denominazione, datata 1993/1994. E pensando a quella squadra, chi sono i primi calciatori che vi vengono in mente? Beh, i fenomeni non mancavano di certo. A partire da Cristiano Ronaldo e i suoi scudieri Benzema e Bale, fino ai leader tecnici ed emotivi Marcelo e Sergio Ramos, passando per le geometrie di Kroos e Modrić. E poi c’è Casemiro.

Lo storico numero quattordici dei Blancos entra di diritto nel novero dei migliori mediani dell’ultimo trentennio, e pur non apparendo quasi mai in copertina ha scritto la storia del club madrileno da assoluto protagonista. Tuttavia, probabilmente per il ruolo non appariscente e per i compiti che ha svolto, al grande pubblico sono serviti tanti anni per riconoscerlo come un giocatore fondamentale di quel formidabile Real, e non solo come parte di qualcosa di più grande.


L’inizio di carriera in Brasile

Casemiro, diminutivo di Carlos Henrique José Francisco Venancio Casimiro, nasce nello stato di San Paolo nel 1992. Come purtroppo usuale per i bambini di ceto medio-basso del Brasile, vive un’infanzia complicata dal punto di vista economico, ma anche familiare, dato che il padre lo abbandona quando ha appena cinque anni. Fin da subito si appassiona al calcio ed entra giovanissimo nel settore giovanile del San Paolo, dove svolge tutta la trafila delle giovanili principalmente da capitano, mostrando spiccate doti di leadership. La scalata verso la prima squadra è rapidissima e il 25 luglio 2010, a poco più di 18 anni, esordisce da titolare nel match perso per 1-0 contro il Santos di Neymar.

Da quel momento, nonostante la giovane età, riesce a imporsi nel centrocampo di una delle big del calcio brasiliano. Le sue prestazioni stupiscono sempre di più gli addetti ai lavori e non è un caso che, dopo anni di successi con le nazionali giovanili, venga convocato per la prima volta con la Seleção, nel 2011. A coronamento di un brillante inizio di carriera, nel 2012 vince la Copa Sudamericana, la prima nella storia del San Paolo.

Il ragazzo inizia ad essere notato anche in Europa, e il club che si fionda con più convinzione sul talento del Tricolor Paulista è proprio il Real Madrid, che il 31 gennaio 2013 ne acquista il cartellino per circa 6 milioni di euro.


Il primo difficile periodo a Madrid e il prestito al Porto

Il primo anno e mezzo di Casemiro a Madrid, però, non è affatto dei migliori. I primi sei mesi vedono il brasiliano giocare in prestito al Castilla, la squadra B del Real, mentre la stagione 2013/2014, quella della Décima, lo vede relegato ad un ruolo da comprimario. Carlo Ancelotti gli preferisce altri giocatori sia per scelta tecnica – difficile trovare posto in un centrocampo che vede già Modrić, Khedira, Xabi Alonso e Ángel Di María, schierato in un’inedita pozione di mezzala sinistra – sia per motivazioni che esulano dai meriti calcistici. Casemiro dimostra infatti di avere in quel momento uno stile di vita non adatto ad un atleta professionista, che lo porta più volte ad essere in sovrappeso. Il tecnico ex Milan, data la scarsa intensità negli allenamenti e un rendimento molto al di sotto delle aspettative, dà il via libera alla cessione.

Chi non la pensa come il mister emiliano è il suo vice, Zinédine Zidane, che consiglia alla dirigenza di non cederlo ma di mandarlo in prestito per fare un’esperienza da titolare in Europa. La grande occasione si presenta subito: Casemiro si accasa in prestito al Porto, big portoghese e presenza fissa nelle coppe europee. Allenato dallo spagnolo Julen Lopetegui – che in futuro tornerà ad allenare, senza successo, il brasiliano a Madrid –, Casemiro manifesta finalmente le sue potenzialità, mostrandosi come un fantastico centrocampista di rottura e permettendo ai vari Quaresma, Brahimi e Jackson Martínez di esprimersi al meglio là davanti senza sbilanciare troppo la squadra.

L’annata del Porto è priva di trofei, ma i Dragões riescono ad arrivare ai quarti di finale in Champions League, prima di essere eliminati dal Bayern di Guardiola. I portoghesi vincono un girone con Shakhtar, Athletic e BATE Borisov, e si impongono agli ottavi sul Basilea. Dopo l’1-1 dell’andata in Svizzera, a Oporto i padroni di casa vincono 4-0 e Casemiro segna il suo primo gol nelle competizioni europee: una bordata dai 30 metri che non dà scampo al portiere, a dimostrazione delle sue qualità balistiche non indifferenti.

Al termine della stagione viene esercitato il diritto di riscatto dai portoghesi, ma il Real esercita a sua volta il controriscatto e riporta Casemiro a casa. Di lì a poco avrebbe scritto pagine memorabili della storia del club, ma non senza qualche altra difficoltà.


L’imposizione nel magico ciclo di Zidane

La stagione 2015/2016, la prima post-Ancelotti, è infatti quella della rinascita in salsa blanca per Casemiro. Dopo i primi mesi di gestione Benítez, che viene esonerato a gennaio a causa di una prima parte di stagione altalenante, sulla panchina del Real si siede proprio Zidane. Per il Pallone d’Oro 1998 si tratta della prima vera esperienza in panchina – se non si considera l’esperienza con il Castilla –, tuttavia la fiducia nei suoi confronti è totale sia da parte della dirigenza sia da parte dei tifosi. Zizou è l’uomo giusto da cui ripartire.

In contrasto con quanto riportato precedentemente, però, Zidane non ha da subito in considerazione il brasiliano: nelle prime otto partite del nuovo corso madrileno, Casemiro gioca solo uno spezzone di gara da venti minuti. Oltre ai futuri gemelli del centrocampo Kroos e Modrić, Zidane non riesce a rinunciare né a Isco, che si dimostrerà un suo pupillo nel corso del suo primo ciclo, né a James Rodríguez, almeno inizialmente. E poi venne il Derby. Il 27 febbraio 2016, al Santiago Bernabéu, va di scena il Derby di Madrid tra i padroni di casa e l’Atlético. Zidane schiera una formazione iper-offensiva con Isco mezzala e James largo nel tridente a supporto di Benzema e CR7. Sicuramente un bel vedere, ma la squadra manca di collante, di una bussola in mezzo al campo, e infatti cade sotto i colpi di Griezmann: i Colchoneros vincono con il più classico degli 1-0 targati Simeone ed escludono i cugini dalla lotta per il titolo.

Zizou capisce che deve cambiare qualcosa in mezzo al campo e, fregandosene dell’altezzosità di una piazza fin troppo attenta all’estetica, decide di rispolverare il suo protetto Casemiro, che si conquista il posto da titolare e non lo lascia più. Il tecnico probabilmente prende questa decisione rifacendosi alla sua precedente esperienza da calciatore. Negli anni dei Galacticos, quando faceva ballare tifosi e soprattutto avversari in mezzo al campo insieme ai vari Ronaldo, Beckham, Figo e così via, la squadra girava perché a centrocampo regnava Claude Makélélé. Il francese è stato uno dei migliori mediani di sempre, un frangiflutti capace di coprire l’intero centrocampo e che rendeva facile la vita ai fenomeni offensivi con il suo lavoro sporco e i suoi cento polmoni. Il classico giocatore amato dagli allenatori, lavoratore instancabile e invisibile agli occhi dello spettatore medio. Nonostante questo era ritenuto di troppo da Florentino Pérez, il cui obiettivo era quello di costruire una squadra di stelle, che non prevedeva centrocampisti di rottura, motivo per il quale a Makélélé non venne rinnovato il contratto. Da quel momento di galactico ci fu solo il flop del Real, che non riuscì ad ottenere i risultati sperati.

L’idea di Zidane fa inizialmente rumore soprattutto perché va a togliere spazio a James Rodríguez, che da acquisto top inizia un lento ed inesorabile declino. Casemiro, sicuramente meno appariscente del colombiano, si dimostra essere il mediano perfetto per le esigenze del Real Madrid. Il brasiliano è un centrocampista che corre e che dà equilibrio alla squadra per via delle sue doti difensive e di impostazione, un mix di qualità e soprattutto quantità che si sposa al meglio con Kroos e Modrić, liberi di architettare grazie ad una manovalanza d’eccellenza. Il nativo di San Paolo diventa imprescindibile nello scacchiere di Zizou, e il Real inizia una rimonta in campionato che si conclude con un secondo posto ad una sola lunghezza dal Barcellona. Ed è proprio nel Clasico di ritorno, vinto 2-1 in casa degli acerrimi rivali blaugrana, che il mediano verdeoro gioca la sua miglior gara stagionale, riuscendo per lunghi tratti della gara ad annullare completamente Lionel Messi. L’annata dei Blancos si conclude con la vittoria della undicesima Champions League, vinta ai rigori ancora contro l’Atlético Madrid, con ovviamente un’altra super prestazione per un giocatore che ha appena iniziato ad affermarsi ad alti livelli.

La stagione 2016/2017 è una delle migliori della carriera del pivote, sia per la vittoria del campionato e della seconda Champions League di fila, sia per le prestazioni messe in luce proprio in quest’ultima competizione. Casemiro nel corso degli anni si è dimostrato un “animale da palcoscenico”, un giocatore che non sente la pressione nei momenti clou ma che anzi si esalta, trainando la squadra. A farne le spese, nella vittoriosa campagna europea del Real Madrid, sono Napoli e Juventus. Gli Azzurri di Sarri sono i primi avversari nella fase ad eliminazione diretta per i campioni in carica, e partono fortissimo con un gol di Insigne da fuori area nei primi minuti di gioco; Benzema e Kroos la ribaltano, ma a chiudere la partita ci pensa Casemiro, che raccoglie un rimpallo con una bordata al volo dai 27 metri che non lascia scampo a Pepe Reina. L’apice però lo raggiunge in finale. Contro la Juventus, oltre al solito CR7, Casemiro gioca la partita che trovate sulla Treccani alla definizione di ‘Mediano’. Il brasiliano è ovunque. Non c’è un giocatore della Vecchia Signora che non si veda passare davanti il numero quattordici a rubar palla. Lo stesso numero quattordici che si toglie lo sfizio di segnare anche il gol del 2-1 – quello che effettivamente stende i bianconeri – con un altro tiro da fuori.

L’annata successiva vede il Real confermarsi incredibilmente ancora in Europa, ma qualcosa a fine anno si rompe con l’addio di Ronaldo e Zidane. In seguito al Mondiale russo, il primo per Casemiro, questi torna in un Real completamente nuovo: arrivano Courtois, Odriozola, Valverde e, soprattutto, un giovane e ancora acerbo Vinícius Júnior, oltre al nuovo mister Lopetegui, che già lo aveva allenato in Portogallo.

Quello che si rivelerà essere un anno fallimentare e di transizione vede il Real faticare fin da subito, tant’è che a ottobre i Blancos perdono quattro partite di fila tra campionato e coppa, tra cui una manita subita al Camp Nou, motivo per cui l’ex CT spagnolo viene esonerato e sostituito con l’ex madridista Santiago Solari, che non riesce però a risollevare le sorti della squadra. Dopo il KO contro l’Ajax in Champions League, anche Solari è costretto a lasciare la panchina del club, affidata nuovamente a Zidane.

Se il 2019 è un anno disastroso per quanto riguarda il Real Madrid, lo stesso non si può dire per il Brasile. La Seleção, con Casemiro e Arthur padroni del centrocampo, torna a vincere la Copa América dopo dodici anni, battendo in finale il Perù per 3-1 dopo aver eliminato l’Argentina in nel turno precedente con un 2-0.


Gli ultimi anni anni in blanco

La prima stagione dello Zidane-bis è dolceamara. La pandemia da COVID-19 ferma per mesi il mondo e naturalmente anche i vari campionati di calcio, ciononostante il Real riesce a laurearsi campione di Spagna con cinque punti di scarto sul Barça. Il cammino europeo, invece, si conclude più in fretta del previsto per la Casa Blanca: il rivale di sempre, Pep Guardiola, elimina il Real agli ottavi di finale con il suo City.

Il viaggio di Casemiro con la maglia del Real Madrid si conclude come era iniziato, ovvero con Carlo Ancelotti, l’uomo che non aveva creduto in lui e che invece lo renderà protagonista assoluto del suo centrocampo, poi vincitore nuovamente in Champions.

Dopo una stagione priva di trofei, Zidane lascia infatti i madrileni per la seconda volta. Florentino, stupendo tutti, contatta Ancelotti, allenatore leggendario e dal curriculum ricchissimo, ma che viene da stagioni non esaltati tra Napoli ed Everton. Tornato alla guida del club, il nativo di Reggiolo mette su una squadra praticamente imbattibile trainata dai gol di Benzema, dalle sgroppate di Vinícius, dai miracoli di Courtois, ma anche dalla diga inscalfibile del solito Casemiro. Il centrocampo del Real, soprannominato ‘Triangolo delle Bermuda‘ dallo stesso tecnico emiliano, sembra più forte che mai, nonostante il passare degli anni. In Liga il Real Madrid domina la stagione e si aggiudica il trentacinquesimo titolo della sua storia, ma è in Champions che i Blancos, tramite prestazioni stoiche ed efficaci, in pieno stile Casemiro, ottengono l’oro, battendo in finale 1-0 il Liverpool con un’altra prestazione sublime del numero quattordici, dopo un percorso incredibilmente arduo nel quale hanno eliminato Paris Saint-Germain, Chelsea e Manchester City.

È il diciassettesimo titolo in bianco per Casemiro, che chiude a diciotto con la vittoria della Supercoppa Europea contro il Francoforte, partita in cui mette a referto l’assist per il vantaggio iniziale e che conclude con il titolo di Man Of The Match. Sembra l’inizio dell’ennesima stagione scintillante, ma pochi giorni dopo l’inizio del campionato Casão riceve l’importante offerta del Manchester United, e sente il bisogno di cambiare aria, di provare nuovi stimoli. I Red Devils sono una delle squadre più importanti al mondo, ma nelle ultime stagioni hanno avuto tantissimi problemi strutturali e un giocatore della sua tempra può aiutare a rimettere a posto le cose.

L’ormai ex Real nel corso della sua carriera si è imposto tra i migliori di sempre nel suo ruolo, abbinando leadership, grinta e la tipica qualità del calcio della sua gente. Casemiro è uno dei calciatori più forti della sua generazione, eppure per anni è stato un fenomeno nell’ombra dei fenomeni, e forse soltanto in concomitanza con il suo addio i tifosi del Real Madrid si sono resi conto di quanto fosse stato davvero importante per quei magici anni d’oro madrileni.

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