Lautaro Martínez

Lautaro Martínez, el Toro de Bahía Blanca

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Quando sei un ragazzino di Bahía Blanca hai una scelta molto importante da fare: praticare calcio o basket. La città costiera argentina è infatti famosa per aver dato i natali a dei grandissimi della palla a spicchi come Alejandro Montecchia e Emanuel Ginóbili, ma anche ad ottimi calciatori come Rodrigo Palacio. Quando Mario Martínez – esterno d’attacco che nella sua carriera non è riuscito ad andare oltre la seconda divisione argentina –, padre di Lautaro, lo pone davanti a questa scelta, il ragazzo è molto indeciso, ed alla fine inizia a praticare entrambi gli sport, fino a 15 anni, quando decide di dedicarsi unicamente al calcio, passando da una squadra dilettantistica alle giovanili del Club Liniers.



Con i bianconeri inizia come difensore centrale, ma dopo qualche partita il suo allenatore si accorge che la sua tecnica e la sua grinta, a difesa della porta, sono sprecate, e dunque lo avanza progressivamente, facendolo diventare in breve la punta della squadra. Durante la prima stagione con il Liniers segna gol su gol, facendosi notare dai top club di tutta l’Argentina. Tra le altre arriva anche la chiamata del Boca Juniors, che si era già interessato al ragazzo quando aveva 11 anni, ma la madre non lo lasciò andare, 15 anni erano invece perfetti per provarci, ma dopo il provino a Lautaro viene detto di non avere ne potenza ne velocità, venendo scartato.

Torna a casa arrabbiato e mezzo rassegnato, anche perché, nello stesso periodo, la famiglia Martínez non passa un buon momento dal punto di vista economico, il padre infatti aveva ormai smesso di giocare da professionista da qualche anno, e per questo il ragazzo pensa di smettere con il calcio per aiutare la famiglia lavorando, ma i genitori ed i fratelli, Alan e Jano, lo sostengono, spronandolo a continuare.

Qualche settimana dopo, durante un allenamento, lo nota per caso Fabio Radaelli, il direttore del settore giovanile del Racing de Avellaneda. Il responsabile delle inferiores della Academia, venuto a conoscenza del fatto che il ragazzo avrebbe sostenuto nei giorni successivi due provini, uno con il River e l’altro con il Vélez, chiama l’allora presidente Gastón Cogorno e lo convince a prendere il ragazzo, senza nemmeno averlo visto.

«Sono bastati pochi minuti per capire che lui era diverso, calciava di destro e sinistro, saltava l’uomo o lo buttava giù col fisico».

Fabio Radaelli su Lautaro Martínez

Sin da subito con il club di Avellanada fa benissimo, segnando nelle giovanili 53 gol in 64 partite, stupisce tutti, perché oltre alla buona tecnica ed al gran fisico, el Torito – come viene soprannominato per la sua incredibile potenza fisica – ha altre due caratteristiche che lo rendono unico. Infatti tutti gli anni passati a giocare a basket lo hanno portato ad imparare a leggere le situazioni di gioco in maniera impeccabile, e soprattutto a sviluppare i suoi movimenti senza palla, basilari per la pallacanestro.



Il 31 ottobre 2015 allo stadio Juan Domingo Peròn, detto el Cilindro, si sta giocando una partita di Prìmera Division, tra il Racing ed il Crucero del Norte. I padroni di casa stanno vincendo 3-0, grazie ad una doppietta dell’idolo dei tifosi, Diego Milito. Per questo motivo l’allenatore, Diego Cocca, al minuto 80, decide di sostituirlo per concedergli una standing ovation, e soprattutto per far esordire il diciottenne Lautaro Martínez, è l’inizio della sua storia da professinista. Lautaro non sa ancora che il suo futuro sarà indirizzato dal passato di chi gli ha lasciato il posto in campo.

Quando tutto sta andando per il meglio però, alla sua terza partita con la prima squadra, contro l’Argentinos Junior, Lautaro rimedia due cartellini gialli pochi minuti dopo il suo ingresso in campo, e questo lo fa entrare in un periodo buio, poiché sa di aver fallito una chance molto importante. L’altra faccia delle medaglia di un tifo viscerale si mostrò ancora, i tifosi non furono clementi e lo riempirono di insulti, tanto da costringere il ragazzo a chiudere i suoi account social.

«Sapevo che l’unico che poteva ribaltare quella situazione ero io, ho imparato a gestire i lati peggiori di un calciatore, la precarietà tra successo e fallimento»

Il suo nome però è ormai iniziato a circolare e nell’estate del 2016 il Real Madrid gli offre un contratto con il Castilla, la seconda squadra dei Blancos, Lautaro però rifiuta, andare a giocare in una seconda squadra sarebbe stato per lui un passo indietro.

Intanto sulla panchina del Racing arriva Ricardo Zielinski, che sin da subito mette il Toro al centro del progetto, facendolo giocare con continuità. Il 19 ottobre 2016 arriva la prima rete, contro l’Huracàn. Alla fine della stagione il giovane di Bahía Blanca totalizza 27 presenze e 8 gol, i numeri e le prestazioni messe in campo dal diciannovenne fanno innamorare il Cholo Simeone, che lo vuole a tutti i costi. Nell’estate del 2017 sembra tutto fatto per il passaggio all’Atlético Madrid, mancava solo la firma, ma a impedire l’approdo all’Atlético c’era una variabile che i Colchoneros non calcolarono. Diego Milito, che nel frattempo si era ritirato ed era diventato dirigente del Racing, lo convince a restare in Argentina una stagione in più, garantendogli che la stagione successiva sarebbe arrivato il salto nel calcio che conta. Lautaro si fida del suo mentore e gioca un’altra stagione da protagonista con il Racing, segnando 18 gol in 27 partite, ormai è diventato il leader del club di Avellaneda, tanto che in 5 occasioni gli viene concessa anche la fascia da capitano.

Lautaro Martínez




Durante il mercato di gennaio della stagione 2017/2018, le squadre che si muovono più concretamente per assicurarsi le prestazioni di Lautaro Martínez sono il Borussia Dortmund e l’Inter. Piero Ausilio, l’uomo mercato dei nerazzurri, per portare il promettente giovane chiede aiuto a Milito, che ormai è diventato un punto di riferimento quasi paterno per il Toro. Dopo una lunghissima trattativa, e vari assalti da parte del Dortmund per strappare al club meneghino l’argentino, il 4 luglio 2018 l’Inter ufficializza di aver acquistato Lautaro Martínez, per una cifra vicina ai 25 milioni di euro. Il ruolo di Milito nella trattativa è stato fondamentale, il Principe, fin da quando giocavano insieme, gli aveva sempre parlato dell’Inter e del significato di indossare quella maglia, oltre che delle sue personali e leggendarie pagine di storia nerazzurre, e questo gli ha permesso di convincere il ragazzo.

La società milanese crede in lui sin da subito, e lui risponde con personalità, chiedendo la maglia numero 10, indossata in passato da grandissimi come Ronaldo, Baggio, Adriano e Sneijder, ma che non aveva un degno proprietario da parecchio tempo.

11 Agosto 2018, stadio Wanda Metropolitano, si gioca Atlético Madrid-Inter, sfida valevole per la International Champions Cup, il Toro è appena arrivato ma Spalletti decide di metterlo subito titolare nel suo 4-2-3-1, come trequartista alle spalle di Icardi. Al 31’ minuto l’attaccante di Bahía Blanca sfrutta un perfetto cross di Asamoah e in semirovesciata fredda Oblak. Ironia della sorte, Martínez si presenta alla grande ai nuovi tifosi nella stessa città in cui il suo mentore, il Principe Milito, è diventato Re.

Lautaro Martínez vive la prima metà della sua prima stagione italiana nell’ombra di Icardi, entrando però subito nel cuore dei tifosi grazie alla sua grinta e al suo talento sconfinato, che gli permettono di decidere, con pochissimi gettoni a disposizione, gare fondamentali come quella contro il Napoli e nel derby contro il Milan. Conclude l’annata con 9 reti in 35 presenze complessive, la maggior parte delle quali sono però da subentrato.

Nella stagione successiva l’Inter decide di rivoluzionare la squadra, affidando la squadra ad Antonio Conte e sostituendo Icardi con Lukaku. L’allenatore salentino sin da subito mette il Toro al centro del progetto, schierandolo nel suo 3-5-2 in coppia con l’attaccante belga. I due velocemente mostrano una grande intesa, sembra che giochino insieme da una vita: si capiscono sempre e si conoscono a memoria. Diventano in poco tempo una delle coppie più prolifiche d’Europa, mettono a segno dopo metà stagione quasi 40 gol tra campionato e coppe, e soprattutto fanno sognare tutto il popolo nerazzurro come in pochi riuscivano a fare da molto tempo.

Lautaro Martínez

Nella coppia con Lukaku, Lautaro non rappresenta il classico attaccante veloce e brevilineo da affiancare a quello più alto e forte fisicamente che finalizza, l’argentino è uno spietato finalizzatore, e non solo in area, ha anche un gran tiro da fuori e – nonostante i suoi 174 centimetri – un ottimo colpo di testa.

Nell’anno della sua consacrazione ha anche ricevuto la benedizione di Lionel Messi, non uno a caso insomma: «È spettacolare, ha qualità impressionanti, si vedeva che sarebbe diventato in gran giocatore, ora è esploso e lo sta dimostrando». Una dichiarazione che ha alimentato le voci che parlano di Barça per il suo futuro, ma che al momento rimangono solo delle voci, l’unica certezza sul suo futuro, al di là dei colori di cui si tingerà, è che sarà luminoso.


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