Milan 1989

Milan, quell’indimenticabile 1989

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L’8 gennaio 1989, il Milan, campione d’Italia in carica, esce sconfitto per 1-0 dal Dino Manuzzi di Cesena, per mano dei bianconeri padroni di casa, iniziando malissimo il nuovo anno: decide lo svedese Hans Holmqvist, al suo primo – e ultimo – centro nel campionato italiano. La classifica vede i milanisti ormai estromessi dalla lotta per lo scudetto – che poi andrà all’Inter –, dopo essere già stati eliminati – a settembre – dalla Coppa Italia.

Ormai è chiaro che, per salvare la stagione, gli uomini di Arrigo Sacchi devono puntare tutto sulla Coppa dei Campioni, cioè quel sogno europeo che il sodalizio meneghino non raggiunge dal lontano 1969. Tuttavia, da quella grigia domenica di gennaio, il Milan non perde più alcuna partita, né in campionato né nella competizione continentale.



In particolare nella Coppa dalle Grandi Orecchie i rossoneri sono protagonisti di un crescendo esaltante, che ha inizio a marzo, nel doppio confronto dei quarti di finale coi tedesco-occidentali del Werder Brema: dopo lo 0-0 dell’andata in Germania Ovest – dove l’arbitro non rileva un’autorete dei teutonici –, i milanisti hanno la meglio per 1-0 al ritorno a San Siro, grazie a un calcio di rigore realizzato al 32′ da Marco van Basten. Non tragga in inganno il risultato striminzito: il Milan ha dominato ma, come accaduto in tante sfide della stagione 1988/1989, ha raccolto il minimo risultato col massimo sforzo.

Il sorteggio per il turno successivo non è affatto benevolo, poiché oppone il Diavolo all’ostico Real Madrid, fino a quel momento autentica bestia nera delle compagini italiane, avendo eliminato, nelle precedenti stagioni, l’Inter dalla Coppa dei Campioni 1980/1981, dalla Coppa UEFA 1984/1985 e nella medesima Coppa nel 1985/1986, la Juventus nella Coppa dei Campioni 1986/1987 e il Napoli nella Coppa dei Campioni 1987/1988. I maligni consigliano di preparare il pallottoliere: avranno ragione, ma sbagliando il destinatario di tale suggerimento.

La gara d’andata in terra iberica vede un Milan coraggioso, affatto intimorito dal clima intimidatorio e ostile preparato dai madrileni: al vantaggio di Hugo Sánchez risponde van Basten, con uno splendido colpo di testa in tuffo-torsione che si insacca dopo aver incocciato sulla traversa e sulla schiena del portiere locale Francisco Buyo. In precedenza, i ragazzi di Sacchi si erano visti ingiustamente annullare una rete di Ruud Gullit, per un inesistente fuorigioco: l’1-1 è comunque un ottimo risultato, in vista del ritorno a San Siro.

La sfida nel capoluogo lombardo vede il Milan schiantare il Real con uno storico 5-0 firmato da Carlo Ancelotti al 17′, Frank Rijkaard al 24′, Ruud Gullit al 45′, Marco van Basten al 49′ e Roberto Donadoni al 60′: la bestia nera delle italiane è stata addomesticata.

L’avversario del Milan nell’atto conclusivo di Barcellona è la Steaua Bucarest, vincitrice della Coppa dei Campioni 1985/1986 proprio nella finale con gli azulgrana: logico, quindi, il tifo dei sostenitori catalani per i meneghini, anche per il loro aver eliminato il per nulla amato Real Madrid.

La trasferta per la finale del 24 maggio è senza ombra di dubbio il più grande esodo sportivo che la storia del genere umano ricordi: oltre 80.000 milanisti invadono pacificamente il capoluogo della Catalogna, fraternizzando coi sostenitori del Barcellona. Lo stadio è tutto rossonero, mentre dalla Romania – a quel tempo governata dal regime di Nicolae Ceaușescu – giunge una delegazione di un centinaio di persone.

Il Milan è nettamente più forte e ha la meglio con un 4-0 che non ammette repliche: la sblocca Gullit al 18′ – lesto nell’insaccare un sinistro di Angelo Colombo respinto dal portiere rumeno –, raddoppia van Basten al 28′ – colpo di testa su traversone dalla destra di Mauro Tassotti –, triplica Gullit al 38′ – potente destro da fuori area – e fa poker van Basten al 46′ – diagonale di sinistro su assist di Rijkaard.

A distanza di vent’anni dall’ultima volta, il Milan è nuovamente sul tetto d’Europa: se si pensa che solamente tre anni addietro era a un passo dal fallimento, si può capire il grande balzo in avanti effettuato con l’arrivo della gestione di Silvio Berlusconi.



Tutto qui? No, perché il presidente rossonero aveva intenzione di portare il Diavolo in vetta al mondo. Dopo aver concluso il campionato con un onorevole terzo posto – a un solo punto dalla seconda piazza – e aver conquistato la prima edizione della Supercoppa Italiana – col 3-1 alla Sampdoria nella sfida secca disputata a Milano il 14 giugno 1989 –, il pensiero va alla Coppa Intercontinentale, cioè la sfida che incorona la compagine de facto Campione del Mondo.

Avversario del Milan nel confronto secco di Tokyo è l’Atlético Nacional di Medellín, sodalizio colombiano difficile da affrontare, guidato dal tecnico Francisco Maturana – soprannominato Messia – e forte del portiere René Higuita, che già a quei tempi s’azzarda a giocare coi piedi, come libero aggiunto, avventandosi in rischiosi dribbling.

L’appuntamento è per il 17 dicembre, ma prima il Milan conquista la Supercoppa Europea, piegando nella doppia sfida il Barcellona: 1-1 all’andata in trasferta il 23 novembre 1989 – col vantaggio di van Basten su rigore al 44′ impattato da Guillermo Amor al 67′ –, 1-0 al ritorno a Milano il seguente 7 dicembre. Il successo sul Barcellona consente al Milan di diventare la seconda squadra italiana ad aggiudicarsi tale trofeo, dopo l’affermazione della Juventus nel 1984 sul Liverpool, ma la prima a conquistare effettivamente la Coppa, poiché ai tempi del successo juventino la competizione assegnava una targa. L’autore della marcatura nella sfida di ritorno è Alberigo Evani, che sarà decisivo anche nel confronto in terra nipponica.

Milan-Atlético Nacional è un’autentica sfida tra chi cerca di fare gioco e chi punta tutto sui tiri di rigore: i rossoneri ci provano, ma dopo 90 minuti si è sempre sullo 0-0, il che porta il confronto ai tempi supplementari. Anche nei tempi aggiuntivi la partita sembra trascinarsi stancamente ai tiri dagli undici metri, fino a che accade il colpo di scena: al 119′, un fallo al limite dell’area colombiana porta all’assegnazione di un calcio di punizione per il Milan, Evani s’incarica della battuta e, con un sinistro a giro a fil di palo, beffa Higuita – ancora intento a sistemare la barriera –, portando avanti i rossoneri. Quando lo spettro dei rigori pareva prossimo, la situazione finalmente si sblocca, facendo esultare tutti: Sacchi in primis, tifosi allo stadio e tifosi a casa, questi ultimi alzatisi di buon’ora o magari neppure andati a dormire, visto che l’incontro ha avuto inizio alle ore 4 italiane e che Canale 5 – l’emittente televisiva che trasmette la sfida – ha a tal proposito preparato un palinsesto notturno con film sul calcio – “Mezzo destro, mezzo sinistro”, “L’allenatore nel pallone” e “Paulo Roberto Cotechiño, centravanti di sfondamento”.

I pochi giri di lancette che separano il Milan dal successo scorrono lenti, per poi lasciar spazio all’irrefrenabile gioia dei milanisti in Italia e sparsi nel globo, oltre i monti e oltre gli oceani: il 1989, iniziato con la sconfitta di Cesena in campionato, si conclude in cima al mondo.

Non solo, il trionfo in Coppa Intercontinentale vede il Milan chiudere in bellezza quegli anni Ottanta aperti con la retrocessione a tavolino in Serie B – datata 1979/1980 –, e proseguiti con un altro scivolone in cadetteria – in tale occasione maturato sul campo, nel 1981/1982 – e col rischio di fallimento. Si tratta di poche stagioni addietro, ma, in quella domenica di dicembre del 1989, per il Milan e per i milanisti appaiono solo come lontani ricordi sbiaditi.


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