Rogerio Ceni

La meravigliosa follia di Rogerio Ceni

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È il 15 febbraio del 1997, in Brasile, precisamente ad Araras, i padroni di casa dell’União São João ospitano il San Paolo, per una gara del campionato Paulista. Negli ultimi minuti del primo tempo la squadra ospite riesce a conquistare un calcio di punizione poco distante dalla mezzaluna dell’area di rigore: la rincorsa, il tiro preciso, forte, ben piazzato sul palo del portiere, il gol. Il primo di tanti. A calciare la punzione non vi era un attaccante o un centrocampista offensivo, ma un uomo che indossa i guanti. Quell’uomo era Rogerio Ceni.



Nel ’96 il Tricolor non ha in squadra dei tiratori di punizioni, Rogerio, appena diciannovenne, era il terzo portiere della squadra, ma riuscì ad intuire che, oltre alle doti da estremo difensore, aveva un talento spiccato nel tiro da fermo, un talento che però andava coltivato: «Arrivavo un’ora prima all’allenamento, mi portavo un sacco con 20 palloni e calciavo con una barriera mobile». Non lo sa ancora, ma quel talento e quel duro lavoro, negli anni successivi, gli regaleranno parecchie soddisfazioni.

Per una serie di eventi casuali, che qualcuno potrebbe pensare spinti dal destino, l’anno successivo, a stagione in corso, diventa titolare. Inizia quindi a proteggere la porta paulista con costanza, e da quel momento sarà veramente complicato non permettergli più di farlo, e di fatto non ci riuscirà mai nessuno.

Ci vorranno 1198 partite per vederlo allontanarsi dalla porta senza tornare più a difenderla, la scelta sarà sua, dettata dall’età avanzata, e quindi dalla decisione di appendere guanti e scarpini al chiodo.

Già, in carriera ha disputato 1198 incontri con il San Paolo, che non solo lo rendono il giocatore con più presenze nella storia del club, ma anche il calciatore che in assoluto ha giocato più gare con una sola squadra. In totale, sommandole a quelle disputate ad inizio carriera con il Sinop – la squadra che lo ha lanciato nel calcio professionistico – e quelle accumulate in Nazionale, il suo bottino conta 1234 presenze, che lo portano al secondo posto del podio dei giocatori con più partite ufficiali giocate, meglio di lui solo Peter Shilton, altro portiere storico, che ha però disputato ben 6 stagioni in più.

Record incredibile che difficilmente qualcuno riuscirà a superare, ma non è nemmeno il più complicato da battere tra quelli che possiede. Sì, perché oltre ad essere recordman di presenze, come detto all’inizio, quello che lo rende speciale rispetto agli altri portieri è l’incredibile capacità realizzativa, concretizzata nel corso della sua carriera tramite punizioni e calci di rigore.

Ne abbiamo visti di portieri andare in gol, ma come lui mai nessuno: 131 gol in gare ufficiali, 61 su calcio di punizione, 69 su rigore e persino 1 su azione. Un record fuori dal normale, basti pensare che il portiere che dopo di lui ha segnato di più è Chilavert, rimasto “solo” a quota 67, quasi la metà.

Per capire il personaggio: nella stagione 2004/2005 risulta essere il miglior marcatore del San Paolo, con 21 reti segnate, 5 in più di Marcio Amoroso e 12 in più di Grafite. Non due attaccanti a caso, visto che il primo aveva vinto la classifica marcatori della Serie A quando militava nell’Udinese, e il secondo vincerà qualche stagione dopo la Bundesliga, e la classifica marcatoti di questa, con il Wolfsburg.

Quello che però rende unico Rogerio Ceni non è solo la cifra spropositata di reti, ma anche il modo in cui le metteva a segno: delicatezza, eleganza, precisione, classe sopraffina.

Ma non bastano i suoi record e le sue statistiche per descriverlo a pieno, Rogerio Ceni in campo era molto di più: carisma, passione, fantasia, estro. La sua storia è paragonabile ad un sogno ad occhi aperti, non era solo un portiere, era un’icona, era il simbolo della bellezza immortale di questo sport.

D’altra parte il suo soprannome è o Mito; in Brasile è una specie di eroe, soprattutto per i tifosi del San Paolo. Parate sensazionali, gol, dribbling folli agli avversari e tanta voglia di stupire il mondo, ma anche se stesso. Le sue esultanze lo dimostrano: sembrava che ad ogni gol fosse incredulo, quasi come se captasse la follia delle sue gesta. Lo stadio impazziva ogni volta che era costretto ad urlare il suo nome, era pura magia.

In Brasile è così, il calcio non è solo uno sport, è l’anima di un paese che vive per raccontare le storie più sensazionali dei calciatori più strabilianti, e Rogerio Ceni è uno di quelli.

Con in bacheca tre campionati Paulista, due Coppe Libertadores, una Coppa Intercontinentale e anche una Confederations Cup e un Mondiale vinti con il Brasile, Rogerio Ceni si è ritirato a 42 anni nel dicembre del 2015, lasciando al mondo intero l’eredità della leggerezza e spericolatezza di uno stile di gioco folle e meraviglioso allo stesso tempo.

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