Kane

Fonte immagine: Кирилл Венедиктов, via Wikimedia Commons | CC BY-SA 3.0 Unported

Harry Kane, l’uragano d’Inghilterra

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Nel 2004 l’Arsenal vince il campionato per la prima volta nell’era Premier League senza subire una sconfitta. Le strade del nord di Londra sono in tripudio, le immagini di quei festeggiamenti sono tante, ma una di queste salta all’occhio: ci sono due bambini, e quello a sinistra con la maglia dei Gunners e i capelli tinti di rosso è Harry Edward Kane.

La foto rivelerebbe un clamoroso “tradimento”: Harry, ora simbolo dei bianchi del nord di Londra, tifava per gli arcirivali. Ma l’attaccante ha dichiarato più volte di essere un tifoso degli Spurs, come nell’intervista rilasciata al Daily Mail, in cui Piers Morgan – noto anchorman in Inghilterra e tifoso dell’Arsenal – chiede a Kane, in collegamento con la sua trasmissione, come mai vestisse la maglia biancorossa e cosa gli fosse successo dopo quella foto. Il centravanti risponde sorridendo: «Ho giocato con le loro giovanili e sfortunatamente per loro sono stato mandato via. Sono al Tottenham da quando ho 11 anni e ho raggiunto tanti obiettivi», Morgan insiste e gli domanda ironicamente se tornerebbe indietro sui suoi passi, «Assolutamente no», replica Kane.



Eh già, mandato via, perché il miglior numero 9 inglese dai tempi di Alan Shearer è stato scartato da una delle migliori società nel Regno Unito a livello di crescita dei giovani del vivaio. «Era cicciottello e poco atletico», almeno secondo Liam Brady, leggenda irlandese dell’Arsenal e ai tempi responsabile del settore giovanile, che nella stessa intervista ammette di aver sbagliato e di ammirarlo.

È il papà di Harry, Patrick, a comunicargli la decisione della società biancorossa, ma il ragazzino non si scompone, e dopo due stagioni nei Ridgeway Rovers – la squadra del suo quartiere, Chingford, limitrofo a quello di Walthamstow, dove è nato il 28 luglio 1993 – e sei settimane nelle giovanili del Watford, a 11 anni entra nell’Academy degli Spurs.

Il giovane Harry comincia finalmente la sua trafila e migliora – sia atleticamente che tecnicamente – di anno in anno. Nella stagione 2009/2010 segna 18 gol in 22 partite per la squadra Under-18 e arriva la prima convocazione con la prima squadra, senza però mai esordire.

Il 7 gennaio 2011 viene mandato in prestito al Leyton Orient – squadra londinese di League One – fino alla fine della stagione. La prima esperienza da professionista è buona ma non superlativa, Harry segna 5 gol in 18 apparizioni.

Kane viene confermato nella prima squadra del Tottenham per l’annata 2011/2012, e nel frattempo arriva la prima presenza ufficiale con la maglia bianca. Debutta contro gli Hearts in un match preliminare di Europa League, dove il 18enne si procura un rigore che però sbaglia. Harry si ritaglierà qualche spazio soprattutto in ambito europeo, ed è proprio nei gironi di EL che finalmente riesce a segnare il primo gol con gli Spurs, in un netto 4 a 0 fuori casa contro gli irlandesi dello Shamrock Rovers. A gennaio, dato il poco minutaggio – non debutta mai in Premier League –, viene mandato di nuovo in prestito.

Per la prima volta Harry deve spostarsi a sud del Tamigi, per trasferirsi al Millwall fino alla fine della stagione. L’avvio è sfortunato – non segna mai nelle prime 7 presenze – ma col passare dei mesi comincia a trovare la via del gol, mettendo a referto 7 reti nelle successive 14 giornate di Championship. Alla fine, tra campionato e coppe nazionali, in 27 partite segna 9 gol, venendo nominato come miglior giovane del club nonostante abbia giocato solo metà campionato con loro.

Sembra l’inizio definitivo della sua carriera al Tottenham, ma dopo un buon precampionato e il debutto alla prima di Premier League, viene spedito ancora una volta in prestito al Norwich. La prima esperienza fuori Londra è abbastanza negativa, in primis per un infortunio che lo tiene fuori per buona parte della prima metà di stagione, e di conseguenza il rendimento non ottimale. Kane giocherà soltanto 5 gare con la maglia dei Canaries, restando a secco in tutte. A gennaio il Tottenham lo riporta alla base e venti giorni dopo arriva la chiamata del Leicester in lotta per la promozione in massima serie. Harry segna 2 gol in 13 partite, e la corsa per la Premier si ferma solo alla semifinale dei play-off contro il Watford di Gianfranco Zola, con la partita di ritorno a Vicarage Road che rimarrà negli annali del calcio inglese soprattutto per il suo ultimo minuto.



Kane sembra ormai maturo per il passaggio – stavolta veramente in pianta stabile – in prima squadra, e viene confermato per la stagione successiva. Il 7 aprile 2014 parte per la prima volta da titolare in campionato, in casa contro il Sunderland, ricambiando la fiducia dell’allenatore segnando il suo primo gol in Premier nel 5-1 finale. Si ripete per le due settimane successive, prima contro il West Bromwich Albion in trasferta e poi nel derby londinese a White Hart Lane contro il Fulham. Saranno le uniche marcature in campionato della stagione, ma il finale convincente gli fa scalare rapidamente le gerarchie dell’attacco.

Dopo un primo anno discreto, Kane comincia a segnare a raffica nella stagione 2014/2015. Contro l’Asteras Tripolis mette a segno la prima tripletta con la casacca bianca, e nella stessa partita gioca gli ultimi minuti in porta – subendo anche il gol della bandiera ­– dopo l’espulsione di Lloris e con il Tottenham che aveva esaurito tutte le sostituzioni. Le cose vanno bene per l’attaccante inglese, ma la partita più importante per lui si presenta nel febbraio del 2015, quando, a tredici anni di distanza, ha l’occasione di vendicarsi nei confronti di quell’Arsenal che lo aveva scartato. A White Hart Lane gioca il suo primo North London Derby in assoluto, e dopo il vantaggio dei Gunners, Hurrikane si scatena: prima segna l’1-1 sugli sviluppi di un calcio d’angolo e a 5 minuti dal termine porta in vantaggio i suoi con uno splendido colpo di testa.

Il suo grandioso rendimento gli fa conquistare anche una chiamata da Roy Hodgson per la Nazionale inglese, nella quale debutta contro la Lituania: entrato nella ripresa al posto di Rooney, ci mette solo 80 secondi a segnare il suo primo gol a livello internazionale.

Nel frattempo arrivano i primi traguardi personali anche a livello di club: mette a segno la prima tripletta in Premier League – contro il Leicester –, indossa per la prima volta la fascia di capitano e soprattutto arriva a quota 30 reti stagionali – cifra incredibile per un giocatore che fino a qualche anno prima sembrava destinato a continuare la girandola di prestiti –, diventando il primo giocatore del Tottenham dai tempi di Gary Lineker – stagione 1991/1992 – a raggiungere tale traguardo. Tra i motivi di questo straordinario rendimento c’è senza dubbio l’arrivo di Mauricio Pochettino, allenatore che fin da subito ha dato le chiavi dell’attacco al ragazzo di Walthamstow.




Per la stagione successiva Harry cambia il numero di maglia: dal 18 passa al 10, numero appartenuto a giocatori storici del Tottenham come Ossie Ardiles, Glenn Hoddle e più recentemente Robbie Keane. In un’intervista al Daily Telegraph dichiara di aver scelto quel numero per «diventare una leggenda del club». Le premesse dell’annata sono importanti, ma le risposte sul campo ancor di più: trascina nella lotta scudetto il Tottenham a suon di gol, la squadra combatte fino alla fine per provare a vincere un clamoroso titolo, ma il sanguinoso 2-2 a Stamford Bridge permette al Leicester di Ranieri di entrare nella storia del calcio vincendo il campionato contro tutti i pronostici. Il Tottenham arriverà addirittura terzo, superato all’ultima giornata proprio dall’Arsenal, ma Kane è encomiabile: a fine stagione i gol in Premier League sono 25 – nessuno nella storia degli Spurs aveva segnato così tanto in un singolo campionato –, e gli permettono di vincere per la prima volta la classifica dei marcatori del massimo campionato inglese.

Dopo un Europeo sottotono per lui e l’Inghilterra, inizia l’annata 2016/2017, che per Kane deve essere quella dell’esplosione definitiva. L’inizio del campionato è all’insegna del travolgente City del neo-arrivato Pep Guardiola, poi i Citizens crollano e alla distanza esce il sorprendente Chelsea di Antonio Conte, mentre Kane e compagni non riescono mai ad impensierire fino in fondo la capolista. Le cose si complicano per il Tottenham quando il suo numero 10 rimedia un infortunio alla caviglia, che lo tiene fuori per quasi due mesi. Rientra giusto in tempo per la partita con più significato per lui: il derby contro l’Arsenal, e ovviamente Harry non si fa pregare e segna, aiutando la sua squadra a pareggiare. All’inizio del nuovo anno mette a segno tre triplette nell’arco di nove partite, arrivando a quota 100 reti a livello di club. Il Tottenham arriva secondo in campionato – cosa che non accadeva dal 1963 – e Kane diventa il quarto giocatore nella storia della Premier – dopo Alan Shearer, Thierry Henry e Ruud van Nistelrooij – a segnare più di 20 gol in tre stagioni consecutive. Saranno infatti 29 le realizzazioni in campionato, numero altissimo considerando anche che Kane ha giocato solo 30 gare. In tutte le competizioni, invece, entra nel tabellino marcatori per 35 volte, battendo il suo record personale.

Ormai il 24enne è tra i migliori centravanti al mondo, e la stagione seguente sarà quella dei record a livello personale. Dopo essere andato a secco nelle prime tre gare, Kane segna due doppiette nelle successive tre partite, arrivando a quota 100 gol con il Tottenham in sole 169 presenze. Nel solo mese di settembre va a segno 13 volte, e a fine anno solare sono 39 le reti in campionato, superando il precedente record di Shearer. Il suo 2017 è qualcosa di incredibile a livello realizzativo, basti pensare che in quell’anno segna 56 gol, più di Messi e Cristiano Ronaldo dopo 7 anni consecutivi di dominio dei due marziani.

Il 2018 non è da meno, dato che nel giro di un mese diventa prima il giocatore del Tottenham con più gol nella storia della Premier League – superando Teddy Sheringham fermo a quota 97 – e poi mette a referto il centesimo gol nella massima serie inglese nel 2-2 al Liverpool, in una cornice come quella di Anfield. Diventa il secondo giocatore – dopo Shearer – a raggiungere questo traguardo in termini di velocità, impiegando soltanto 141 gare. A livello di squadra, però, non arriva di nuovo nessun titolo: terzo posto in campionato e semifinali di FA Cup – come l’anno prima. In Champions League si passano finalmente i gironi, ma il Tottenham viene eliminato agli ottavi dalla Juventus di Higuaín e Dybala. Dal punto di vista realizzativo Kane batte ogni record personale: 30 gol in campionato e 41 stagionali.

In estate ci sono i Mondiali in Russia, ed è lì che Kane si conferma tra i migliori attaccanti del globo. Harry, con la fascia di capitano al braccio, trascina i Tre Leoni fino alla semifinale contro la rivelazione Croazia – decisa dal gol di Mario Mandžukić ai supplementari –, segnando 6 gol e vincendo il titolo di capocannoniere della competizione. Il quarto posto finale ottenuto dall’Inghilterra rappresenta il loro secondo miglior risultato nella storia dei Mondiali – insieme a quello di Italia ’90 –, dopo la vittoria casalinga del 1966.




La stagione post-Mondiale continua a vedere Kane come cannoniere implacabile e collezionista di record: con la rete al Cardiff diventa infatti il primo giocatore nella storia della Premier ad aver segnato almeno una volta contro ogni squadra incontrata. Il campionato del Tottenham, però, è sottotono rispetto agli anni passati, mentre la Champions diventa via via sempre più fattibile. Passato il girone di ferro con Barcellona e Inter – in cui Kane segna 4 gol –, agli ottavi affrontano il Borussia Dortmund, e nonostante l’assenza del loro centravanti per i sempre più frequenti problemi alla caviglia, si impongono per 3-0. Kane fa in tempo a rientrare per il ritorno in Germania, dove con suo gol chiude definitivamente il discorso qualificazione. Un altro infortunio alla caviglia, però, lo fa uscire anzitempo nell’andata dei quarti di finale contro il Manchester City – vinta comunque 1-0 dal Tottenham. Il ritorno lo vince il City 4-3, ma i gol fuori casa fanno passare gli Spurs: è semifinale. Kane – sostituito egregiamente da Fernando Llorente – salta anche queste due partite, ma il Tottenham supera l’Ajax di de Ligt e de Jong con una delle gare più emozionanti degli ultimi anni. Gli Spurs raggiungono la prima finale della massima competizione europea della loro storia, e l’avversaria è un’altra squadra inglese: il Liverpool. Kane parte da titolare, ma è un giocatore a mezzo servizio dati i postumi del recente infortunio. Gli Spurs non riescono quasi mai ad essere pericolosi e il Liverpool vince 2-0, portando la coppa nel Merseyside per la sesta volta. Lo score stagionale è di “soli” 24 gol, di cui 17 in Premier, ma il sogno di portare a casa un trofeo svanisce ancora.

Il 2019 coincide allo stesso tempo con il punto più alto e quello più basso dell’era Pochettino, la partenza in campionato non delle migliori nella stagione successiva, infatti, porta la dirigenza ad esonerare il tecnico argentino. Come nuovo manager degli Spurs arriva José Mourinho, che vede in Kane uno dei leader su cui gettare basi solide per il futuro sportivo del club.

A inizio 2020 un nuovo infortunio lo tiene fuori per molti mesi, ma lo stop del campionato per la pandemia di COVID-19 gli fa saltare relativamente poche partite. La stagione è comunque anonima – anche e soprattutto per gli innumerevoli problemi fisici di tutta la rosa, oltre che per l’inizio zoppicante – e si chiude con un sesto posto che vuol dire Europa League, ma Kane non fa mai mancare il suo apporto in fase realizzativa, con 18 gol in Premier e 6 in Champions.

L’annata appena terminata parte decisamente meglio. Dopo la prima sconfitta in campionato contro l’Everton di Ancelotti, arrivata alla prima giornata, la squadra e i risultati hanno avuto un continuo crescendo. Kane ricomincia a segnare a raffica, con una media realizzativa pari a quella di qualche anno prima, anche se quello che sorprende è l’enorme quantitativo di assist che fornisce ai compagni – soprattutto a Son, l’altro trascinatore offensivo degli Spurs –, superiore a quello delle ultime tre stagioni messe insieme. Tra le reti più importanti ci sono le due segnate nella storica vittoria per 6-1 ad Old Trafford – miglior risultato contro il Manchester United dal 1932 – e quella contro l’Arsenal, che non solo rappresenta la sua numero 250 da professionista, ma è anche utile per vincere il derby e confermare il Tottenham in testa alla classifica.

La vittoria nel derby però, inspiegabilmente, coincide con il crollo dei bianchi del Nord di Londra: tra la tredicesima e la venticinquesima giornata, Kane e compagni vincono solo tre partite, mentre le sconfitte sono ben sette. La squadra di Mourinho si ritrova in nona posizione e il manager portoghese viene addirittura esonerato a metà aprile, sostituito da Ryan Mason, che prende le redini del club a soli 29 anni. Nonostante le difficoltà in campionato, il Tottenham arriva in finale di Coppa di Lega, da giocare sei giorni dopo l’esonero di Mourinho. Potrebbe essere l’occasione ideale per vincere finalmente un trofeo, ma di fronte c’è una montagna da scalare che porta il nome di Manchester City. L’esito sembra scontato ma la partita è tutt’altro che tale, con il Tottenham che sfiora più volte l’1-0 soprattutto nella ripresa. A otto minuti dal noventesimo un colpo di testa di Aymeric Laporte porta in vantaggio i Citizens rompendo il sogno di Harry e i suoi compagni. L’ennesima, dolorosa, sconfitta dà però la spinta necessaria per portare i bianchi verso un posto in Europa. La squadra di Mason termina settima, qualificandosi per i preliminari della neonata Conference League.

Nonostante la stagione incolore, Kane vince sia la classifica dei capocannonieri – con 23 gol – che quella degli assistman ­­– ben 14 passaggi decisivi – diventando il terzo calciatore nella storia del massimo campionato inglese a riuscirci, dopo Andy Cole e Jimmy Floyd Hasselbaink. L’affermazione come capocannoniere – la terza in carriera – permette all’Uragano di agganciare una leggenda come Alan Shearer come numero di Golden Boot vinte, con i due centravanti inglesi secondi solo a Thierry Henry, arrivato a quota quattro.

In estate Kane guida la sua Inghilterra all’assalto dell’Europeo, posticipato di un anno causa pandemia. Nonostante sia un torneo itinerante, la sede della final four – oltre che di quasi tutte le partite dei Three Lions –è Wembley, e l’occasione per gli inglesi è troppo ghiotta per non essere sfruttata. La fase a gironi vede una Nazionale dei Tre Leoni vincente ma non convincente, realizza solo due gol – entrambi messi a segno di Sterling – ma non ne subisce nemmeno uno, terminando il raggruppamento come prima a quota sette punti. Kane fino a quel momento è lontano parente di quello visto sui campi d’Albione, ma si sveglia nella partita forse più simbolica e storica per il calcio inglese: l’ottavo di finale contro la Germania a Wembley.

La sfida contro i tedeschi rievoca tante delusioni, come quella della semifinale del Mondiale 1990 in Italia e quella di sei anni dopo all’Europeo casalingo, entrambe perse ai rigori e nel secondo caso il penalty decisivo è stato sbagliato da Gareth Southgate, l’attuale commissario tecnico inglese; ma dalle parti di Sua Maestà questa partita è soprattutto la finale del Mondiale 1966, giocata proprio a Londra. Il match è equilibrato, e l’Inghilterra riesce a passare in vantaggio al 75’ con il solito Sterling, mentre Kane segna il punto del raddoppio su assist di Grealish, pedina fondamentale in quella partita, riuscendo finalmente a sbloccarsi.

Il quarto di finale a Roma contro l’Ucraina è una formalità per gli inglesi, con Kane che dà inizio alle danze dopo pochi minuti, mentre nel secondo tempo segna il 3-0 che mette in cassaforte il passaggio del turno. Manca solo un passo alla finale, e l’ostacolo si chiama Danimarca, autentica rivelazione del torneo. Dopo essere andata sotto, l’Inghilterra pareggia a fine primo tempo con un’autogol di Kjaer. Il match è più difficile del previsto e si va ai supplementari, dove, sul finale del primo tempo, l’arbitro olandese Makkelie fischia un rigore molto discutibile a favore degli inglesi e tocca a Harry Kane presentarsi sul dischetto. Il centravanti del Tottenham si fa parare la conclusione da Schmeichel, ma la respinta centrale del portiere danese permette all’Uragano di ribadire in rete e portare la sua Nazionale all’atto conclusivo di un torneo dopo 55 anni.

L’Inghilterra vuole fare di nuovo la storia sul proprio campo, e forte dei sessantamila presenti sugli spalti di Wembley, si trova davanti l’Italia di Roberto Mancini. L’inizio è folgorante: Luke Shaw segna dopo due minuti, ma la squadra di Southgate commette il gravissimo errore di cercare di conservare un esiguo vantaggio piuttosto che spingere a cercare il raddoppio. L’Italia, anche e soprattutto per suoi meriti, riesce a limitare la potenza di fuoco offensiva inglese ed esce piano piano allo scoperto. A venti minuti dalla fine Bonucci trova il pareggio, e il punteggio di 1-1 dura fino al 120’. Si va ai rigori, Kane segna il suo, e l’errore di Belotti fa sognare gli inglesi, ma dopo la trasformazione di Maguire l’Inghilterra sbaglia tre penalty di fila, quelli di Rashford, Sancho e Saka – con grandi meriti di Donnarumma – e l’Italia sale sul tetto d’Europa. La sconfitta non solo lascia tutto il Paese con l’amaro in bocca, ma non permette a Kane di vincere il suo agognato primo trofeo.

All’alba dei 28 anni, le voci di mercato sull’Uragano sono sempre più forti e concrete, e mai come ora è così distante dal suo Tottenham – che nel frattempo ha evidenziato anche una confusione di non poco conto nella scelta del nuovo allenatore, culminata in Nuno Espírito Santo ma solo dopo aver vagliato le ipotesi Conte, Fonseca e Gattuso. Il lato professionale – vittima di un sacrilegio che recita 0 trofei in bacheca – dopo tanti anni potrebbe avere la meglio su quello passionale, e proiettare il suo futuro sempre in Patria, ma nello specifico al Manchester City, che sembra essere l’unica squadra in Inghilterra con le possibilità di permettersi le sue prestazioni.

Un eventuale approdo alla corte di Pep Guardiola, suo grande estimatore, rappresenterebbe un aumento esponenziale delle probabilità di vincere un trofeo, una grande pecca nella carriera di un attaccante superlativo come Harry Kane. Il suo arrivo in quel di Manchester, peraltro, rappresenterebbe una rottura con quello che è stato lo scorso anno il City di Guardiola, ovvero una squadra che ha sfiorato l’impresa continentale giocando senza centravanti, sostituito con dei giocatori brevilinei e veloci capaci di occupare quello spazio lasciato vacante. Kane sarebbe comunque ideale per il catalano perché è un centravanti che trasuda tradizione, dall’aspetto tipicamente inglese, ma anche un calciatore estremamente moderno, che unisce un’impressionante forza fisica e un raffinatissimo fiuto del gol ad una tecnica individuale superiore per una prima punta. In poche parole, un Uragano, e d’altronde, nomen omen.

Leggi anche: Alan Shearer, storia di una promessa mantenuta



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