Piątek

Krzysztof Piątek e la caducità degli eroi a tutti i costi

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Il nome di Krzysztof Piątek, a pronunciarlo in questo momento, rimanda ad un certo senso di malinconia e di incompiutezza. Una sensazione tipica di quelle cose che avrebbero dovuto funzionare ma che, alla fine, si sono rivelate esattamente come tutte le altre. L’ennesima, flebile, speranza sgretolatasi di fronte al macigno della realtà.

Insomma, oggi, l’attaccante polacco, appare come una delle tante scommesse perse da parte di un club che da che da sette anni a questa parte non sembra riuscire ad edificare un progetto credibile.

Quindi siamo semplicemente di fronte ad un altro bidone? Il finale è così scontato anche questa volta? O l’attuale momento di vistoso calo è piuttosto sintomo di una squadra incapace di verticalizzare con i giusti tempi e mettere l’attaccante nella situazione di segnare?

Come vedremo, se analizziamo meno superficialmente l’ultimo anno e mezzo del polacco, la situazione appare decisamente sfumata.

Krzysztof Piątek arriva in Italia nell’estate del 2018, in quel momento il polacco è una prima punta, neanche troppo giovane, pagata 4,5 milioni di euro e reduce da due buone stagioni passate al Cracovia.

Le condizioni per imporsi anche nella penisola c’erano tutte ma di certo nessuno si aspettava un debutto così clamoroso da parte del pistolero nel calcio italiano.

Ballardini fa esordire Piątek l’11 agosto nella partita di Coppa Italia contro il Lecce di Fabio Liverani, il polacco viene schierato titolare al centro del tridente d’attacco formato da lui, Kouamé e Pandev. L’impatto di Piątek sulla partita ha del profetico: gli basta un minuto e mezzo per sbloccarsi e trovare la rete con uno splendido inserimento di testa alle spalle dei difensori. Ma questo è solo l’antefatto del simposio che si consuma da lì a pochi minuti: Piątek di reti ne segna altre tre ed in 37 minuti cala il poker. Altri due colpi di testa da dentro l’area e uno splendido inserimento su un assist al bacio di Biraschi e i pugliesi sono mandati definitivamente KO. Insomma, tanti gol in pochissimi minuti, un vizietto che sembra essere tipico anche di un altro numero 9 polacco.

Krzysztof Piątek è il primo calciatore del Genoa a realizzare quattro gol in una partita di Coppa Italia

In una singola partita, per di più quella di esordio, Piątek si è già delineato il destino: da quel momento in poi sarà il pistolero e porterà sulla schiena quell’insostenibile leggerezza dell’essere un personaggio su cui gravano aspettative.

La storia poi la conosciamo: nel suo proseguito al Genoa dimostrerà effettivamente di essere un giocatore meritevole di attenzione: segna all’esordio in campionato e nelle sei partite successive, un’impresa riuscita a Batistuta e pochi altri, per poi chiudere l’esperienza genoana con all’attivo 13 gol in 19 presenze.

In quel momento Piątek è un attaccante di spessore da ogni punto di vista: segna e segna gol anche difficili, procurandosi occasioni e convertendo tutto quello che gli capita a disposizione. Lo stato di grazia del polacco è sancito dai 13 gol segnati rispetto agli appena 8.96 xG potenziali, ed uno scarto consequenziale di 4,04 gol. In altri termini, segna maggiormente rispetto alle aspettative.

Non stupisce quindi che questa serie di sorprendenti risultati abbiano portato nella sessione invernale di mercato 2018/2019 il Milan sulle sue tracce.

In quel momento il club milanese naviga in zona Europa League ed è alle prese con l’ennesima crisi da numero 9. Questa volta il problema porta il nome di Gonzalo Higuaín, uno degli attaccanti più prolifici della storia del nostro campionato. Eppure nemmeno il campione argentino riuscirà ad incidere in maniera significativa sulla stagione del Milan: chiuderà l’esperienza milanista con all’attivo appena 6 gol in 15 partite e a gennaio lascerà la squadra per terminare un’anonima stagione al Chelsea.

«Grande è la confusione sotto al cielo: la situazione è eccellente»

Questa celebre massima di Mao Tse-tung sembra descrivere perfettamente la congettura che trascina Piątek a Milano.

Il Milan è una squadra delegittimata, priva di un leader carismatico – ancora prima che tecnico – e tradita da quello che doveva essere l’acquisto della svolta. Piątek, dall’altro lato, è invece un giocatore nel pieno della forma fisica e mentale, giovane, straripante e iconico. Dopotutto è il pistolero, quello dei quattro gol in 35 minuti, quello dall’esultanza inconfondibile. È una promessa che va mantenuta.

Come ogni Signora tradita dal marito, il Milan sente la necessità di ricostruirsi su canoni diversi da quelli che l’hanno trascinato alla recente delusione. Se Higuaín era infatti la certezza su cui puntare con un discreto margine di sicurezza, Piątek rappresenta invece il salto nel buio. Ma se neppure le certezze dopotutto sono così certe allora tanto vale rischiare.

Il pistolero arriva ufficialmente al Milan per la cifra di 38 milioni di euro. 33 milioni in più di quanto non sia stato pagato dal Genoa appena sei mesi prima. Alea iacta est. Fonte: Transfermarkt.

A questo punto della narrazione va sottolineato un dettaglio, Piatek opta per la maglia numero 19, aggirando in questo modo la “maledizione della 9”. Sembra un po’ la storia del fisico che, interrogato sulla presenza di un ferro di cavallo nel suo laboratorio, rispose: «No, non sono superstizioso, ma mi hanno detto che funziona anche se non ci credi».

Piątek, anche in questo caso, ha un impatto drastico sulla stagione e l’umore della squadra: esordisce in campionato in un complicato finale di partita contro il Napoli. 0-0 il punteggio finale, troppo pochi 19 minuti di partita per poter fare la differenza. Ma l’occasione giusta gli si presenta esattamente tre giorni dopo, contro lo stesso avversario, questa volta nella sfida di Coppa Italia.

Il polacco viene schierato da Gattuso come unica punta, un contesto tattico praticamente inedito per lui abituato a giocare in coppia con Kouamé. L’adattamento non sembra però essere un problema, gli bastano infatti 10 minuti per sbloccarsi grazie ad un inserimento alle spalle di una sbadata difesa del Napoli. Ma l’assolo arriva al minuto 27 quando riceve una splendida palla da Paquetá in area di rigore, controlla, si sposta verso l’esterno puntando Koulibaly, rientra con due tocchi e spara all’angolino destro bucando Ospina. Un vero e proprio gioiello.

Segna nella partita successiva di campionato contro la Roma, e poi ancora contro Cagliari, Atalanta ed Empoli, raggiungendo una striscia positiva di 5 partite. Proprio contro la Dea realizza indiscutibilmente il suo gol più bello: una girata in no-look su assist di Rodríguez imprendibile per il portiere e impossibile anche solo da pensare; un gol puramente istintivo, irrazionale, senza un senso.

Il pistolero chiuderà quindi la stagione 2018/2019 al Milan con all’attivo 9 gol in 18 partite. Un bilancio decisamente positivo se si pensa alla sorte dei suoi precursori in quel ruolo e alle difficoltà che il Milan ha sempre incontrato nel segnare.

Nei primi sei mesi passati a Milano, Piątek è riuscito a conquistare praticamente tutto l’ambiente: i bambini simulano la sua esultanza, le sue magliette sono le più vendute e, in generale, si respira molta speranza attorno alla sua figura. Sembra che il Milan abbia finalmente trovato il giocatore iconico tanto cercato e, con esso, anche un po’ di identità. Il Milan ha di nuovo il suo eroe.

Probabilmente fiducioso di aver fugato ogni dubbio sulla sua determinanza e sul suo valore, Piątek decide di cambiare maglia e assumersi il fardello della numero 9. Il fisico fa scomparire quell’irrazionale ferro di cavallo dal suo studio.

Al termine della stagione Gattuso si dimette e al suo posto subentra Giampaolo. L’arrivo dell’allenatore ex-Samp suscita fin da subito una certa diffidenza in una parte consistente della tifoseria; diffidenza che, con l’avvio del campionato, prende sempre più forma e si concretizza nell’esonero di Giampaolo dopo appena 7 giornate e 9 punti ottenuti.

Il resto è storia recente: i fischi di San Siro alla squadra, lo stadio vuoto, la zona retrocessione sempre ad un passo e la completa demoralizzazione di tutto l’ambiente dopo nemmeno metà stagione.

Probabilmente Piątek è il giocatore che maggiormente ha risentito di questa situazione. Dopotutto doveva essere lui l’eroe e – come per ogni eroe che si rispetti – gravava su di lui la responsabilità di risollevare la barca che affonda. Ed invece è sembrato egli stesso il primo a fuggire: le sue prestazioni, fin dalla prima giornata, sono apparse sbiadite, come avvolte da una certa sensazione di insicurezza, come se quel numero 9 avesse cominciato a fare effetto.

Decisamente troppo pochi 3 gol in 14 partite, dei quali 2 su rigore, per silenziare le critiche; specie in un ambiente in cui tempo ed alternative non ce ne sono.

Dopo soli sei mesi dal trionfo e l’incolonnamento dell’eroe siamo quindi giunti a metterne in discussione addirittura la titolarità e a confidare nelle riparazioni di gennaio. Strana sorte quella degli eroi.

Arrivati a questo punto è però necessario fare uno sforzo di razionalismo. Bisogna liberarsi di ogni facile soluzione, di ogni discorso da bar per lasciar spazio ad un’analisi che sia utile a capire quante colpe siano imputabili alla squadra e quante all’individuo rispetto al momento di down di Piątek. Fermo restando che il rapporto tra l’uno e il tutto è un rapporto complesso in cui l’uno ha determinate influenze sul tutto e viceversa.

«Se torturi i numeri abbastanza a lungo, confesseranno qualsiasi cosa»

Gregg Easterbrook

Analizzare qualsiasi dato per un giocatore che si nutre di giocate estemporanee come Krzysztof Piątek risulta difficile.

Piątek

Dati di Understat

Se guardiamo l’andamento dei tiri, per esempio, abbiamo un picco nella parentesi genoana, un calo nella prima stagione al Milan e un aumento nella stagione attuale. È evidente che la correlazione statistica con le prestazioni del giocatore sia decisamente poco robusta.

Statistica più interessante può essere quella relativa ai passaggi per partita, che da un certo punto di vista, seppur piuttosto astratto, fotografa il coinvolgimento del giocatore nell’organico. In effetti emerge un Piątek decisamente più isolato al Milan (11.8 passaggi per partita) rispetto che al Genoa (15.8). Anche se, per un giocatore che è tutto tranne che una punta tecnica, il coinvolgimento è relativo: si può anche accettare da lui che si estranei per larga parte della partita per poi trovare il gol in una giocata isolata.

Risulta invece significativo il dato inerente gli Expected Goals. Al Genoa, Piątek, dilagava in questa statistica: come accennato sopra, il polacco, nella fase genoana, con appena 8.96 xG avuti a disposizione ha segnato ben 13 gol. Abbiamo quindi uno scarto tra xG e gol effettivi di circa 4 gol, meglio di quanto non fatto da Zapata nella scorsa stagione, per fare un esempio.

La situazione tende poi a normalizzarsi una volta arrivato al Milan: 9 gol con 8.81 xG a disposizione e uno scarto inferiore all’unità nella prima stagione in maglia rossonera.

Il dato diventa critico nella stagione attuale con appena 3 gol messi a segno con 6.26 xG avuti a disposizione. In questo caso lo scarto è addirittura negativo e supera i tre gol.

A questo punto è possibile trarre alcune conclusioni. La prima, e la più importante, è che Piątek risulta essere un giocatore decisamente umorale, le cui prestazioni sono profondamente condizionate dal contesto emotivo in cui opera. Fino a quando attorno a lui si respirava un senso di entusiasmo e fiducia le sue performance sono state sopra la media; quando invece il contesto si è ribaltato – e sono emerse le prime critiche nei suoi confronti – il polacco ha abbassato l’asticella apparendo quasi intimorito dalla situazione.

Se si osservano le ultime partite di Piątek si ha la percezione di un giocatore precario, insicuro, vulnerabile; quasi mai tenta la giocata e, spesso e volentieri, preferisce portarsi a casa un innocuo fallo sulla trequarti piuttosto che cercare di inventare qualcosa ed esporsi ad ulteriori critiche. Eppure questa strategia rischia di diventare del tutto controproducente: la natura di Piątek prevede la giocata estemporanea, anzi, probabilmente è proprio questa la sua migliore caratteristica. Se lo si priva di tale fondamentale, il polacco, risulta un giocatore quasi del tutto innocuo.

Come sostenuto sopra, Piątek non è una punta tecnica, non ci si aspetta da lui che sia un centro di gravità per la squadra. È anzi accettabile che per larghi tratti della partita si estranei dal contesto di gioco. La contropartita sta però nel fatto che il polacco risulti decisivo nei momenti fondamentali della partita, che faccia la differenza quando la squadra appare incapace di segnare. 

Se quest’ultimo fattore viene meno è evidente che la posizione di Piątek all’interno del progetto tattico risulti profondamente delegittimata.

In ultima istanza possiamo dire che Piątek difficilmente in futuro sarà l’eroe tanto sperato e tanto cercato dal Milan. Non sembra essere infatti quel giocatore in grado di spostare gli equilibri ed invertire le tendenze autonomamente, troppo influenzabile e troppo altalenante. Rimane però comunque una punta in grado di grandi giocate qualora il vento soffi nella direzione giusta e da questo punto di vista può tornare molto utile.

Insomma, al Milan serve qualcosa di più profondo che non una rinascita del polacco: serve un progetto tattico di lungo periodo, giocatori di esperienza internazionale in grado di dare una struttura alla squadra e, soprattutto, una dirigenza solida alle spalle.

Leggi anche: Cosa ci lascia il Napoli di Ancelotti



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