Luca Gotti

Fonte immagine: Mech867, via Wikimedia Commons | CC BY-SA 4.0 International

La lezione di Luca Gotti

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Lo sport, e in particolare il calcio, è da sempre uno dei ruscelli più limpidi in cui la società possa specchiarsi, probabilmente perché è un fenomeno globale che, in un modo o nell’altro, riesce a unire persone a qualsiasi latitudine, o perché siamo abituati a guardare al pallone come a una grande metafora della vita. Nel corso della storia è evidente che il calcio – e tutto ciò che gravita intorno a esso – sia sempre riuscito a evolversi di pari passo alla società, racchiudendo e a volte facendosi anche portavoce dei suoi valori. Uno degli esempi lampanti di come questa dicotomia sia un topos intramontabile è l’evoluzione della figura del calciatore, un tempo condottiero e incarnazione di valori che oggi definiremmo obsoleti e polverosi, oggi invece emblema di uno status sociale che nella fama, nell’ostentazione della ricchezza e nel culto della celebrità, rappresenta esattamente l’ideale di successo a cui le generazioni contemporanee tendenzialmente guardano e aspirano.

In questo senso, in un momento storico in cui anche gli allenatori vedono la propria figura evolversi sempre di più, diventare sempre più protagonista, avvicinarsi e fare propri i crismi del personaggio pubblico e dell’entertainer più che quelli dell’uomo di calcio, una figura come quella di Luca Gotti non può che stupire. Quella dell’allenatore originario di Adria è una storia tra le più comuni e allo stesso tempo uniche. Una storia fatta di valori umani prima ancora che sportivi. Di filosofia applicata al calcio e di tattica applicata alla vita.



Dopo una modesta carriera da calciatore, durante la quale milita per lo più in serie dilettantistiche toccando il mondo dei professionisti nel 1994/1995 con la maglia del San Donà, nel 1998 Luca Gotti fa il suo esordio in panchina alla guida dei giovanissimi del Milan. La sua esperienza con i rossoneri durerà una sola stagione, prima di fare ritorno sulle panchine dilettantistiche che lo vedranno protagonista fino alla prima stagione in D con il Bassano Virtus, a cui seguirà il passaggio alla Primavera della Reggina. Sarà proprio la parentesi calabrese che porterà Gotti direttamente sulla panchina dell’Under-17 azzurra nel 2006. Dopo non esser riuscito a centrare la qualificazione per gli Europei arriva il grande salto in Serie B, alla guida del Treviso prima e della Triestina poi. Esperienze relativamente brevi, che non gli impediranno, però, di lasciare il segno come tecnico e come uomo.

Saranno proprio queste due avventure che varranno a Gotti la nomina di candidato perfetto per rappresentare il grande programma di rivoluzione del calcio italiano stilato e promosso da Roberto Baggio nel 2010 – e che, purtroppo, non vedrà mai la luce. Ma nel dicembre dello stesso anno sarà un altro Roberto a tendere la mano al giovane manager veneto: Donadoni, appena approdato sulla panchina del Cagliari, decide di farne il suo vice avviando una collaborazione che proseguirà poi sulle panchine di Parma e Bologna, fino al 2018.

Proprio nel 2018 Luca Gotti si ritrova catapultato nel campionato più competitivo al mondo, la Premier League, su una delle panchine più calde al mondo, quella del Chelsea di Maurizio Sarri. Sarà proprio insieme all’allenatore toscano che Gotti riuscirà a portarsi a casa l’Europa League del 2019, che per un momento gli aprirà addirittura le porte della Juventus, prima che Sarri decida di affidare il posto di vice a Martuscello, e in un certo senso, sarà anche meglio così per il mister di Adria. Sì, perché mentre Sarri guiderà i bianconeri di Torino alla sudata conquista del nono scudetto consecutivo e a una discussa eliminazione agli ottavi di Champions, Gotti avrà modo di prepararsi a indossare i panni del traghettatore per un’altra squadra di bianconeri, quelli dell’Udinese. Dopo avergli affidato per qualche mese il ruolo di assistente di Igor Tudor, infatti, i friulani decideranno di consegnare proprio a lui la guida della squadra quando l’esonero del croato diventerà inevitabile. Il resto è storia.

Nei primi giorni della sua esperienza da primo allenatore era difficile immaginare che il matrimonio tra Gotti e l’Udinese potesse durare molto, non tanto perché le sue competenze fossero in dubbio, quanto per le parole con cui il mister veneto ha scelto di commentare la scelta societaria: «Io tecnico titolare? Non succederà, mi sono messo a disposizione della società per trovare la soluzione migliore senza urgenza, quando sarà il momento tornerò a fare il mio lavoro». In questa frase possiamo riassumere al meglio tutta l’essenza di Luca Gotti.

Sì, perché se, come dicevamo, quella del manager è una figura sempre più centrale e protagonista, Gotti ci tiene a tenere ogni cosa al proprio posto. «Ho una mia visione del calcio e della vita, la fama non mi aiuta a vivere meglio», è ciò che direbbe il personaggio di un film, uno come il burbero Mickey Goldmill – allenatore di Rocky Balboa nei primi tre episodi della celebre saga –, e invece no, il protagonista di questo film è Luca Gotti da Adria.

Un allenatore di principi, che sa sempre come «creare il guanto giusto per la mano che si ha a disposizione», per dirlo come farebbe lui. Un tecnico capace e competente, che riesce a inculcare i suoi ideali in maniera discreta, umana. Non interessano i colpi di testa a Luca Gotti, né gli inutili protagonismi – che siano suoi o degli interpreti in campo. Non giudica mai di pancia, ma appare di fronte alle telecamere vestito sempre d’eleganza e discrezione. Anche dopo un risultato “deludente”, come il pareggio agguantato dal Milan su rigore a recupero praticamente scaduto, dopo una partita preparata e gestita alla grande dalla compagine friulana. La stessa discrezione con cui la sua Udinese affronta ogni partita alternando una costruzione metodica e ragionata a un gioco più speculare quando le caratteristiche dell’avversario o le fasi della partita lo richiedono. La stessa discrezione con cui i bianconeri procedono nel loro cammino verso una serena salvezza – nel momento in cui scriviamo l’Udinese è decima, a -5 dal Verona, “prevedibile sorpresa” di questa stagione.

«Quando ho preso in mano l’Udinese, per settimane sono stato tramortito dal dubbio sulla mia carriera futura. A un certo punto mi sono detto: Luca, goditela e vediamo come va». Immaginiamo che sia proprio questa la nozione che il tecnico è riuscito a instillare meglio nella sua squadra, e allora godiamocela e vediamo come va, ma comunque vada, la Serie A può dire di aver trovato in Luca Gotti il Normal One che aspettava da tempo.

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