Maxime López

Fonte immagine: Mattia Ciampichetti

Maxime López è un giocatore pieno di contraddizioni

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La prima è già nel nome, o meglio nel cognome, foneticamente latino ma pronunciato alla francese. La seconda nell’aspetto: quando lo guardi in faccia vedi il viso di un ragazzino di 12 anni montato sul corpo di uno di 14. Quando lo vedi muoversi in campo, poi, è inevitabile chiedersi: come fa uno alto 164 centimetri per 54 chili a stare così bene davanti alla difesa? Come fa a calcare con tanta sicurezza zolle del campo su cui siamo abituati a vedere giocatori di ben altra statura fisica? Bene, queste sono solo alcune delle domande a cui non troverete risposta in questo pezzo. Perché Maxime López è così, un giocatore atipico, sorprendente, strano. Un talento che Roberto De Zerbi è riuscito a strappare al Marsiglia proprio all’ultima giornata di mercato, attraverso un prestito con diritto di riscatto che in realtà è diventato ben presto – causa accordi, ma soprattutto causa merito – un obbligo a tutti gli effetti. Sì, perché a Maxime López è bastato poco per inserirsi alla grande tra le rotazioni del Sassuolo, ricambiando quasi immediatamente la fiducia dell’allenatore bresciano.



Maxime López è uno di quei giocatori di cui, neanche a dirlo, si parla già da anni. Più o meno dal 2016, anno del suo esordio in Ligue 1, con la maglia dell’Olympique Marsiglia allenato da un altro francese di spagnole origini, Rudi García. Sarà lui il primo allenatore a dargli fiducia portandolo dalle giovanili alla prima squadra. «López è uno a cui piace giocare la palla, ha tecnica e visione per farlo. È molto maturo per la sua età ed ha carattere, per questo mi piace». Con queste parole il tecnico ex Roma accoglieva Maxime nel mondo dei grandi, dichiarando subito a tutti quella che è probabilmente la qualità che più volte viene riconosciuta al giovane centrocampista: la maturità. L’ennesima contraddizione, vista l’età. Ed effettivamente, a guardarlo in campo, si fa fatica a non dare ragione a García.

Sin dal suo esordio López è riuscito a mettere presto in mostra le sue principali caratteristiche. Dopo le prime partite in Ligue 1, infatti, era chiaro a molti quanto il giovane Minot – è così che a Marsiglia chiamano i giovani talenti usciti dal settore giovanile – amasse “giocare a calcio”, nel vero senso dell’espressione. Un profondo conoscitore della tattica che pensa, corre, vive col pallone tra i piedi, anche nelle situazioni scomode. Un piccolo fenomeno che conosce così bene le proprie qualità da cercare continuamente di metterle alla prova, anche a costo di fare a pugni con i propri limiti. Maxime López è un giocatore che ama calpestare tutto il campo e, nella sua “irrequietezza”, spesso finisce per perdere la posizione in fase di marcatura, ma è il prezzo da pagare in cambio di un talento cristallino.

Un giocatore pieno di contraddizioni, dicevamo. I primi ad accorgersene, probabilmente, sono stati proprio i francesi che, in verità, ci hanno messo un po’ prima di iniziare a capirlo davvero. Più volte stampa e addetti ai lavori d’oltralpe hanno cercato di accostare Maxime López a Samir Nasri, giocatore con cui condivide le origini marsigliesi e probabilmente anche la fede bianco-blu, ma poco di più. Perché Maxime, a differenza di Nasri, non è un rifinitore e neanche un giocatore dalla mentalità particolarmente offensiva. «López è uno a cui piace toccare la palla, secondo lo stile spagnolo», dirà lo stesso Samir in merito all’audace accostamento.

Chi ha sempre avuto le idee un po’ più chiare su cosa il giovane francese fosse in grado di fare è un altro illustre francese che con López, invece, condivide le origini algerine: Zinédine Zidane. «Lo conosco perché giocava con i miei figli, aveva una tecnica straordinaria per la sua età. Non è molto grande fisicamente, ma è impressionante quello che sta facendo e anche la sua personalità». Insomma, a meno di 20 anni il piccolo Maxime López da Marsiglia poteva contare già sull’endorsement di personalità di primo piano.

Per questo, a completare il quadro delle contraddizioni, stupisce anche la piega che all’improvviso ha preso il suo rapporto con l’Olympique. Sì, perché dopo l’addio di García, Maxime non riuscirà a trovare la stessa costanza con Villas-Boas. Sarà lo stesso allenatore portoghese a metterlo alla porta alla fine della stagione 2019/2020, “regalandolo” al Sassuolo con la formula del prestito con diritto-obbligo di riscatto fissato a 2.5 milioni. Non esattamente una cifra comune per un giocatore così chiacchierato.



Superficialità di Villas-Boas o intuito di De Zerbi? Forse entrambe, sta di fatto che a vederlo giocare anche in Italia, risulta ancora difficile capire come ci si possa sbarazzare di un giocatore come lui. Uno capace di presentarsi alla Serie A col miglior biglietto da visita, segnando un gol al Napoli che è un chiaro manifesto della sua classe.

Siamo alla sesta giornata di campionato e il Sassuolo ha già dimostrato di essere squadra con tante idee ed energie. La prestazione contro il Napoli ne è una dimostrazione, visto che al minuto 95’ la squadra di De Zerbi è sopra per 1 a 0 grazie a un rigore di Locatelli. La ciliegina sulla torta per gli emiliani, però, sarà l’azione personale di Maxime López che metterà definitivamente il risultato a dormire. La giocata è innescata da un bel passaggio dalla trequarti di Rogerio, che trova il francese sul limite largo di sinistra dell’aria di rigore. Maxime aggancia il pallone col destro, con un’abile finta di corpo mette a sedere Manōlas, rientra ancora sul destro evitando anche il disperato intervento di Bakayoko e lascia partire una conclusione insidiosa – e un po’ rocambolesca – che beffa Ospina da due passi.

A 6 mesi di distanza da quel gol, cercando di riassumere in pochi highlights quelli che sono i pregi e i difetti di López, è ormai chiaro che ci troviamo di fronte a un regista “vecchio stampo”, di quelli con i piedi davvero buoni e con la testa ancora di più. Uno di quelli a cui ci hanno abituati squadre come il Barcellona – che non a caso è stata una delle prime società ad avvicinarlo in tempi non sospetti –, a dettare i tempi del gioco con passaggi fra le linee – la percentuale di precisione dei passaggi in questa stagione dice 94% – e lanci lunghi di destro e sinistro – circa 1.2 a partita. Uno di quelli che ama cercare la verticalità anche nelle transizioni senza palla, magari lasciandosi dietro un po’ troppo spazio sulle ripartenze avversarie, ma riuscendo quasi sempre a trovare un giusto bilanciamento tra fase offensiva e difensiva nell’arco dei 90 minuti.

Se fino ad ora possiamo dire che il giovane talento marsigliese sia riuscito a mettere in mostra le sue migliori skill, bisogna dare dei meriti anche a De Zerbi che è riuscito subito a interpretare nel modo giusto il giocatore. A riprova di questo, Antonio Junior Vacca, ex pupillo dell’allenatore bresciano ai tempi del Foggia, poco dopo l’arrivo di Maxime a Sassuolo ha pubblicato uno scambio di messaggi su WhatsApp che ci conferma la giustezza dell’intuizione del mister. «Guardalo un po’, dimmi se lo vedi bene nella mia squadra», il messaggio inviato dall’allenatore del Sassuolo al suo ex giocatore, con tanto di link YouTube allegato. «Nonostante non sia una bestia ha forza, frequenza di passo e poi tecnicamente è evidente. Fa il trequarti?», la replica. «No lo voglio far giocare con Locatelli a due», la chiosa di De Zerbi.

In quel piccolo ecosistema che è il Sassuolo, in effetti, Maxime López deve essersi trovato davvero bene fin da subito, vista anche la vecchia amicizia che lo lega a Jérémie Boga – anche lui originario di Marsiglia – dai tempi delle partitelle di quartiere. Ma, probabilmente, il segnale che sarebbe andato tutto per il verso giusto, Maxime lo aveva già percepito molto prima. Forse alla prima telefonata di De Zerbi che, stando al racconto dello stesso López, lo ha convinto a partire per l’Emilia dopo appena 5 minuti di conversazione, e il francesino, tutta quella convinzione, ha dimostrato di averla portata con sé.

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