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L’irrazionale storia bianconera di Paulo Dybala

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Quella tra Paulo Dybala e la Juventus è stata una storia d’amore bella e tormentata, giunta bruscamente alla sua conclusione dopo sette lunghe stagioni. Gli anni di Dybala all’ombra della Mole sono la perfetta rappresentazione di un elettrocardiogramma: una sequenza infinita di alti e bassi, di picchi elevatissimi e cadute rovinose. Un eroe che ha più volte dato la parvenza di poter sconfiggere i nemici per portare la sua Madama verso la gloria eterna, ma che alla fine ha dovuto separarsi da quest’ultima per non essere riuscito a darle ciò che in fondo voleva, nel modo in cui voleva.

Quella che andremo a ripercorrere è l’Odissea juventina di Paulo Dybala. Un termine non utilizzato a caso, perché l’attaccante argentino si può paragonare proprio agli eroi omerici, tanto straordinari e virtuosi – e il mancino di Dybala è una dote che hanno davvero in pochi – quanto fragili, fallibili e tutt’altro che immortali.


Il triennio d’oro

Dopo aver disputato una super ultima annata con la maglia del Palermo, condita da 13 gol e 10 assist, oltre che da una partnership meravigliosa con el Mudo Vázquez, nel giugno del 2015 u Picciriddu – il bambino, come veniva soprannominato nel capoluogo siciliano – passa alla Juventus per circa 40 milioni di euro – diventando in quel momento il terzo giocatore più costoso di sempre per la Vecchia Signora, dietro soltanto a due istituzioni come Gigi Buffon e Pavel Nedvěd. Si tratta di un investimento importantissimo per il club bianconero, che raramente ha speso così tanto per un ragazzo giovane e ancora in cerca di affermazione nel grande calcio – l’argentino all’epoca aveva appena 21 anni.

L’obiettivo del club torinese è quello di metterlo al centro dell’ambizioso progetto di Massimiliano Allegri, in una squadra che dopo anni di successi in patria vuole affermarsi anche a livello europeo, motivo per cui Dybala presenzia come spettatore alla finale di Champions League, poi persa, di Berlino. L’epilogo europeo è amaro come da abitudine per i tifosi bianconeri, ma il talento di Laguna Larga, che torna in Italia in aereo con i nuovi compagni, desta subito l’attenzione di Claudio Marchisio, senatore dello spogliatoio: «Preparati bene che dobbiamo tornare a giocarla», una frase che non dici ad uno qualsiasi.

Presentatosi ai nuovi tifosi e presa la maglia numero 21 che fu di Zidane e Pirlo, Dybala si ritrova a dover sgomitare in un parco attaccanti che vedeva l’idolo della scorsa cavalcata in Champions Álvaro Morata, e i due nuovi acquisti Simone Zaza e Mario Mandžukić. L’esordio è dei migliori. A Shanghai la Juventus affronta la Lazio in Supercoppa e si impone per 2-0 proprio grazie ai gol di Mandžukić e dello stesso Dybala, che entrato nella ripresa ribadisce in rete un pallone servitogli alla perfezione da Pogba. Prima partita, primo gol, primo trofeo.

Ciononostante, l’inizio di stagione dell’argentino non è sfavillante. L’ex Palermo segna due gol nelle prime tre partite di campionato ma non trova fin da subito il posto da titolare. Allegri inizialmente punta sulla coppia pesante Morata-Mandžukić, con Dybala che spesso deve accontentarsi di alcuni spezzoni di gara. In tutto questo, la Juventus arranca come non faceva da anni, costretta a navigare tra le zone medio-basse della classifica.

La svolta per la stagione del numero 21 arriva il 25 ottobre 2015: a Torino la Juve batte 2-0 l’Atalanta e il suo gioiello, anzi, la sua Joya mette a segno un gol e serve un assist per il primo gol in campionato di Mandžukić, oltre a procurarsi un rigore poi sbagliato da Pogba. Poco prima della mezz’ora Dybala riceve un pallone proprio dal francese, stoppa con il sinistro e con lo stesso calcia dai 25 metri con tanta forza: gol, anche grazie ad una deviazione fortuita. Dalla vittoria nel Derby contro il Torino inizierà poi una rimonta incredibile che porterà la Juventus a vincere il quinto di nove scudetti consecutivi.

L’annata di Paulo prosegue in perfetta sincronia con quella della squadra. Il suo talento è sotto gli occhi di tutti e si dimostra imprescindibile per la squadra di Allegri che non può più farne a meno, tanto che spesso si lascerà andare ad elogi per il suo attaccante. Dybala inventa calcio, salta l’uomo e trova un’intesa perfetta sia con Paul Pogba, l’altro funambolo della squadra, che con il suo compagno di reparto principale Mario Mandžukić.

Insieme al centrocampista transalpino è proprio Dybala l’MVP della Juventus 2015/2016, al termine della quale mette a referto ben 23 gol – parecchi, soprattutto per chi non è una prima punta –, di cui molti decisivi. La perla più bella è sicuramente il gol segnato al Sassuolo nel marzo del 2016, un sinistro ipnotico che disegna una parabola perfetta su cui Consigli non può intervenire – nella gara in cui lo stesso portiere milanese gliene vieta uno ancor più bello qualche minuto prima.

Riesce anche a togliersi la soddisfazione di realizzare la sua prima rete in Champions League nel 2-2 interno contro il Bayern Monaco di Pep Guardiola, valido per l’andata degli ottavi di finale, ma purtroppo per i tifosi bianconeri al ritorno i bavaresi saranno protagonisti di una grande rimonta – da 0-2 a 4-2 – che li porterà avanti nella competizione. Dybala non giocherà quella partita per via di un edema da sovraccarico, dando inizio ad lunga e sfortunata serie di gare saltate nei momenti clou dei bianconeri in Europa.



L’annata 2016/2017 è quella di Cardiff. Conquistato il double nazionale, la Juventus riesce a raggiungere la finale di Champions dopo un percorso dominante, salvo poi arrendersi alla potenza del Real Madrid e del suo condottiero Cristiano Ronaldo. Per quanto l’esito finale sia dei peggiori, la stagione di Dybala è a dir poco positiva e probabilmente raggiunge quello che è stato l’apice della sua carriera, arrivato decisamente troppo presto.

La Juventus si presenta ai nastri di partenza del campionato come la squadra più forte sulla carta, in particolare grazie ad un calciomercato estivo che vede arrivare a Torino giocatori come Dani Alves, Pjanić e soprattutto Gonzalo Higuaín, fresco del titolo di capocannoniere con 36 gol nella passata stagione.

La nuova coppia d’attacco ad alta qualità – soprannome dato dal gioco di parole con l’acronimo HD, che rappresenta anche le lettere iniziali del tandem juventino – fa sognare i supporter bianconeri. Il duo argentino si intende a meraviglia fin da subito, balla il tango al ritmo di Santa Maria dei Gotan Project: uno segna e l’altro fa assist, uno crea e l’altro finalizza, uno dribbla e l’altro gioca di sponda, e spesso i ruoli si invertono.

In una stagione ricca di soddisfazioni, la Joya trova però la sua prima forte caduta: a Doha, in finale di Supercoppa, Paulo sbaglia il rigore decisivo regalando la gloria ad un giovanissimo Donnarumma e al Milan di Vincenzo Montella. Più rapidamente di altre volte, Dybala riesce a riprendersi e a guidare la Juventus al titolo, decidendo in particolare proprio una sfida contro il Milan con un rigore a tempo ormai scaduto. Proprio strano il calcio.

La Joya diventa il fulcro del nuovo 4-2-3-1 di Allegri, capace di far dialogare il Pipita, Mandžukić e uno tra Cuadrado e Dani Alves, e la miglior partita della stagione la disputa l’11 aprile 2017. Allo Juventus Stadium si gioca l’andata dei quarti di Champions League contro il Barcellona di Lionel Messi, e Dybala si rende il protagonista assoluto di una delle partite più iconiche della storia bianconera: 3-0 finale con una doppietta da antologia.

Lo stadio freme e sospinge i propri beniamini verso l’impresa, ma per quanto nel calcio ogni vittoria sia del gruppo, è Dybala a rubare il palcoscenico a tutti. Il primo gol è un tiro ad effetto sul secondo palo dal vertice dell’area piccola, da fermo, dopo aver fatto piede perno e una giravolta su sé stesso. Gol e Dybala Mask. Passano pochi minuti e Mandžukić scatta sulla sinistra, vede e serve il compagno al limite dell’area: Dybala calcia di prima intenzione, un sinistro tanto vellutato quanto forte e preciso disegna una parabola che si insacca alle spalle di ter Stegen. Un altro gol, un’altra Dybala Mask per il delirio dello Stadium, diventato poi apoteosi al tris di Chiellini.

Al termine della partita il talento del giovane argentino unisce generazioni di tifosi. I più piccoli si innamorano del ragazzo con la faccia pulita di cui imitano l’esultanza e di cui compreranno la maglietta, è il loro primo idolo. Gli adolescenti vedono in lui l’eredità lasciata da un altro attaccante argentino come Tévez, dal quale erediterà la dieci nell’annata successiva. I più grandi invece percepiscono qualcosa che lo accumuna alle leggende della storia del club. Paulo nel corso degli anni deciderà diverse partite, ma questo resta senza dubbio il punto più alto della sua carriera. Ulisse ha sconfitto i Proci e ha (ri)conquistato la sua Penelope, la sua Signora.

A fine stagione, come già anticipato, la Juventus viene sconfitta nell’atto conclusivo in cui Dybala non riesce a esprimersi, giocando una partita sottotono. Se ne sono dette tante su questa finale, citando anche una presunta lite negli spogliatoi di cui sarebbe stato protagonista, ma la realtà è che un ragazzo di 23 anni ha sofferto – come tutta la squadra – la pressione dell’incontro. Gli eroi vincono, gli eroi perdono.



La terza stagione vede l’ennesimo double vinto dalla Juventus, con Dybala insignito della storica maglia numero dieci, che disputa la sua miglior annata in termini realizzativi – 26 gol, con tre triplette una più bella dell’altra. Nonostante questo, vive qualche breve ma significativo periodo parecchio negativo, segnato soprattutto da una forza mentale che non ha mai davvero avuto. In particolare, dopo un inizio scoppiettante, sbaglia due rigori consecutivi nei minuti finali di gioco contro Atalanta e Lazio, che costano alla Juventus tre punti. Inizia a delinearsi l’elettrocardiogramma.

Molti mugugnano, tanti credono di essersi sbilanciati troppo presto nel giudicarlo, e visto che la sua è una storia di scalate e tonfi non possiamo che citarne alcuni. Sicuramente la peggior prestazione stagionale arriva nella sconfitta interna contro il Real Madrid: nella serata in cui Cristiano Ronaldo si unisce all’Olimpo degli dei, l’Ulisse bianconero gioca una partita pessima, coronata, si fa per dire, da un’espulsione che gli costerà il ritorno. Ma in questo caso, la scalata è molto più grande del tonfo.

La lotta scudetto contro il Napoli di Sarri è più agguerrita che mai, le due squadre non mollano un centimetro, e Dybala è il protagonista di quelle che sono le due partite scudetto per i bianconeri: con la Lazio all’Olimpico e con l’Inter a San Siro.

La trasferta romana della ventisettesima giornata pare ormai destinata a spegnersi sullo 0-0, ma l’argentino non sembra essere d’accordo. Ad un minuto dalla fine riceve un pallone a centrocampo, sgattaiola in mezzo a due uomini e lo smista per Douglas Costa. Il brasiliano si appoggia sul connazionale Alex Sandro, che tenta un tiro nonostante il poco spazio a disposizione, che viene respinto. Rugani anticipa tutti e serve ancora Dybala, che nel frattempo si era fiondato al limite dell’area di rigore. Mancano trenta secondi. La Joya controlla, fa un numero in un fazzoletto, resiste fisicamente alla marcatura stretta di Parolo e cadendo, in scivolata, calcia con tutta la forza che ha in corpo. La palla finisce sotto l’incrocio dei pali, è 0-1, parte il tango.

Il campionato pare indirizzato ancora verso Torino, ma qualche pareggio di troppo – contro SPAL e Crotone in particolare – e soprattutto la sconfitta interna contro il Napoli, sembrano poter essere i segnali della fine della serie scudettata dei bianconeri. Tutti lo stanno pensando anche al minuto 85 di Inter-Juventus, quando i nerazzurri stanno conducendo per 2-1 in casa. Dybala è entrato in campo da qualche minuto, mentre proprio a cinque dalla fine quello che era stato il protagonista fino a quel momento della serata, un altro argentino, Mauro Icardi, viene sostituito da Spalletti con l’intenzione di coprirsi. L’Inter si schiaccia troppo e nel giro di due minuti la Joya serve prima un pallone delizioso a Cuadrado che trova una deviazione fortunata che vale il pareggio, e poi, dalla battuta di un calcio di punizione, crea una traiettoria perfetta che si spegne sulla testa di Higuaín. La Juventus vince e vincerà ancora il campionato, e una firma indelebile porta ancora il nome di Paulo Dybala.



L’ultimo Allegri e la prima convivenza con CR7

La sola Italia non basta più alla Juventus, motivo per il quale il presidente Andrea Agnelli, suggestionato dall’idea di Fabio Paratici, mette mano al portafoglio e acquista quello che in quel momento è il dominatore della Champions per eccellenza, Cristiano Ronaldo. Il fenomeno portoghese – che diventa l’acquisto più costoso della storia della Juventus e dell’intera Serie A – non ha certo bisogno di presentazioni, e ci si aspetta che un giocatore come lui possa solo che integrarsi al meglio con Dybala, ma almeno per il primo anno non sarà così.

La stagione dell’argentino è decisamente al di sotto delle aspettative. Schiacciato dalle pressioni che vedono in lui uno degli uomini simbolo di una squadra in lizza per la vittoria finale in Europa, Paulo non riesce ad incidere come vorrebbe. Si mette in mostra ad inizio stagione realizzando una tripletta casalinga contro lo Young Boys e decidendo la sfida di Old Trafford ai gironi, ma poi c’è poco altro da segnalare. Allegri vede in Mandžukić il partner perfetto per CR7 e Dybala deve spesso accontentarsi della panchina. Quando scende in campo viene inoltre schierato spesso dove il suo talento fatica a sprigionarsi al meglio. O gioca molto distante dalla porta – per compensare qualitativamente il livello del centrocampo bianconero che nel frattempo era inesorabilmente sceso –, o largo a destra nel tridente d’attacco. Al termine di un’annata con acuti tendenti allo zero, l’eroe bianconero è triste e sconsolato, tanto che lo spettro della cessione inizia ad essere sempre più grande.


La rinascita con Maurizio Sarri

Nel giugno del 2019 le strade di Allegri e della Juventus si separano dopo cinque anni, e la dirigenza juventina lancia un segnale chiarissimo con il suo sostituto. Per guidare il club viene infatti scelto Maurizio Sarri, il rivale numero uno del mister livornese in quegli anni e l’allenatore italiano che più di tutti rappresentava un calcio ben distante da quello allegriano.

Dopo la stagione con più bassi che alti, Dybala è in bilico per tutta l’estate. La dirigenza vorrebbe cederlo, in particolare si viene a creare la possibilità di uno scambio con il Manchester United per Romelu Lukaku. Il numero dieci non ha però alcuna intenzione di lasciare Torino, e alla corte del nativo di Napoli disputa una stagione di altissimo livello.

Sarri si trova fin da subito a gestire una situazione complicata, anche se si tratta di un dubbio che vorrebbe ogni allenatore: come far coesistere Dybala, Ronaldo e il rientrante Higuaín? Il dubbio viene risolto facendoli spesso giocare assieme. Sarri è l’unico che riesce a far coesistere Dybala e Cristiano Ronaldo, andando a creare una coppia che porterà la Juventus a vincere il suo nono e fin qui ultimo scudetto, pur non mostrando il gioco che aveva fatto ammirare a Napoli. In Champions League è da segnalare una perla su punizione contro l’Atlético Madrid da posizione impossibile, ma è in campionato che Paulo da il meglio di sé.

Dybala segna 17 gol e serve 14 assist – senza battere né rigori né punizioni quando in campo c’è Cristiano Ronaldo –, ma è il modo in cui gioca e fa giocare la squadra che rendono meravigliosa la sua annata. A dimostrazione di quanto fatto, a fine stagione viene premiato dalla Lega come miglior giocatore del campionato, nonostante i 31 gol del compagno portoghese.

La rete più importante della stagione è sicuramente quella realizzata nella gara di ritorno contro l’Inter – dopo aver già segnato all’andata. In uno Stadium insolitamente vuoto, si gioca l’ultima partita della Serie A prima del lockdown e del conseguente stop ai campionati a causa della pandemia. Dybala parte inizialmente in panchina, salvo poi entrare nella ripresa e marchiare la sfida come solo lui sa fare. Paulo riceve un pallone largo sulla destra dopo una bella sventagliata di Bentancur. Con un aggancio volante disorienta Young, si accentra, scambia la palla con Ramsey – che aveva segnato il gol del vantaggio – ed entra in area dove manda al bar lo stesso Young con una finta. È nel vertice destro dell’area di rigore e la logica suggerirebbe un tiro di destro col piattone. La logica, quella cosa banale e noiosa che certo non appartiene al simbolo principe dell’irrazionalità. In una frazione di secondo Dybala fa credere a tutti che tirerà di destro, e invece calcia di esterno sinistro sul secondo palo. Gol e timbro indelebile sullo scudetto.



Gli ultimi due anni e l’addio

La trionfante stagione con Maurizio Sarri si chiude però con due note particolarmente negative, che se vogliamo segnano la fine delle avventure bianconere sia del mister che del suo numero dieci. Dopo la sconfitta in trasferta di febbraio, la Juventus è chiamata a ribaltare l’ottavo di finale di Champions che la vede contrapposta al Lione dell’ex Roma Rudi García.

Dybala aveva chiuso il proprio campionato in anticipo a causa di un problema all’adduttore – l’unico problema fisico di quella stagione – rilevato durante il match scudetto contro la Sampdoria, mettendo a rischio la sua presenza per la gara contro i francesi. Sarri lo convoca e l’argentino siede in panchina, ma il giocatore è palesemente a mezzo servizio, ad essere buoni.

Nella gara che segnerà l’eliminazione della Juventus agli ottavi e il conseguente esonero di Sarri, i bianconeri sono in vantaggio a venti minuti dalla fine ma per la regola dei gol in trasferta non basta il 2-1 maturato fino a quel momento. Sarri, vista la situazione disperata, tira fuori uno spento Bernardeschi per Dybala. La Joya gioca a malapena dieci minuti, e poi è costretto a chiedere il cambio a causa del riacutizzarsi della problematica alla coscia. Questa giornata segnerà molto la sua stagione successiva, e probabilmente il suo futuro in bianconero.

Sotto la guida del nuovo mister Andrea Pirlo, infatti, Dybala non è quasi mai a disposizione. Se nelle passate annate, nonostante qualche acciacco, riusciva sempre a chiudere con 40/45 presenze, la stagione 2020/2021 è un vero e proprio incubo. Anche a causa di un ulteriore problema al legamento collaterale mediale occorsogli nel momento migliore della stagione – ovvero dopo la vittoria a San Siro con i suoi due assist per il nuovo compagno Federico Chiesa –, gioca a malapena 1.363 minuti – una media di 15 partite, se dividiamo per 90.

L’illuminante colpo di tacco che lancia Chiesa verso la porta rossonera

Nell’annata seguente la dirigenza della Juventus fa un ulteriore dietrofront e torna ad affidare la squadra a Massimiliano Allegri. Sotto la guida del toscano sembra che Dybala possa tornare nuovamente ai suoi livelli, ma sarà così solo in parte.

Il tecnico livornese mette Paulo al centro del progetto anche per via della partenza di CR7, di ritorno a Manchester, e lo responsabilizza anche a livello temperamentale, affidandogli il ruolo di vice-capitano. Dybala torna a esprimere lampi del suo strabiliante talento, tanto che a fine stagione risulterà essere il miglior realizzatore della squadra con 15 reti, ma gli infortuni non sembrano dargli tregua.

La situazione non è grave come quella dell’anno precedente, salta una decina di partite in tutta la stagione, ma lo fa nei momenti peggiori dal punto di vista sportivo. In particolare, è costretto a saltare per dei problemi alla coscia gli ottavi di finale della Champions, nei quali, senza di lui, la Juve viene spazzata via dal Villarreal. La situazione è particolarmente problematica per lui perché la stagione 2021/2022 era anche quella del suo eventuale rinnovo di contratto. Dopo anni di complicazioni sul rinnovo a causa dei problemi con i propri rappresentanti, Dybala nell’ottobre del 2021 – in un momento tutto sommato positivo per lui, in cui raggiunge e poi supera Michel Platini nella classifica dei bomber all-time della Juventus – aveva trovato l’accordo con la nuova dirigenza bianconera, senza arrivare però alle firme per problemi burocratici legati al suo agente Jorge Antun – che riceverà l’abilitazione solo qualche mese dopo.

Dopo le problematiche fisiche riscontrate dall’argentino, con in mezzo qualche segnale di malumore tra le due parti – memorabile l’occhiataccia di Dybala verso la tribuna dopo il gol contro l’Udinese –, a marzo la dirigenza della Juventus comunica ufficialmente il mancato prolungamento del contratto. I motivi sono chiaramente legati agli infortuni, ma sono anche di tipo tecnico – nel mercato invernale alla Juve arriva Dušan Vlahović, che nelle parole di Arrivabene sostituisce Dybala come giocatore al centro del progetto bianconero. Quel che è certo inoltre è che le ragioni non sono legate ad aspetti economici, visto che all’argentino non viene fatta nessuna offerta, nemmeno al ribasso, a simboleggiare il fatto che effettivamente la società non voglia più puntare in alcun modo su di lui.

I mesi successivi – in cui Allegri, nonostante tutto, non rinuncia mai al suo numero dieci, a testimonianza del fatto che probabilmente il tecnico si è ritrovato a dover accettare la decisione più che a prenderla – sono un countdown verso l’addio tra Dybala e popolo bianconero, che si concretizza nell’ultima gara in casa della Juventus, contro la Lazio.

L’argentino ha la “sfortuna” di dividere l’addio con una leggenda assoluta della Juve come Giorgio Chiellini, che viene celebrato ampiamente e meritatamente dalla società – attraverso l’organizzazione della serata, e della comunicazione social. Dybala vive invece da questo punto di vista una giornata opposta, è come se non esistesse. Nessuna celebrazione ufficiale, nessun post per lui.

A rendere speciale la serata del nativo di Laguna Larga sono i compagni di squadra – Vlahović, con cui ha sviluppato una grande complicità sul campo e fuori in poco tempo, segna ed esulta con una Dybala Mask – e mister Allegri – che gli concede la standing ovation dello Stadium – prima, e i tifosi dopo. Dybala riceve l’abbraccio del suo popolo durante il giro di campo in cui i tifosi lo celebrano, ma è nella festa per Chiellini del post-partita che le emozioni esplodono. Leonardo Bonucci sprona il compagno a prendersi un meritato applauso sotto la curva, e l’argentino scoppia in un pianto disperato che toglie ogni tipo di Mask dal suo volto e svela la sua vera e pura natura.

I tifosi devono dire addio ad un calciatore arrivato ragazzino e diventato uomo, nonostante abbia ancora la faccia da Picciriddu. Dopo 7 stagioni, 293 partite, 115 gol e 48 assist, le strade della Juventus e di Paulo Dybala si separano.

Quella di Dybala alla Juventus è stata un’Odissea irrazionale. Un giocatore che ha fatto innamorare e gioire i tifosi bianconeri come pochi altri sono riusciti, non ripagando però a pieno le aspettative forse eccessive che in molti si erano fatti su di lui. Un eroe che non è mai riuscito a diventare super ma che ha sempre dovuto combattere contro la propria fragilità fisica e mentale, ma forse è giusto così. In un mondo in cui tutti vogliono sembrare invincibili, è il Peter Parker che affronta la propria debolezza ad entrare nel cuore di tutti, perché non rappresenta colui che non fallisce mai, ma colui che cade e si rialza, nella sua straordinaria irrazionalità.

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