Grecia 2004

Grecia 2004, il miracolo di Rehhagel

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Il 12 ottobre 1999, dopo una riunione ad Aquisgrana, l’UEFA assegnò al Portogallo – il quale vinse la concorrenza della Spagna – l’organizzazione del campionato europeo del 2004. Alla vigilia del torneo i lusitani erano i favoriti assoluti, potendo contare su una generazione di fenomeni – Rui Costa, Figo, Deco e un giovane Cristiano Ronaldo, giusto per citarne qualcuno – e avendo il fattore casalingo dalla loro parte. Tra le favorite della vigilia anche la Francia di Zidane, l’Italia di Trapattoni e la sorprendente Repubblica Ceca di Nedvěd, la quale riuscì a tenere dietro i Paesi Bassi nel proprio girone di qualificazione.

Considerando però il buon livello dei giocatori cechi, è un’altra squadra ad aver sorpreso in maniera ancora più significativa nelle qualificazioni. Si tratta della Grecia di Otto Rehhagel, che dopo due sconfitte contro Spagna e Ucraina, fu in grado di compattarsi e vincere le successive sei partite, chiudendo al primo posto nel girone. La Spagna riuscì invece a qualificarsi tramite gli spareggi all’Europeo, dove avrà modo di sfidare ancora una volta gli ellenici. Grecia e Spagna si ritroveranno infatti nel girone A, insieme al Portogallo e la Russia.



12 giugno 2004, Estádio do Dragão. Portogallo-Grecia è la prima sfida dei campionati europei. Gli spettatori allo stadio – quasi 50.000 – sono sicuri di assistere al primo successo dei lusitani nella manifestazione casalinga. Sulla carta non c’è storia. Da una parte la generazione d’oro portoghese, pronta alla consacrazione nel torneo casalingo. Dall’altra la Grecia, una squadra che non solo non aveva mai vinto nulla, ma che a malapena aveva giocato un’edizione dei Mondiali nel ’94, e che non si qualificava per gli Europei addirittura da quelli del 1980, anch’essi prima e ultima apparizione fino a quel momento. Eppure, negli occhi del loro allenatore, il sergente Otto Rehhagel, non sembrava leggersi alcun tipo di paura.

La Grecia era schierata con una difesa a 4, composta da due terzini a tutto campo come Seïtaridīs e Fyssas e da due centrali molto fisici come Kapsīs e il gigante della Roma Dellas, posti davanti all’esperto portiere del Panathīnaïkos Nikopolidīs. A centrocampo Katsouranīs e Zagorakīs, entrambi dell’AEK Atene, fungevano da schermo davanti alla difesa nonché da primo motore dell’azione offensiva. Basinas completava il reparto aggiungendo qualità e soprattutto un’incredibile precisione nei calci piazzati, che si riveleranno fondamentali per gli ellenici. A supportare il centravanti Vryzas vi erano le ali Giannakopoulos e Charisteas, quest’ultimo si scambiava spesso con la punta andando a giocare in posizione centrale sfruttando la sua abilità sulle palle aeree. Nessun nome altisonante insomma, giocatori di medio livello ma squadra come abbiamo accennato già capace di impressionare nelle qualificazioni allo stesso Europeo, pronta a dare tutto in questa prima sfida da netti sfavoriti.

Nei primi minuti di gioco Charisteas spaventa subito i tifosi portoghesi mancando per poco l’appuntamento con il gol, che però arriva comunque pochi minuti dopo: Paulo Ferreira perde un pallone velenoso e permette a Karagkounīs di concludere rasoterra sul primo palo, segnando il gol del vantaggio greco. La Grecia controlla agevolmente il risultato e nel secondo tempo trova il raddoppio: Seïtaridīs riesce a procurarsi un rigore dopo essere stato servito da Charisteas con un filtrante sulla fascia, dal dischetto Basinas spiazza il portiere lusitano. Il Portogallo, sotto di due gol, prova a riversarsi in attacco, ma i loro tentativi sono sterili e sconclusionati. Ronaldo riesce a insaccare di testa da calcio d’angolo al 90’, ma ormai è troppo tardi. La Grecia vince 2-1 la prima partita del girone, smentendo i pronostici di tifosi, addetti ai lavori e bookmakers. I greci avevano già raggiunto l’obbiettivo dichiarato della vigilia, ovvero vincere una partita, la prima per loro nella storia degli Europei.

Gli uomini di Rehhagel presero fiducia e a quel punto sognare non costava nulla, potevano realmente puntare alla qualificazione ai quarti. Nella seconda gara la Grecia si trova di fronte la Spagna, e il sogno inizia a scontrarsi con la realtà delle cose. Il frizzante attacco spagnolo mette parecchio in difficoltà gli ellenici, che al 28’ di gioco, tramite un brutto errore di Zagorakīs in fase di uscita, permettono a Raúl di intercettare il pallone e servire di tacco Morientes, che con grande eleganza riuscì a beffare Nikopolidīs sul secondo palo. Fine delle speranze per la Grecia? Neanche per sogno. Gli ellenici non si abbattono e nella ripresa trovano il pareggio con Charisteas, gol che si rivelerà fondamentale per il passaggio ai quarti.

La terza partita contro la Russia è decisiva per il passaggio del turno e i greci, forse non abituati a questi palcoscenici, accusano la pressione andando sotto 2-0 dopo soli 17 minuti di gioco, con il rischio più volte di subire un terzo gol che avrebbe chiuso giochi e speranze. La dea bendata, però, in quel periodo è tutta dalla loro parte: con un gol di Vryzas nel finale di primo tempo la Grecia deve sperare in una vittoria portoghese nell’altra partita del girone per passare il turno. Nel secondo tempo di Spagna-Portogallo un gol di Nuno Gomes regalerà la parità di punti e differenza reti nel girone tra Grecia e Spagna, con gli ellenici che però passeranno il turno come seconda grazie ai gol segnati, due in più degli spagnoli. Nel frattempo, con un meccanismo simile, questa volta con la differenza reti a fare da padrona, nel girone C l’Italia è vittima del famoso “biscotto” tra Svezia e Danimarca, uno dei più celebri della storia.



«Se proprio si deve cadere, si cadrà da eroi greci», queste le parole di Rehhagel alla vigilia della sfida ai quarti contro la Francia di Zidane, campione in carica. Ma i greci non cadono, e anzi, bloccano qualsiasi sortita offensiva dei francesi, grazie a una marcatura a uomo costante, raddoppi sempre pronti e un incredibile cinismo nello sfruttare le poche occasioni a disposizione. Il gioco della Francia viene completamente annullato, neanche Zinédine riesce a risolvere la situazione e al 65’ di gioco è ancora Charisteas a colpire con la costante degli ellenici in quel torneo: il colpo di testa. Finisce così, 1-0, e la Grecia vola in semifinale.

Qualcuno in patria incomincia a credere in quell’impresa che sembrava a tutti, anche ai giocatori stessi, impossibile appena due settimane prima. Basti pensare che Fyssas, difensore fondamentale in quel torneo, aveva concordato con la compagna Christina il 9 luglio come data del proprio matrimonio, sicuro di avere tutto il tempo del mondo a disposizione. La verità è che Fyssas tornerà a casa il 5 luglio, con il trofeo più importante della sua vita e di quella dei suoi compagni di squadra, oltre che di tutti i suoi connazionali.



In semifinale i ragazzi di Rehhagel dovranno sfidare la Repubblica Ceca di Nedvěd. Quest’ultima poteva contare anche sull’apporto del fantasista Tomáš Rosický, del gigante Koller e soprattutto del capocannoniere del torneo, Milan Baroš. Si rivelerà una partita complicatissima per i greci, nonostante i cechi perdano il loro miglior giocatore, Pavel Nedvěd, nei primi minuti, a causa di un infortunio. La traversa nel primo tempo di Rosický e le ghiottissime occasioni sprecate da Koller e Baroš nel secondo graziano gli ellenici. Nei tempi supplementari però, è un’altra storia. Due occasioni consecutive per Giannakopoulos sono il segnale del risveglio greco, ma è l’occasione di Dellas neutralizzata da Petr Čech ad essere il preludio del gol del loro vantaggio. Al 105’ Dellas colpisce ancora una volta di testa, ma questa volta il portiere ceco non può nulla. È il gol che spedisce i greci in paradiso.

Il torneo si chiude con la gara che lo aveva aperto, sarà ancora Grecia-Portogallo, questa volta in finale, all’Estádio da Luz di Lisbona. I lusitani, dopo aver eliminato Inghilterra e Paesi Bassi, arrivano all’appuntamento nuovamente con i favori del pronostico. La finale è più equilibrata della partita inaugurale del torneo, i portoghesi controllano il gioco ma creano poco e nulla, mentre i greci attendono pazientemente, adottando lo stesso approccio tattico delle partite precedenti. Il primo tempo finisce 0-0 con gli undici di Rehhagel in crescita nel finale, nel secondo tempo il Portogallo alza il ritmo ma non trova il varco giusto. Al 57’ arriva la svolta: calcio d’angolo per la Grecia, Basinas mette un gran pallone che Charisteas sfrutta al meglio con un altro colpo di testa vincente, svettando su Costinha e consegnando il vantaggio alla sua squadra. Con gli ellenici in vantaggio, attacca solo il Portogallo, la Grecia è tutta schiacciata dietro. I lusitani continua a provarci, ma sono imprecisi e, soprattutto, la difesa greca sembra impenetrabile. L’ultimo brivido arriva nei minuti di recupero, quando Figo liberandosi dalla marcatura degli avversari con una grande giocata riesce a calciare, ma la sua girata finisce di poco a lato. Il triplice fischio di Markus Merk mette fine all’assedio e al sogno portoghese. La Grecia, per la prima volta nella sua storia, è campione d’Europa, battendo per due volte la squadra padrona di casa. Un’impresa clamorosa, degna dei miti scolpiti nella storia e nelle anime del popolo greco.




Dopo il trionfo europeo della Grecia, il modo di giocare di Rehhagel ha ricevuto moltissime critiche da parte della stampa, il Daily Telegraph commentò con un tagliente «tear flowed down the face of the beautiful game last night», «Una lacrima è scesa sul volto del bel gioco ieri notte», ma a prescindere dalle considerazioni sul gioco, sul merito e sul raggiungimento dei risultati, è innegabile che Rehhagel abbia compiuto un vero e proprio miracolo. L’allenatore tedesco è stato in grado di sfruttare al massimo i suoi giocatori, riuscendo inoltre a unificare un popolo da sempre diviso ed una squadra che di fatto divenne una famiglia, elementi essenziali per mettere in atto quella che, senza ombra di dubbio, è una delle imprese calcistiche più mitiche di sempre.

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