Rogerio Ceni

Fonte immagine: Ramthum, via Wikimedia Commons | CC BY-SA 4.0 International

La meravigliosa follia di Rogério Ceni

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È il 15 febbraio del 1997, in Brasile, precisamente ad Araras, i padroni di casa dell’União São João ospitano il San Paolo, per una gara del campionato Paulista. Negli ultimi minuti del primo tempo la squadra ospite riesce a conquistare un calcio di punizione poco distante dalla mezzaluna dell’area di rigore: la rincorsa, il tiro forte e ben piazzato sul palo del portiere, il gol. Il primo di tanti. A calciare la punizione non vi era un attaccante o un centrocampista offensivo, ma un uomo che indossa i guanti. Quell’uomo era Rogério Ceni.



Nel ’96 il Tricolor non ha in squadra dei tiratori di punizioni, Rogério, appena diciannovenne, era il terzo portiere della squadra, ma riuscì ad intuire che, oltre alle doti da estremo difensore, aveva un talento spiccato nel tiro da fermo, un talento che però andava coltivato: «Arrivavo un’ora prima all’allenamento, mi portavo un sacco con 20 palloni e calciavo con una barriera mobile». Non lo sa ancora, ma quel talento e quel duro lavoro, negli anni successivi, gli regaleranno parecchie soddisfazioni.

Per una serie di eventi casuali, che qualcuno potrebbe pensare spinti dal destino, l’anno successivo, a stagione in corso, diventa titolare. Inizia quindi a proteggere la porta paulista con costanza, e da quel momento sarà veramente complicato non permettergli più di farlo, e di fatto non ci riuscirà mai nessuno.

Ci vorranno 1198 partite per vedere il ragazzo di Pato Branco allontanarsi dalla porta senza tornare più a difenderla, quando sul suo viso ci sarà qualche ruga di troppo che lo costringerà ad appendere guanti e scarpini al chiodo.

Già, in carriera ha disputato 1198 incontri con il San Paolo, che non solo lo rendono il giocatore con più presenze nella storia del club, ma anche il calciatore che in assoluto ha giocato più gare con una sola squadra. In totale, sommandole a quelle disputate ad inizio carriera con il Sinop – la squadra che lo ha lanciato nel calcio professionistico – e quelle accumulate in Nazionale, il suo bottino conta 1234 presenze, che lo portano al secondo posto della classifica dei giocatori con più partite ufficiali giocate, meglio di lui solo Peter Shilton, altro portiere storico, che ha però disputato ben 6 stagioni in più.

Record incredibile che difficilmente qualcuno riuscirà a superare, ma non è nemmeno il più complicato da battere tra quelli che possiede. Oltre ad essere recordman di presenze, quello che lo rende speciale rispetto agli altri portieri è l’incredibile capacità realizzativa, concretizzata nel corso della sua carriera tramite punizioni e calci di rigore.



Ne abbiamo visti di portieri andare in gol, ma come lui mai nessuno: 131 gol in gare ufficiali, 61 su calcio di punizione, 69 su rigore e persino 1 su azione. Un record fuori dal normale, basti pensare che il portiere che dopo di lui ha segnato di più è Chilavert, rimasto “solo” a quota 67, quasi la metà.

Per capire il personaggio: nella stagione 2004/2005 risulta essere il miglior marcatore del San Paolo, con 21 reti segnate, 5 in più di Marcio Amoroso e 12 in più di Grafite. Non due attaccanti a caso, visto che il primo aveva vinto la classifica marcatori della Serie A quando militava nell’Udinese, e il secondo vincerà qualche stagione dopo la Bundesliga, e la classifica marcatoti di questa, con il Wolfsburg.

Quello che però rende unico Rogério Ceni non è solo la cifra spropositata di reti, ma anche il modo in cui le metteva a segno: delicatezza, eleganza, precisione, classe sopraffina. Non bastano i suoi record e le sue statistiche per descriverlo a pieno, Rogério Ceni in campo era molto di più: carisma, passione, fantasia, estro.

Tutto questo, senza mai trascurare il suo ruolo principale, Ceni è stato uno dei più forti portieri della sua generazione, basti pensare che nel 2007 l’IFFHS – Federazione Internazionale di Storia e Statistica del Calcio – lo ha messo al quinto posto tra i portieri più forti al mondo – dietro solo a van der Sar, Casillas, Čech e Buffon –, e che nello stesso anno è stato il primo giocatore militante in Sud America ad essere candidato alla vittoria del Pallone d’Oro.

Ha indossato per una vita la maglia numero 1, anche se aveva i piedi da 10. Per provare a far convivere le due cose la geniale intuizione fu quella di porre uno 0 prima dell’1, in modo da poterlo invertire con la fantasia ogni qual volta era chiamato a far valere le sue doti offensive.

Con il San Paolo ha vinto 3 volte il campionato Paulista e 3 volte il Brasileirão, ma anche e soprattutto due Coppe Libertadores – nel 1993 e nel 2005 – e una Coppa Intercontinentale, ottenuta battendo il Milan di Capello, finalista e campione d’Europa l’anno dopo, che giocò la gara al posto dello squalificato Marsiglia. Con la Nazionale brasiliana non ha avuto la stessa fortuna, inizialmente per dei problemi con il CT Zagallo, poi perché a contendergli il posto c’erano portieri del calibro di Dida e Júlio César, ma ha comunque fatto parte della spedizione per i Mondiali 2002, che la Seleção ha vinto.

La sua storia è paragonabile ad un sogno ad occhi aperti, non era solo un portiere, era un’icona, era il simbolo della bellezza immortale di questo sport. D’altra parte il suo soprannome è o Mito, in Brasile è una specie di eroe, soprattutto per i tifosi del Tricolor: «Tutti hanno i portieri, solo noi abbiamo Rogério Ceni».

Per 25 anni il Morumbi è impazzito di gioia ad ogni suo gol e ad ogni suo salvataggio, fino al momento del suo ritiro nel 2015, a 42 anni, quando ha lasciato al mondo intero l’eredità della leggerezza e della spericolatezza di uno stile di gioco folle e meraviglioso allo stesso tempo. Per salutarlo come si deve è stata organizzata una gara amichevole in suo onore tra i campioni del Sud America del 1993 e quelli del 2005, davanti ad oltre 60.000 spettatori. Alla fine della partita, emozionato come mai prima, ha dichiarato: «Quando morirò voglio che le mie ceneri vengano sparse qui, così da poter ricordare per sempre quello che è successo».

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