Tomiyasu

Takehiro Tomiyasu, la virtù della necessità

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必要は発明の母

La necessità è la madre delle invenzioni»)

Quello sopracitato è un proverbio appartenente alla millenaria cultura giapponese. Il suo significato si può correlare abbastanza facilmente alla – almeno per ora – breve carriera professionale del Samurai sbarcato a Bologna ormai un anno fa. Un investimento importante – 7 milioni di euro – per un ragazzo di soli 20 anni, arrivato in Italia in sordina ma consapevole del proprio talento e voglioso di dimostrare di valere queste cifre, nella patria dove si fa della difesa un must e nell’epoca in cui il ruolo del difensore è diventato cruciale nell’economia di una squadra.



Il suo nome è Takehiro Tomiyasu e la sua vita sportiva è da sempre stata adattata alle necessità dei contesti nei quali ha esercitato ed esercita tutt’ora la figura di calciatore. Almeno inizialmente però, il pallone non figurava tra gli interessi del giovane. Nei suoi primi anni a Fukuoka – la città dove nacque il 5 novembre di 22 anni fa –, infatti, Tomiyasu si dedica ad altro: il nuoto e l’atletica occupano le sue giornate sportive, ma in nessuna delle due specialità il giovane Takehiro eccelle in maniera smisurata. Si riconoscono certamente le sue buone doti atletiche, ma è la necessità di provare un’altra esperienza sportiva a far virare gli interessi suoi e della famiglia verso il mondo del calcio.

La madre delle invenzioni, così come viene citata nel proverbio di apertura, unita all’occasione della vita per i ragazzi del posto – un training camp del Barcellona svoltosi in quei giorni proprio a Fukuoka – fanno prendere il volo alla vita del giovane giapponese. Tomiyasu inizia a coltivare con dedizione l’arte del pallone e già a 16 anni esordisce nelle giovanili dell’Avispa Fukuoka, la squadra del suo paese natale. In due anni scala le gerarchie ed è già titolare nel campionato di seconda divisione giapponese.

I confini nazionali però iniziano a stare stretti a Takehiro e così, senza neanche esordire in J-League 1 – il principale campionato del paese del Sol Levante – il 16 gennaio 2018 arriva in Europa, al Sint-Truiden, squadra allora militante nella Pro League – la corrispondente belga della Serie A –, nella quale diventa molto presto titolare fisso, arrivando a toccare quota 40 presenze nella stagione 2018/2019. Tomiyasu in patria è molto stimato e su di lui la federazione nipponica sta investendo molto. Ha già superato le 15 presenze con la Nazionale maggiore e, malgrado la giovanissima età, ha già calpestato palcoscenici di prestigio in campo internazionale – vedasi la recente apparizione in Copa América, torneo giocato tutto da titolare.

I 188 cm fanno di lui un difensore già strutturato e allo stesso sufficientemente mobile per affrontare con prontezza dei duelli in velocità. Arrivando – come detto precedentemente – dall’atletica leggera, Tomiyasu si permette di giocare molte volte in anticipo rispetto agli avversari, grazie a una grande capacità di lettura sia negli uno contro uno che nei contrasti aerei. Bravo nel recupero palla e in fase di copertura, dove però deve migliorare nel posizionamento e correggere alcuni errori di distrazione.

Il prototipo del difensore moderno, in un calcio sempre più ossessionato dal possesso palla, prevede la capacità di far partire l’azione da dietro e, in questo fondamentale, il giovane difensore giapponese si è dimostrato decisamente pronto. Non stiamo chiaramente parlando di un regista a tutto tondo, ma salta subito all’occhio come egli sia abile nello smistare il pallone. Ama inoltre partire dal basso con la palla, anche sotto pressione, ed è decisamente abile con entrambi i piedi.



Caratteristiche più che confermate nella sua prima avventura in Serie A. Il giovane giapponese non ha infatti deluso le aspettative ed è partito subito forte, senza timori reverenziali, riuscendo a convincere anche i tifosi più scettici con le convincenti prestazioni sul campo. Il nipponico si è da subito preso il posto da titolare come quarto di destra nella difesa schierata dal tecnico dei felsinei Siniša Mihajlović. Una titolarità che non ha mai lasciato, se non per qualche guaio di natura muscolare. In 29 presenze su 38, il giapponese ha quasi sempre mantenuto un rendimento ottimale, peraltro senza adagiarsi al classico compitino spesso affibbiato agli esordenti.

Il giovane nativo di Fukuoka ha chiuso il suo anno da rookie in Serie A con un bottino di tutto rispetto. Oltre ai tre assist messi a referto, Tomiyasu si è tolto anche la soddisfazione del primo centro in Italia, nella partita giocata a San Siro contro il Milan. Un gol figlio di un’azione manovrata dei bolognesi e che il difensore ha saputo ben finalizzare: dribbling secco su Alessio Romagnoli dal limite dell’area e fucilata di mancino dritta all’incrocio dei pali. Una rete che racconta molto delle grandi doti balistiche e della personalità di questo ragazzo, classe 1998 e uno spirito da veterano.

Dal punto di vista prettamente difensivo è ancora evidente qualche piccola lacuna in fase di marcatura. Una pecca questa, compensata dalla sua buona velocità di base che consente diversi recuperi – il giovane non è lontano dai primi posti in questo fondamentale nella statistica dell’intera Serie A – in extremis sull’avversario. Qualche giallo di troppo – otto alla fine della stagione – è dovuto certamente alla giovane età e alla voglia di strafare, nonché comunque all’adattamento a un nuovo livello di gioco, ben più competitivo delle sue precedenti esperienze europee, oltre che ad un nuovo ruolo.

Il classe 1998 ha di fronte a sé una nuova sfida per la stagione 2020/2021. Il tecnico Mihajlović – in un mercato che ha portato in dote ai rossoblù nuovi arrivi per le fasce laterali, come il giovane Hickey e l’esperto De Silvestri, in aggiunta alla partenza di Bani direzione Genoa – ha deciso di schierare il giapponese come centrale della sua tradizionale difesa a quattro, dimostrando di avere fiducia dell’ottimo adattamento dal punto di vista tattico del ragazzo.

La necessità di adattarsi – e di farlo ottimamente per salvaguardare la bontà delle proprie prestazioni – è il concetto che riemerge fin dall’incipit del suo profilo e che porta in superficie un’altra caratteristica di Tomiyasu apprezzata da ogni allenatore: la sua grande duttilità tattica. Al Sint-Truiden cresce come terzo di destra in una difesa a tre, nel Giappone gioca ormai continuativamente centrale destro a quattro, ma è nella passata stagione in Serie A che si scopre abile anche come quarto di destra nella retroguardia bolognese.

Si attende dunque il salto di qualità definitivo del nativo di Fukuoka, con i tifosi bolognesi che, dopo aver già rischiato di perderlo nell’ultima sessione estiva del mercato, per ora posso coccolarsi il loro beniamino proveniente dal Sol Levante. Quindici anni dopo l’ultima apparizione di un giapponese all’ombra delle Due Torri – il grande Hidetoshi Nakata – il Giappone, nella figura di Takehiro Tomiyasu, è pronto a riprendersi l’amore dei tifosi bolognesi.

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