Mount

Fonte immagine: Brian Minkoff London-Pixels, via Wikimedia Commons | CC BY-SA 4.0 International

Mason Mount, blue is the color

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Cielo grigio, pioggia e mare. Pioggia, mare e cielo grigio. Ripetete queste tre parole in un infinito loop e avrete una descrizione abbastanza fedele di Portsmouth ­– e in generale un po’ di tutte le città costiere d’Inghilterra. Situata a circa 130 km da Londra, è famosa per il suo porto militare, da dove sono partite centinaia di spedizioni destinate a nuove esplorazioni e conquiste. La città ha anche una buona tradizione calcistica: il Pompey, soprannome del Portsmouth Football Club, ha vinto due titoli d’Inghilterra, due FA Cup – storica quella del 2007/2008 ­– e un Charity Shield.

Tra i suoi più illustri cittadini ci sono Charles Dickens – autore di capolavori come Oliver Twist e Canto di Natale – e Mike Rutherford – leggendario bassista e chitarrista dei Genesis, nato a Guildford ma cresciuto a Portsmouth –, ma si sta facendo sempre più spazio anche Mason Mount, una delle next big things del calcio inglese, nato in città il 10 gennaio 1999.



La sua storia si intreccia sin da subito con quella del Chelsea, squadra di cui è sempre stato tifoso: entra nelle giovanili dei Blues a soli sei anni, nel 2005. Per quattro lunghi anni papà Tony lo porta da Portsmouth a Londra quattro volte a settimana fino a quando, compiuto il decimo compleanno, il piccolo Mason decide di stabilirsi definitivamente a Cobham, sede del centro d’allenamento dei londinesi.

Sicuramente i pianti a quell’età saranno stati tanti, ma la forza e la determinazione ancor di più. Mason vuole sfatare un mito: essere il secondo giocatore dopo John Terry a raggiungere in pianta stabile la prima squadra partendo dalle giovanili. Impresa più difficile del solito dato il contesto: al Chelsea notoriamente si preferisce comprare grandissimi giocatori sul mercato – grazie alle enormi risorse finanziarie di Roman Abramovich – e non far sbocciare i talenti del vivaio.

Mason sa prima o poi di poter riuscire a giocare per la sua squadra del cuore, perché lui è diverso, gioca da subito come un predestinato: nel 2011, a soli 12 anni, registra un video nel quale dice di voler provare a calciare una punizione alla Cristiano Ronaldo, colpendo la palla sulla valvola e dandole un movimento che la manderà sotto l’incrocio. Subito dopo ci prova – con barriera e portiere – e la mette esattamente dove aveva detto, con una naturalezza che hanno solo i campioni affermati.

Già a 14 anni domina il centrocampo dell’Under-18 londinese ed è uno dei protagonisti della talentuosissima squadra vincitrice in Youth League – la Champions delle squadre primavera – nel 2015/2016, composta quasi interamente da ragazzi classe ’96 – come Ola Aina e Kasey Palmer – e del ’97 come Tammy Abraham e Fikayo Tomori. L’anno successivo vince la FA Youth Cup – l’equivalente giovanile della Coppa d’Inghilterra – con i gradi di capitano nonostante fosse più piccolo di quasi tutti i suoi compagni.

È evidente ormai che il calcio giovanile gli stia stretto, e il Chelsea, anziché farlo giocare un altro anno nell’Academy, gli rinnova il contratto fino al 2021 e lo presta alla squadra-satellite olandese del Vitesse, ritenendolo pronto per la prima vera esperienza da professionista. Ad Arnhem il giovane inglese incanta, ritagliandosi quasi da subito un posto tra i titolari. L’Eredivisie è notoriamente un campionato adatto per i giovani promettenti, ma nel caso di Mason lo stupore si accentua ancor di più dato che si sta parlando di un ragazzo appena maggiorenne che ha giocato solo a livello giovanile, tra l’altro in un Paese con una cultura calcistica diametralmente opposta a quella oranje.

Segna il suo primo gol a ottobre contro l’Utrecht e vince il premio come miglior giovane del mese di gennaio, nello stesso anno in cui lo vincono giovani come van de Beek, David Neres e Angeliño, a conferma del fatto che il campionato olandese sia una vera e propria fucina di talenti. Mount trascina il Vitesse in zona Europa, e a fine anno mette a segno 8 gol e 9 assist in 29 presenze, ma la stagione non finisce lì: essendo arrivati sesti in classifica, i gialloneri devono affrontare i play-off per un posto nei preliminari di Europa League.

Nella semifinale di andata contro l’ADO den Haag Mount segna la prima tripletta in carriera, in un 5-2 fuori casa che significa praticamente finale. Il ritorno è leggermente più complesso, ma il Vitesse si impone comunque per 2 a 1 in una partita in cui il giovane centrocampista inglese va ancora a segno.

L’atto conclusivo è proprio contro quell’Utrecht a cui Mason aveva segnato il suo primo gol da professionista, i biancorossi sono un avversario ben più ostico dell’ADO, essendo arrivati quinti con 5 lunghezze di vantaggio sul Vitesse, ma il campo dirà altro. L’andata si gioca al GelreDome di Arnhem, e Mount sblocca il risultato per i padroni di casa allo scadere del primo tempo. L’Utrecht pareggia per due volte, ma al 90’ il Vitesse segna il gol del 3 a 2, facendo impazzire i tifosi gialloneri. L’unico lato negativo del match è l’ammonizione di Mason, che essendo diffidato salta il ritorno. Fortunatamente ad Utrecht i suoi compagni tirano fuori una grandissima prestazione riuscendo a vincere per 2 a 1 e mandando il Vitesse in Europa League.

Dopo i play-off le statistiche già importanti di Mount sono da aggiornare: 13 reti e 10 assist. Risulta molto difficile trovare un calciatore che vada in doppia cifra sia di realizzazioni sia di passaggi decisivi alla prima stagione da professionista.




Ormai gli occhi delle grandi sono tutti su di lui, specialmente in Olanda: Ajax e Feyenoord lo vogliono, ma Mount decide di tornare in patria, perché non può resistere alla chiamata del proprio idolo, quello dei poster in cameretta: Frank Lampard, uno dei più grandi calciatori nella storia del Chelsea e del calcio inglese in generale. Super Frank è alla prima esperienza da manager, al Derby County, squadra di seconda divisione con un passato glorioso, soprattutto negli anni ’70, quando l’allenatore era un certo Brian Clough.

Il giovane arriva a Derby in prestito, dove è protagonista assoluto di un’altra grande stagione: segna subito al debutto contro il Reading, e si ripete per altre 7 volte mettendo a referto anche 5 assist, nonostante un infortunio al tendine del ginocchio che lo tiene fuori per due mesi.

I Rams si classificano sesti, ultimo posto disponibile per i play-off promozione, agguantando la qualificazione all’ultima giornata ai danni del Middlesbrough, arrivato soltanto un punto sotto. La semifinale mette di fronte il Derby e il Leeds United di Bielsa, inizialmente dato tra i favoriti per la vittoria del campionato.

L’andata a Pride Park mette tutto in salita: la squadra del Loco vince 1-0, con Mason e compagni che avranno bisogno di un’autentica impresa al ritorno. La Championship, però, è un campionato che riserva sempre sorprese e a Leeds il County vince per 4-2, con Mount che entra nel tabellino dei marcatori. Sicuramente in quella partita c’è stato anche lo zampino di Clough, che da lassù avrà fatto di tutto per far vincere il suo Derby contro l’odiatissimo United.

L’ultimo ostacolo si chiama Aston Villa, guidato in panchina da Dean Smith e in campo da Jack Grealish, altro astro nascente del football britannico. Questa volta però Mason non riesce ad avere la meglio: i Villans vincono per 2-1 e volano in Premier League, lasciando il Derby a bocca asciutta dopo aver sperato in una promozione che mancava dal 2007/2008.




Conseguentemente alla delusione, per Mount arriva la gioia più grande: il Chelsea lo conferma definitivamente in prima squadra. Oltre agli enormi progressi mostrati in campo, è sicuramente risultata decisiva la nomina di Lampard come nuovo allenatore dei Blues, Frank lo vede come suo erede naturale, non tanto come caratteristiche – avrebbero potuto giocare insieme – ma come carisma e serietà, punti di forza di uno che probabilmente dovrà portare la fascia che è stata dello stesso Lampard, ma anche di colonne come Terry e Dennis Wise.

Il 15 luglio 2019 firma per altri 5 anni con il club e l’11 agosto debutta alla prima di campionato contro il Manchester United ad Old Trafford. La settimana dopo debutta a Stamford Bridge e segna il suo primo gol con la squadra del suo cuore, mettendo a referto dopo soli 7 minuti la rete del momentaneo vantaggio della formazione di Lampard. Sette giorni dopo si ripete segnando al Norwich, passa qualche settimana e punisce anche il Wolverhampton. Nel frattempo esordisce sia in Champions – contro il Valencia, dove subisce un fallo bruttissimo da parte di Coquelin che fa temere il peggio – che in Nazionale, contro la Bulgaria.

Il posto da titolare è sempre più suo, anche perché la sua polivalenza ed intelligenza tattica gli permettono di giocare sia da mezzala sia da esterno in un 4-3-3, ma anche da trequartista in un 4-2-3-1. Il 17 novembre segna anche la sua prima rete con l’Inghilterra, in un 4 a 0 al Kosovo valido per le qualificazioni ad Euro 2020.

La stagione del Chelsea è indubbiamente transitoria e la squadra di Frankie Lampard galleggia sempre tra il terzo e il quinto posto, senza avere mai ambizioni di titolo in un campionato dominato dal Liverpool. La pandemia ferma la Premier League a marzo – con non poche polemiche nei confronti di Mount, beccato mentre giocava a calcetto in pieno lockdown insieme a Declan Rice del West Ham, anche lui classe ’99 e come Mount cresciuto nel vivaio del Chelsea –, e lo fa riprendere solo a giugno.

Tornando al campo – quello da calcio a 11 però –, l’obiettivo per Mason e compagni è la qualificazione in Champions League, e si arriva all’ultimo turno con tre squadre appaiate per il terzo e il quarto posto. Manchester United e Chelsea sono a quota 63 punti, il Leicester a 62. Se Red Devils e Foxes devono affrontarsi nello scontro diretto, il Chelsea ospita il non meno pericoloso Wolverhampton, che è sesto a tre punti dal Leicester e quindi ancora in piena corsa per un posto in Europa League.

Il Manchester United batte la squadra di Rodgers per 2-0 e vola al terzo posto, mentre il Chelsea vince con lo stesso risultato. Il gol del vantaggio dei Blues è messo a segno proprio da Mason Mount, con una splendida punizione che ricorda quella calciata in allenamento a undici anni. Giroud chiude il match tre minuti dopo, con il Chelsea che vola ai gironi di Champions e il Wolverhampton che arriva settimo – risultato che vorrebbe dire preliminari di EL, ma lo stesso Chelsea arriva in finale e viene battuto dai cugini dell’Arsenal, arrivati ottavi in campionato, che quindi si conquistano il post in Europa.

Alla fine Mount mette a segno 7 gol in Premier e uno in FA Cup, con 6 assist totali in 53 partite, stabilendo un record: Mason è il primo giocatore cresciuto nel vivaio ad aver giocato più di 50 match nella prima stagione in squadra.




Lampard viene confermato anche per il 2020/2021 e Mount a 21 anni è già un pilastro su cui fondare presente e futuro del club. Nonostante i nuovi acquisti a centrocampo e in attacco, tra cui Ziyech, Havertz e Werner, il giovane inglese si ritaglia spazio anche come centrocampista centrale visto l’infortunio di Kanté, dimostrando ancora di più la sua completezza.

I nuovi innesti però non fanno cambiare passo alla squadra, e del rendimento altalenante ne risente anche Mason, nonostante i numeri in linea con quelli della stagione appena conclusa. A fine gennaio sono infatti 3 i gol segnati, con 6 assist in tutte le competizioni.

Il 24 dello stesso mese gioca la prima partita con la fascia di capitano del Chelsea – in FA Cup, contro il Luton –, ma il giorno successivo Lampard viene esonerato e sostituito da Thomas Tuchel, fresco vicecampione d’Europa con il PSG. Il nuovo tecnico cambia immediatamente modulo: dal 4-3-3 e dal 4-2-3-1 di Lampard si passa al 3-4-2-1, marchio di fabbrica del tedesco, tra l’altro modulo pressoché uguale a quello del primo anno al Chelsea di Antonio Conte, ma con differenze enormi sul piano del gioco. Se Conte aveva bisogno necessariamente di una prima punta “tradizionale” molto fisica – prima Diego Costa, poi Morata –, Tuchel no: davanti possono giocare dei nove classici come Abraham o Giroud, ma anche una seconda punta come Werner – sarà questa infatti la soluzione più utilizzata fino alla fine della stagione – oppure un rifinitore come Kai Havertz, che agisce più da falso nove che da effettivo riferimento offensivo. Dietro la punta possono giocare sia ali pure – Hudson-Odoi o Pulisic – che trequartisti – Ziyech o lo stesso Havertz –, ma uno dei pochi con un ruolo ben definito è Mason Mount, che da mediano viene spostato a trequartista da Tuchel: nel centrocampo a due non c’è spazio per lui – giocano Kanté e Jorginho, con Kovačić prima alternativa – ma l’allenatore ex Borussia Dortmund sa che non può fare a meno della classe del ragazzo di Portsmouth: segna quasi subito contro lo Sheffield, ripetendosi due giornate dopo in casa del Southampton e soprattutto segnando il gol che decide la sfida di Anfield contro il Liverpool, il 3 marzo. In campionato il Chelsea arriva quarto, qualificandosi per la Champions League, perdendo però la finale di FA Cup contro il Leicester di Brendan Rodgers.

La vera impresa, però, è in Champions League: dopo aver passato il girone come primi con Lampard, i Blues eliminano agli ottavi l’Atlético Madrid e ai quarti il Porto, con Mason che segna la rete del definitivo 2-0 nella partita di andata in Portogallo, rivelatosi poi decisivo a seguito della sconfitta per 1-0 al ritorno. In semifinale la cavalcata dei Blues sembra destinata al termine, dato che l’incrocio mette di fronte i londinesi e il Real Madrid: nei 180 minuti non c’è storia, perché la squadra di Tuchel gioca alla pari al Bernabéu, strappando un 1-1, e domina il match di ritorno in Inghilterra, vincendo 2-0. Mount mette a segno il gol del raddoppio a 5 minuti dalla fine, mettendo definitivamente termine alle speranze dei blancos di poter arrivare in finale. Finale che si gioca il 29 maggio al do Dragão di Porto, e come quella di due anni prima, è un derby tutto inglese. Di fronte c’è il Manchester City di Pep Guardiola, che ha dominato la Premier ed è pronto, dopo gli ingenti investimenti dell’ultimo quinquennio, a trionfare anche a livello europeo.

Guardiola stupisce tutti e si presenta con una formazione a dir poco spregiudicata, con Gündoğan unico baluardo a protezione della difesa e senza una punta vera e propria. Le scelte iniziali si rivelano fatali per il tecnico catalano, perché il Chelsea è una squadra quadrata e difficile da perforare. Il copione, almeno inizialmente, sembra quello previsto: Manchester City che si riversa in attacco con la sua qualità, mentre i Blues attendono. Con il passare dei minuti, la pressione offensiva dei giocatori di Guardiola si attenua e il Chelsea comincia ad approfittare degli spazi lasciati dal City. Dopo aver sfiorato più volte il gol con Werner, la squadra di Tuchel passa in vantaggio a tre minuti dall’intervallo con un altro tedesco: Kai Havertz. L’assist – bellissimo – è di Mason Mount, che effettua un filtrante dall’altezza della linea di centrocampo che taglia in due la difesa altissima dei Citizens, mettendo Havertz a tu per tu con Ederson: l’ex Bayer Leverkusen, aiutato anche da un rimpallo con il portiere brasiliano, lo salta e mette dentro a porta sguarnita. Il City accusa il colpo e nel secondo tempo nonostante lo svantaggio Guardiola opta per dei cambi più conservativi, ma che danno più equilibrio alla squadra: i neo campioni di Inghilterra perdono per infortunio De Bruyne ma riescono più volte ad impensierire la retroguardia dei Blues, senza riuscire però a trovare il gol. Il triplice fischio dà al Chelsea la sua seconda Champions League, la prima per Tuchel a quasi 12 mesi dalla finale persa dal suo PSG contro il Bayern Monaco. I giocatori del City sono distrutti per l’ennesima occasione sfumata, mentre quelli del Chelsea festeggiano: iconica la posa di Mount, immortalato mentre porta in trionfo la Coppa con la stessa mimica dell’eroe della prima Champions dei londinesi, Didier Drogba.

Nonostante il trionfo europeo, per Mason c’è da affrontare un’altra competizione continentale: gli Europei. La sua Inghilterra è tra le favorite per la vittoria finale e lui si ritaglia un posto da titolare in tutte le partite giocate, esclusa quella contro la Repubblica Ceca, in cui non è nemmeno convocato causa quarantena forzata per i contatti post Inghilterra-Scozia con il suo compagno di squadra al Chelsea, lo scozzese Billy Gilmour, trovato positivo al Covid subito dopo la partita con gli inglesi. Le sue prestazioni sono di buon livello, ma in 6 partite serve soltanto un assist contro l’Ucraina. La Nazionale inglese arriva fino alla finale di Wembley e la maggioranza del popolo inglese è convinta che i Tre Leoni finalmente torneranno a vincere un trofeo a distanza di 55 anni, nello stesso stadio che li ha visti vincere il loro unico Mondiale, ma Roberto Mancini e la sua Italia non la pensavano allo stesso modo.



Smaltita la delusione per l’Europeo perso in casa, Mount vince ad agosto la Supercoppa Europea contro il Villarreal, ma la nuova stagione, almeno dal punto di vista realizzativo, non parte benissimo: la prima rete in Premier arriva solo il 30 ottobre contro il Norwich, con Mason che vuole ripagare i tifosi per i mesi a secco mettendo a segno una tripletta. A dicembre il numero 19 dei Blues si scatena: va a segno per 4 partite di fila, arrivando a quota 7 in Premier e superando il suo record personale già a metà stagione.

Dal punto di vista tecnico Mount è – come il già citato Grealish – un mix tra un 10 e un 7: coniuga la tecnica finissima del rifinitore con una buona velocità e resistenza, tipica degli esterni d’attacco. Da buon numero dieci ha il suo punto di forza nel servire assist, ma a differenza della stella dei Citizens può giocare in tutti i ruoli del centrocampo, ed è qui che la sua carriera si ricollega a quella di Frank Lampard, il centrocampista completo per eccellenza.

Gli insegnamenti di Super Frank, sia al Derby che al Chelsea, hanno ampliato il raggio d’azione di Mason: trequartista, esterno, mezzala o mediano, Mount occupa tutte queste posizioni con profitto, nonostante la vocazione prevalentemente offensiva.

Saranno il tempo e il campo a dare i verdetti definitivi, ma le premesse per diventare una leggenda del Chelsea ci sono tutte. Quello che è certo è che Mount ha un colore nel destino: il blu, quello del mare che osservava da bambino e il blue royal della sua squadra del cuore. Con le sue giocate vorrà portare il Chelsea in cielo, ovviamente blu, e non in uno grigio come quello della sua Portsmouth.

Leggi anche: Jack Grealish, immaturità e talento puro



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