Football Manager

Un’avventura shakespiriana su Football Manager

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La mia esperienza con Football Manager è cominciata qualche anno fa, quando sul Mac fisso di casa mia, datato 2007, è improvvisamente apparsa un’icona che ha cambiato la mia percezione del calcio a livello videoludico. Un piccolo pallino rosso, con un ’15’ bianco disegnato dentro. Ho avuto l’ardire di cliccare, ed un nuovo mondo si è aperto improvvisamente davanti a me. Avventure su avventure, acquisti su acquisti ed un’indimenticabile doppietta di Andrea Ranocchia in semifinale di Champions contro il Real Madrid.

Poi mi sono fermato. Un po’ perché a quattordici anni il tempo per star dietro a queste cose rimane relativo, un po’ perché sono sempre stato un fan del gioco attivo e non del gestionale, un po’ perché, con un fratello minore in casa, la possibilità di giocare a PES uno contro l’altro offre decisamente più spunti per accrescere quell’eterna e sana rivalità tra consanguinei che nutre ogni nucleo familiare.

Per qualche tempo non ho più sentito parlare di Football Manager. Conferenze stampa, tattiche, allenamenti, mercato: tutto bruciato nel vortice umorale dell’ultimo triennio di liceo classico. Finché, di recente, affacciandomi sul magico mondo dell’università da fuorisede, ho dovuto acquistare un computer che mi permettesse di organizzarmi un po’ e non fosse un pezzo di insensibile materiale tecnologico risalente ai primi del Duemila. Con il nuovo portatile, è arrivata anche una nuova consapevolezza, e sbirciando per diletto su qualche store ho trovato l’offertona che mi ha rispedito dentro il maelstrom. Football Manager 2021 era mio, ed io ero di nuovo perduto per sempre.

Da lì in poi ho avuto diverse vite parallele. Alcune hanno funzionato, altre sono state bruscamente interrotte per la frustrazione, altre mi hanno portato in cielo. Ho allenato in Germania, Italia, Inghilterra e Olanda in carriere diverse. Ho preso le redini del Salford, dell’Inter e del Monaco 1860, con successi a fasi molto alterne.

Al momento mi trovo a gestire tre carriere contemporaneamente: una al Sunderland, da nostalgico spettatore della serie TVSunderland ‘Til I Die‘, una all’AZ Alkmaar – la più prolifica in assoluto nella mia esperienza su Football Manager 2021 – e una, che è il proposito di questo articolo, con una squadretta dell’East Dulwich, nel sud di Londra, dal nome tragico, ma affascinante: il Dulwich Hamlet, militante nella National League South, la sesta serie inglese. Football Manager insegna anche la geografia, come l’Europa e soprattutto la Conference League.

Football Manager

«Prendi l’aspetto del fiore innocente, ma sii il serpente sotto di esso»

Lady Macbeth in Macbeth, Atto I, Scena V

Con i colori sociali che si ritrova il Dulwich, il mio avatar non poteva che uscire così. Sciccherie.




Tre sono le basi per la buona riuscita di una campagna di Football Manager. Il mercato, le tattiche e un po’ di voti a San Giuda Taddeo, patrono delle cause perse, soprattutto se si parte dalle leghe minori, notoriamente le più difficili da scalare di tutto il gioco. All’inizio, il board del Dulwich, guidato dal presidente sognatore Ben Clasper, mi chiede di raggiungere obbligatoriamente i play-off della mia divisione per tentare un improbabile miracolo sportivo, considerata anche la pessima considerazione che i media hanno del mio simpatico team.

«Finché possiamo dire: “quest’è il peggio”, vuol dir che il peggio ancora può venire»

Edgardo in Re Lear, atto IV, scena I

L’anno prima del mio arrivo, il Dulwich è quasi retrocesso. Zona play-off ‘sta ceppa, Ben.

Bonus: non abbiamo un direttore sportivo. Povertà.

Purtroppo, non posso fare a meno di accettare le condizioni che mi hanno proposto, obbligatorie e quindi non eludibili. Lo step successivo è controllare, a questo punto senza aspettative di alcun tipo, la mia squadra, in vista della più classica delle amichevoli in famiglia contro l’Under-18.

C’è, sì, qualche buon prospetto, ma c’è anche tanto sconforto riassumibile in una panchina povera e in un budget trasferimenti molto ridotto. Per il momento posso fare poco, e l’amichevole termina in un 2-0 netto con i gol di due astri nascenti del calcio di bassa lega inglese, Lewis White – che se ne sta per andare da svincolato e non vuole rinnovare il contratto, infame maledetto – e Korrey Henry. Quello che manca a questa squadra è familiarità con la tattica che ho scelto, un 4-3-3 largo con un sistema di tiki-taka verticale. Forse un po’ troppo guardioleggiante per la sesta serie inglese, ma tant’è: i giocatori impareranno ad assimilarlo col tempo tramite allenamenti ed innesti. Intanto mi concentro sulla ricerca di un direttore sportivo almeno mediocre e chi s’è visto s’è visto.

Altro grosso problema di questo team sono i giocatori in scadenza di contratto, che poi sono i migliori, e la mancanza quasi totale di alternative di livello. Non so se riusciremo ad arrivare all’obiettivo prefissato, ma il mio proposito, come dicevo, è raccontare almeno la prima stagione di questa avventura all’inglese, senza giudicare e senza tornare indietro. La vita di un manager è fatta soprattutto di fallimenti, e il licenziamento è un passo in avanti verso una maggiore consapevolezza. Al massimo poi chiameranno Ballardini come traghettatore.

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«Io sono un uomo che ha patito più peccati di quanti non ne abbia commessi»

Lear in Re Lear, atto III, scena II

Abbiamo qualche problemino a destra, un’assenza pressoché totale di alternative a centrocampo e, ciliegina sulla torta, un portiere scarso. Nessuna pecunia per i trasferimenti. Com’è che era? Non si può mangiare in un ristorante da 100 euro con 10 euro in tasca.

La vittoria riempie i nostri eroi di positività ed alza il morale alle stelle, mentre comincia il ritiro pre- stagionale. La prima partita all’orizzonte è una sfida amichevole con il Crystal Palace Under-23, a circa un mese di distanza. Non vedo l’ora, ma c’è altro da fare: delego l’allenamento al vice-allenatore – erroraccio se giocate a Football Manager, ma sono pigro – e inizio a spulciare i possibili nomi da tenere d’occhio. Ovviamente Korrey Henry, ma anche Sadik Balarabe, frizzante ala dagli attributi abbastanza alti, Kuagica David, esotico ed esperto stopper angolano, e soprattutto lo scozzese Giovanni McGregor, giovane leader del mio dream team shakespeariano, nonché capitano in carica, che mi piace immaginare trattato da tutti alla stregua di un deprimente stereotipo per via del nome troppo mediterraneo assegnatogli dagli scellerati genitori. Inserite pure l’emoji della mano all’italiana, se volete. Tra l’altro, a proposito di Italia, il simpatico giocatore che vedete in panchina, Daniel Ojo, sostituto naturale dello straripante terzino sinistro André Blackman, è un emiliano, nostro compatriota, nato a Parma nel 2001. E non è neanche malaccio.

In attesa della successiva uscita non posso fare a meno di approntare una tattica più “italiana”, come alternativa in caso le cose diventassero un po’ troppo pesanti difensivamente parlando. Così ho optato per un 4-4-2 con un mediano, due mezzali e un centrocampista centrale di propensione offensiva, a spalleggiare con i suoi inserimenti un attaccante che pressa e una punta con ruolo da trequartista. Mossa un po’ azzardata, vista la mancanza in rosa di un giocatore davvero bravo in quest’ultimo ruolo, ma che spero mi potrà ripagare tatticamente.

Ciliegina sulla torta, ho fatto il mio primo acquisto: Tom Fielding, giovane punta che arriva a parametro zero, con ottimi prospetti di crescita. Non male per uno preso per pura necessità numerica.

Football Manager

«La bellezza sta negli occhi di chi guarda, non la si acquista a buon mercato sulla lingua del banditore»

Principessa in Pene d’amor perdute, atto II, scena II

Ed è subito Fielding-mania.




Comunque, niente esordio per lui. In una fredda serata a Dulwich esco sconfitto per 3-2 dal Crystal Palace Under-23 dopo essere stato sopra per 2-0. Il che ci porta ad un altro problema: la sovrappopolazione lì davanti. Decisamente troppe ali e troppe prime punte per un 4-3-3 o un 4-4-2, ma non posso vendere nessuno perché molti hanno appena firmato un contratto annuale e giustamente non vogliono andarsene dopo il rinnovo.

«Damn you, Ben Clasper! – voi direte, giustamente – Ma non potevi aspettare a prendere Fielding, visto che hai tante punte?» La risposta è… beh, sì. Ma guardate quanto sono carine le cinque stelle di potenziale. Come si fa a resistere ad una cosa così?

Assieme a lui un portiere, Will Mewitt, e due centrocampisti, Will Taylor – da non confondere con il Quade Taylor già in rosa – e Sam Salis, promettente, ma attualmente non al livello dei titolari. Tutti, ovviamente, a parametro zero. Le amichevoli prestagionali successive sigillano una vittoria per 3-1 in casa del Whitehawk, un’altra contro il Sutton Common per 4-1, e di nuovo un 3-1 contro il Carshalton. In quest’ultima, da segnalare un capolavoro di arte balistica di Sam Salis.

«Siamo fatti anche noi della materia di cui son fatti i sogni; e nello spazio e nel tempo d’un sogno è racchiusa la nostra breve vita»

Prospero ne La Tempesta, atto IV, scena I

La coordinazione e la nonchalance con cui scaraventa il pallone in rete sono quasi commoventi. L’assist di Tom Fielding mette a tacere i critici, anche se è solo un semplice passaggio.

Il precampionato si è chiuso a Gosport, contro la squadra locale, battuta con un tirato 2-3 nel quale è arrivato il primo gol di Fielding. Il bilancio è positivo. Diverse vittorie, una sconfitta e, a fronte di qualche difficoltà difensiva che viene fuori quando inserisco le riserve di ruolo, tutto sommato una buona messa in atto del tiki-taka verticale, sapientemente alternato al gioco sulle fasce. Insomma, un connubio che dovrebbe far ben sperare per il mio esordio ufficiale da allenatore, in FA Cup, contro il Potters Bar, una squadra di calibro decisamente inferiore al Dulwich. Tre giorni dopo inizia il campionato, in casa contro il St. Albans, e quindi mi posso permettere un po’ di sano turnover. Forse.

Le reti di Quade Taylor, Higgs e Debrah mi assicurano una comoda vittoria per 3-0. Una delle conseguenze di aver cambiato impostazione tattica a metà primo tempo, spostando il focus dal possesso palla sulla corsa e sulla fisicità, passando dal tiki-taka al gioco sulle fasce. Le xG sono salite, le occasioni da gol sono state più nitide – nel primo tempo, eccezion fatta per il gol, erano soprattutto tiri da fuori – e abbiamo, in generale, creato di più. Il che ci porta ad un altro concetto fondamentale di Football Manager, meno presente nei primi anni del gioco, ma sempre più pressante con l’aumentare dello sviluppo dell’IA: avere sempre un piano di riserva. Non esiste una formazione vincente, e nemmeno una tattica, ma si lavora basandosi su avversario ed episodi.

Mentre i miei tifosi cantano il nome di Fielding a squarciagola io, che la voce l’ho persa durante la partita, decido di optare per un approccio aggressivo fin dall’inizio nella prima di campionato, e di accantonare un attimo Guardiola. Ed ecco che scopro una cosa orrenda, ma proprio brutta. La massima lunghezza della panchina in Vanarama South è di cinque giocatori. Avete capito bene. Non dodici, non nove, non sette: cinque.

Problemi di numeri a parte, è un esordio da favola. Un team in fiducia che si impone con un netto 3-0 casalingo, a cui partecipano Balarabe, Higgs ed Allassani. Fondamentali i calci piazzati, da cui piovono gli assist perfetti di capitan Giovanni McGregor, capitalizzati dai colpi di testa di tutti e tre i marcatori giornalieri. Non è un brutto modo di cominciare, per una squadra che prende il nome da un eroe tragico.

Ma non finisce qui. Cinque giorni dopo, con in scena la seconda giornata di Vanarama, qualche piccolo ritocco alla formazione iniziale ripaga. Sono proprio gli innesti Henry e Fielding a propiziare l’1-0 in casa del Chelmsford City.

Due giornate, sei punti, zero gol subiti, bilancio ultra positivo e piena fiducia dell’ambiente, il che mi induce a giocare il terzo turno di qualificazione di FA Cup contro il Ramsgate con una formazione ampiamente rimaneggiata, in cui figurano altri esordienti in gare ufficiali. Alla fine è un altro splendido gol da fuori di Salis e una rete del debuttante Sekajja a garantirci il passaggio del turno con un 2-0.

Al ritorno in campionato, con l’Ebbsfleet, c’è il primo vero scontro equilibrato della stagione. Il momentaneo vantaggio, conquistato con un fulminante sinistro da Balarabe, viene immediatamente annullato da una zuccata di Payne. Serve una giocata del capitano per sbloccarla, e al 78’ Giovanni McGregor lascia partire un insidioso rasoterra che si insacca alle spalle del portiere. Terza vittoria consecutiva in campionato, quinta in generale su tutte le competizioni. Comincia a sembrare un sogno, proprio come un’opera shakespeariana.

«La Fortuna sa far entrare in porto anche le navi senza timoniere»

Pisanio nel Cimbelino, atto IV, scena III

Salutate la capolista.



Sarebbe carino dire che vi sto istruendo su tutto Football Manager tramite questo racconto, ma credo che non sarebbe veritiero. Mancano diverse componenti che per motivi di tempo e di spazio non posso mettermi ad eviscerare per voi: le statistiche mentali, quelle fisiche, il sistema di scouting, gli infortuni e via dicendo. Non posso essere super preciso su un gioco che di fatto è super preciso, perché ci vorrebbe una vita. Da questo momento in poi l’articolo diventerà una cronaca infarcita di teatro, e le informazioni tecniche diminuiranno un po’. Non preoccupatevi, sarà comunque divertente. Spero. Se volete un riassunto generale del gioco, comunque, lo potete trovare nel video qui sotto.

«È tutta colpa della Luna, quando si avvicina troppo alla Terra fa impazzire tutti»

Otello nell’Otello, atto V, scena II

Come fa a non essere il gioco più bello del mondo?

Comunque, dopo aver passato un ulteriore turno di FA Cup contro l’Hampton & Richmond grazie al gol di Allassani che potete vedere sopra e ad un rigore di Fielding, sfidiamo la stessa squadra in campionato conquistando il primo pareggio stagionale, un 1-1 che costringe i ragazzi a stare due punti sotto al Bath e ad interrompere la striscia record di sei vittorie consecutive in gare ufficiali.

Qualche giorno dopo è la nostra imbattibilità stagionale a cadere con un onorevole sconfitta per 1-0 in casa dell’Oldham, compagine di League Two, che ci elimina dalla più anziana delle competizioni. Da segnalare un gol annullato per un fuorigioco clamorosamente inesistente di Sadik Balarabe. Ma andiamo avanti, prima che il mio avatar diventi una brutta copia di José Mourinho in conferenza stampa, e proseguiamo con il campionato.



Bene, dovete sapere che la Vanarama South è una competizione strana. Dal nulla totale che contraddistingue il calendario tra fine agosto ed inizio novembre, con l’incombere della stagione invernale si comincia a giocare una partita ogni quattro giorni. Questo costringe la maggior parte dei manager, anche quelli con outfit discutibili e una decisa ossessione per il teatro elisabettiano, a fare del turnover. La cosa non può che finire male.

Arriva un altro pareggio, in trasferta, contro l’Hemel Hampstead, due vittorie consecutive con Chippenham e Maidstone per 1-0 e 2-0 nel segno di Deon Moore, e poi la prima sconfitta in campionato contro il Dorking per 1-3. Il Bath e l’Havant & Waterlooville in vetta si allontanano, e un nuovo pareggio per 0-0 contro l’Oxford City contribuisce alla loro fuga. Siamo a cinque punti dalla cima con una partita in meno, ma la sterilità offensiva impone al manager più sciccoso d’Inghilterra di fare dei cambiamenti tattici, con un 4-4-2 all’italiana a mettere più pressione alla difesa avversaria. Il risultato è una sconfitta per 3-0 contro lo Slough City e il perenne promemoria di controllare sempre le caratteristiche fisiche dei giocatori prima di fare le cose. Giocare con un pressing alla Klopp con giocatori che hanno 9/20 in quasi tutte le stats di corsa e aggressività potrebbe non essere una buona idea.

Il calendario comunque non aiuta, e capisco che per svoltare la situazione serva più un cambio di rotta che di tattica. Quindi, alla vigilia della sfida contro l’Eastbourne Boro, mentre già si chiacchiera di Crisi Dulwich e di esonero, indico una riunione di spogliatoio. È un piccolo trucchetto di Football Manager: in periodi difficili, prima di una sfida con un avversario abbordabile, convocare la squadra e parlarle ha un effetto positivo nel breve termine. Incoraggio i ragazzi e li invito a non mollare, a tenere duro, a riprendersi. La risposta non è male, un 2-0 fuori casa con doppietta di Danny Mills, un altro degli attaccanti che avevo deciso di panchinare per far giocare Fielding. Adesso un po’ di panchina farà bene al nostro “bomber” – notare le virgolette – di vent’anni. Mills è più esperto, più rapido e soprattutto ha più fame.

Ah, un’altra cosa. Anche se mi dispiace ammetterlo, ho lasciato a malincuore il guardiolismo del tiki-taka verticale, per spostarmi su un più provinciale palla lunga e pedalare, con particolare attenzione al gioco sulle fasce. La cosa sembra funzionare. Al ritorno al gol e alla vittoria in campionato segue il primo turno di FA Trophy, una sorta di surrogato dell’FA Cup, ma con squadre della Vanarama Conference. La prima è in casa contro una squadra di quelle che i nostri simpatici amici d’oltremanica chiamano non-league. O almeno, dovrebbe esserlo. La pioggia torrenziale mi allaga il campo e la partita viene posticipata.

«La gloria è come un cerchio nell’acqua, che non cessa mai di allargarsi, finchè, a furia di spandersi, si sperde nel nulla»

William Shakespeare

Che bella Londra.

Sta di fatto che, in sintesi, il Paulton è quello che è. Doppietta di Korrey Henry, altro giocatore che cerco di recuperare dopo averlo un po’ trascurato, e discorso chiuso. Rientra anche Mewitt, dopo che un infortunio mi aveva costretto a far giocare il portiere di riserva per una decina di partite. Le cose ricominciano a funzionare. Vittoria per 2-1 contro il Braintree, vittoria al secondo turno di FA Trophy contro il Wingate & Flinchey per 3-1, poi 1-0 con il Concord e 3-0 con il Tonbridge. Peraltro, finalmente, torna a fare gol anche Fielding.

Quella con il Tonbridge è l’ultima uscita annuale. Alla fine dell’anno solare sono quarto in classifica con una partita in meno della capolista Havant & Waterlooville e tre punti di distacco. Con il mio stesso numero di partite, Bath e Ebbsfleet hanno rispettivamente due e un punto in più di me. Riusciremo a portare la gloria del teatro nel mondo del calcio?

Prima dello scontro al vertice contro il Bath, in teoria, c’era una sfida con il Welling. Ma il campo si è allagato di nuovo. È quindi senza ulteriori indugi che vi introduco il big match di giornata, Dulwich Hamlet-Bath! È una squadra di vertice, quella del Somerset, costruita per vincere. Ma noi abbiamo un uomo ritrovato, redento, il più grande goleador della storia delle basse leghe, nonostante abbia solo ventuno anni, autore di sette gol nelle ultime quattro partite giocate. Korrey Henry la ghiaccia con una doppietta, zittendo il suo allenatore – che effettivamente non gli aveva dato molta fiducia prima d’ora – e la tifoseria avversaria in un colpo solo. La gara finisce 3-1 e ci garantisce il secondo posto in solitaria, a -2 dalla vetta con una partita da recuperare e la settima vittoria consecutiva.

La marcia prosegue con il Dartford, battuto in un 5-3 dal sapore decisamente dilettantistico. Ma una vittoria è sempre una vittoria, e anche se chiamata con un altro nome fa sentire allo stesso modo. Poco importa l’uscita ai supplementari per 4-2 dall’FA Trophy per mano del Bromley, squadra di categoria superiore. Le cose cominciano a cambiare dalla partita successiva, il famoso recupero contro il Welling. A -2 dalla capolista, il rischio è di passare in testa al campionato. Sarà successo? Ovviamente no.

«O madre, madre! Che cosa hai fatto? Guarda, i cieli si aprono, gli dei volgono gli occhi in basso e ridono di questa scena innaturale»

Coriolano nel Coriolano, atto V, scena III

Esiste un verbo tecnico, in inglese, per questo scempio. È “to get FM’ed”. Viene utilizzato quando, beh, quando succedono queste cose irreparabili.




Perdiamo altre due occasioni perdendo contro il Billericay per 2-0 e poi pareggiando per 1-1 contro l’Hungerford, raggiunti di nuovo nel recupero. Una vittoria risicata per 1-0 sul St. Albans, firmata Korrey Henry, ci riproietta a -2 il giorno prima dello scontro diretto con l’Havant & Waterlooville. Che non può finire bene, ovviamente, e infatti termina con uno 0-0 tanto squallido quanto la condizione di Gloucester all’inizio del Riccardo III. Ma è una buona ripresa di condizione, e seguono due doppiette consecutive di Reise Allassani con cui superiamo il Chelmsford City per 3-1 e poi la terza forza del campionato, l’Ebbsfleet, per 3-0. Peraltro, in questo caso, agganciamo la capolista a quota 48 punti e siamo lì, a giocarci la promozione diretta.

La cosa dura poco: un campionato a 21 squadre prevede un turno di riposo, e noi lo becchiamo in questo momento drammatico, concedendo all’Havant di prendersi altri tre punti di vantaggio con una partita in più. Che diventano cinque, perché la settimana dopo pareggiamo per 2-2 con l’Hampton & Richmond. Nota positiva del tutto, Reise Allassani segna ancora e comincia a diventare fondamentale. Ho deciso di spostarlo al centro dell’attacco, sacrificando Henry come ala. La sua rendita cambia poco. Entrambi segnano nel 4-2 contro l’Oxford City, con cui la mia teatrale compagine rosa fluo recupera tre punti alla capolista, sconfitta dal Dorking. Di nuovo a -2, con una partita in meno, sognare è lecito. E allora ecco che accade il fattaccio.

C’è una cosa in Football Manager che non va mai fatta: credere ad un vice-allenatore di basso livello. La proposta del mio simpatico amico è di spostarsi su un 4-1-4-1 che permetta di sfruttare al meglio le abilità di Jordan Higgs, lentamente diventato il main villain di questa squadra. Giocatore mediocre, Higgs rompe continuamente le scatole per avere dello spazio che, se concesso, manderebbe a quel paese tutto il mio lavoro tattico. Mentre gli altri giocatori si sono messi il cuore in pace sul fatto che schiererò più o meno sempre gli stessi undici – grazie anche alla distensione del calendario dopo gennaio –, Higgs continua a lamentarsi della sua condizione da panchinaro.

Per sbaglio clicco sul tasto di cambio automatico di modulo nel prepartita contro l’Hemel Hampstead. Devo quindi sistemare manualmente la formazione, ma nel farlo mi dimentico di assegnare i compiti ai centrocampisti. Perdiamo 1-4 in casa, e perdiamo un altro punto sull’Havant, per fortuna in fase decisamente discendente. Battuto il Chippenham per 2-1 all’ultimo respiro con gol del subentrante Danny Mills, infatti, ci portiamo a -1 per via di un loro pareggio. Poi di nuovo un pareggio per noi e per loro. Ma è solo il preludio alla cavalcata del mese di aprile.

Sorpassiamo l’Havant, sconfitto dal Concord, battendo il Dorking 3-0, conquistando la vetta della classifica per la prima volta dopo la terza giornata. Lo Slough, candidato alla zona play-off e in rapida risalita, viene liquidato con un 3-2, mentre basta un 1-0 nel segno di McGregor per sconfiggere l’Eastbourne Boro. Sembra che la parte tragica della storia sia finita, ed in effetti sto per introdurre la sottotrama comica del Braintree. Ora, non è una squadra particolarmente forte o efficace, è la classica formazione di mezza classifica che galleggia nell’ombra. Ma il modo in cui li battiamo, per 2-0, fa decisamente ridere, perché non facciamo assolutamente nulla, come potrete evincere dalle due testimonianze qui sotto.

«Et tu, Brute?… E allora cadi, Cesare!»

Cesare nel Giulio Cesare, atto III, scena I

«L’afflizione s’è innamorata della tua persona, e tu ti sei sposata la sventura»

Frate Lorenzo in Romeo e Giulietta, atto III, scena III

Nel primo video, potete ammirare un capolavoro tipico del ruolo di portiere-libero, o se vogliamo di sweeper-keeper, mentre nel secondo semplicemente una partita di tamburello finita male.



Ok, ma divertimento a parte, succede anche un’altra cosa interessante in questa fase lieta e allegra di campionato. Dopo la trasferta contro il Braintree, dovrei giocare in casa del Concord. Bene, in una delle – rarissime – interviste alla vigilia che mi vengono concesse durante la stagione, una giornalista mi chiede che cosa ne penso dello stato del terreno di gioco, a quanto pare in condizioni pessime. Io, che sono un teatrante gentile, rispondo con una frase di circostanza, affermando che non penso influenzerà la partita e che ho «piena fiducia nel team di giardinieri di Scopes» – allenatore del Concord, ndr –, con cui ho peraltro un rapporto lavorativo un po’ scarso.

Ecco la risposta di quella sagoma del mio collega.

«Sedeva come la Pazienza su una tomba, sorridendo al dolore»

Viola nella Dodicesima Notte, atto II, scena IV

Adesso la mia vita esige, fuori dalla The Aspect Arena, una statua di quest’uomo catturato nell’atto di bastonare un giardiniere con il suo stesso tosaerba. Basatissimo.

Neutralizzati anche i giardi- ehm, volevo dire, i giocatori del Concord con un 2-0, chiudiamo il mese con una vittoria per 3-1 sul Welling. Sei vittorie su sei e capolavoro tattico di pregio, con il primo posto saldo nelle nostre mani e la zona play-off matematicamente prenotata.

A questo punto però non ci accontentiamo, si deve puntare più in alto. Al titolo mancano solo cinque punti, con sei partite disponibili. A causa della vicinanza di nemmeno due giorni tra la partita con il Tonbridge, fanalino di coda della conference, e il ben più pericoloso Dartford, rinomato ammazzagrandi, decido di optare per un turn-over drastico che mi frutta uno 0-0 spento. Fuori uno, ancora quattro. Il Dartford non ha chances, e viene surclassato con un 4-0 secco impreziosito da un bolide di capitan McGregor, che nel frattempo è diventato uno dei migliori centrocampisti della divisione per rendimento offensivo.

Football Manager

«Se fosse fatto, una volta fatto, sarebbe bene che fosse fatto presto»

Macbeth nel Macbeth, atto I, scena VII

A questo punto, ubriachi di un trionfo quasi raggiunto, ci dirigiamo a Bath con l’intenzione di reclamare il nostro meritato titolo. L’inizio del match è promettente, anche perché dal ventisettesimo minuto i nostri avversari rimangono in dieci a causa di una doppia ammonizione. Però i nostri non riescono a sfondare, e a dieci dalla fine prendono anche gol. Nonostante gli sforzi offensivi, usciamo dall’appuntamento con la storia sconfitti, ma pur sempre in grado di farcela. In casa con il Billericay, diciassettesimo in classifica, un sobrio pareggio per 1-1 con rete di Allassani ci consegna il titolo con due giornate di anticipo.

«Ora l’inverno del nostro scontento è reso gloriosa estate da questo sole di York»

Gloucester nel Riccardo III, atto I, scena I

Settimo cielo: raggiunto.

Le due sconfitte finali contro Hungerford ed Havant, ottenute facendo giocare i giovani, sono indolori. Il riassunto stagionale mi consegna una vittoria schiacciante, primi per performance in trasferta e secondi per punti in casa.

Insomma, come possiamo concludere questa avventura? Tirare le somme è complicato. Sicuramente il risultato positivo è stato coadiuvato dal mio profilo allenatore, abbastanza performante per una squadra di Vanarama South. Ma devo dire che, nonostante la bassa spesa sul mercato, la dirigenza ha allestito una squadra in grado di guadagnare molto più di quello che si aspettavano. L’unico innesto davvero utile è stato Luke Mewitt, il portiere titolare. La vera bravura si è manifestata nel reggere quando le avversarie sono calate, e per questo un doveroso ringraziamento va anche allo staff medico del Dulwich, e ai pochi infortuni che ci sono capitati.

Allego infine il resoconto stagionale sperando di avervi convinto, oltre che a leggere una storia simulata dei bassifondi calcistici inglesi, anche ad aprire il computer e a perdervi in questo magico mondo. Un particolare ringraziamento a William Shakespeare: i suoi lavori continuano a divertire, ispirare ed emozionare milioni di persone, e a ricordare al mondo intero che, in fin dei conti, ciascuno recita la sua parte in un grande spettacolo cosmico. Scusa per l’articolo, Will, ti costerà un paio di rigiri nella tomba.

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«Se noi ombre vi siamo dispiaciuti, immaginate come se veduti ci aveste in sogno, e come una visione di fantasia la nostra apparizione.

Se vana e insulsa è stata la vicenda, gentile pubblico, faremo ammenda; con la vostra benevola clemenza, rimedieremo alla nostra insipienza.

E, parola di Puck, spirito onesto, se per fortuna a noi capiti questo, che possiamo sfuggir, indegnamente, alla lingua forcuta del serpente, ammenda vi farem senza ritardo, o tacciatemi pure da bugiardo.

A tutti buonanotte dico intanto, finito è lo spettacolo e l’incanto. Signori, addio, batteteci le mani, e Robin v’assicura che domani migliorerà della sua parte il canto»

Puck in Sogno di una notte di mezz’estate, excipit


Leggi anche: Baruch Spinoza, il vero padre del calcio moderno



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