Ceni

La meravigliosa follia di Rogerio Ceni

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1997, in Brasile si gioca União São João-São Paulo. Calcio di punizione per la squadra in trasferta, poco distante dalla mezzaluna dell’aria di rigore. La rincorsa, il tiro preciso, forte, ben piazzato sul palo del portiere, il gol. Il primo di tanti. A calciare un uomo con indosso i pantaloni lunghi, quando ancora si usava portarli sul prato verde. Chi ha segnato? Non uno qualunque, un portiere: Rogerio Ceni.

A ventiquattro anni Ceni entrò di diritto negli almanacchi del calcio. Era evidentemente un predestinato, in quegli almanacchi ci rimarrà a lungo.

L’attuale allenatore del Fortaleza, squadra militante attualmente in Brasilerao B, è il detentore di record indicibili, specie per un portiere. 131 gol in gare ufficiali, 61 da calcio di punizione, 69 su rigore e anche uno su azione. Non male per un portiere, vero? Soprattutto se si nota che dopo di lui c’è Chilavert, rimasto “solo” a quota 67. È il secondo calciatore con più presenze al mondo con 1234 paia di guantoni indossati nell’arco di 25 stagioni. Il primo, Peter Shilton, altro portiere storico, ha però giocato ben 7 stagioni in più.

Non solo record per Rogerio Ceni. Nella sua carriera c’è anche carisma, passione, fantasia, estro. La sua storia è paragonabile a un sogno ad occhi aperti. Chi lo ha visto giocare sa di cosa stiamo parlando. Non era solo un portiere, era un’icona, era il simbolo della bellezza immortale di questo sport.

Ne abbiamo visti di portieri andare in gol, ma come lui mai. Non solo per la cifra spropositata di reti, ma per il modo in cui le metteva a segno. Delicatezza, eleganza, precisione, raffinatezza: i suoi tocchi erano magnifici, sembrava dimostrassero il suo amore verso il calcio.

Eppure quando si pensa ai portieri ci si raffigura persone disposte a tutto per evitare i gol. Ma non temete, Rogerio ha dimostrato subito di essere anche uno bravo tra i pali. Nella partita d’esordio del 1990, quando era ancora tra le fila del Sinop (squadra che l’ha lanciato nel calcio professionistico, prima che approdasse alla sua eterna casa a San Paolo), si ritrovò per la prima volta ad affrontare un calcio di rigore, ma quella volta era dal lato “giusto”. Lo parò. Dimostrazione del fatto che il talento non gli mancava.

D’altra parte il suo soprannome era “o Mito”; in Brasile era una specie di eroe. Parate sensazionali, gol, dribbling folli agli avversari e tanta voglia di stupire il mondo, ma anche se stesso. Le sue esultanze lo dimostrano: sembrava che ad ogni gol fosse incredulo, quasi come se captasse la follia delle sue gesta. Lo stadio impazziva ogni volta che era costretta ad urlare il suo nome, era pura magia.

In Brasile è così, il calcio non è solo uno sport, è l’anima di un paese che vive per raccontare le storie più sensazionali dei calciatori più strabilianti. Rogerio Ceni è uno di quelli.

Con in bacheca tre Campionati Brasiliani, tre Campionati Paulista, due Coppe Libertadores, una Coppa del Mondo per Club, una Coppa Intercontinentale e anche una Confederations Cup e un Mondiale con il Brasile degli anni d’oro (1997 e 2002), Rogerio Ceni si è ritirato a 42 anni nel dicembre del 2015, lasciando al mondo intero l’eredità della leggerezza e spericolatezza di uno stile di gioco matto e meraviglioso allo stesso tempo.