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Gary e Phil Neville, dai prati di Bury all’Olimpo del calcio

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Il mondo del calcio, come si sa, è un ambiente ancora molto legato al romanticismo, poiché riesce a conservare quella magia e quell’alchimia che solo pochi altri sport continuano a custodire. Il modo in cui esso viene vissuto è cambiato nel corso degli anni, soprattutto dall’interno, ma ciò che andremo a raccontare in questo articolo riguarda il passato. Non stiamo parlando di un passato lontanissimo, lo Ur dei tedeschi che indica il tempo senza storia, l’origine ignota di tutto, gli abissi del tempo e dell’anima; ma di poco più di vent’anni fa, anche se considerando la velocità con cui cambia il nostro mondo, sembra sia passata un’era geologica.



Siamo a Bury, un grande borgo metropolitano nella contea di Manchester, dove due fratelli, figli di un giocatore di cricket, nati a distanza di due anni, nel 1975 e nel 1977, passano le loro giornate giocando continuamente a calcio e a cricket nei prati dietro casa, eccellendo in entrambi gli sport, e legando indissolubilmente il loro destino. Gary e Phil Neville non hanno due fisici imponenti o mezzi tecnici di livello, ma una mentalità che pochi altri coetanei hanno, ben temprati e con la testa sulle spalle, agonisticamente cattivi il giusto e determinati.

Non sanno ancora che le loro vite cambieranno radicalmente, nemmeno troppo lontano da casa, perché il loro futuro è tinto di rosso, di gloria, vittorie e successi. Scelgono il calcio e di ruolo fanno i difensori: Gary, terzino roccioso e talentuoso, il meno offensivo tra i due, predilige la fascia destra; Phil, più tecnico, quella sinistra.

I due fratelli finiscono nel mirino del club più vincente della città, il Manchester United, la squadra che i due avevano sognato sin da piccini, che li mette sotto contratto e dopo qualche anno di giovanili, accedono alla prima squadra. Gary esordisce contro il Torpedo Moskva in Coppa UEFA nel 1992, mentre Phil esordisce nel 1995, sostituendo proprio suo fratello infortunato, nel match esterno vinto per 3-0 contro i cugini del City.

I ragazzi hanno qualità e l’allenatore dello United, un certo Sir Alex Ferguson, lo nota. Inutile dirlo, ma quell’uomo dal viso buono e con il vizio dei chewing gum, sarà per loro più di un secondo padre.

I due, infatti, entrano a far parte di quella cerchia di giovani talenti che faranno le fortune dello United e di Ferguson stesso, la ‘Fergie’s Fledglings‘. Composta anche da Ryan Giggs, Paul Scholes, Nicky Butt, David Beckham e Wes Brown, questa cerchia di calciatori e uomini è stata probabilmente la più rappresentativa del calcio inglese, a cavallo tra la fine del ventesimo e l’inizio del ventunesimo secolo. Tutti nomi di grandi campioni e simboli del calcio inglese, alcuni famosi per la loro tecnica e visione di gioco, altri per aver ricevuto in dono dagli dei del calcio straordinarie doti balistiche e un’eleganza sopraffina: insomma, tutte cose sicuramente non ravvisabili nei fratelli Neville.

Il loro status di leggende, infatti, lo hanno guadagnato con qualcosa che va oltre i dribbling e i gol, oltre il bello, l’estetica e la qualità. La sostanza, il lavoro sporco e le galoppate sulla fascia, i palloni rubati a qualunque costo pur di ripartire in contropiede o di riprendere in mano il gioco, sono tutte qualità che negli anni sono state riconosciute ai due ragazzi di Bury. I fratelli Neville sono stati il simbolo dell’esterno tutto fiato e meno tecnica di stampo britannico, giocatori ruvidi e rognosi che mai e poi mai un calciatore vorrebbe incontrare nell’uno contro uno. Dei mastini pronti a mordere le caviglie di chiunque, nessuno escluso, per portare avanti la propria missione con abnegazione, sudore e sacrificio.

Proprio grazie a queste qualità diverranno subito titolari e simboli dei Red Devils e della Nazionale inglese. Se Gary, però, è perno assoluto della squadra, lo stesso non si può dire di Phil. Il fratello “biondo”, infatti, passa alcuni anni di condivisione della fascia sinistra con Denis Irwin, altra leggenda del Manchester e del calcio britannico, fino al ritiro del laterale irlandese, portando a volte Ferguson a schierare Phil a destra e Gary centrale. Nonostante tutto, i due riusciranno a vincere insieme ben 6 Premier League, 3 FA Cup, 3 Community Shield e la leggendaria Champions League 1998/1999. Quella finale, giocata dallo United e dal Bayern di Ottmar Hitzfeld, vide trionfare incredibilmente i Diavoli Rossi in rimonta per 2-1 con i gol di Sheringham e Solskjær nei minuti di recupero. I due fratelli, partiti qualche anno prima da un sobborgo di 60.000 abitanti, erano arrivati in poco tempo sul tetto d’Europa. La foto dei due con la coppa dalle grandi orecchie è forse una delle immagini simbolo degli ultimi trent’anni di calcio inglese.

I due riuscirono a vincere il Triplete, ad oggi l’unica coppia di fratelli ad aver superato questo traguardo, entrando per sempre di diritto nell’Olimpo del calcio britannico ed europeo. È l’apice della loro carriera e il punto più romantico che abbiano raggiunto. Non solo vincere il Triplete è un onore capitato a pochi giocatori, ma farlo con la persona con cui si ha condiviso la casa, la camera e i giocattoli sin da bambino è di una rarità incredibile, oltre che un’emozione doppia e fortissima.



Il destino dei due, però, si separa nel 2005. Phil Neville, che sicuramente non aveva trovato lo stesso spazio nelle gerarchie di Ferguson, decide di trasferirsi all’Everton. Gary ha poi raccontato al Daily Mail di aver provato in tutti i modi a convincere il fratello: «Phil mi ha telefonato una domenica e mi ha detto che aveva preso la decisione di andarsene dal Manchester. Gli ho detto: ‘Stai giocando per lo United e vincendo trofei. Non cambiare’. Ma aveva deciso di trovare spazio altrove. Dopo che Phil mi ha telefonato, quella sera siamo andati a casa di Sir Alex. Ricordo che quella volta sono scese alcune lacrime…».

Da quel momento i due, indissolubilmente legati, smetteranno di essere fratelli per novanta o più minuti, in ogni match in cui si scontrano. Phil non vincerà più nulla, ma guadagnerà la fascia da capitano dell’Everton, lasciando la Nazionale nel 2007 con 59 presenze e il calcio nel 2013 con quasi 700 partite e 13 gol.

Gary, invece, continuerà la sua brillante carriera tra le file del Man United, culminata nel 2011 con 31 trofei in totale, tra cui 12 campionati inglesi, 2 Champions e una Coppa del mondo per club.

Gary diventa così un one-club man, la bandiera e il simbolo di quei colori, di una città abituata a sognare e a vincere. Un professionista serio, silenzioso e deciso, paragonabile ai nostri Totti, Maldini e Del Piero, pronto a qualunque cosa pur di difendere e onorare la propria squadra.

Memorabili sono la stretta di mano negata al suo ex compagno Peter Schmeichel, altro giocatore simbolo dello United, che si trasferì ai rivali del Manchester City, dopo una breve parentesi allo Sporting Lisbona e all’Aston Villa, l’indifferenza totale tra Phil e Gary nel tunnel, in occasione di ogni scontro tra Toffees e Red Devils, e le battaglie con il rivale di sempre Jamie Carragher, difensore del Liverpool – con il quale ha successivamente formato quella che è di fatto una coppia televisiva affiatatissima, per Sky Sports.

L’addio del numero 2 avverrà nel 2011 e in circostanze particolari, nell’intervallo di un match contro il West Bromwich Albion in trasferta. Lo stesso Neville ha raccontato di essere rientrato negli spogliatoi e di essersi chiuso in bagno, sentendosi spaventato, per nulla concentrato e fuori forma. È lì, nei bagni dello stadio The Hawthorns di West Bromwich, che il terzino inglese ha capito che fosse arrivato il momento di farsi da parte, appendendo gli scarpini al chiodo.

Il match d’addio sarà organizzato contro la Juventus, una delle avversarie di sempre in Europa e tra le squadre più amate da Neville, a cui parteciperà anche Phil – che per l’occasione tornerà ad indossare la maglia rossa dello United. Gary Neville esce a cinque minuti dalla fine, con il pubblico che lo onora con una stupenda standing ovation. Il capitano, visibilmente commosso, stempera il tutto con un sorriso e con la sua solita serietà.

Oggi, e in generale nella storia del calcio, personalità del calibro dei fratelli Neville ce ne sono poche. I due sono depositari di passione, abnegazione, professionalità, rispetto, sacrificio e appartenenza, principi e valori che vanno oltre le mere qualità calcistiche, ma senza i quali non puoi pensare di passare dai prati di Bury all’Olimpo del calcio.

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