Foden

Fonte immagine: Brad Tutterow | CC BY 2.0 Generic

L’insostenibile leggerezza di Phil Foden

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La scena culturale-sportiva di Manchester alla fine degli anni ‘80 e per tutto il decennio successivo diviene più influente che mai: da Madchester all’indie-rock degli Oasis e degli Smiths, fino al duello impari fra United e City. Red Devils che prima dominano in Inghilterra, e poi giungono sul tetto d’Europa con il triplete nel 1999; Citizens invece più che mai mediocri sul campo – con conseguente retrocessione in Third Division nel ’98 – e caratterizzati da un’incertezza societaria spaventosa. Sir Alex Ferguson, dopo una decina d’anni, li etichetterà come semplici «noisy neighbours», a conferma di come il mondo United non considerasse i “vicini” come una minaccia, ignaro di come l’aria di Manchester si sarebbe presto tinta di cobalto. Essere tifosi del City non è semplice. Ce lo narra lo storico Colin Schindler nel suo libro ‘La mia vita rovinata dal Manchester United‘ e ce lo racconta anche il filmJimmy Grimble‘, il cui protagonista è un ragazzo tifoso degli sky blues tormentato dai bulli a causa della sua fede sportiva, e col sogno di giocare al Maine Road, vecchia casa dei citizens. Le vicissitudini – quantomeno sportive – di Jimmy Grimble ricordano in tutto e per tutto quelle di un altro ragazzino, questa volta reale, originario di Edgeley, frazione di Stockport, situata proprio a sud-est di Manchester. Un giovane minuto e sorridente che accarezza la palla sui campetti d’asfalto del suo quartiere: il suo nome è Phil Walter Foden.



Nato nel maggio del nuovo millennio, quella di Phil è un’infanzia trascorsa con la maglia del City sulla pelle, nonostante abbia un padre e un fratello tifosissimi dello United. All’età di 4 anni riesce ad inserirsi nei piccoli club-satellite dei citizens, e già in quei primi tocchi di palla viene fuori tutta la sua essenza calcistica; quella di un dribblatore seriale e spietato. A vedere le immagini del piccolo Phil ci si rende conto di come egli non sia mai cambiato, dai capelli ordinatissimi che separano un vistoso paio di orecchie, fino ai deliziosi movimenti con la sfera, perennemente incollata al piede.

Dopo essere entrato nell’Academy del City all’età di otto anni, una delle prime grandi occasioni arriva nell’Elite Neon Cup disputata nel 2015 con la partecipazione di alcune selezioni Under-15 europee. Foden disputa un grande torneo, trascinando il City fino alla vittoria finale, impresa che gli vale il premio di MVP del torneo – mentre per il titolo di capocannoniere figura una conoscenza della Serie A, Dušan Vlahović, ai tempi in forza al Partizan di Belgrado.

Il piccolo Phil è innamoratissimo dei colori del Manchester City, tanto da calarsi nel ruolo di ballboy – ossia di raccattapalle a bordocampo – ma anche di mascotte della prima squadra, pur di vedere i propri eroi da vicino. Nel match interno contro il Sunderland del novembre del 2007, potete notarlo al fianco di Martin Petrov con un’andatura dondolante e sul punto di scoppiare dall’entusiasmo per aver preso parte all’ingresso in campo dei citizens. È proprio lui stesso, inoltre, a raccontare di essere stato sugli spalti dell’Etihad Stadium assieme a sua madre proprio dietro la porta dove Sergio Agüero segnò la storica rete del 3-2 ai danni del Queens Park Rangers, che incoronò campioni d’Inghilterra i ragazzi di Roberto Mancini 44 anni dopo l’ultimo titolo vinto da Colin Bell e compagni.

Due anni dopo il grande palcoscenico è la finale di Youth FA Cup, da giocarsi fra andata e ritorno contro il Chelsea dei giovanissimi Mason Mount, Reece James e Callum Hodson-Odoi, e che fu conquistata proprio dai blues. Tuttavia Foden firma la prima gara con una bella azione in solitaria, fissandola sul risultato di 1-1, ma al ritorno il Chelsea è straripante e vince con un 5-1 senza storie. Quello fra Foden e il Chelsea è soltanto il primo di una serie di duelli che lo accompagnerà nella sua ancor giovane carriera.

Il goal di Foden, arrivato per altro su assist di Jadon Sancho

Superata la delusione, le occasioni per rifarsi arrivano tutte con la Nazionale Under-17 inglese, chiamata a disputare Europeo e Mondiale a distanza di pochi mesi. In entrambe le manifestazioni i Three Lions raggiungono la finale, affrontando entrambe le volte la Spagna. Se all’Europeo sono le furie rosse ad imporsi grazie ai calci di rigore, nel Mondiale disputato in India è l’Inghilterra a vendicarsi con un sonoro 5-2, di cui Foden sarà artefice con una splendida doppietta che gli permette di guadagnarsi il titolo di miglior giocatore della competizione.



Il 2017 procede a gonfie vele per il giovanissimo centrocampista inglese, pupillo di Pep Guardiola, il quale lo inserisce gradualmente in prima squadra. Sostituisce dapprima Yaya Touré contro il Feyenoord, diventando il primo classe 2000 a partecipare alla Champions League, per poi essere schierato nella sconfitta contro lo Shakhtar Donetsk e diventare il calciatore inglese più giovane di sempre a partire titolare in una partita della massima competizione europea.

Il tecnico catalano lo riterrà presto pronto per esordire anche in Premier League, lanciandolo qualche settimana dopo nella vittoria interna contro il Tottenham. Nonostante le successive apparizioni di Foden nella manifestazione siano del tutto sporadiche, la medaglia che la vittoria del campionato del City gli porrà al collo, lo rende il più giovane di sempre ad ottenere questo riconoscimento, inserendolo di diritto nel Guinnes dei Primati.

Il fantasista inglese racconta di non aver presenziato alla festa con i compagni di squadra, per andare a pesca con suo padre. Aneddoto che denota come quello della pesca sia una delle sue passioni più grandi, che infatti definirà la miglior attività per riposarsi dopo gli impegni calcistici.

Anche da questo episodio è possibile evincere come la vita privata di Foden sia alquanto sobria e discreta, interamente focalizzata sulla famiglia e sul lavoro – indossa la maglia numero 47 in onore di suo nonno Ronnie, tifosissimo del Manchester City e vittima di un tragico incidente proprio all’età di 47 anni.

L’importanza che Foden conferisce ai legami familiari, viene da lui traslata nel club, dove Guardiola è per lui un vero e proprio padre. L’ex allievo di Cruijff ha spesso sottolineato la sua ammirazione e venerazione per il suo “figlioccio”, affermando a più riprese di non aver mai allenato un talento così limpido per la sua età – Foden lo ripagherà della stima diventando il primo giocatore allenato da Guardiola a raggiungere quota 30 goal prima di compiere 21 anni.

Archiviata dunque la stagione precedente, nell’agosto del 2018 va in scena a Wembley il Community Shield, conteso fra i campioni d’Inghilterra del Manchester City e i vincitori dell’FA Cup del Chelsea. Foden incontra ancora una volta i londoners nel proprio cammino, e volenteroso di rifarsi dopo la sconfitta subita nelle giovanili, strappa una maglia da titolare per la partita. Dopo soli tredici minuti il numero 47 fornisce l’assist ad Agüero per il primo dei suoi due goal, dopo aver portato il pallone incollato al piede fino all’area di rigore blues con una cavalcata poderosa e abbastanza indisturbata.

Nonostante questo ottimo inizio, la stagione di Foden non sarà ricca di acuti, salvo un goal pesantissimo siglato contro il Tottenham a cinque giornate dal termine del campionato, che aiuterà a fissare il Manchester City a quota 98 punti, necessari a distanziare il Liverpool di Jürgen Klopp, capace di ottenerne 97. Nel campionato di quell’anno si manifestò una delle lotte più feroci della storia della Premier League, vinta dagli sky blues, che conclusero la stagione con la vittoria della Coppa di Lega – ancora una volta contro il Chelsea – e della FA Cup, completando il primo triplete domestico della storia del calcio inglese. Una stagione incredibile che conferma le gerarchie sovvertite della città di Manchester, con il City padrone d’Inghilterra e lo United eclissato dai famosi noisy neighbours.

I tifosi impazziscono per il proprio Stockport Iniesta – come è stato soprannominato dai propri supporter –, e la paura di perdere un altro talento del proprio vivaio – come successo qualche anno prima con Jadon Sancho, esploso al Borussia Dortmund dopo essere stato venduto per otto milioni di euro – dilaga fra gli spalti dell’Etihad. Foden, tuttavia, è innamoratissimo della sua squadra e rifiuta i vari prestiti avanzati dalle big della Premier, volenteroso di giocarsi le sue carte nel club in cui ha sempre sognato di giocare da bambino.

Il primo trofeo della stagione 2019/20 è il Community Shield disputato contro il Liverpool. In questa partita Foden sigla il terzo dei rigori decisivi a decretare il Manchester City vincitore, dopo che la gara si era conclusa ai supplementari per 1-1. Per tutta la prima parte di stagione il figlioccio di Guardiola trova poco spazio e fatica ad incidere, ma alla ripresa del campionato, dopo lo stop a causa del COVID-19, Foden è inarrestabile e trova la rete per cinque volte in nove partite. Ciononostante è un finale di stagione amaro per il Manchester City, eliminato in Champions League dal Lione, con Foden inutilizzato per tutti i novanta minuti. Un’annata magra per la squadra di Guardiola, che deve accontentarsi della terza Carabao Cup consecutiva.



Nell’estate 2020 il Manchester City affronta due perdite importanti: la cessione di Leroy Sané al Bayern Monaco e la scadenza del contratto di capitan David Silva, leggenda vivente del club. Per colmare il vuoto lasciato dai due calciatori, la dirigenza opta per l’acquisto di Ferran Torres dal Valencia, legato al Mago da numerose caratteristiche comuni –nazionalità, numero e squadra di provenienza – , ma il vero e proprio “acquisto” sarà appunto Phil Foden, chiamato a compiere il salto di qualità definitivo.

Nella scacchiera di Guardiola, Phil può decidere il tempo di gioco degli schemi offensivi, proteggere il pallone e creare superiorità numerica sgusciando via dagli avversari con dribbling elasticissimi: il repertorio di Foden è completo e variegato, così come la sua occupazione in campo, essendo egli capace di giocare indistintamente su entrambe le fasce senza problemi o arretrando il proprio raggio d’azione, agendo quindi da mezz’ala offensiva.

Il calcio espresso da Foden non è burrascoso, né tantomeno frenetico: è paradossalmente calmo e armonioso. Egli non sembra fare fatica a superare i difensori avversari, ma illumina il percorso – spesso invisibile – per arrivare in porta con un’impressionante semplicità d’azione. Il suo first touch è il manifesto della tecnica sensazionale e raffinata imprigionata nei piedi del Jimmy Grimble di Stockport, degna di un posto al tavolo dei grandi di questo sport.

Le movenze di Foden sono leggiadre e armoniose, capaci di infondere calma e tranquillità nei compagni e negli spettatori. È l’insostenibile leggerezza di Phil Foden – che non è superficialità, preciserebbe Italo Calvino –, quella che si osserva durante le partite del Manchester City: insostenibile per gli avversari, che nonostante una struttura fisica dell’inglese tutt’altro che nerboruta non riescono a schiantarlo al suolo, poiché il rapporto di Foden col pallone è qualcosa di incomprensibile; leggerezza perché – come idealizza Giovanni Pascoli nel concetto del fanciullino – il ragazzo di periferia gioca con l’amore nei piedi e il sudore nel cuore, con gli occhi emozionati e sognanti: sentimenti che tendono a perdersi nell’anima di chi cresce.

Niente e nessuno può più fermare l’ascesa dello starboy, divenuto uno dei capisaldi del City, nonché uno degli interpreti migliori dell’ennesima rivoluzione tattica compiuta da Guardiola, che ha permesso ai citizens di riprendersi la Premier, dopo aver trascorso capodanno da ottavi in classifica. L’eliminazione in FA Cup da parte del Chelsea è immediatamente cancellata dalla vittoria della quarta Coppa di Lega consecutiva vinta ai danni del Tottenham.

Quando il mondo si divide per decretare la nuova stella nascente fra Erling Halaand e Kylian Mbappé, Phil Foden decide di sfidare e battere entrambi: due goal contro il Borussia Dortmund; un assist pesantissimo per Riyad Mahrez contro il Paris Saint-Germain. Il Man City scaccia via i fantasmi, insidiatisi al City of Manchester in seguito alle cocenti eliminazioni ai quarti di finale delle stagioni precedenti, e raggiunge la prima storica finale del club, con Foden più che mai decisivo. L’avversario d’onore non può che essere il Chelsea di Thomas Tuchel, completamente rinato sotto la gestione del tedesco, mai sconfitto negli incontri precedenti con Guardiola.

È l’ennesimo atto del duello tra Foden e il Chelsea, e si svolge nella notte più importante della stagione, in cui sfilano, insieme a lui, alcuni altri interpreti della finale di Youth FA Cup di quattro anni prima: Mason Mount e Reece James. Sarà la notte dei blues, che con una partita perfetta decisa dal goal di Kai Havertz ingarbugliano le idee di Guardiola e si regalano la seconda Champions League della loro storia.

Una delusione devastante per il mondo City, aggravata dal triste addio dato dal Kun Agüero, ultimo superstite della squadra di Roberto Mancini che riuscì a vincere il campionato inglese 44 anni dopo l’ultima volta.

Tuttavia, proprio come nel 2017, ad attendere Phil Foden è ancora una volta l’Europeo, questa volta da disputare con la Nazionale maggiore, dove questi rispolvera un look che celebra quello di Paul Gascoigne ad EURO ’96 – un altro dei nomignoli di Foden è proprio skin faded Gazza.

Il futuro stellare di Phil Foden è ancora da scrivere, ma è praticamente certo; un destino da leader della Nazionale e da bandiera del Manchester City: non sarà certo la notte di Oporto a fermare Jimmy Grimble. Sedetevi comodi, il suo show è soltanto all’inizio.

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