Cruz

Julio Cruz, el Jardinero

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«Eravamo 3-4 giocatori degli Allievi. Alla fine dell’allenamento ci mettevamo sempre a giocare vicino a un tagliaerba, per divertimento. Qualcuno l’ha visto e dopo il gol contro il Boca Juniors, quando tutti hanno iniziato a chiedersi “Chi è quel ragazzino?”, hanno cominciato a chiamarmi così»

Julio Ricardo Cruz, in arte el Jardinero




Nato a Santiago del Estero, nel nord dell’Argentina, il 10 ottobre 1974, Cruz si innamorò sin da giovane del calcio, palesando subito la qualità a lui più affine: fare gol. Svezzato nelle giovanili del Banfield – dove conobbe l’esordio nel calcio professionistico nel 1993 –, il baby Julio ha gonfiato tantissime reti nei prati verdi in giro per il paese sudamericano, tanto da essere notato e portato a Buenos Aires dalla dirigenza del River Plate. Nell’unica stagione con i Milionarios – chiamato a sostituire un 22enne Hernán Crespo, partito alla volta di Parma – segna 17 reti, conquistando con La Banda prima l’Apertura del ’96 e poi la Clausura del ’97, per la prima volta nella storia del club.

Il nome di Cruz inizia ad essere annotato sui taccuini dei club europei e così, a 23 anni, si trasferisce oltreoceano, sbarcando in Europa, precisamente nei Paesi Bassi e nella città di Rotterdam, indossando la casacca del Feyenoord. Nella terra di van Gogh, il centravanti dal fisico longilineo realizza caterve di gol: durante la sua permanenza al de Kuip raggiunse un’impressionante media realizzativa, superiore ad una rete ogni 2 presenze. Spessissimo il club aan de Maas iniziava le gare con il risultato di 1-0, e non a caso vinsero sia il campionato che la Supercoppa olandese. Con i biancorossi disputò anche le sue prime gare di Champions League, tra le quali una particolarmente memorabile, giocata il 26 novembre 1997 contro la Juventus e vinta per 2-0 con una sua doppietta, un presagio per quello che sarà il suo futuro.

Ma la svolta della sua carriera avviene nel 2000, nell’anno del Giubileo arriva in Italia, alla corte del Bologna di Francesco Guidolin, che si assicura per circa 8 milioni le sue prestazioni. Nella squadra felsinea, accanto a Giuseppe Signori, il Jardinero conferma le sue strabilianti doti realizzative, mostrando a tutti gli addetti ai lavori come si trovava a suo agio con il gol, una sorta di rapporto viscerale. Incredibili i vari modi in cui Cruz sapeva marcare una rete: di testa, da fuori area, in acrobazia, saltando il portiere, da punizione o inserendosi in profondità, e soprattutto in area di rigore, dove riesce a trovare sempre la posizione giusta per arricchire il tabellino personale. Il tutto condensato in un asciutto corpo di 1,90 metri che comunque guizzava di agilità, anche quando iniziava a varcare la soglia dei 30 anni.

Rimase un triennio nella città delle Due Torri, poi nel 2003 arrivò finalmente la chiamata di un top club: l’Inter. Atterrato nella sponda nerazzurra di Milano per 9,5 milioni di euro, Cruz doveva rimpiazzare ancora una volta il partente connazionale Crespo – che nel mentre tra Parma, Lazio e Inter aveva collezionato oltre 140 gol, diventando uno degli giocatori più costosi della storia della Serie A. La sua storia nerazzurra è indimenticabile per lui e per i tifosi: nei sei anni interisti el Jardinero, numero 9 della Beneamata, totalizzò 75 reti in 197 partite, considerando tutte le competizioni. Una certezza assoluta nei pressi della porta, una sorta di sentenza della Cassazione. Con i nerazzurri vinse 4 campionati, 3 Supercoppa italiana, 2 Coppa Italia e lasciò sempre un’impronta notevole, rivelandosi spessissimo una riserva di assoluto lusso, segnando da subentrato innumerevoli gol decisivi.

Nella mente e nel cuore dei tifosi interisti resteranno indimenticabili il gol contro l’Arsenal in Champions League, nello storico scalpo di Highbury per 3-0, il 17 settembre 2003, quando Cruz, Martins e van der Meyde gelarono la bomboniera londinese; la rete della vittoria nel derby contro il Milan di Ronaldo, l’11 marzo 2007, quando, subentrato sull’1-0 per i rossoneri, andò in gol al primo pallone toccato, dopo 11 secondi, e fornì l’assist finale per il gol del 2-1 di Zlatan Ibrahimović; ma soprattutto i tanti decisivi gol nel derby d’Italia con la Juventus: el Jardinero si rivelò una vera e propria bestia nera per la Vecchia Signora, che punì in molteplici occasioni. E se con la maglia dell’Inter silenzi Milan e Juve, puoi stare certo di entrare nel cuore dei tifosi nerazzurri.

Scorer implacabile, Cruz ha poi vissuto una breve parentesi nella Lazio dal 2009 al 2010. Con la maglia biancoceleste ha arricchito il suo carniere personale di 4 reti, conquistando una Supercoppa italiana contro l’ex squadra interista. Quella fu la sua ultima annata ad alti livelli, perché poi, rigato da diversi infortuni, decise nell’estate del 2010 di appendere gli scarpini al chiodo, a 36 anni e a seguito di 195 gol nel mondo calcistico del professionismo.

Con la maglia dell’Albiceleste non ha lasciato granché il suo marchio, in particolare perché chiuso dall’agguerrita concorrenza del periodo: basti pensare ai centravanti argentini dell’epoca, giocatori del calibro di Crespo, Batistuta o Palermo.

Ma el Jardinero Julio Ricardo Cruz, in ogni squadra in cui ha militato, la sua traccia l’ha lasciata sempre, i numeri delle reti segnate stanno lì a sottolinearlo. Un appuntamento fisso col gol che si ripeteva continuamente, con gli appassionati delle squadre in cui ha giocato pronti ad esultare ad ogni pallone che finiva nel suo raggio d’azione.


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