Spartak Alania

Spartak Alania, un lampo di stupenda follia

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Se mai nella vostra vita toccherete talmente tanto il basso da finire, come il sottoscritto, a leggere l’albo d’oro della Prem’er-Liga, il massimo campionato russo, troverete tra le varie squadre moscoviti, lo Zenit e il Rubin Kazan, un nome che quasi sicuramente vi apparirà del tutto estraneo: quello del Futbol’nyj Klub Alania Vladikavkaz, più semplicemente Spartak Alania. Rispetto alle altre squadre campioni, l’Alania non è attualmente in Prem’er-Liga, anzi non se la passa per niente bene, ma a questo ci arriveremo dopo.



Fondato nel 1921 col nome – il primo di una serie infinita – di Junitas, il club ha sede a Vladikavkaz, città di circa 300.000 abitanti, situata all’estremo ovest della Russia. La prima serie sovietica è a lungo un completo miraggio per i giallorossi, che navigano per decenni nelle serie minori senza mai saltare oltre la siepe della Pervaja Liga, il secondo livello calcistico nazionale. L’anno della svolta è il 1990: con 57 punti, lo Spartak Vladikavkaz – denominazione assunta a campionato in corso – è campione di Pervaja Liga e promosso per la prima volta nella sua storia in Vysšaja Liga, nell’elite calcistica del paese; nel 1991 quindi, mentre fragorosa come un tuono l’URSS si sbriciola di fronte al mondo, lo Spartak comincia silenziosamente ad accendere la sua luce calcistica.

Il tecnico artefice della storica promozione è Valerij Gazzaev, e non è un uomo qualsiasi. Nato a Vladikavkaz, cresciuto calcisticamente a Vladikavkaz, diventato discreto giocatore e grande allenatore – tra i migliori russi di sempre – partendo da Vladikavkaz: definire Gazzaev un’icona non è forse sufficiente a descrivere l’importanza che questi ha avuto per il suo club, che però lascia ottenuto il salto di categoria, sostituito da Nikolai Khudiyev.

La prima stagione, nell’ultimo campionato sovietico della storia, è positiva e si conclude con un 11esimo posto su 16 squadre; elementi importanti nel raggiungimento della salvezza sono il portiere Khapov, il difensore Alchagirov, il centrocampista Yuri Gazzaev – cugino dell’allenatore della promozione – e soprattutto la punta azera Süleymanov, che segna 16 gol al primo massimo campionato.

Se la prima stagione è discreta, la seconda è clamorosa: ancora con un altro tecnico, Aleksandr Novikov, che già aveva allenato la squadra, arriva un secondo posto dietro solo allo Spartak Mosca, ma più che il rammarico del mancato trionfo c’è la convinzione di essere diventati competitivi per i piani alti.

La stagione successiva in realtà ridimensiona le ambizioni dell’Alania, che conclude sesto non riuscendo mai a inserirsi nella lotta al titolo; lo storico esordio europeo si rivela altrettanto deludente, con l’uscita al primo turno di Coppa UEFA contro il Borussia Dortmund – 1-0 all’andata per i gialloneri, 0-0 in Russia; non è brillante neanche la stagione 1994, conclusa al quinto posto, caratterizzata però da un evento che segnerà la storia del club: il ritorno a casa di Gazzaev, reduce da due terzi posti alla guida della Dinamo Mosca: il rimpatrio dell’idolo locale riaccende la scintilla: c’è la voglia di strappare la corona allo Spartak Mosca, Narodnaja komanda (la squadra del popolo), vincitrice di 3 campionati consecutivi, i primi 3 del nuovo campionato russo.

La squadra è pressoché la stessa che aveva centrato la promozione, e gli uomini chiave ci sono ancora tutti, con in più la punta georgiana Mikhail Kavelashvili, che passerà anche per il Manchester City. I suoi 12 gol sono fondamentali nel portare a termine il miracolo della stagione 1995: lo Spartak Alania è campione di Russia per la prima volta nella sua storia, con 71 punti frutto di 22 vittorie su 30 partite. Dopo solo 5 anni di massima serie, l’impresa è compiuta.



Ma come spesso accade nello sport, scalato l’Everest e toccato il cielo non resta che un’inevitabile seppur graduale caduta, e l’Alania non è tanto forte da prevalere sul suo destino. Nel 1996, il ritorno in Europa – esordio in Coppa dei Campioni – si conclude ancora precocemente, e in modo disastroso, contro i Rangers, che dopo l’1-1 in Scozia stravincono in trasferta con un assurdo 2-7, mentre l’anno prima era stato il Liverpool a terminare i sogni europei, sbancando il Respublikanskij stadion Spartak per 1-2 e accontentandosi di uno 0-0 ad Anfield.

In campionato, dopo un’altra grande stagione, lo Spartak conclude addirittura con un punto in più, ma il primato è condiviso con il redivivo Spartak Mosca e si ricorre allo spareggio per stabilire i campioni: per l’Alania è l’occasione decisiva per consacrarsi e confermare la sua egemonia, lo spareggio però premia la squadra della capitale, che vince 2-1 e siede nuovamente sul trono: è il primo solco della fossa in cui gli osseti – dal nome della regione in cui si trovano, Ossezia – sprofonderanno.

Dopo quella sconfitta seguono 8 anni in cui lo Spartak Alania non lotta mai per il titolo, concludendo al massimo al sesto posto; nel mezzo l’addio di Gazzaev, che va ad accrescere il suo palmarès al CSKA. Ma il vero disastro si realizza nel 2005: 27 punti, penultimo posto e retrocessione, dopo 15 anni di ininterrotta permanenza nella massima serie russa; come se non bastasse, la squadra non si iscrive alla Pervyj divizion e riparte addirittura dalla Vtoroj divizion – terza serie russa.

E se questi 8 anni erano stati modesti, quelli successivi sono deprimenti: dopo l’immediato ritorno in Pervyj divizion, l’Alania raggiunge 2 volte la Prem’er-Liga, retrocedendo immediatamente gli anni seguenti; la massima soddisfazione per i giallorossi è una finale di coppa nazionale, raggiunta da squadra di seconda serie – impresa mai compiuta prima in Russia – che, coerentemente con gli ultimi tempi, viene persa 2-1.

Nel 2014 problemi economici costringono nuovamente l’Alania a ripartire dalla terza serie, dove tutt’oggi giace mestamente la squadra di Vladikavkaz.

Il suo presidente è, inevitabilmente, Gazzaev: l’uomo che più di tutti ha scritto la storia della sua squadra sta provando a riportarla dove un tempo era a suo agio, forse con lo sguardo perso verso quegli anni magici e quel miracolo del 1995, immeritatamente lasciato fuori dall’album dei ricordi della storia del calcio. 


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