Mano de Dios

Le altre Mani de Dios

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Città del Messico, 22 giugno 1986, allo Stadio Azteca si sta giocando un agguerrito quarto di finale dei Mondiali tra Argentina e Inghilterra, squadre legate da un’enorme rivalità anche per la Guerra delle Falkland che qualche anno prima si era portata con sé oltre 900 morti. Nei primi minuti del secondo tempo, con il risultato fisso sullo zero a zero, Steve Hodge intercettò un pallone di Valdano e lo alzò all’indietro verso il proprio portiere. Il numero uno inglese, Peter Shilton, uscì dall’area piccola per provare a risolvere la situazione, ma un accorrente Maradona riuscì ad arrivare prima sulla palla e a metterla in rete, colpendola però con la mano. L’arbitro non si accorse di nulla, e convalidò il gol. Nel post-partita, in conferenza stampa, l’asso argentino, contento di aver vendicato il proprio popolo per quanto successo nell’Atlantico, dirà qualcosa che resterà impressa iconicamente nella storia del calcio, dichiarando che il pallone venne colpito «un poco con la cabeza de Maradona y otro poco con la mano de Dios».

Tutti gli appassionati di calcio conoscono quel gol, così come conoscono quello che arrivò poco dopo, e come finì quel Mondiale, ma non tutti sanno che, nella carriera di Maradona, quello con l’Inghilterra non fu né il primo né l’ultimo gol di mano.



La prima vera Mano de Dios risale al 12 maggio del 1985, circa un anno prima di quella più celebre. Si giocava un Udinese-Napoli, e i padroni di casa stavano conducendo per 2-1. Al gol degli azzurri siglato da una splendida punizione di Diego, infatti, seguirono le reti di Galparoli e De Agostini. I bianconeri non riuscirono a chiudere la gara, colpirono quattro volte il palo, e all’88’ arrivò il pareggio di Maradona. Un colpo di testa di Bertoni si stampò sulla traversa, e sulla respinta arrivò la replica del Dieci con la mano, senza che l’arbitro se ne accorgesse. I giocatori dell’Udinese protestarono veementemente, e in particolare Zico andò su tutte le furie dicendo a Maradona: «Se sei un uomo onesto, confessa all’arbitro che hai segnato con la mano», l’argentino, dal canto suo, rispose: «Soy Diego Armando Deshonesto, mucho gusto». La provocazione di Diego non calmò di certo gli animi, e dopo essersi scagliato contro il napoletano, Zico, nel post-partita, spese parole al veleno anche per l’arbitro Pirandola, definendolo incapace. Il brasiliano pagò con 5 giornate di squalifica, non giocherà mai più una gara con l’Udinese, che lascerà per tornare in Brasile.

Quella di Udine si rivelerà essere solo «la prova generale per il Mondiale», come la definirà ironicamente anni dopo lo stesso Maradona, ma dopo quella dell’86 arrivò quella dell’87, ancora una volta con la maglia del Napoli e ancora una volta in campionato, nella stagione dello storico primo scudetto partenopeo, questa volta con vittima la Sampdoria di Vujadin Boškov.

È il primo di marzo, e al San Paolo di Napoli i blucerchiati vanno in vantaggio per primi, con una staffilata potente di Giuseppe Lorenzo. Pochi minuti dopo, Alessandro Renica percorre la fascia a gran velocità, mette una palla tesa in mezzo e Diego, in tuffo, apparentemente di testa, riesce a mandarla alle spalle del portiere, segnando il suo gol numero 200 in carriera.

La particolarità della terza, a differenza delle prime due, è che al momento del gol l’irregolarità non solo non è vista dall’arbitro, ma nemmeno da avversari e compagni di squadra, così come dai commentatori sportivi e dai giornalisti. Dovrà essere Maradona stesso a confessarlo decine di anni dopo, quando si era ormai dato per assodato che l’avesse presa di testa, beffando per l’ennesima volta tutti.

La figura del Maradona uomo, a differenza di quella del Maradona calciatore, è sempre stata estremamente divisiva, e da questi episodi è facile dedurne il motivo. C’è chi, oltre che per il suo immenso genio calcistico, ne è affascinato anche per questi gesti, che ne alimentano il mito, e chi invece, al contrario, proprio per gesti come questi non riesce ad apprezzarlo a pieno pur riconoscendone l’immensità calcistica. Al di là dei pareri, quel che è certo è che, a prescindere che questo avvenga da una prospettiva positiva o negativa, è anche per la Mano de Dios che Diego Armando Maradona è Diego Armando Maradona.

Nei primi mesi del 2000, il cantante Rodrigo Bueno, uno dei più conosciuti dell’epoca in terra argentina, poco prima di scomparire tragicamente in un incidente stradale a soli 27 anni, decise di fargli un tributo, dedicandogli una canzone tanto allegra quanto malinconica, che presto divenne iconica per tutti gli argentini. Il titolo? Ovviamente ‘La Mano de Dios‘.


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