partita della lattina

La partita della lattina

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È l’ottobre del 1971, il Bökelbergstadion di Mönchengladbach ospita l’Inter per la partita d’andata degli ottavi di finale della Coppa dei Campioni, nella quale affronteranno i padroni di casa del Borussia Mönchengladbach, in una sfida che passerà alla storia per una lattina.



I tedeschi sono una squadra molto giovane, nella quale giocano giocatori del calibro di Günter Netzer, Rainer Bonhof e Jupp Heynckes, calciatori che da lì a poco sarebbero diventati campioni d’Europa e del mondo con la Nazionale tedesca, ma che fino a quel momento avevano mostrato le loro doti solo in patria. I nerazzurri, già dai primi giorni in Germania Ovest, sottovalutano la trasferta, tant’è che decidono di non alloggiare nella piccola città, ma nella vicina Colonia. La ragione di tutta questa sicurezza da parte della squadra milanese era dovuta dal divario tecnico tra le due rose, apparentemente abissale, da una parte c’erano campioni del calibro di Roberto Boninsegna, Giacinto Facchetti, Sandro Mazzola, Mario Corso e Lele Oriali, mentre dall’altra un gruppo di giovani tedeschi perlopiù sconosciuti agli italiani.

Quando la partita inizia, però, succede l’impensabile: l’Inter scende in campo senza la giusta grinta, e dopo soli 7 minuti i padroni di casa vanno in vantaggio, con un gol di Heynckes, che mette ancor di più in difficoltà i ragazzi di Invernizzi. I campioni d’Italia al 19′ riescono a pareggiare i conti, con il solito Boninsegna, ma l’approccio degli ospiti alla partita non cambia ed i tedeschi 2 minuti più tardi si riportano davanti grazie alla rete del danese le Favre.

Al minuto 29 succede però qualcosa che fa entrare la partita nella storia del calcio: Boninsegna si sta apprestando a battere una rimessa laterale, quando dalle tribune gli viene scagliata in testa una lattina di Coca-Cola, Bonimba cade per terra ed in campo inizia a regnare la confusione. I nerazzurri accerchiano l’arbitro olandese Jef Dorpmans, chiedendo il rinvio del match, mentre i tedeschi accusavano gli interisti di star facendo una sceneggiata. Per questo evento la gara passerà alla storia come ‘La partita della lattina‘.

Mentre divampa il disordine, Sandro Mazzola, furbescamente, si reca nel settore dei tifosi italiani, facendosi consegnare da un supporter interista una lattina di Coca-Cola vuota, che consegna al direttore di gara, spacciandola per quella che aveva colpito il suo compagno di squadra, che invece era stata prontamente portata via da Netzer.

Dopo qualche minuto l’arbitro, non con poca fatica, riesce a riportare la calma; l’Inter sostituisce Boninsegna, poiché secondo Invernizzi non era più in grado di proseguire l’incontro, facendo entrare in campo Ghio.

Nei 60 minuti successivi sostanzialmente si gioca ad una sola porta, quella dell’Inter. Gli italiani, infatti, lesi dall’importante contraccolpo psicologico e in parte sicuri della vittoria a tavolino, subirono in pieno le avanzate tedesche, chiudendo il primo tempo sotto 5-1. Nel secondo tempo, dopo l’ennesimo gol dei padroni di casa, il direttore di gara concede un rigore dubbio a favore dei tedeschi, Mario Corso non ci vede più ed inizia a prendere a calci Dorpmans. L’Inter chiuderà il match in 9 uomini – era già uscito dopo un infortunio Jair – e il centrocampista veronese verrà squalificato per sei turni. La partita termina dunque 7-1, ma la beffa vera arriva quando i nerazzurri tornano in albergo.



Il vicepresidente ed avvocato Peppino Prisco, infatti, si accorge che il regolamento disciplinare della UEFA non prevedeva modifiche giudiziarie di punteggio in caso di incidenti ma, al più, squalifiche di campo e sanzioni economiche a società o giocatori. Ma nonostante ciò, l’Inter avanza un reclamo, chiedendo la vittoria a tavolino. Dopo una settimana di dibattiti riguardo al caso, il 29 ottobre, il tribunale di Ginevra, anche grazie all’arringa perfetta presentata da Prisco, ordina la ripetizione della gara, presso lo stadio di Berna, inoltre il Borussia Mönchengladbach viene costretto a pagare una penale da un milione e mezzo di franchi svizzeri.

Il 3 novembre le due squadre si rincontrano a San Siro per la gara che de iure era di ritorno ma che de facto fu d’andata. Il clima nel capoluogo lombardo è molto teso, il Borussia infatti chiede ed ottiene una scorta. In campo i campioni d’Italia giocarono una partita molto diversa rispetto a quella in Germania, battendo i tedeschi per 4-2, facilitandosi la strada verso la qualificazione, in vista della partita da recuperare.

I dirigenti del Borussia Mönchengladbach non accettarono il verdetto del giudice UEFA e, dopo la partita giocata in Italia, presentano un ricorso, avanzano 6 punti che avrebbero dimostrato come Boninsegna non fosse stato colpito in maniera tale da compromettere la sua prestazione atletica, e come inoltre la UEFA sarebbe stata influenzata dall’opinione pubblica italiana. L’Inter in risposta decide di presentare un ulteriore ricorso, nella quale si chiedeva l’annullamento della squalifica di Corso e l’espulsione della squadra tedesca dalle competizioni europee.

Dopo un giorno di consultazioni tra i giudici della UEFA, la commissione d’appello decise di confermare l’annullamento della gara d’andata, spostando però lo stadio dove la gara si sarebbe disputata, da Berna a Berlino.

L’1 dicembre 1971 si gioca dunque la resa dei conti, l’Inter si reca allo stadio Olimpico di Berlino, e grazie ad una incredibile prestazione del portiere ventenne Ivano Bardon, che para anche un rigore a Sieloff, riesce a mantenere per tutti i 90 minuti il risultato di 0-0, qualificandosi per i quarti di finale di Coppa Campioni.

Dopo la partita della lattina, i ragazzi di Invernizzi riescono, con due pareggi complessivi, ad arrivare addirittura alla finale di Rotterdam, eliminando lo Standard Liegi ai quarti di finale per il gol segnato in trasferta – 2-1 in Belgio, 1-0 a San Siro –, e il Celtic in semifinale ai calci di rigore – dopo due gare a reti inviolate –, ma contro l’Ajax di Cruijff campione in carica non riescono ad imporsi, e perdono proprio a causa di una doppietta del 14 più famoso della storia del calcio.

Leggi anche: Coppa UEFA 1993/1994: l’essenza massima della pazza Inter



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