Payet

Dimitri Payet, principe di talento e incostanza

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Negli anni ’50 del 1200 Tommaso d’Aquino definiva l’accidia come atteggiamento d’indolenza, negligenza e tiepidezza d’animo. Un tipo di comportamento che si può affibbiare anche a diversi giocatori della storia del calcio, sia passata che recente, e al giorno d’oggi in questa categoria si ritrova sicuramente Dimitri Payet, la cui carriera, sia sui campi di gioco che fuori dal campo, è stata caratterizzata dall’accidia, ma anche da genialità e incostanza, insieme al giusto tasso di sregolatezza.



Dimitri Payet nasce il 29 marzo 1987 nell’isola di Réunion, un’ex-colonia francese a est del Madagascar che ha scelto di restare parte della Francia come Territorio d’Oltremare sull’Oceano Indiano, ed è proprio nel club del dipartimento francese dell’Oceano Indiano che inizia a giocare, fino a quando, a dodici anni, spinto dal sogno di diventare un grande calciatore, lascia Saint-Pierre per sbarcare nella Normandia francese, precisamente a Le Havre, che dista fisicamente oltre 9.000 chilometri dalla sua isola madrepatria.

Dimitri vuole imporsi nelle giovanili del Le Havre, squadra che ha un’ottima tradizione nella formazione di giovani talenti – uno fra tutti Paul Pogba, che ci ha giocato dai 14 ai 16 anni –, e farsi notare dagli scout dei grandi club transalpini. Payet, però, fa fatica ad adattarsi al clima della città e non digerisce affatto la disciplina che gli impone il centro di formazione. Prova a resistere, ma dopo tre anni di tristezza e comportamenti poco disciplinari, torna a casa.

Sfuma la prima delle tante opportunità di Payet, che preferisce godersi il calcio all’AS Excelsior, club di Prima Divisione di Réunion, in cui debutta a 16 anni. Ma il talento nei suoi piedi è troppo per non poter avere un’altra chance, ecco quindi che il Nantes, altra principale scuola calcistica di Francia col celebre «jeu à la Nantaise», un sistema di calcio offensivo ed esteticamente parecchio godibile, lo inserisce nel suo centro di formazione. Se a Le Havre era cresciuto uno come Pogba, negli anni il Nantes ha forgiato giocatori come Desailly, Deschamps, Karembeu e Makélélé.

Dimitri si aggrega alla squadra riserve, che milita nella quarta serie francese, e a Nantes riesce finalmente a trovare lo spirito giusto per emergere tra gli altri, quando si accende fa sempre la differenza sul rettangolo di gioco, pur giocando contro avversari più grandi.

Il 19 dicembre del 2005 viene convocato dalla prima squadra e esordisce a 18 anni contro il Bordeaux. Mostra carattere e personalità spiccata, proprio come le sue palombelle che in allenamento riserva a Barthez, portiere e totem della squadra, che si innervosisce e lo redarguisce spesso. All’inizio della stagione 2006/2007 firma il suo primo contratto da professionista e milita stabilmente in prima squadra realizzando 4 reti in 31 presenze. Il Nantes alla fine retrocederà in Ligue 2, ma Payet resterà nella massima serie, trasferendosi al Saint-Étienne.



Coi Verts gioca quattro stagioni e “stranamente” ha un rapporto difficile con l’allenatore Perrin e con alcuni compagni di squadra, tanto da scatenare una rissa in campo con Blaise Matuidi nel maggio del 2010. Ad ogni modo nella sua ultima stagione al Saint-Étienne sigla 13 gol e 7 assist, e per questo suo ottimo rendimento viene convocato per la prima volta nella Nazionale bleu della Génération ’87, quella di Nasri, Ménez e Benzema.

Il successivo step nella carriera di Payet giunge con l’approdo al Lille di Rudi Garcia, che ha appena vinto la Ligue 1. Payet è stato acquistato per 9 milioni di euro e nella prima annata giocherà, tra gli altri, con Eden Hazard e Joe Cole. È però nella seconda stagione che esplode: ricopre sia il ruolo di trequartista nel 4-2-3-1, che quello di esterno sinistro del 4-3-3, e il suo score finale reciterà 12 gol e 13 assist.

Nel 2013, a 26 anni, Payet è seguito dalle big europee: si fanno sotto anche Inter e Roma, ma Dimitri sceglie di rimanere in Francia, accasandosi al Marsiglia di Marcelo Bielsa; ha forse perso il treno del grande calcio.

Ma il calcio propositivo del Loco esalta le qualità dell’isolano, che riesce a mettere in mostra tutte le sue potenzialità da trequartista/ala/attaccante con un piede magico e una rapidità d’esecuzione che spaventa chiunque, per di più pennella splendidi passaggi; nel 2013-2014 saranno altri 16 assist per lui.

Nel “folle” 3-3-3-1 o in un più equilibrato 4-2-3-1, Bielsa mette Payet dietro Gignac e l’OM diventa l’attacco più prolifico della Ligue 1. Il francese è fondamentale per la manovra verticale di Bielsa, che lo piazza a ricevere i palloni tra le linee di difesa e centrocampo avversario, così è capace di trovare lo spazio giusto per fornire una linea di passaggio utile ai compagni.

Nell’annata 2014/2015 ha realizzato 125 passaggi chiave, 23 in più di De Bruyne e 34 più di Messi. Dimitri portò al tiro un compagno per una media di 3.7 volte a partita. Numeri da capogiro, per uno che non aveva eguali in Europa.

A 28 anni sembra essere giunto alla conclusione di un processo di maturazione lungo e difficile, con tante ascese quante delusioni, ma ha finalmente raggiunto il massimo potenziale del suo talento. Finisce la seconda stagione in riva al Mediterraneo ma l’OM ha bisogno di monetizzare: insieme a Imbula, Lemina e Thauvin c’è anche Payet, che sbarca in Premier League.



Il West Ham lo ingaggia per 11 milioni di sterline – circa 15 milioni in euro – e Payet si ritrova da un’isola all’altra, da Réunion alla Gran Bretagna. Ma Dimitri resta sempre il pazzo Dimitri, e poche settimane prima di trasferirsi a Londra è a casa sua, a Réunion, in mezzo all’Oceano Indiano, e viene pizzicato dalla polizia locale mentre andava molto oltre la velocità consentita. Ritiro della patente e processo immediato.

A Londra ci mette poco a diventare il beniamino degli Irons, decidendo la prima gara di Premier che disputa, risultando decisivo nella prestigiosa vittoria all’Emirates in casa dell’Arsenal. Nelle 11 gare iniziali piazza 6 gol e 2 assist, dopo di che un infortunio ne limiterà il rendimento per alcuni mesi, ma ritornerà giusto in tempo per accaparrarsi il treno della Nazionale.

Deschamps, CT della Francia, risolve la tensione creatasi nello spogliatoio dei Galletti a causa della brutta vicenda di Valbuena e Benzema, lasciando a casa tutti e due i “colpevoli” per Euro 2016 – che si gioca in terra transalpina – e convocando Payet, che sarà l’esterno sinistro del 4-3-3. Per lui sarà un’avventura straordinaria, guida la sua nazione con prestazioni superbe, condite da gol e diversi assist. Ma vedrà svanire il sogno europeo in finale contro il Portogallo.

Smaltito lo smacco di Euro 2016, Payet riprende l’avventura in Premier, torna però a palesarsi il suo lato oscuro, il suo Mr. Hyde. Dimitri, che fa in tempo a segnare una rete da urlo contro il Middlesbrough, litiga con allenatore, compagni e società nell’est di Londra. Poi a gennaio arriva a un braccio di ferro totale con gli ultras degli Hammers, che non vogliono più vederlo.

Payet torna in Francia, destinazione OM, lì dove ha vissuto il picco migliore della sua carriera. Dimitri vuole tornare a correre sotto la guida di Rudi Garcia, il tecnico che lo aveva lanciato ai tempi del Lille. Al Vélodrome risboccia Dimitri, che pennella calcio ed è inafferrabile quando parte palla al piede, tecnicamente è un fuoriclasse. La capacità di servire con precisione un compagno sulla corsa e di liberarlo al tiro è resa efficace dalla sua fantastica abilità nel prepararsi al passaggio, con l’orientamento del corpo e dello stop invidiabili da tutti. Poi fa ammattire gli avversari attraverso i suoi dribbling e i suoi calci piazzati magici.

Alla seconda seconda stagione con Les Phocéens, è stato l’artefice principale del miracolo Marsiglia, il quale è arrivato in finale di Europa League in maniera sorprendente. Finale poi persa contro l’Atlético Madrid e nella quale, a causa di un infortunio, deve lasciare il campo a metà primo tempo, uscendo in lacrime. Lo stop non gli permetterà poi di partecipare ai Mondiali in Russia, vinti dalla sua Francia.

Dimitri oggi continua a dipingere tele e dipinti a Marsiglia, dove è anche capitano, consapevole però che avrebbe potuto vivere una carriera migliore, ma la sua accidia non gli ha consentito di essere un craque del calcio europeo, bensì solamente un grande talento che si è acceso a intermittenza, vittima della sua stessa arroganza.


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