Cruz

Fonte immagine: Johnny Vulkan | CC BY 2.0 Generic

Julio Ricardo Cruz, el Jardinero

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«Eravamo 3-4 giocatori degli Allievi. Alla fine dell’allenamento ci mettevamo sempre a giocare vicino a un tagliaerba, per divertimento. Qualcuno l’ha visto e dopo il gol contro il Boca Juniors, quando tutti hanno iniziato a chiedersi “Chi è quel ragazzino?”, hanno cominciato a chiamarmi così»

Nato a Santiago del Estero, nel nord dell’Argentina, il 10 ottobre 1974, Cruz è passato alla storia come il “giardiniere” più conosciuto al mondo. L’origine del suo soprannome va ricercato nelle parole del diretto interessato riportate qui sopra, anche se di certo l’argentino non si destreggiava fra decespugliatori e tagliaerba, bensì fra difensori e portieri.

Cruz si innamorò del calcio sin da piccino, palesando subito la qualità a lui più affine: fare gol, in ogni dove e in ogni modo.



Svezzato nelle giovanili del Banfield – dove conobbe l’esordio nel calcio professionistico nel 1993 a 19 anni –, il baby Julio ha gonfiato tantissime reti nei prati verdi in giro per il paese sudamericano, tanto da essere notato e portato a Buenos Aires dalla dirigenza del River Plate.

Il Jardinero è un attaccante con la spiccata dote di trovarsi sempre al posto giusto nel momento giusto contro le retroguardie avversarie. In particolare, sembra già scafato nel saper guadagnare punizioni, far salire la squadra, disciplinare i palloni che gli provengono dal centrocampo e smistarli agli altri elementi offensivi tra i suoi compagni.

Nell’unica stagione che disputerà con la prestigiosa casacca Milionarios – chiamato a sostituire un 22enne Hernán Crespo, partito alla volta di Parma e altro attaccante argentino che farà le sue fortune in Italia – segna 17 reti, conquistando con La Banda prima l’Apertura del ’96 e poi la Clausura del ’97, una successione di risultati eccezionali che occorre per la prima volta nella storia del club.

Le gesta del nativo di Santiago del Estero sono rimarchevoli, tanto che iniziano a drizzarsi le antenne di diversi club internazionali. Il nome di Cruz comincia quindi ad essere annotato sui taccuini delle compagini europee e così, a 23 anni, il Jardinero si trasferisce oltreoceano, sbarcando in Europa, precisamente nei Paesi Bassi e nella città di Rotterdam, indossando la maglia del Feyenoord.



Un passaggio non indifferente per uno abituato agli scenari e alla cultura argentina, ma nella terra di van Gogh il centravanti dal fisico longilineo e dalla statura notevole realizza caterve di gol: durante la sua permanenza al de Kuip raggiunse a tal proposito un’impressionante media realizzativa, superiore ad una rete ogni 2 presenze. Vero, bisogna considerare che le difese della Eredivisie non rappresentano i muri più impermeabili tra i campionati del Vecchio Continente, tuttavia il talento di Cruz è cristallino ed è impossibile non accorgersi di come lui spicchi sugli altri. Spessissimo il club aan de Maas avviava le gare con il risultato di 1-0 – grazie alla rigogliosa fertilità sottoporta di Cruz – e non a caso vinsero sia il campionato che la Supercoppa olandese nel 1999.

Con i biancorossi disputò persino le sue prime gare di Champions League, tra le quali una particolarmente memorabile, giocata il 26 novembre 1997 contro la Juventus e vinta per 2-0 con una sua doppietta, un presagio di quello che sarà il suo futuro, caratterizzato dalla costante di punire i bianconeri ogni qualvolta incrociassero il suo destino.

Scollinati i 25 anni di età, ormai l’argentino è un centravanti di spessore e calibro internazionale. Il grande suo cruccio, o se volete rammarico, sarà rappresentato dal fatto che i suoi dirimpettai connazionali – come Crespo, Palermo e Batistuta – fanno la differenza in palcoscenici ancor più elitari di quelli calcati dal Jardinero, così per il bombardiere del Feyenoord le porte dell’Albiceleste restano per di più chiuse.

Laa svolta della sua carriera avviene nel 2000, nell’anno del Giubileo, quando sbarca in Italia alla corte del Bologna di Francesco Guidolin, che si assicura per circa 8 milioni di euro le sue prestazioni. Vent’anni fa la portata di una cifra di questo tipo non era indifferente per le casse di una società di medio livello come quella bolognese, ma è il sinonimo del valore e della completezza tecnica di Cruz.

Nella squadra felsinea, accanto a Giuseppe Signori, il Jardinero conferma le sue strabilianti doti realizzative, mostrando a tutti gli addetti ai lavori come si trovava a suo agio con il gol, una sorta di rapporto viscerale. Incredibili i vari modi in cui Cruz sapeva marcare una rete: di testa, da fuori area, in acrobazia, saltando il portiere, da punizione o inserendosi in profondità, e soprattutto in area di rigore, dove riusciva a trovare sempre la posizione giusta per arricchire il tabellino personale. Una sorta di cacciatore del gol, un rapace pronto ad affettare le difese oppositrici. Il tutto condensato in un asciutto corpo di 190 centimetri che comunque guizzava di agilità, anche quando iniziava a varcare la soglia dei 30 anni.



Rimase un triennio nella città delle Due Torri, snocciolando in totale 30 reti, poi nel 2003 arrivò finalmente la chiamata di un top club: l’Inter. Atterrato nella sponda nerazzurra di Milano per 9.5 milioni di euro, Cruz doveva rimpiazzare ancora una volta il partente connazionale Crespo – che nel mentre tra Parma, Lazio e Inter aveva collezionato oltre 140 gol.

La sua parabola in nerazzurro resterà ricca di tonalità vivaci e vincenti, sia per lui che per i tifosi: nei sei anni interisti el Jardinero, numero 9 della Beneamata, totalizzò 75 reti in 197 partite, considerando tutte le competizioni. Una certezza assoluta nei pressi della porta, una sentenza della Cassazione, la vidimazione e il timbro sulle vittorie degli interisti con le sue prodezze tu per tu con gli estremi difensori.

Con i nerazzurri Cruz vinse 4 campionati, 3 Supercoppe italiane, 2 Coppe Italia e lasciò sempre un’impronta notevole, rivelandosi spessissimo una riserva di assoluto lusso, segnando da subentrato innumerevoli gol decisivi.

Nella mente e nel cuore dei tifosi interisti non saranno mai cancellate diverse realizzazioni del rigoglioso argentino, tra cui, in particolare: il gol contro l’Arsenal in Champions League, nello storico scalpo di Highbury per 3-0, il 17 settembre 2003, quando Cruz, Martins e van der Meyde gelarono la bomboniera londinese; la rete della vittoria nel derby contro il Milan di Ronaldo, l’11 marzo 2007, nel momento in cui, subentrato sull’1-0 per i rossoneri, andò in gol al primo pallone toccato, dopo 11 secondi, e fornì l’assist finale per il gol del 2-1 di Zlatan Ibrahimović; ma soprattutto i tanti decisivi gol nel Derby d’Italia con la Juventus, el Jardinero si rivelò una vera e propria bestia nera per la Vecchia Signora, che punì in molteplici occasioni, un anatema gigante che le retroguardie juventine non sono mai riuscite a spezzare. E se con la maglia dell’Inter silenzi Milan e Juve, puoi stare certo di entrare nelle vene degli appassionati nerazzurri per sempre.

Scorer implacabile, Cruz ha poi vissuto una breve parentesi nella Lazio dal 2009 al 2010. In biancoceleste ha arricchito il suo carniere personale di 4 reti, conquistando una Supercoppa italiana contro, scherzo del destino, l’ex squadra interista.

Quella fu pure la sua ultima annata ad alti livelli, perché poi, rigato da diversi infortuni, decise nell’estate del 2010 di appendere gli scarpini al chiodo, a 36 anni e a seguito di 195 gol nel mondo calcistico del professionismo.

El Jardinero Julio Ricardo Cruz, in ogni squadra in cui ha militato, la sua traccia l’ha calcata sempre, i numeri delle reti segnate stanno lì a sottolinearlo. Un appuntamento fisso col gol che si ripeteva continuamente, con gli aficionados delle squadre per cui ha militato pronti ad esultare ad ogni pallone che finiva nel suo raggio d’azione.

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