Gabriel Jesus

Fonte immagine: Fernando Frazão/Agência Brasil, via Wikimedia Commons | CC BY 3.0 Unported

Gabriel Jesus, dalle strade di Peri alla Coppa del Mondo

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Siamo a Jardim Peri Alto, quartiere a nord di São Paulo, metropoli brasiliana che ospita più di 12 milioni di persone. In occasione del Mondiale 2014, in cui i verdeoro fanno da padroni di casa, un’intera nazione si colora a festa per celebrare quello che doveva essere il torneo di Neymar, Marcelo, Oscar e tante altre stelle. L’immagine dei bambini che giocano a calcio per ore ed ore per strada è una di quelle che subito saltano alla mente quando pensiamo al Brasile, e tra quei bambini che sognano un giorno di vestire la maglia della Seleção c’è Gabriel Jesus. In occasione di quel Mondiale il piccolo Gabriel, come da lui postato sui social qualche anno fa, era intento a dipingere di verde e oro le strade del suo quartiere, non sapendo che un giorno quei colori li avrebbe indossati.



Fin da ragazzino è un attaccante estremamente tecnico, capace di svariare su tutto il fronte offensivo e dotato di grande atletismo, finalizzazione e una dedizione fuori dal comune. Proprio queste sue peculiarità verranno messe in mostra nella Copa São Paulo Under-15, durante la quale il piccolo Gabriel mette a segno 29 gol, attirando l’attenzione dei principali club brasiliani. Tra tutti, fu il Palmeiras ad aggiudicarselo. Nel giro di due anni, dopo aver messo a ferro e fuoco i campionati minori del Paese, esordisce da minorenne con la prima squadra.

Tetinha – come viene chiamato ancora oggi dai suoi amici di Jardim Peri – dovrà aspettare il 15 luglio 2015 per marcare la prima rete tra i professionisti. E non è un gol da poco, perché decide la doppia sfida contro l’ASA valevole per un posto agli ottavi di finale della Copa do Brasil – competizione successivamente vinta dai Verdão e nella quella Jesus segnerà altri due gol.

Il punto di svolta nella carriera di Gabriel Jesus arriva però nel 2016, anno in cui si rende protagonista con il Palmeiras di una strepitosa e dominante cavalcata sul suolo nazionale, riportando in bacheca il Brasileirão a distanza di 22 anni dall’ultima volta, quando nel 1994 la squadra di Rivaldo ed Edmundo batté nel doppio confronto gli acerrimi rivali del Corinthians. In quell’annata Gabriel Jesus si rivela un formidabile trascinatore nonostante la giovane età, siglando 12 gol e vincendo la Bola de Ouro – il premio che viene assegnato annualmente al miglior giocatore del campionato.

Le 28 marcature e gli 8 assist in 83 presenze messi a referto nei suoi due primi anni con la maglia del Palmeiras fecero sì che anche le attenzioni dei principali club europei si focalizzassero sul talento di São Paulo. A spuntarla fu il Manchester City di Pep Guardiola, che durante la sessione invernale del mercato di riparazione del 2017 lo acquista per 32 milioni di euro – cessione più onerosa nella storia del Palmeiras, superato il precedente record di 12 milioni che il Deportivo la Coruña spese per Rivaldo nella stagione 1996/1997.



Approdato in Inghilterra, Gabriel Jesus sceglie la maglia numero 33 per via del forte credo cattolico, e mette a segno il suo primo gol in sky blues alla prima da titolare in Premier League nella travolgente vittoria per 4-0 al London Stadium, casa del West Ham. Tetinha avrà un forte impatto sulla seconda metà della stagione 2016/2017, contribuendo al raggiungimento del terzo posto in campionato e realizzando 7 reti e 4 assist in sole 10 presenze, nonostante il grave infortunio al quinto metatarso del piede destro che lo costringe a stare fermo per ben 3 mesi.

Nell’annata successiva Jesus ha modo di dimostrare tutto il suo talento nonostante non goda del posto da titolare fisso, complice il tridente offensivo stellare a disposizione di Guardiola composto da Leroy Sané, Sergio Agüero e Raheem Sterling e l’ascesa del giovane Phil Foden. Contribuisce alla gloriosa marcia in Premier con 13 gol e 4 assist in 27 presenze, e il grande highlight con la maglia sky blue arriva all’ultima giornata di campionato.

Il Manchester City, già matematicamente campione, con una vittoria entrerebbe nella storia del calcio inglese diventando la prima squadra a concludere il campionato con 100 punti. Tuttavia, in casa di un Southampton salvatosi un paio di settimane prima, non riesce a sbloccare la partita dominata dal punto di vista del possesso palla, ma povera di vere occasioni da gol. A mezz’ora dalla fine Gabriel Jesus entra al posto di Fabian Delph, ma la situazione non cambia e la gara sembra possa spegnersi sullo 0-0. Sono stati concessi tre minuti di recupero oltre il novantesimo, e a cinque secondi dalla fine un De Bruyne in un’insolita posizione da ultimo uomo fa partire un lancio millimetrico per lo scatto di Jesus, che controlla magistralmente e alza un pallonetto dolcissimo che si insacca alle spalle di Alex McCarthy. Il settore ospiti esplode, Jesus si toglie la maglia ed esulta facendo il gesto della telefonata – sua celebre esultanza che, a detta stessa del giocatore, non grida “vendetta” nei confronti di una sua ipotetica ex ragazza come spesso si è sostenuto in rete, ma vuole celebrare tutte le volte che la madre Vera Lucia tentava di chiamarlo per sapere dove fosse scappato quando non si faceva sentire per ore da bambino, intento a giocare a calcio per strada. Per la prima volta nella storia una squadra di Premier League si laurea campione come “Centurions” e Gabriel Jesus, complice anche la vittoria della Coppa di Lega del febbraio 2018, mette in bacheca il quinto trofeo della sua carriera.

Ciò che ha frenato Jesus dal giocare regolarmente dal primo minuto durante la gestione Guardiola sono stati soprattutto gli infortuni. Nonostante la versatilità, che ha permesso all’allenatore catalano di schierare il numero 33 in tutti e tre i ruoli offensivi, solo in una stagione Jesus ha disputato più di 30 partite in campionato e, oltre alla frattura del metatarso di cui sopra, si ricordano anche la lesione del legamento collaterale del ginocchio sinistro, che l’ha tenuto lontano dai campi per due mesi nel gennaio 2018, e l’infortunio di settembre 2020 che gli ha fatto saltare più di un mese di partite, oltre ad altri piccoli stop che in totale portano a 46 il numero delle gare alle quali il brasiliano non ha preso parte durante la sua avventura al City.

Nonostante tutto, gli acquisti della recente sessione estiva Erling Haaland e Julián Álvarez hanno spinto Gabriel Jesus a cercare una nuova squadra in cui ricoprire un ruolo da assoluto protagonista, dopo aver speso cinque anni alla corte di Guardiola siglando 95 gol e 46 assist in 233 partite e vincendo quattro Premier League, quattro Coppe di Lega, una FA Cup e due Community Shield. Nel luglio scorso, l’Arsenal di Mikel Arteta decide allora di spendere ben 52 milioni di euro per portare il prodigio di Jardim Peri nel nord di Londra, rendendolo il fulcro del giovane e rampante attacco dei Gunners, nel quale può esprimersi al meglio.


Dove però Gabriel Jesus ha reso al massimo è nel suo Brasile, con il quale è riuscito non solo ad imporsi a livello internazionale, ma anche tra la propria gente, date le aspettative altissime e le numerose speranze che milioni di brasiliani ripongono nel calcio.

L’avventura con la Seleҫao per Jesus inizia nel marzo del 2015, quando a soli 17 anni viene convocato dalla Nazionale Under-20 per disputare un quadrangolare contro Qatar, Camerun ed Ecuador. Le sue prestazioni convincono l’allenatore a convocarlo per il successivo Mondiale Under-20 in Nuova Zelanda, nel quale, con 2 gol, aiuta il suo Brasile a conquistare la finale – poi persa – contro la Serbia di Sergej Milinković-Savić. L’anno successivo Tetinha fa parte della spedizione olimpica Under-23 che, grazie all’aiuto del pubblico e all’apporto dei due fuori quota Dani Alves e Neymar, sbaraglia la concorrenza e ottiene la prima medaglia d’oro nella storia della Seleҫao. Gabriel Jesus risulta decisivo grazie al gol nella partita dei gironi contro la Danimarca e soprattutto alla doppietta in semifinale contro l’Honduras.

Dopo l’arrivo al City diventa un titolare anche nella Nazionale maggiore di Tite, che lo convoca per i Mondiali di Russia nel 2018, durante i quali però gioca al di sotto delle aspettative e viene aspramente criticato per via della sterilità offensiva che l’ha accompagnato per tutto il torneo – 0 gol in 5 presenze fino alla sconfitta ai quarti contro il Belgio.

Il CT di Caxias do Sul non perde però la fiducia in lui, che rimane un titolare della squadra, e partecipa da protagonista anche alla vittoriosa spedizione della Copa América 2019, giocata davanti al pubblico verdeoro, nella quale riesce a rifarsi. Gabriel parte inizialmente come riserva di Roberto Firmino per poi diventare titolare nella posizione di ala destra.

Il Brasile, orfano della stella Neymar, supera il girone senza troppe difficoltà, e Jesus – partito dal primo minuto solo contro il Perù – sbaglia un rigore non decisivo calciato all’ultimo minuto dell’ultima gara del raggruppamento. Non sbaglia però quando decisivo lo è, ai quarti contro il Paraguay. La squadra di Berizzo ha ingabbiato il Brasile e lo ha costretto ai calci di rigore dopo 120 minuti di assedio da parte dei padroni di casa. A iniziare sono gli ospiti paraguayani, ma Alisson intuisce subito il rigore calciato dall’ex Milan Gustavo Gómez. Seguono tre trasformazioni per parte, dopodiché l’errore di Roberto Firmino porta diverse preoccupazioni alla Nazionale di casa. Tuttavia la conclusione larga sulla sinistra di Derlis González consegna a Gabriel Jesus la possibilità di portare il suo Brasile in semifinale, e il talento di São Paulo realizza senza problemi.

La semifinale vede in scena il Derby del Sud America: di fronti ai 56.000 del Mineirão di Belo Horizonte, si sfidano Brasile e Argentina. La Selección ha diverse occasioni – Agüero prende anche una traversa –, ma è Gabriel Jesus a raccogliere il cross basso di Roberto Firmino e far esplodere il pubblico di casa. Al minuto 71 sempre Jesus parte in contropiede, vince un rimpallo ed entra in area dove trova Firmino che, a tu per tu con Franco Armani, non sbaglia e manda in finale il Brasile a 12 anni di distanza dall’ultima volta – anno anche dell’ultima vittoria, 3-0 in finale sempre contro l’Argentina.

La squadra di Tite in finale ritrova una vecchia conoscenza, il Perù di Gareca affrontato ai gironi, che si è rivelato la sorpresa della competizione e ha battuto Uruguay e Cile prima di giocarsi il titolo iridato. Il Maracanã è in trepidazione e la Seleção non si fa attendere molto: dopo soli 15 minuti Gabriel Jesus mette in mezzo un cross che arriva perfettamente sui piedi di Everton, che insacca – questa rete gli varrà il titolo di capocannoniere, assieme a Guerrero. Proprio quest’ultimo, grazie all’aiuto del VAR su tocco di mano in area di Thiago Silva, realizza il penalty che mette in parità la gara al 44’. Ma proprio quando sembrava che la prima frazione volgesse al termine, Arthur imbuca Gabriel Jesus che riporta i verdeoro in vantaggio siglando il suo secondo gol in questa competizione.

Per Tetinha sembra la finale perfetta, ma nel giro di due minuti colleziona due cartellini gialli ed è costretto a lasciare il campo anzitempo, in lacrime ed in preda alla frustrazione e allo sconforto. Il Perù ha anche l’occasione di portare la gara sul 2-2, ma Edison Flores manda a lato il pallone. Con i peruviani votati all’attacco, il Brasile gioca d’astuzia e al minuto 88 uno straripante Everton cade in area dopo un contrasto di gioco: è rigore. Sul dischetto si presenta Richarlison, che trasforma e dà inizio alla festa. Triplice fischio, il Brasile è Campeón de América per la nona volta nella propria storia.

In occasione del Mondiale di Russia 2018, il quartiere di Jardim Peri Alto ha raccolto le attenzioni di tutto il mondo in merito ad uno strepitoso murales dedicato a Gabriel Jesus, intento ad esultare con il gesto della telefonata accompagnata da una frase che sintetizza quanto per i ragazzi del posto – ma più in generale di tutto il Brasile – giocare a calcio possa essere una valvola di sfogo e in alcuni casi un’opportunità per allontanarsi dai problemi che li circondano già in tenera età: «Das ruas do Peri pra Copa do Mundo», «Dalle strade di Peri alla Coppa del Mondo». E Gabriel Jesus è solo uno degli ultimi prodigi del calcio brasiliano proveniente da queste realtà, l’esempio perfetto di come entrando in campo si possa tornare ad essere bambini.

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