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Perché la Roma spende così poco sul mercato?

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La sessione estiva di calciomercato 2023 della Roma, così come quelle precedenti, è stata caratterizzata da un forte immobilismo. Ad oggi, i capitolini sono la squadra di Serie A che ha speso di meno per i cartellini dei nuovi acquisti – solo 3,5 milioni di euro, 2,5 per Paredes e 1 per il prestito oneroso di Renato Sanches –, meno addirittura di squadre neo-promosse come il Frosinone. Ma a cosa è dovuta questa situazione? Cosa ha portato i Friedkin e il General Manager Tiago Pinto ad essere cosi austeri nel mercato in entrata?


L’accordo con la UEFA

Per capire al meglio la situazione dei giallorossi dobbiamo partire dal 2022, quando Juventus, Milan, Inter e, appunto, Roma hanno firmato un accordo con la UEFA: il famoso Settlement Agreement, con cui i club che si impegnano nel risanare la loro situazione finanziaria.

Questo accordo obbliga le squadre a rispettare alcuni paletti, come quello della riduzione del rapporto stipendi-ricavi, cioè la causa dei famosi «X milioni di plusvalenze da fare entro il 30 giugno», frase che sentiamo spesso durante il primo mese di mercato, visto che è il miglior modo per aumentare le entrate. Ma la Roma – e l’Inter – ha anche un altro paletto, molto più limitante, legato alla Lista A UEFA.

Si chiama Transfer Balance, e prevede che i costi annui – ammortamento del cartellino, ovvero la spesa del trasferimento diviso gli anni di contratto, e stipendio lordo – dei giocatori della Lista A UEFA del 20XX+1 della Roma non possano essere superiori a quelli della Lista A UEFA del 20XX – l’ultima presentata. Quindi, in questo caso, i costi annui della Lista A UEFA della Roma di quest’anno non devono superare quelli della passata stagione.

Di conseguenza, se la Roma vende Mile Svilar – il giocatore con il costo più basso della lista di febbraio, che è circa 1,5 milioni di euro – ad una cifra che corrisponde al PIL degli Stati Uniti d’America, potrà comunque spendere soltanto 1,5 milioni. Per questo i 30 milioni incassati dalla cessione di Roger Ibañez, virtualmente, non esistono per questa sessione di mercato, esiste solo il suo costo liberato: circa 4,5 milioni. Paradossalmente, sotto questo aspetto, la cessione di Nemanja Matić a 3 milioni è stata più conveniente di quella del brasiliano, visto che con la partenza del serbo la Roma ha liberato 6,5 milioni.

Queste dinamiche economiche parecchio stringenti dovrebbero terminare nella prossima stagione, ma solo nel caso in cui vengano raggiunti gli obiettivi intermedi imposti dal massimo organo europeo.


Quanto ha risparmiato la Roma?

Prima di iniziare a reinvestire un minimo in entrata – con l’ingresso dei due centrocampisti già citati –, la Roma è arrivata a risparmiare circa 28,28 milioni di euro grazie alle partenze dei giocatori in Lista A, come Nicolò Zaniolo, Mady Camara, Georginio Wijnaldum e i già citati Matić e Ibañez. Mentre le cessioni di Benjamin Tahirović, Filippo Missori e Cristian Volpato non hanno avuto un impatto diretto perché erano in Lista B, ma sono comunque stati fondamentali per l’aspetto delle plusvalenze. Un impatto positivo lo hanno dato anche i rinnovi di Bryan Cristante, Chris Smalling, Gianluca Mancini e Stephan El Shaarawy. Nonostante l’aumento degli stipendi, la diminuzione dell’ammortamento – che avviene con l’aumento degli anni di contratto – ha generato un risparmio annuale.

Ma cosa può fare la Roma per aumentare ancora di più il risparmio? Principalmente cedere i giocatori con il costo annuo più pesante presenti in Lista A UEFA, come Abraham (14,4 milioni), Spinazzola (11,8) e Rui Patricio (8,2), ma tutti, per motivi diversi, sono incedibili in questa sessione. Oppure non inserire in lista giocatori con infortuni gravi come il già citato Abraham e Kumbulla, che probabilmente giocheranno poche partite il prossimo anno.

Ma la Roma deve paradossalmente evitare di risparmiare una cifra troppo grande, perché un risparmio enorme comporterebbe allo stesso tempo una riduzione della capacità di spesa nella successiva sessione di calciomercato.


Ma allora la Roma quanto può spendere?

La risposta è: dipende. Perché una cifra qualsiasi, per esempio 20 milioni, può essere vantaggiosa o molto svantaggiosa a seconda dello stipendio e degli anni di contratto.

Per capire meglio questo concetto, facciamo un esempio con due giocatori accostati alla Roma in questa sessione di calciomercato: Álvaro Morata e Marcos Leonardo. Ipotizziamo entrambi acquistabili per 20 milioni di euro, per lo spagnolo si avrebbe un costo annuo di circa 15,7 milioni, visto lo stipendio molto esoso – all’epoca si parlava di un triennale da 9 milioni lordi, che vanno chiaramente sommati all’ammortamento. Invece il brasiliano peserebbe circa 6,1 milioni, una cifra notevolmente inferiore visto lo stipendio contenuto e l’ammortamento minore – poiché spalmato su più anni di contratto, cinque probabilmente.

La Roma, quindi, sta comprensibilmente cercando di prendere giocatori con un basso costo annuo, ed è per questo che in questa sessione di calciomercato ha preferito prendere quasi solo giocatori a parametro zero o in prestito, perché sono modalità di acquisto che presentano quote di ammortamento irrisorie o proprio nulle: i primi perché non hanno nessun costo del cartellino, ma solo eventuali commissioni, e i secondi perché il costo dei prestiti è tendenzialmente molto basso o direttamente gratuito.

Non sono dunque corrette le illazioni che una parte del tifo giallorosso ha esternato in questi anni contro la proprietà o il GM Pinto, accusati di non voler investire per rinforzare la rosa e di non essere capaci a farlo. Come abbiamo visto, quello della Roma è un quadro molto complesso e intricato, che avrebbe messo in difficoltà praticamente ogni squadra. Le vere intenzioni di investimento dei Friedkin si inizieranno a vedere dalla prossima stagione, quando la Roma sarà probabilmente uscita da questa situazione limitante proprio grazie al lavoro egregio di Tiago Pinto.

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