Silva

Il genio di David Silva

Calcio contemporaneo Slider Stagione 2018/2019

David Josué Jiménez Silva nasce l’8 gennaio 1986 ad Arguineguín, nell’isola di Gran Canaria. Il padre Fernando Jiménez, ex poliziotto ed ex calciatore di buon livello, s’innamora di una turista giapponese. Nascono 3 bambini, una femmina e due maschi, tutti interessati al calcio che praticavano in particolare per strada, vista la mancanza di infrastrutture pubbliche nel territorio. Il più piccolo dei 3 è il più talentuoso, David pensa solo al calcio, con buona pace di nonna Antonia che per far sì che David non prenda a calci i frutti tropicali per casa, gli crea delle palle di stracci. Un pallone vero lo avrà all’età di 3 anni e a quel punto niente potrà impedirgli di giocare a calcio con gli amici del quartiere. Vedendo David continuare a giocare nonostante un braccio rotto a causa di una pallonata, la mamma, che aveva fino a quel momento imposto al figlio l’istruzione prima di tutto, si rassegna e intuisce che il piccolo ha il calcio nel suo destino. L’isola in cui vive David era però lontana anni luce dalla madrepatria Spagna, anche da un punto di vista sportivo e infrastrutturale. Il piccolo all’età di 8 anni convince i genitori a farlo giocare con il San Fernando, squadra di Maspalomas, situata a circa 25 chilometri di distanza. David viene inizialmente schierato in porta, una follia considerando la sua volontà di giocare nella metà campo avversaria, che verrà poi accontentata non appena si intravidero le sue doti. Il giovane si fa notare in un’amichevole tra una selezione delle Canarie e il Valencia che, fatto a pezzi da David, decide di puntarci. Lui avrebbe preferito il Real Madrid che però lo scarta perché troppo gracile fisicamente. Valencia è una realtà ben diversa da quella a cui lui è abituato ma, nonostante le iniziali difficoltà, David riuscirà a mettersi in mostra grazie ad un talento sopra la media che compensa anche il suo fisico non statuario.

Viene mandato in prestito all’Eibar in Segunda División per la stagione 2004/2005. La squadra raggiungerà la quarta posizione, a soli 3 punti dalla promozione nella Primera División. Josè Mendilibar allenatore dell’Eibar di quel periodo, ricorda un aneddoto di David non passato assolutamente inosservato: si gioca Lleida-Eibar, è la giornata 35 del campionato e la squadra ospite gioca una partita fondamentale per la promozione in Primera División. Siamo oltre il 90′, risultato fermo sull’1-1, David Silva ha l’opportunità di segnare il gol dell’1-2 ma vede un avversario a terra e rinuncia ad attaccare mettendo la palla in fallo laterale. “Ho avuto quell’occasione perché il difensore Bruno non era nella sua posizione, quindi credo di aver fatto la cosa giusta, il pubblico capirà” con queste parole Silva si spiega. Mendilibar dirà: “Silva è stato più onesto del latte, per quello che ha fatto merita un monumento”. Chiuderà la stagione con 35 partite e 5 gol. Nello stesso anno, benché sia una delle stelle della Nazionale Under-19, viene convocato per la prima volta in Under-21.

Per la stagione successiva gioca, ancora in prestito, al Celta Vigo in Primera División. La squadra raggiungerà un ottimo sesto posto – gran risultato per una neopromossa -,e Silva gioca 34 partite segnando 4 gol e mettendo a referto anche 4 assist. David conferma le attese: il baricentro basso e un’intelligenza tecnico-tattica fuori dal comune gli fanno conquistare la titolarità e a questo punto, a 20 anni, il Valencia se lo riporta a casa.

Valencia è la piazza giusta. Una società che di campioni ne ha sfornati tanti: David Villa, Mata, Albelda e Jordi Alba sono solo degli esempi. Una squadra che era in grado di mettere in difficoltà colossi come Real Madrid o Barcellona, ma anche di sprofondare in posizioni di classifica poco nobili. In un ambiente del genere David può crescere senza troppa pressione, senza paura di sbagliare, dando la disponibilità ai suoi piedi di compiere ciò che la mente suggerisce. Il canario gioca 40 partite l’anno per le successive 4 stagioni diventando un idolo da quelle parti. Viene soprannominato ‘Merlino‘, come il personaggio centrale delle vicende arturiane, viste le magie che è capace di compiere con il suo mancino. Oltre ad assist geniali sono spesso sottovalutati i gol di Silva, mai banali, e sempre dedicati alla cuginetta morta improvvisamente di cancro a 5 anni. Nell’inverno del 2006 arriva anche la chiamata della nazionale maggiore che da quel momento in poi non potrà più fare a meno del suo mancino.

Appena dopo la vittoria del mondiale 2010 da protagonista con la Spagna, arriva la chiamata del Manchester City che lo acquista per 33 milioni di euro. Il trasferimento a Manchester rappresenta una svolta nella vita di David. La famiglia stavolta non può seguirlo come aveva fatto nella precedente esperienza. Intanto la metà dei campi di calcio delle Canarie sono stati finanziati dallo stesso David e gestiti dal padre, diventato assessore allo sport. Ne ha fatta di strada il ragazzino che prendeva a calci la frutta in casa, ma probabilmente non sarebbe arrivato così lontano senza il supporto della famiglia: la sorella maggiore Natalia, nei periodi più difficili, si trasferisce a casa del fratello per fare da supporto morale, e la casa di nonna Antonia è sempre pronta ad accoglierlo quando lui torna sull’isola. Il Manchester City quindi irrompe nella vita di David come un tornado. L’ex Valencia prende in mano le redini del centrocampo e diventa il collante fondamentale nell’ascesa di una delle società maggiormente protagoniste nell’ultimo decennio. Stavolta però le condizioni sono cambiate: se a Valencia David era soggetto ad una pressione relativamente bassa, a Manchester deve portare sulle spalle una responsabilità non indifferente viste le ambizioni della società. Questo cambiamento è ben affrontato anche grazie ai vari maestri che si sono susseguiti negli anni sulla panchina dei Citizens: Mancini lo ha posto al centro del progetto, Pellegrini lo ha liberato da compiti tattici ed infine Guardiola ha la straordinaria intuizione di schierarlo mezzala, mettendo in evidenza la sua eccelsa lettura di gioco. Pep probabilmente fa la mossa più importante perché l’età stava togliendo a David quella freschezza atletica che lo aveva caratterizzato negli anni precedenti. Silva ora corre di meno ma riesce ad essere comunque incisivo con movimenti, passaggi, e giocate che lo rendono ancora una fonte essenziale per la sua squadra. Trovare Guardiola è stata una manna dal cielo, i due hanno una visione del calcio molto simile, diversa dagli altri. A fine 2017, un brutto evento sconvolge la vita di David: suo figlio Mateo viene ricoverato per 5 mesi a Valencia a causa di complicazioni sorte per una nascita prematura. Tutto però si risolve per il meglio e David festeggia scendendo in campo, al debutto nella nuova stagione, insieme a suo figlio, segnando anche il gol del 3-1 con una straordinaria punizione. Superato questo momento difficile, David può tornare a fare quello che gli riesce meglio, giocare a calcio. I suoi numeri confermano: David Silva compie circa 60 passaggi a partita con una precisione dell’87,6% e crea quasi 3 occasioni da gol a partita.

A 33 anni David Silva ha vinto 1 Mondiale, 2 Europei, 3 Premier League, 1 Supercoppa d’Inghilterra e 1 Coppa Spagnola. Ha segnato quasi 150 gol in carriera, è il quarto miglior marcatore all-time della nazionale spagnola con 35 reti. Ma i numeri non bastano per rendere merito ad un fenomeno che probabilmente non sarà ricordato con la stessa fama dei vari Pirlo, Xavi o Iniesta, ma che con loro condivide il genio e come loro ha lasciato il segno ovunque è stato.