Delio Onnis

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Delio Onnis, l’italiano sul tetto di Francia

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Sono tanti i calciatori di altissimo livello che hanno militato per una buona parte della loro carriera in Ligue 1, da Just Fontaine e Raymond Kopa a Michel Platini e Jean-Pierre Papin, passando per Zinédine Zidane, e più recentemente per gli attaccanti del PSG Zlatan Ibrahimović, Edinson Cavani e Kylian Mbappé. Una sequela di fenomeni e leggende che hanno sciorinato magie per gli stadi di tutto il Paese gallico, inebriando il pubblico francese nel corso degli anni. Nessuno di loro, però, è riuscito nell’impresa di segnare più di Delio Onnis.


Le origini e i primi anni di carriera

Se vi suona strano che l’ancora oggi capocannoniere all-time della Ligue 1 faccia di nome Delio Onnis è normale, perché Onnis, a differenza di molti dei calciatori precedentemente citati, non è affatto francese. Il piccolo Delio nasce a Giuliano di Roma, in provincia di Frosinone, il 24 marzo 1948, da padre sardo e madre romana.

L’adolescenza e il conseguente inizio di carriera Onnis non li vive però nel Bel Paese, poiché i suoi genitori si vedono costretti a lasciare l’Italia quando lui è ancora in tenera età. Come moltissimi italiani nel dopoguerra, infatti, la famiglia Onnis cercherà fortuna nelle Americhe, nello specifico in Argentina, una delle mete preferite dai migranti italiani in quel periodo storico – non a caso, ancora oggi, oltre il 50% della popolazione argentina ha origini italiane.

Il giovane Onnis inizia dunque a rincorrere il pallone a Buenos Aires, nel 1963, all’età di 15 anni. Entra a far parte delle giovanili del Club Almagro, una compagine minore della capitale, dove comincia a fare quello che meglio gli riuscirà per tutta la sua carriera: buttare la palla in fondo al sacco.

Con l’Almagro debutta, gioca e segna fin da giovanissimo in Primera División B, ma la grande occasione arriva nel 1968, quando a tesserarlo è il Gimnasia La Plata, col quale esordisce nel massimo campionato argentino.

All’ombra dell’estadio del Bosque realizza ben 58 reti in 102 incontri, grazie alle quali el Lobo riesce a sfiorare la vittoria del Campionato Nacional nel 1970 – ancora oggi il miglior risultato della squadra nel dopoguerra, anche se è complicato stabilirlo visto il cambio di format del campionato argentino – e lui attira l’interesse dei club europei. Il ritorno oltre l’Oceano avviene nel 1971, ad accoglierlo però non è la sua Italia, ma la Francia, il club che se lo aggiudica è infatti la Stade Reims.

L’arrivo in Francia e i successi con il Monaco

La Stade Reims, dopo l’epoca d’oro dei già citati Fontaine e Kopa, ha vissuto un periodo molto negativo, culminato con le retrocessioni del 1964 e del 1967. Tornata nel massimo campionato francese, decide di affidarsi ad Onnis per ottenere la salvezza. L’italiano compie appieno il suo dovere e si presenta alla grande al Paese dei Lumi, con 45 reti in due stagioni che permettono ai rouges et blancs di ottenere la permanenza Division 1.

Lo stesso pensiero della squadra del Grand Est lo ebbe il Monaco, appena promosso e per questo voglioso di un ritorno ai vecchi fasti. La compagine del Principato si aggiudicò dunque le prestazioni di Onnis, e sarà proprio alla corte di Rainier III e Grace Kelly che l’italo-argentino farà vedere il meglio di sé.

Nonostante l’incidente di percorso rappresentato dalla retrocessione del 1976, i suoi sette anni nel Principato si possono considerare estremamente trionfali sia dal punto di vista personale che da quello della squadra. Con i monegaschi mette a referto 223 reti in 278 presenze, riuscendo a conquistare la classifica dei marcatori della Division 1 nelle stagioni 1974/1975 – in cui realizza 30 gol e sfiora la Scarpa d’Oro, conquistata con 3 reti in più da Dudu Georgescu della Dinamo Bucarest – e 1979/1980 – oltre che della Division 2 nell’unico anno di cadetteria –, ma soprattutto portando gli Asémistes al titolo del 1977/1978 – da neopromossi – e a conquistare la Coppa delle Alpi nel 1979 e la Coppa di Francia nel 1980.


Il finale di carriera tra Tours e Tolone

Nonostante la Coppa di Francia appena conquistata e decisa in finale proprio da Onnis, il Monaco sceglie di fare un passo oltre l’ormai 32enne attaccante italiano, che si accasa al Tours. La storia si ripete ancora una volta, perché il club della città patrimonio dell’UNESCO è appena approdato in Division 1 – dove non era mai stato prima di allora –, e con Delio Onnis in attacco si appresta a vivere le migliori stagioni della propria storia.

Per molti è giunto al capolinea, ma Onnis riesce a smentire tutti. Nei suoi tre anni al Tours realizza 73 reti, conquistando il titolo di capocannoniere per due stagioni consecutive – 1980/1981 e 1981/1982 –, e portando la squadra ad un passo dalla finale di Coppa di Francia per due volte – eliminata entrambe le volte dal PSG, che conquisterà consecutivamente i primi due titoli della propria storia. Nell’ultima stagione, però, Onnis non riesce a salvare nuovamente la squadra, che retrocede in Division 2. Per questo motivo – oltre che per qualche divergenza – per chiudere la carriera si trasferisce al Tolone.

Ormai la prassi dei trasferimenti di Onnis è chiara, e l’arrivo al Tolone coincide con la promozione in Division 1 e la conseguente necessità dei suoi gol per mantenere la categoria. In riva alla Costa Azzurra riesce ancora nel suo intento, segna 40 gol in 81 apparizioni e conquista anche, a 36 anni, il suo quinto titolo di capocannoniere del campionato francese – ancora oggi record, a pari merito con Bianchi e Papin.

Le marcature in Ligue 1 di Delio Onnis, al termine della sua carriera, si fermeranno in maniera quasi canzonatoria a 299, ma questo scherzo del destino non gli toglierà il soprannome di Monsieur 300 buts, cifra che considerando anche le reti in Ligue 2 e in Coppa raggiunge e supera abbondantemente.

Un bomber senza Nazionale

Quella realizzazione mancante per formare i 300 gol spaccati rappresenta forse la ciliegina sulla torta che Delio Onnis non ha mai potuto gustare. Nella sua carriera ricca di soddisfazioni, infatti, non è mai riuscito in quello che per la maggior parte dei calciatori è uno dei principali obiettivi e delle massime gioie che si possono ottenere in carriera, quello di indossare la maglia della propria nazionale.

A rendere più beffardo il tutto è il fatto che fosse convocabile sia dall’Italia che dall’Argentina, possedendo entrambi i passaporti, e potenzialmente anche dalla Francia se avesse scelto di avviare gli iter burocratici per la naturalizzazione.

Purtroppo contro Onnis giocò il fato, che gli precluse questa soddisfazione da una parte perché durante la dittatura di Videla ai CT argentini era “consigliato” di non convocare calciatori militanti all’estero, e dall’altra perché i regolamenti della FIGC – aboliti solamente nel 1980 – imponevano ai selezionatori la convocazione di soli giocatori militanti nel campionato italiano e, in contemporanea, proibivano alle società l’ingaggio di elementi provenienti da campionati esteri. Il tutto abbinato ad una spietata concorrenza in entrambe le selezioni.

Le cose sono andate così e non si può tornare indietro, ma in maniera ucronica è bello immaginare Onnis vestire l’azzurro della Nazionale, segnare per l’Italia e perché no, lasciamoci cullare dalla fantasia, trascinarla alla vittoria del Mondiale nel 1978, un’edizione in cui probabilmente avrebbe meritato la convocazione e che da italo-argentino avrebbe inevitabilmente vissuto con trasporto.

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