Moukoko

Fonte immagine: Steffen Flor, via Wikimedia Commons | CC BY-SA 4.0 International

Youssoufa Moukoko, stella o supernova?

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Se si chiede ad un appassionato di Bundesliga quali siano le next big things del calcio tedesco, quello sicuramente vi dirà almeno tre nomi, che in questi ultimi tempi hanno letteralmente infuocato il panorama calcistico europeo: Florian Wirtz, Jamal Musiala e Youssoufa Moukoko. Quest’ultimo, però, ha attirato su di sé un’attenzione particolare, creando un alone di surreale superiorità rispetto a tutti i suoi coetanei: se per Wirtz e Musiala si può parlare di giocatori dotati di un talento cristallino, nel caso di Moukoko questo discorso cade completamente.

L’anormalità di Moukoko

Basta guardare i suoi numeri, dopotutto, per capire che il classe 2004 non è un giocatore normale: escludendo le partite giocate con la prima squadra del Borussia Dortmund, Moukoko ha realizzato 13 gol in questa prima parte di stagione. Un dato che, considerato in sé, è sicuramente eccellente, ma non straordinario. Questi 13 gol, tuttavia, sono stati realizzati in appena 4 presenze, giocando sempre contro avversari di almeno 1 o anche 2 anni più grandi. Il dato che prima sembrava soltanto eccellente, quindi, è improvvisamente diventato surreale. Il tutto diventa ancora più surreale se si considerano i numeri delle stagioni precedenti.

Da Yaoundé a Dortmund

Il talento di Moukoko, tuttavia, è nato lontano dalla Germania. Il 20 novembre del 2004, infatti, il piccolo Youssoufa nasce a Yaoundé, capitale del Camerun, dove vive con la sua famiglia finché il padre, che ha lavorato in Germania per oltre 25 anni, decide di portarlo ad Amburgo. Youssoufa ha 10 anni quando si trova improvvisamente catapultato in un mondo completamente diverso rispetto a quello dove è cresciuto: anche in questo mondo, tuttavia, trova un pallone da rincorrere e soprattutto da calciare alle spalle di un portiere.

Il suo enorme talento gli permette di entrare subito nel settore giovanile del St. Pauli, dove Moukoko rimane appena 2 anni: ad appena 12 anni, infatti, il suo nome è già sul taccuino dei direttori sportivi dei principali club tedeschi. A strapparlo al St. Pauli è il Borussia Dortmund: il coordinatore del settore giovanile, Lars Ricken, ne rimane semplicemente stregato. Rapidità, forza fisica, fiuto del gol. Il piccolo Youssoufa ha tutte le qualità del predestinato.

Nel 2017, a 13 anni ancora da compiere, Moukoko esordisce con la squadra Under-17, realizzando una doppietta nella partita contro l’Unterrath. A fine stagione i gol realizzati sono 37, mentre Rene Biskup, il secondo miglior marcatore del campionato, ne ha segnati 21. Quest’ultimo, però, ha 17 anni.

Pur essendo consapevole di avere fra le mani un talento senza eguali, il Borussia Dortmund non vuole assolutamente affrettare la crescita di Moukoko, che viene riconfermato nell’Under-17, anche se qualcuno comincia a sollevare dubbi sulla sua reale età. Gli allenatori avversari, in particolare, non credono che quel ragazzino possa avere solamente 13 anni, e le sue prestazioni fanno scoppiare un caso mediatico in Germania – riportato in parte anche in Italia. Il padre aveva già ovviamente presentato un certificato di nascita, ma dopo le continue polemiche le autorità tedesche sono state spinte ad effettuare delle verifiche, che hanno confermato l’età dichiarata.

Moukoko, record e precocità

La sua seconda stagione con l’Under-17 è semplicemente mostruosa: in 25 partite Moukoko realizza 50 gol e 9 assist, con una media di 1 gol prodotto ogni 36 minuti di gioco. In altre parole, il Borussia Dortmund ha giocato ogni partita della stagione partendo con quasi 3 gol di vantaggio. Numeri assurdi, che non trovano alcuna spiegazione razionale, almeno apparentemente.

Questa spiegazione, infatti, va ricercata nella straordinaria combinazione di talento, fisicità e atleticità che la natura ha donato al gioiello di Yaoundé. Prendiamo Musiala e affianchiamolo a Moukoko: benché entrambi siano alti 180 centimetri, il secondo può contare su una struttura fisica incredibilmente più solida, robusta e matura rispetto al primo. Ad impressionare in particolare sono le gambe, che garantiscono a Youssoufa un’agilità e un’esplosività fuori dal comune e che gli consentono di ottenere la promozione in Under-19 a soli 14 anni.

Il suo nome, prima tanto esotico quanto sconosciuto, diventa sinonimo di gol e precocità negli ambienti specializzati, tanto che aziende come Nike e Adidas cominciano ad inseguire il “piccolo” Moukoko, nella speranza di riuscire a fargli firmare un contratto di sponsorizzazione. A convincerlo alla fine è la Nike, che lo lega a sé per 10 anni, garantendogli 1 milione all’anno: cifre assurde per un ragazzino che legalmente non può nemmeno esordire fra i professionisti.

Una regola della DFB, infatti, vieta a ragazzini di meno di 17 anni di esordire in Bundesliga. Ciononostante, anche in Under-19, giocando sempre con ragazzi di almeno 2 anni più grandi, Moukoko domina fisicamente e tecnicamente: da ricordare il suo esordio, nella sfida contro il Wuppertal, con il classe 2004 che realizza 6 gol e contribuisce al 9-2 finale del Borussia Dortmund.

I gol realizzati in campionato, interrotto anzitempo a causa della pandemia di COVID-19, sono 34. Per continuare il paragone con gli avversari, il secondo miglior marcatore dell’U19-Bundesliga West, Sebastian Muller, di gol ne ha realizzati 13, pur essendo nato nel 2001.



Una svolta epocale

Alla ripresa della Bundesliga, considerata la portata enorme del suo talento, il Borussia Dortmund, che intanto ha acquistato il fenomeno Håland dal Salisburgo, decide di aggregarlo alla prima squadra, anche se, come abbiamo detto prima, non può legalmente esordire.

I vertici gialloneri, tuttavia, cominciano a discutere con la DFB riguardo ad un potenziale cambiamento del regolamento, che permetterebbe di esordire in Bundesliga dal compimento dei 16 anni di età. L’esordio di Moukoko, infatti, è solamente questione di tempo e “costringerlo” a giocare con le giovanili è estremamente limitante per la sua crescita sportiva.

Il 2 aprile del 2020, quindi, arriva l’ufficialità: il regolamento viene cambiato e da quel giorno anche giocatori 16enni possono giocare fra i professionisti. Un cambiamento storico, che conferma ancora una volta la portata del talento di Moukoko, capace persino di cambiare le regole di un gioco di cui sembra aver il controllo più totale.

Il 20 novembre del 2020, Moukoko compie finalmente 16 anni. Il giorno dopo, arriva il suo esordio fra i professionisti: 5 minuti contro l’Hertha Berlino lo rendono – e di parecchio – il più giovane esordiente della storia della Bundesliga, due settimane dopo gioca poco più di 30 minuti contro lo Zenit e diventa anche il giocatore più giovane ad aver esordito in Champions League.

Nelle partite successive, il classe 2004 guadagna sempre più spazio, fino ad arrivare a segnare il suo primo gol fra i professionisti contro l’Union Berlino: su uno splendido filtrante di Guerreiro, Moukoko si inserisce, a centimetri da un fuorigioco che avrebbe vanificato tutto, e scaraventa il pallone alle spalle di Luthe con un sinistro potentissimo. Un gol che non ha assolutamente nulla di fanciullesco, e che anzi certifica le enormi qualità e le ancor più grandi potenzialità della stella del Borussia Dortmund.


Un predestinato?

Realisticamente parlando, Moukoko è davvero un predestinato? Guardando ai numeri e alla precocità di tutto ciò che ha fatto, la risposta può essere solamente sì. Se allarghiamo lo sguardo, invece, la risposta è meno certa.

Nessuno di noi può infatti prevedere il futuro, come nessuno può pensare che Youssoufa Moukoko sia solamente un’illusione. Il suo talento, quindi, potrebbe potenzialmente portarlo a diventare uno dei migliori centravanti della storia del calcio, ma, allo stesso tempo, anche solo un errore potrebbe farlo scomparire dai radar in pochissimo tempo.

Di ragazzi come lui ne nascono veramente pochi e questo è statisticamente appurato, ma non bisogna mai dimenticare che si parla pur sempre di un ragazzino di appena 16 anni: fra due anni, paradossalmente, potrebbe già non parlarsene più, con Moukoko che si ritroverebbe a 18 anni ad essere già un ex promessa del calcio mondiale, incapace di reggere le altissime aspettative riposte in lui, e in questo fa scuola Freddy Adu – anche se lo statunitense non poteva vantare quelle cifre realizzative.

Ad oggi il suo futuro sembra essere più roseo che mai, ma è fondamentale che chi gli sta intorno riesca a dare al ragazzo la giusta stabilità mentale per poter crescere serenamente, perché sprecare questo talento potrebbe rappresentare il più grande rimpianto del calcio tedesco, e non solo.

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