Theo Hernández

Theo Hernández, diventare uomo

Calcio Europeo Calcio Italiano I Personaggi I Personaggi PSS Slider

Theo Hernández non è stato sempre considerato come uno dei più talentuosi interpreti del suo ruolo. Al Milan ha trovato inaspettatamente l’ambiente ideale per crescere e affermarsi, mentre a Madrid ha avuto la sfortuna di arrivare nell’epoca del dominio di Marcelo.


Al Real senza spazio e fiducia

Già dai tempi delle giovanili dell’Atlético Madrid, il francese era considerato un terzino talentuoso, fisicamente e atleticamente prestante. Poi arrivarono gli acerrimi nemici del Real, che pagarono 30 milioni di euro per fargli vestire la camiseta blanca.

L’avventura, come tutti sappiamo, non andò nel migliore dei modi: Hernández giocò poco e nemmeno tanto bene da mettere in discussione la titolarità di Marcelo, che dal canto suo godeva anche dell’apprezzamento del tecnico Zidane. Ciononostante vinse la Supercoppa di Spagna, la Champions League, la Supercoppa Europea e il Mondiale per Club: tanto, tantissimo per un ragazzo che non aveva dimostrato di meritarli.

L’anno successivo venne mandato in prestito alla Real Sociedad, una realtà apparentemente perfetta per permettergli di crescere senza troppe pressioni. La stagione non fu esaltante, ma nemmeno pessima, anche se sembrava ormai chiaro che per lui non c’era più spazio a Madrid: Reguilón si era affermato come un terzino affidabile, mentre era certo l’arrivo un altro terzino sinistro francese, Ferland Mendy, pagato più di 40 milioni.

L’arrivo in Italia, fra gossip e speranza

Ad inizio luglio il direttore tecnico – nonché leggenda assoluta – del Milan Paolo Maldini, si impegnò in prima persona per convincere il ragazzo ad approdare in rossonero, e Theo si mostrò sin da subito entusiasta. Dopotutto, chi avrebbe potuto dire di no ad uno dei migliori difensori della storia del calcio? Soprattutto se ti offre di giocare esattamente dove lui ha scritto la storia.

In pochi giorni Theo Hernández si ritrovò a vestire la maglia del Milan, che spese 20 milioni per assicurarsi quello che rimaneva un terzino dalle grandi potenzialità. I dubbi e le incertezze sul suo conto erano tante, soprattutto perché i principali giornali italiani lo avevano sin da subito etichettato come un bad boy, un ragazzo che non era riuscito a esprimere le sue enormi qualità a causa di un carattere ancora infantile, e di fatto qualche polemica in Spagna l’aveva creta: organizzò una festa di compleanno con due nani vestiti da poliziotti, venne accusato di violenza sessuale – accusa poi caduta dopo il processo, che ne sancì l’infondatezza – e saltò due convocazioni della Francia Under-21, motivo per il quale non era presente nella selezione che si era presentata all’Europeo di categoria, giocato proprio in Italia.

Alle sue qualità, al suo talento e a ciò che avrebbe potuto dare in campo, invece, era sempre dedicato un piccolo paragrafo, insignificante rispetto ai pettegolezzi che la figura di Theo creava.


L’affermazione in rossonero

Sin dal primo allenamento, però, si capì che Theo Hernández voleva dimostrare di meritare il Milan: nei test fisici fu il migliore, e contro il Bayern Monaco, al suo esordio assoluto con la maglia rossonera, per un tempo fece intravedere una qualità, un atletismo e una voglia di spaccare il mondo che facevano ben sperare. Purtroppo, però, il francese si infortunò ai legamenti della caviglia destra, e fu costretto a stare fuori per due mesi, durante i quali il tecnico Giampaolo dovette schierare Ricardo Rodríguez.

Il ritorno in campo di Theo arrivò nella partita più importante della stagione, quella partita che almeno due volte a stagione dipinge Milano di tre colori: il rosso, il nero e l’azzurro. Nel derby del 21 settembre 2019, che il Milan perse per 2-0, Theo Hernández giocò appena 18 minuti, sufficienti, comunque, a stupire tutto San Siro. La testa calda che aveva riempito i giornali di gossip aveva lasciato il posto a un vero treno, che percorreva senza sosta la fascia sinistra, come se le sue gambe fossero trascinate dalla pura voglia di rivalsa.

Theo, monotonia inarrestabile e limiti da limare

Soffermarsi sui singoli gesti tecnici sarebbe assolutamente superfluo, perché l’ex Real Madrid è un giocatore abbastanza monotono nelle giocate e nei gol realizzati – 7 nella sua prima stagione rossonera, tantissimi per un terzino sinistro che gioca in una difesa a 4. La sua azione tipica parte vicino alla propria area di rigore, dove prende palla e comincia a correre a testa bassa, superando qualsiasi avversario che trovi sul suo percorso con la sua ottima tecnica e il suo eccellente spunto atletico. Così, fino all’area di rigore avversaria, dove sfodera le sue impressionanti qualità balistiche, dimostrando di possedere un mancino che ha ben pochi rivali in Italia – esemplificazione di questo è il suo grandissimo gol contro l’Udinese. La quasi totalità delle azioni create da Theo hanno seguito questo copione, eppure in pochi hanno ancora capito come fermarlo, probabilmente perché le sue caratteristiche tecniche, unite alla sua straripante fisicità, rappresentano un unicum nel panorama dei terzini della Serie A.

Theo Hernández, però, non è diventato il terzino perfetto, perché i limiti che aveva dimostrato in Spagna sono rimasti e riguardano principalmente la fase difensiva, dove il francese ha dimostrato di non poter garantire le stesse sicurezze che invece garantisce quando attacca. In tutta la stagione ha comunque fatto intravedere anche cose positive in difesa: ha dimostrato di aver un buon senso della posizione e un incredibile abilità nel tackle da dietro, che spessissimo gli ha permesso di fermare gli attaccanti avversari partendo da una posizione di evidente svantaggio. Una qualità da non sottovalutare in un terzino che si ritrova sempre nella trequarti avversaria e che quindi è costretto a rincorrere.

Amore e professionalità a servizio del Milan

Importante è invece soffermarsi sulla sua impressionante crescita mentale, in quanto sembra essersi veramente lasciato alle spalle qualsiasi problema caratteriale. Al Milan, infatti, la sua condotta è stata quasi sempre irreprensibile, come se il suo amore per i colori rossoneri e la sua stima per Maldini fossero reali e non dovuti a motivi professionali. Ciò che infatti più ha impressionato i tifosi milanisti è stato proprio l’immensa passione che Theo ha dimostrato in questi pochi mesi: la maglia rossonera è letteralmente diventata un prolungamento del suo corpo e ogni sua dichiarazione è stata permeata da una spontaneità quasi fanciullesca, come se il suo sogno si fosse finalmente realizzato. Un amore cieco, quasi irrazionale, se si pensa che il Milan di oggi non è nemmeno l’ombra di quello che l’ex Real Madrid ha potuto ammirare durante la sua infanzia. L’amore, però, non basta, perché quando si è un professionista prima di tutto viene la professionalità, e il francese ha dimostrato di averne, mettendosi sempre al servizio della squadra senza alcuna remore.

Già adesso è un idolo dei tifosi rossoneri, che sognano di vederlo indossare la maglia del Milan per più tempo possibile, perché se c’è qualcuno che potrebbe veramente onorare la posizione di campo che fu di Maldini, dopo una quantità incredibile di flop, quello è lui.

Leggi anche: Rafael Leão, talento e assenza di concretezza



Condividi su...
Share on Facebook
Facebook
Tweet about this on Twitter
Twitter