Lozano

Fonte immagine: Mattia Ciampichetti

Hirving Lozano e i suoi debutti

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Mondiali di Russia 2018, in una soleggiata domenica moscovita allo Stadio Lužniki va in scena uno degli incontri più interessanti della fase a gironi, Germania contro Messico, ed è l’incontro che dà il via al girone F. I tedeschi si presentano da campioni del mondo in carica e con una formazione profondamente rinnovata, con molti giocatori alla loro prima presenza in un Mondiale come Joshua Kimmich, Timo Werner e Julian Brandt. Il Messico risponde con una formazione che non può prescindere da totem del calibro di Andrès Guardado, Javier Hernández e il portiere Guillermo Ochoa – probabilmente uno dei giocatori di maggior culto in queste ultime edizioni della Coppa del Mondo –, ma come per i tedeschi dispongono anche loro di elementi al debutto. Il momento decisivo dell’incontro è il trentacinquesimo minuto, quando una palla recuperata sulla trequarti da Héctor Herrera dà il via ad una transizione che vede la Germania pericolosamente sbilanciata. Dopo uno scambio fra Guardado ed Hernández, il pallone viene scaricato all’ala sinistra che salta secco un Mesut Özil improvvisatosi ultimo uomo e fulmina Manuel Neuer con una rasoiata sul primo palo. Il nome del marcatore è Hirving Lozano, uno dei debuttanti, che si lascia andare ad una esultanza quasi furiosa che cozza terribilmente con quella che è la sua fisionomia, molto più simile a quella di un bambino che dà i primi calci ad un pallone, ma in quel momento c’è la sintesi perfetta di Hirving. Per capirlo meglio dobbiamo scoprire il soprannome con cui è noto ai più, ovvero Chucky, come il bambolotto dell’omonima serie di film che si rivelava essere uno spietato killer.

Questo gol è rappresentativo non solo per comprendere Lozano come giocatore ma anche quella che, finora, è stata la caratteristica principale della sua carriera, ovvero quella di aver segnato pressoché ad ogni suo debutto, ed è proprio attraverso i suoi debutti che racconteremo la traiettoria di Lozano dal Messico fino ai giorni partenopei.


Il primo, il più dolce

Non so come voi la pensiate a riguardo, ma credo converrete con noi che in quanto a luoghi in cui è stata scritta la storia del calcio, l’Azteca è secondo a pochi altri stadi. D’altronde come può essere altrimenti se al suo esterno c’è una placca che commemora quell’assurda semifinale fra Italia e Germania nel Mondiale del 1970. E fu sempre su quel prato che 16 anni dopo Diego Armando Maradona firmò la sua partita manifesto in quel quarto di finale contro l’Inghilterra con la doppietta che si divise fra la scaltrezza e il sovrannaturale. In sostanza l’Azteca è il luogo in cui ogni bambino messicano sogna di giocare almeno una volta, figuriamoci iniziare la propria carriera, e il caso volle che proprio lì sia iniziata quella di Hirving Lozano.

Nonostante sia nato a Città del Messico, il percorso calcistico di Lozano non inizia con una delle squadre della capitale, bensì a 100km di distanza con il Pachuca. Durante la trafila delle giovanili si mette subito in mostra per le sue doti tecniche e fisiche mostrando subito di essere un prospetto veramente interessante, sicuramente uno dei migliori – se non il migliore – della Nazione. La grande occasione arriva nel febbraio 2014, Lozano non ha ancora compiuto 19 anni e il Pachuca è in trasferta contro il Club América, l’occasione migliore per poter brillare. Il momento fatidico arriva al minuto 88, Lozano è subentrato da 5 minuti a Jürgen Damm quando riceve palla sulla metà campo e si ritrova con una prateria davanti. Da lì parte in una cavalcata verso la porta che – complice un atteggiamento terribilmente passivo della difesa avversaria – culmina con il gol che sblocca l’incontro e determina la vittoria del Pachuca.

Da questo gol in poi inizia l’esperienza di Lozano al Pachuca – condita da 43 reti in 149 presenze, oltre che da un campionato messicano e una CONCACAF Champions League –, che andrà avanti fino al grande salto, quello nel calcio europeo, avvenuto nell’estate 2017, quando il Chucky abbandonerà il suo Messico per trasferirsi nei Paesi Bassi, più precisamente al PSV Eindhoven.


Il PSV, ovvero saper crescere

Lozano arriva ad Eindhoven in una squadra che ha appena concluso l’Eredivisie al terzo posto e che ha molta voglia di ritornare campione dopo il trionfo del 2015/2016. L’allenatore della squadra è Phillip Cocu, che ha la qualità del reparto offensivo come punto di maggior forza del suo 4-3-3. Il tridente d’attacco è infatti composto da Luuk de Jong punta centrale e due esterni estremamente talentuosi come Steven Bergwijn e, per l’appunto, Lozano. Le premesse per disputare un campionato competitivo c’erano tutte.

Prima giornata, 12 agosto 2017, PSV Eindhoven-AZ Alkmaar al Philips Stadion di Eindhoven. Pronti via e gli ospiti vanno in vantaggio, ma al trentesimo il Chucky sale in cattedra con il suo marchio di fabbrica: riceve palla sull’out di sinistra, attacca il difensore rientrando sul destro per poi scaricare il pallone in rete con una rasoiata sul primo palo. L’incontro termina 3-2 per i padroni di casa ma quello a cui i tifosi del PSV assistettero altro non fu che un preludio di quello che avrebbero visto da lì in poi dal loro numero 11: una vera e propria ira di Dio.

Essendo praticamente ambidestro, Lozano può permettersi di svariare per il campo – infatti venne schierato da Cocu alternativamente sia a destra che a sinistra –, e la sua velocità ed esplosività lo rendono difficilmente marcabile come dimostrano le statistiche insensate della sua prima stagione europea: 17 gol e 11 assist in 29 partite che consacreranno il PSV come vincitore della Eredivisie e Lozano come uno dei migliori prospetti del calcio mondiale, promesse che il Mondiale giocatosi in estate sembrarono confermare grazie al sopracitato gol alla Germania e al fatto di essere uno dei migliori giocatori di un Messico autore di una buona campagna – interrotta agli ottavi dal Brasile.

La seconda stagione neerlandese di Lozano inizia con il cambio alla guida tecnica della squadra, con Mark van Bommel a sostituire Cocu. L’avvio di stagione è folgorante, nonostante la sconfitta in Supercoppa con il Feyenoord ai rigori, con 14 vittorie consecutive il PSV sembra essere avviato verso la conquista del secondo titolo consecutivo, possibilità poi negata dall’Ajax di Erik ten Hag. Lozano in campionato replica esattamente i numeri dell’annata precedente – 17 gol e 11 assist –, ma la stagione 2018/2019 per il Chucky rappresenta anche la prima apparizione in Champions League, in un girone tutto fuorché facile con Barcellona, Tottenham ed Inter. Nonostante l’ultimo posto nel girone, Lozano ha dimostrato di essere un giocatore di alto livello anche per gli standard della massima competizione europea – risultando anche decisivo con il gol a San Siro che ha di fatto condannato l’Inter al terzo posto nel girone. Era palese a tutti ormai che il campionato Orange ad un talento come Lozano andasse stretto, e i tempi erano ormai maturi per lo step successivo, quello in una squadra dell’élite europea.


Napoli, fra Re caduti e veleno

Sono tante le squadre che si muovono per cercare di acquistare Lozano, ma alla fine è il Napoli che riesce ad accaparrarselo, versando nelle casse del PSV 35 milioni di euro – in quel momento il secondo acquisto più costoso nella storia del Napoli. Fortemente voluto da Carlo Ancelotti, l’acquisto del messicano suscita qualche dubbio non tanto per le sue doti calcistiche, quanto per la collocazione in campo, dato che la fascia sinistra era presidiata dal capitano Lorenzo Insigne. Nelle intenzioni dell’allenatore di Reggiolo, Lozano avrebbe dovuto agire come punta centrale in un tridente “leggero” composto da lui, il sopracitato Insigne e Dries Mertens.

Dopo la prima partita di campionato – vittoria degli azzurri per 3-4 a Firenze – in cui non viene nemmeno convocato perché è arrivato a Napoli da pochi giorni, il debutto per Lozano sembra pronto in quella che per i tifosi partenopei è la partita per eccellenza, contro la Juventus e soprattutto – in questo caso – contro i due grandi ex Gonzalo Higuaín e Maurizio Sarri. L’avvio per i partenopei è il peggiore immaginabile, dopo 20 minuti sono già sotto di due gol – di cui uno pazzesco siglato proprio da Higuaín – e al sessantaduesimo il terzo gol bianconero di Cristiano Ronaldo sembra chiudere definitivamente i giochi. Ma è qui che la partita cambia completamente volto, con il Napoli che riesce clamorosamente a riaprirla in 3 minuti. Prima il colpo di testa di Kōstas Manōlas – altro fiore all’occhiello della campagna acquisti estiva – e dopo con il gol del Chucky appena entrato. Una sgroppata di Zieliński sulla fascia permette a Lozano di insaccare indisturbato la rete del 3-2 regalando ai suoi nuovi tifosi un biglietto da visita niente male. Il Napoli riesce addirittura a pareggiarla con Di Lorenzo, per poi perdere nella maniera più crudele possibile, con un autogol di Kalidou Koulibaly all’ultimo secondo.

Nonostante la sconfitta, l’ambiente partenopeo di quell’inizio di stagione trasmetteva alla squadra un grande entusiasmo, destinato però ad esaurirsi prestissimo. Dopo una serie di risultati pessimi fra ottobre e dicembre – 8 partite consecutive senza vincere, 6 pareggi e 2 sconfitte – ed una frattura fra gruppo squadra e società a cui si sono seguite scene al limite del grottesco – come l’ammutinamento dal ritiro punitivo a Castelvolturno –, il Napoli cambia pagina esonerando Ancelotti e dando l’incarico di allenatore ad un suo fedelissimo calciatore ai tempi del Milan, Gennaro Gattuso. Il momento negativo della squadra incise anche sul rendimento di Lozano, che deluse le aspettative sia sotto la guida di Ancelotti che sotto quella di Gattuso. Quest’ultimo si sfogò molto in conferenza stampa parlando proprio del Chucky e di come dovesse «tirare fuori il veleno» in quello che è il topos preferito di Gattuso – lo stesso problema si presentò al Milan nella stagione 2017/2018 con André Silva, lasciato ai margini della rosa per far posto a Patrick Cutrone che era il suo opposto, tanto veleno ma poco altro. Di questo periodo particolarmente difficile sia a livello personale che professionale, l’unica cosa degna di nota che ha riguardato la permanenza di Lozano a Napoli sono stati i continui commenti sui social della squadra partenopea di tifosi messicani che, in maniera “cortese ma insistente”, consigliavano a Gattuso di schierare il loro beniamino.

La sensazione era quella che la storia fra Lozano e il Napoli fosse destinata a finire già nell’estate del 2020, invece la stagione corrente ha dimostrato quanto il messicano possa offrire alla squadra partenopea. Buona parte del merito va anche alla gestione di Gattuso che, nonostante un rapporto deteriorato con la proprietà, è stato in grado di tenere il gruppo compatto e di ricucire il legame con il Chucky. La partita simbolo di questa rinascita è senza dubbio la doppietta con ha steso l’Atalanta al San Paolo – 4-0 il risultato finale – alla quarta giornata di campionato, che arrivò subito dopo un’altra doppietta, sempre in casa ma contro il Genoa nella dilagante vittoria per 6-0 del Napoli. Lo score complessivo stagionale recita al momento 15 gol e 4 assist in tutte le competizioni, con in mezzo un infortunio di un mese che gli ha fatto saltare 7 partite.

La sensazione è quella che Lozano possa proseguire questo percorso di crescita, nonostante sarà necessario vedere quale direzione tecnica prenderà il progetto del Napoli. A prescindere da questo, ormai sappiamo che alle nuove sfide che gli si presenteranno eventualmente davanti lui risponderà a modo suo, nel migliore dei modi possibili.

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